Samurai Warriors: Spirit of Sanada

Recensione

Samurai Warriors: Spirit of Sanada

Ci sono sviluppatori che si concentrano sulla realizzazione di un grande progetto e ci mettono qualche anno, poi ci sono quelli come Omega Force che tirano fuori musou come se piovesse ogni anno, ed ovviamente il rischio che siano fatti con lo stampino o che abbiano troppi difetti si concretizza sempre. Se parliamo di questo genere non dobbiamo nemmeno pensare alla ripetitività dell’azione, perché essa fa parte dell’essenza stessa di un musou, però è evidente che tra i vari titoli prodotti da Koei Tecmo non sempre si può fare a meno di notare troppe differenze qualitative. Se dovessi prendere gli elementi positivi da ogni gioco e unirli per crearne uno quasi perfetto avremmo un musou pazzesco, peccato che questa complicatissima idea non venga hai programmatori che per questo Samurai Warriors: Spirit of Sanada hanno scelto un altro modo di presentarci la storia e poco più. Avventuriamoci allora, in quella che è la storia di un grande conquistatore nipponico, Yukimura Sanada, appunto.

 

Un pesce grande nel proprio stagno diventa piccolo in un lago

Partiamo dall’approccio che hanno avuto gli sviluppatori verso questo progetto, perché siamo passati a un titolo molto più incentrato sulla storia e i personaggi che i combattimenti e le conquiste, ma per il resto zero novità. Trattandosi di uno spin-off non era difficile immaginare che il gioco potesse portare qualcosa di fresco nel sistema di gioco, o qualche esperimento fatto, invece ci ritroveremo soltanto con una sorta di raccolta delle monete necessarie sia a potenziare i nostri personaggi, che per accedere a bonus in battaglia come l’arrivo di nuove truppe a darci man forte o il recupero dell’energia. Insomma pochissime novità, che però vanno a mostrare il fianco anche al difetto maggiore della produzione, ovvero la poca varietà rispetto a titoli simili. Dovendo raccontare una serie di eventi particolarmente ricercati e con soltanto due protagonisti come principali attori da usare, tutti gli altri li vedremo in missioni secondarie o nelle solite modalità alternative, è ovvio che la normale ripetitività dell’azione tipica del genere non si sposa con il limite dei personaggi. Come si può immaginare il gioco ci metterà di fronte a centinaia di nemici, noi che dovremo conquistare varie zone della mappa a suon di spadate e non solo, ma con alcune abilità legate agli eroi in gradi di fare la differenza, cosa che purtroppo in questo Spirit of Sanada viene limitata tremendamente. Oltretutto Omega Force ha già fatto esperimenti in campo open world con il genere, senza contare lo spessore e la qualità di quei capitoli legati a determinate IP come Dragon Quest Heroes o The Legend of Zelda per arrivare all’ultimo Berserk, quindi non trovare una qualità pari a questi ma soltanto un titolo che sembra fatto con la carta carbone ci ha delusi. Il gameplay è povero e non brillante nella quantità di mosse e specialità che normalmente si vede nei capitoli principali, mentre l’essere troppo incentrato sulla storia spezza l’azione di gioco in modo troppo marcato. Non è chiaro se il metodo di presentare la narrazione e i rispettivi personaggi sia stato scelto per dare più valore a questi, dandogli di fatto una personalità e fare in modo che i giocatori vi ci si leghino oppure no, sta di fatto che le cutscene sono troppe, i dialoghi anche e che l’assenza dell’italiano non aiuterà a sollevarne la qualità.

 

Il cross-platform che ti ammazza

Se si comprende che questo genere di giochi vende molto in patria si possono capire le strategie di marketing di Koei Tecmo, purtroppo però se non cambierà radicalmente il modo di portare i suoi giochi a noi le vendite saranno sempre molto basse. Tralasciando il problema linguistico che ovviamente per molti costituisce un ostacolo, il gioco non si limita a dire cosa fare e come, bisogna anche che ci si sleghi definitivamente da PlayStation 3 e PS Vita. Il titolo è stato concepito per quell’hardware e nel paese del Sol Levante è uscito in entrambe le versioni, ovvio quindi che la versione per PC e PlayStation 4 sia tecnicamente povera e con tante carenze, e da noi c’è solo quella in vendita. Un motore grafico vecchio e che non è al passo con i tempi da anni ormai, portandoci dietro texture mediocri, modelli poligonali poco definiti e con le solite animazioni, senza spunti interessanti o che possano farci esclamare un “wow” da qualche parte. Anche il comparto audio risulta anonimo, tra musichette e parlato in inglese che non aiuterà a prendere confidenza e dimestichezza con un gioco che vorrebbe raccontarci una grande storia, ma si perde nei dettagli.

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Commento e voto di Roberto Bucci

Roberto Bucci
Purtroppo Samurai Warriors: Spirit of Sanada risulta un musou piuttosto anonimo, che ha nella sua forza il personaggio principale e la sua fama in patria. Da noi arriva come un altro titolo dove pigiare i tasti a caso, solo con guerrieri meno accattivanti, missioni ripetitive e noiose, tutto in inglese e con il solito motore grafico made in PS3. Non ci siamo proprio e se siete fan o amanti del genere vi conviene rivolgervi ad altro, non solo a titoli recenti ma anche del passato per apprezzarne meglio alcuni che si concentravano realmente sulle necessità di avere molti eroi diversi e carismatici.
6.0
Valutazione totale del gioco

Pro

  • La storia è accattivante

Contro

  • Troppo semplice
  • Pochi personaggi e missioni secondarie

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