Impact Winter

Recensione

Impact Winter

I survival game sono un genere che ha vissuto una grande popolarità in passato ma che ultimamente sono finiti troppo spesso nel diventare più una sorta di sparatutto contro i soliti zombie, oppure titoli mediocri che non lasciano al giocatore mai la sensazione di essere in pericolo. Dobbiamo ammettere che Capcom con il suo Resident Evil 7 è riuscita a rinvigorire quella sensazione di sentirsi sempre al limite, con la morte a un passo. Il problema nasce quando andiamo a vedere le produzioni indie che cercano, nel loro piccolo, di dare una visione diversa di ciò che è la sopravvivenza del giocatore. Così i ragazzi di Mojo Bones, che l’amico fidato google ci dice essere specializzati in titoli mobile, ha tirato fuori dal cilindro molto a sorpresa questo Impact Winter, edito da Bandai Namco. Che la società nipponica si sia interessata a questo piccolo prodotto britannico un po’ ci ha incuriosito, quindi perché non andare a vedere come si riesce a resistere a una temperatura glaciale per trenta giorni? Detta così sembra decisamente interessante.

 

Bufera del Cigno vieni a me! Ops…

Ringrandiamo la saggezza dei programmatori questa volta non avremo a che fare con nessuna apocalissi zombie, ma più semplicemente con un meteorite che colpendo il nostro pianeta ne cambia radicalmente il clima. Ecco quindi servita la trama, un gruppetto di sconosciuti rimasti miracolosamente vivi e chiusi in una chiesa con tutto il mondo ricoperto dalla neve. Un solo obiettivo, far restare in vita Jacob, il barbuto protagonista, per i trenta giorni necessari a finchè arrivino i misteriosi soccorsi. Bisogna sottolineare sin da subito come tutto nel titolo è palesemente pretestuoso, di realistico non ci sarà nulla e le incongruenze saranno all’ordine del giorno. Come dicevamo il team di sviluppo ha deciso che a sopravvivere al disastro insieme a noi ci fossero casualmente Christophe, un ingegnere in grado di potenziare e modificare lo strano drone Ako-Light che verrà sempre con noi e alimentato da qualche strana batteria nucleare o comunque che vorremmo per i nostri smartphone, visto che è inesauribile. La piccola Wandy che sembra poter vincere a mani bassi il prossimo Master Chief, Meggie che con le sue manine fatate può aggiustare ogni cosa e Blane, un soldato esperto in sopravvivenza. Noi saremo ovviamente il vecchio sfigato della compagnia, tale Jacob, con la grande fortuna che potremo sfruttare i nostri compagni per arrivare alla fine dei 30 giorni. Il titolo non ha una propria identità, piuttosto tende a prendere ispirazione da vari giochi, cosi ogni personaggio è caratterizzato da alcune caratteristiche relative alle abilità o lo stato di salute in cui si trovano. Tenere sempre d’occhio i loro parametri sarà fondamentale, ma il punto cruciale è che il titolo basa il suo gameplay su una serie di missioni e sottomissioni che sono totalmente senza una logica e slegate dalla trama principale. Non potremo uscire tutti dal rifugio, ma questo dovrà essere sempre illuminato e con il fuoco acceso, peccato che questo compito spetti a noi, che però potremmo anche uscire e andare a esplorare la zona in cerca di provviste per la sopravvivenza. Principalmente ciò che faremo è proprio cercare acqua (nonostante quintali di neve a circondarci) e cibo di vario tipo, cacciando anche animali e respingendo i piccoli attacchi dei soliti quattro gatti che in ogni catastrofe, invece di unirsi agli altri e cercare di aiutarsi, decidono di diventare sciacalli e rubare ogni cosa di valore per rivenderla a chissà chi. Qual è il principale motore che spinge il giocatore ad avventurarsi fuori dal proprio rifugio se non una serie di missioni senza senso come ad esempio recuperare riviste per rendere l’attesa più piacevole per le donzelle, cosi che il loro parametro della felicità aumenti. Davvero, ci troviamo di fronte a una buona idea di fondo ma sviluppata male e non riuscendo a trasmettere la sensazione di essere in pericolo e di cercare di sopravvivere che invece il giocatore dovrebbe avere. Impossibile farsi prendere dal panico o avere fretta, in poco tempo riusciremo a racimolare tanta di quell’acqua e cibo che altro che 30 giorni, purtroppo il problema è che i personaggi tendono ad avere fame e sete come se invece di essere a temperature glaciali si trovassero in mezzo al deserto. Nelle nostre perlustrazioni poi, oltre a cacciare topi e animaletti vari che sono sopravvissuti al meteorite per farci da cibo, troveremo anche altre persone che potremo aiutare, se lo desideriamo. Ora se uno ti chiede aiuto per sopravvivere altrimenti muore, dopo due settimane non può essere ancora lì a chiederti sempre se lo puoi aiutare, dovrebbe essere morto da tempo come il buon vecchio Dead Rising ci insegna.

 

Gli indie non sono sempre belli e lucenti

I problemi che risiedono in Impact Winter sono tanti, nonostante le buone premesse e l’idea di fondo interessante, sebbene non originale. Peccato che le missioni che dovrebbero legare tutto il gioco siano ripetitive e deboli, poco coerenti e interessanti. Siamo quindi di fronte a un prodotto acerbo, che mostra la poca esperienza del team di programmazione che ha buttato via una buona idea, anche con una realizzazione tecnica appena sufficiente. Tralasciando il dover gestire le risorse da assegnare ai singoli personaggi, come le dosi d’acqua e cibo, con la possibilità di far morire tutti tanti l’unico che c’interessa siamo noi, che sono davvero superficiali e non fanno che rallentare il ritmo del gioco, anche graficamente non ci siamo. Tralasciando la visuale non proprio azzeccata secondo noi per la tipologia di gioco, anche il dover creare un’ambientazione cosi povera e piatta non ha aiutato i designer a dare vita a qualcosa di bello da vedere o evocativo. Se tralasciamo infatti le sessioni notturne, ricche di luci particolari, sono poche le volte che ci soffermeremo sui dettagli o particolari degli interni delle abitazioni o di qualche cartello pubblicitario. Carine infine le musiche, che sebbene senza brillare fanno il loro dovere, mentre una bacchettata sulle mani perché non c’è l’italiano come sottotitoli, sebbene i dialoghi siano cosi pochi e piatti che non serve certo sapere l’inglese per capirci qualcosa.

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Commento e voto di Yuri Schiava

Yuri Schiava
Purtroppo per il piccolo team dietro questo Impact Winter le idee buone e premesse che ci avevano incuriosito non si sono concretizzate, lasciando il posto a un gioco vuoto, noioso, ripetitivo e che non trasmette praticamente mai la sensazione di angoscia o di essere in uno stato di pericolo vitale. Le numerose incongruenze poi non fanno che irritare il giocatore, che in modo illogico deve vedere sparire le provviste di acqua per la sopravvivenza a temperature glaciali con una velocità che nemmeno nel deserto si raggiungerebbe.
6.0
Valutazione totale del gioco

Pro

  • Idea carina...

Contro

  • ...ma che si perde nella concretezza
  • Noioso e senza mordente
  • Unity è stato sfruttato meglio in passato

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