Tekken 7

Recensione

Tekken 7

Bisogna riconoscere come ormai dalla sua apparizione Tekken sia considerato il miglior picchiaduro poligonale, cosa a cui però non credo visto che Virtua Fighter non è mai stato da meno. Questo settimo episodio però rompe gli schemi sia per ciò che concerne il modo in cui è stato rilasciato e sia per il gameplay che è stato cambiato con l’aggiunta di alcune tecniche che rendono il titolo più spettacolare. In mancanza del concorrente per eccellenze che speriamo Sega si decida a riproporre eccoci di fronte all’unico titolo del genere che ancora consente il movimento all’interno di arene tridimensionali e non ci vincola al bidimensionalismo tipico dei giochi della concorrenza. Prima di andare a vedere come se la cava la famiglia Mishima però è giusto sottolineare come la scelta di Bandai Namco di rilasciare il titolo due anni fa in sala giochi e soltanto oggi su console e PC ha di fatti sbilanciato tutta la parte relativa alla competizione e gli eSports, laddove Capcom ha puntato forte con Street Fighter V Harada e i suoi hanno preferito concentrarsi sui giocatori occasionali, da sempre il vero grande pubblico del torneo del pugno d’acciaio. Non importa se l’online ha delle limitazioni regionali o meno, tanto oggi creare un account di un’altra regione è un gioco, non ci sono scuse per questo ritardo e sappiatelo sin da subito che Tekken 7 è un titolo che per i principianti sarà anche da button smashing ma per un Pro è davvero complesso e tecnico, talmente tanto che colmare un gap di due anni con i giocatori giapponesi e coreani è impossibile.

 

L’importante è avere uno Story Mode, non importa se in Asia ci giocano da due anni…o no?

Il lasso di tempo trascorso per portare Kazuya e i suoi compari su PlayStation 4, Xbox One e PC è stato di quelli che non si vedevano nemmeno dai tempi della PSX, oggi più che mai quindi si può colpevolizzare il team di aver fatto una pessima scelta e rovinato il settore professionistico e agonistico di questo capitolo, ma almeno a livello di contenuti non ci si può lamentare. Partiamo quindi con la modalità storia cinematografica che tanto va di moda oggi e che non poteva mancare, attraverso la quale in meno di tre ore di gioco vedremo quella che è la più deludente delle conclusioni per quello che doveva essere il finale delle vicende della famiglia Mishima. Purtroppo siamo lontanissimi dai livelli a cui ci ha abituati NetherRealm nei suoi picchiaduro, ma anche quella di Capcom nel quinto capitolo del suo principe della lotta è riuscita a essere più soddisfacente. Se aggiungiamo che anche a livelli di difficoltà più elevati non è difficile disfarsi con la ripetizione di un solo attacco del nemico e capirete quanto sia poco carismatica, oltre a non chiarire praticamente la storia di nessuno degli altri personaggi e non svelarci che fine hanno fatto gli altri che avevamo lasciato nel sesto capitolo. Insomma, per essere sponsorizzato dai programmatori come il capitolo che chiude una saga è troppo debole e con un finale che delude e mostra le basi del prossimo capitolo, perché Beautiful può solo accompagnare. Per fortuna oltre a questa modalità di cui non se ne sentiva la necessità e non rigiocherete mai più dopo la prima volta, i contenuti inseriti sono abbastanza soddisfacenti sebbene non tantissimi. La modalità Arcade c’è, purtroppo però senza finali chiaritori e con il solito gene demoniaco a farci da boss, ma sarà Kazuya o Jin? La solita Battaglia Tesoro attraverso la quale potremo combattere innumerevoli avversari conquistando tesori con i quali personalizzare il nostro main e aumentando di grado come in una qualunque modalità competitiva online. Proprio il multiplayer è il centro delle polemiche del titolo, essendoci giocatori molto esperti, una tier list ormai ben chiara a chi segue l’ambiente e quindi un livello di competizione altissimo per chiunque inizi adesso a cimentarvisi. Certo, si possono sempre giocare con giocatori della propria regione, ma come detto non serve a molto, e accedere a tornei online con i quali aumentare il proprio grado e sbloccare altri elementi di customizzazione. Il gioco non sembra avere lag giocando con altri giocatori europei, dando quindi una certa sensazione di stabilità e concretezza al netcode. Come da tradizione invece il poter abbellire il proprio lottatore come meglio crediamo, con vestiti di ogni tipo è stata ampliata e resa talmente vasta che occorrerà molto tempo per riuscire a sbloccare o prendere l’item che desiderate.

 

Caro vecchio Heihachi è tempo di andare in pensione

Se è vero che la concorrenza diretta alla serie non esiste da anni e che il solo Virtua Fighter 5 del 2006 è ancora vivo e con una community attiva, non bisogna certo pensare che Harada e i suoi non siano stati ad ascoltare i consigli dei fan e apportare delle modifiche al sistema di gioco, non originali lo premettiamo ma sicuramente ben implementate e che si sposano a dovere con il titolo. Parliamo sia delle Rage Arts che delle Armor, la prima è la super mossa a disposizione di ogni combattente e che permette di poter ribaltare nel caso un incontro che stà per finire male, si attiva infatti quando si raggiunge la parte finale della propria barra dei punti vita. Potrete però decidere se utilizzare la “super” oppure una delle Rage Drive, mosse aggiuntive che si possono eseguire quando è attiva la rabbia e che, sebbene facciano meno danno, possano essere inserite con più facilità all’interno di una combo. Segnaliamo anche l’aggiunta delle mosse Power Crash che aggiungono per qualche frame l’armor al giocatore, che in pratica non subisce il danno del colpo e può contrattaccare immediatamente, oltre al ribilanciamento dell’effetto rimbalzo per evitare che finiate in aria e vi prendano a calci finchè non morite senza farvi più toccare terra. Il gameplay risulta quindi più fluido e incentrato sull’attacco, potendo ribaltare un incontro in maniera più semplice rispetto al passato e facendo anche storcere un po’ il naso a molti per questa cosa. Purtroppo di pari passo non è andato il bilanciamento dei vari combattenti, che come sempre hanno una tier list ben definita soprattutto visto che il titolo è in giro da due anni. Ebbene sembra proprio che i Pro nipponici abbiano già bollato Gigas e Lucky Chloe come delle schiappe, mentre se volete andare sul sicuro e prendere qualcuno in grado di rivaleggiare contro tutti senza difficoltà vi conviene rivolgervi al massiccio Leo (o massiccia?) o il solito Bryan, senza contare Devil Jin. Insomma il bilanciamento non è perfetto come in ogni titolo del genere, ci sono lottatori più forti e che se la caveranno contro tutti e altri che sono cosi deboli che verranno presi a schiaffi da cani e porci, la fortuna è che essendo il gioco molto rodato è possibile trovare online già le liste e anche i video del main che intendete usare maneggiato da qualche Pro. Ne consigliamo la visione per capire da subito sia il potenziale del personaggio sia come va usato, per accorciare i tempi e imparare in fretta visto che fare gli autodidatti non porta a nulla in un titolo che in tanti giocano da troppo tempo più di noi.

 

L’Arcade Perfect che non c’è

Abbiamo provato il titolo su PlayStation 4 e Xbox One e siamo rimasti un po’ delusi dal fatto che il gioco non sia graficamente impeccabile come su arcade, nonostante comunque i due anni che ha il comparto tecnico è buono. Siamo sempre stati abituati a vedere in Tekken il metro con cui giudicare la potenza delle console Sony, sin dal passato era uno dei franchise che ti faceva cadere la mascella a terra quando lo vedevi sul televisore di casa e quasi non credevi fossi vero. Purtroppo il titolo si ferma ai 900p e non raggiunge quindi il massimo della risoluzione nelle versioni standard delle console, cosa davvero non da poco considerando la qualità sia dell’ultimo Injustice 2 che dello stesso Street Fighter V. Tralasciando questi dettagli trascurabili al fine dell’esperienza ludica, il titolo resta un piacere da vedere, con degli stage davvero ben fatti sebbene un po’ troppo poveri e con poca animazione a dargli davvero vita, mentre resta di alto livello la colonna sonora e il doppiaggio con tutti i lottatori che parlano la propria lingua.

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Commento e voto di Rosario Speciale

Rosario Speciale
Se amate il genere dei picchiaduro tridimensionali allora non avete scelta, Tekken 7 è senza dubbio il miglior titolo della serie ed esponente di questa tipologia sempre più rara. Il titolo di Harada non è esente da difetti, non riesce a essere quel capolavoro indiscusso che era un tempo e inizia a mostrare l’età di certi personaggi. Il team dovrebbe iniziare a prendere coraggio e cambiare tanto nel roster come hanno fatto i concorrenti, per ringiovanire e dare nuovo lustro al titolo. Oggi ci troviamo a consigliarvi l’acquisto se amata giocare con gli amici, divertirvi senza competizione ma solo per farvi qualche risata, perché se siete dei Pro e desiderate iniziare il viaggio negli eSports con questo titolo arrivate in ritardo di due anni, troppi per colmare il divario con i giocatori asiatici, un vero peccato visto come si stanno evolvendo le cose in quel settore e le difficoltà che riscontrerà a ritagliarsi una fetta di mercato con un handicap cosi grave.
8.0
Valutazione totale del gioco

Pro

  • Sistema di combattimento migliorato
  • Tantissime personalizzazioni

Contro

  • Il bilanciamento tra i lottatori non è perfetto
  • 2 anni di differenza uccidono la competizione negli eSports
  • Story Mode inutile e assenza di veri finali per ogni lottatore

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