Rime

Recensione

Rime

Recensire un titolo come Rime non è semplice, soprattutto quando bisogna farlo evitando gli spoiler e qualunque altro dettaglio che potrebbe rovinare l’esperienza ludica di chi legge, senza averci giocato. L’ultima fatica dei ragazzi spagnoli di Tequila Works è infatti una storia che nelle sue circa 7 ore di gioco riesce a scatenare diverse reazioni nel giocatore, a seconda del suo grado di sensibilità, quindi se non siete dalla lacrima facile l’indifferenza vi potrebbe pervadere. Rigorosamente sviluppato con tanti problemi e passato dall’essere un’esclusiva Sony a un multipiattaforma in arrivo anche su Switch, quest’opera è più vicina a The Last Guardian di quanto non si possa credere, proprio per questo il fatto che vada a dividere critica e pubblico sarà molto naturale. Peccato però che di Team ICO ce ne sia solo uno e nonostante non siano il top nella realizzazione tecnica dei giochi, a livello emotivo hanno fatto storia. Rime è questo, piacerà o meno, ma è una storia che viene raccontata al giocatore più che un gioco, non originale, a tratti banale e che pesca dai migliori del genere, riuscndo però a tirare fuori una sua anima e dimensione che lo distingue dalla massa e potrebbe colpire al cuore qualcuno di voi, senza avvicinarsi però alla maestosità dei suoi ispiratori.

 

L’innocenza di un piccolo demonio

Noi saremo Enu, un ragazzino sopravvissuto a un naufragio su un’isola misteriosa che nasconde una storia tutta da scoprire. Niente di nuovo appunto, si parte con la solita solfa del protagonista che deve esplorare e mettere pezzo dopo pezzo insieme i puzzle che formano la trama, scoprendo i segreti dietro questo misterioso luogo fino ad arrivare al finale, un po’ scontato ma comunque perfetto. Nel mezzo c’è appunto Rime, un misto tra un titolo esplorativo, un platform e un puzzle in stile Talos, che miscela tutti questi elementi dando vita a sé stesso con una propria personalità. Come accade in tanti giochi simili e come il buon Dark Souls insegna ormai, i dettagli e indizi si celano solo nei collezionabili da trovare e oggetti vari, per il resto il titolo non presenta dialoghi, testo o voci esterne che ci accompagnino. Avremo cosi modo di interagire liberamente con un mondo di gioco che non è open world moderno come l’ultimo Zelda, ma ha delle restrizioni che non ci permettono di buttarci in acqua da determinate altezze ad esempio, o azioni simili. La curiosità e il mistero sono i due elementi che faranno da leva nel giocatore, che magari gironzolando per l’isola vedrà una strana figura e deciderà di seguirla, oppure di vedere cosa succede se si attivano misteriosi interruttori sparsi qua e là. L’isola è la protagonista alla fine, con tutto il carico di domande che ci pone mentre ci mostrerà la storia di Enu, con qualche colpo di scena ma, come detto, un finale poco brillante. Non mancheranno nemmeno i nemici, ma non aspettatevi scontri epici o altro, il gioco punta tutto sull’atmosfera e con i suoi enigmi fatti di giochi di luce o spostamenti di vari oggetti richiamerà fortemente quella tipologia di giochi a cui appartiene ICO e i suoi simili. La magia dovrebbe pervadere il gioco, quella sensazione di mistichezza che porta il videogioco a diventare non un semplice mezzo di intrattenimento ma quasi un’opera d’arte contemporanea. Peccato che i ragazzi di Tequila Works siano riusciti a scimmiottare bene i giochi da cui prendono spunto ma non a raggiungerne le vette, probabilmente perché se avete giocato e amato questo genere troppe cose in Rime vi daranno la sensazione di essere già state viste, che le abbiate vissute, rendendolo a tratti banale e noioso. Non puntando sull’azione di gioco ma avendo una certa lentezza narrativa, è comprensibile come la maggior parte dei giocatori non apprezzerà l’impostazione data dai programmatori, ai quali va dato merito di aver comunque sviluppato un prodotto che pur restando un indie, riesce a colpire le persone più emotive strappando loro qualche lacrima.

 

Unreal Engine 4…pigiamo il tasto Switch?

Qualche giorno prima di mettere mano su Rime i programmatori hanno rilasciato alcune dichiarazioni in merito alla versione Switch del gioco, alle difficoltà che stanno incontrando e i tagli che devono fare per una conversione ideale. Nonostante le dichiarazioni di Epic quindi non è cosi semplice come sembra convertire un gioco sulla portatile Nintendo? Ebbene, dopo aver provato la versione definitiva del gioco su PlayStation 4 Pro abbiamo seri dubbi sulla qualità dei ragazzi di Tequila Works, visto che se da questa console non sono riusciti a eliminare i problemi tecnici che si riscontrano allora forse farebbero meglio a non parlare proprio. Il mondo di gioco non è ampio e complesso, anzi graficamente il titolo è decisamente povero di dettagli e punta tutto sulla resa artistica e l’impatto visivo, riuscendoci perfettamente. Se quindi dal lato puramente di design siamo di fronte a un gioco impeccabile e che strizza ancora una volta l’occhio a Zelda e The Last Guardian, dall’altro non si possono certo vedere cali di frame sulla console Sony più potente in momenti in cui non ci sono certo esplosioni o chissà quali effetti particellari a schermo. Insomma qualche imperfezione c’è, non siamo ai livelli della telecamera dell’ultima fatica del Team ICO però, ma se in quel frangente la maestosità dell’opera poteva sopperire alle mancanze tecniche in questo caso non è cosi. Sarebbe bello dirvi che Rime è quello splendido viaggio che vi porterà a conoscere una storia triste e strappalacrime, accompagnando Enu con soltanto i suoi strilli e la musica evocativa a rompere la magia che si dovrebbe creare tra noi e l’isola, ma no, già visto e giocato troppe volte e non siamo di fronte a qualcosa di diverso che possa farci sorvolare su qualche difetto tecnico di troppo.

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Commento e voto di Roberto Bucci

Roberto Bucci
Rime verrà adorato da coloro che si fanno trasportare emotivamente e che quindi il viaggio di circa 6 ore con Enu lo faranno avvolti dalla loro magia, pensando di essere immersi su un’isola fatata e facendosi ammaliare dal design e le musiche di accompagnamento. Peccato che il gioco non abbia altre frecce nel proprio arco, che quindi se per un attimo non pensiamo di essere di fronte a un ICO o soci in versione indie ci rendiamo conto che questo viaggio lo abbiamo già fatto, tante altre volte. Se invece cercate un’avventura, un gioco in cui ci sia un minimo di ritmo e magari qualche azione tra una sezione platform e un enigma su dove posizionare un determinato oggetto, che possa spezzare la noia e monotonia che vi avvolgerà dopo un paio d’ore, allora potete evitare di spendere i vostri soldi. Anche in questo caso la sensazione di essere di fronte al solito gioco elogiato a destra e manca ma che non comprerà nessuno è forte, ma se anche The Last Guardian non ha sfondato al botteghino nonostante sia un tripudio di emotività, dubitiamo possa farlo questo che è una versione ridimensionata e ridotta delle opere del grande maestro Ueda.
7.0
Valutazione totale del gioco

Pro

  • Storia molto emotiva e a tratti adulta
  • Il design dell'isola è molto evocativo

Contro

  • Qualche difetto tecnico di troppo
  • A tratti sembra troppo fotocopiare i suoi ispiratori
  • La narrazione è lenta inizialmente

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