Danger Zone

Recensione

Danger Zone

Se avete qualche anno sulle spalle e vi dico Danger Zone, immediatamente il vostro cervello vi catapulta nella prima metà degli anni ‘80, con le note del tema di Top Gun che, all’interno della pellicola, si ripete per ben quattro volte. Fatta questa premessa vi posso assicurare che il gioco che si andrà a recensire in queste pagine non ha nulla a che fare con il film di Tom Cruise, ma è comunque una riproposizione “storica” di un mini-game contenuto nell’epico racing game Burnout. Nonostante questa serie sia uscita dai radar già da molti anni, dopo lo splendido capitolo Paradise che cambiò formula, pur restando fedele a sé stesso, una parte del team originario ha deciso di unirsi in una novella squadra, nota come Three Fields Entertainment, con lo scopo di portare alla luce, tra i vari progetti, un loro ritorno di fiamma.

 

 

“HIGHWAY TO THE DANGER ZONE”

 

Nonostante campeggi al centro dello schermo, all’apertura del gioco, il logo dell’Unreal Engine, vi sarà chiaro fin da subito che questo è un progetto indie e abbastanza ridotto all’osso, ma non per questo privo di spessore o di carattere, anzi appena farete pressione sull’acceleratore, potrete tranquillizzarvi che questa è propria la “Crash Mode” di Burnout tirata a lucido. Se vi state chiedendo quale sia lo scopo è presto detto: lanciare un auto a folle corsa contro un altro gruppo di vetture, di varie dimensioni, spesso poste in zone di transito al limitare di un incrocio e tentate di massimizzare il numero di incidenti a catena che ne deriveranno. Un tempo tutto questo era possibile, mostrando vere e proprie carneficine di lamiere contorte, perché in un mondo forse più intelligente e civilizzato, non c’era bisogno di dover specificare che era solo ed esclusivamente un videogioco, quindi pura finzione, come la si può richiedere in un film, senza che cali un odioso perbenismo che voglia lamentarsi del nulla. Perché ho fatto questa filippica? Ovviamente perché gli sviluppatori hanno scelto di evitare qualunque potenziale polemica impostando soltanto mezzi, accuratamente senza guidatori e che siano tutti posti come dei veri crash tester originali, anche se in questo caso la fantasia e le situazioni superano di gran lunga quelli che devono subire giornalmente i manichini per verificare l’affidabilità dei veicoli.

 

 

 

“SHE GOT YOU JUMPIN’ OFF THE TRACK”

 

Il menù delle impostazioni è già un luogo interessante da visitare perché vi darà modo di sfruttare parecchie impostazioni, tra i vari settaggi, che permettono a chiunque di poter godere del prodotto, ma soprattutto di spingere un po’ verso l’alto per chi avesse schede grafiche avanzate. La realtà, nella sostanza, è che il modello poligonale dei mezzi è davvero basico, dimenticandosi per strada anche le ombre, ma poco male. Gran parte del lavoro è svolto dagli effetti particellari che offrono il loro meglio nelle esplosioni fragorose, corpose, ben colorate e totalmente devastanti. Sul fronte comandi posso dire di aver provato la versione PC e, nonostante la comodità di un pad, dato l’esiguo numero di comandi, mi sono trovato meglio con mouse e tastiera: il classico WASD per lanciare la macchina, la barra spaziatrice per innescare l’esplosione e tutta la praticità del mouse per osservare l’ambiente in rotazione e scegliere la relativa direzione.

Al raggiungimento di un certo numero di incidenti potremo far espodere la nostra macchina, magari raccogliendo qualche bonus per “boom” extra o denaro in più e far così rotolare il rottame di ciò che ne rimane per aumentare il coinvolgimenti di altre vetture. Ci sono purtroppo soltanto venti eventi, misteriosamente suddivisi in tre categorie (senza un senso logico) e con un costante incremento di impegno richiesto, a causa ad esempio di incroci particolarmente elaborati. Una volta completata l’apocalisse su ruote il conteggio dei danni decreterà se abbiamo raggiunto uno dei tre obietti del podio, con relativa medaglia. Nulla di impossibile, ma a volte anche raggiungere il bronzo può farvi macchinare (simpatico gioco di parole!) e ripetere più volte questa sorta di “quest metropolitane” e che garantisce una certa longevità a chi si fosse accorto che in meno di tre ore avesse completato il tutto, perché raggiungere l’oro può essere tosto. Peccato che gli ambienti, così bassi, nella deflagrazione così ampia, impedisca spesso di capire dove ci si trovi ed è invece fondamentale per muoversi correttamente, così come i tantissimi tool di fisica che avrebbero potuto sfruttare per dare al tutto un senso di libertà maggiore, mentre sembra che un’esplosioni porti il tutto ad uno script pre-impostato.

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Commento e voto di Simone Marcocchi

Simone Marcocchi
Piacevolissima declinazione di ignoranza, in cui non muore nessuno e non si spara, ma la totale distruzione, di ogni cosa si muova a schermo, arriva ad aprire il cuore. La chiave del successo è provare e riprovare fino a raggiungere il caos perfetto, bramando per raggiungere un livello quasi artistico, nell’essere uno spettacolo pirotecnico. Il fatto che sia un indie lo si nota soprattutto nel motore fisico, che avrebbe potuto essere migliore, anche per ampliare il risultato casuale delle deflagrazioni, senza contare che non avrebbe fatto male un editor degli eventi, a compensazione delle poche competizioni presenti, anche al costo di un prezzo maggiorato.
7.0
Valutazione totale del gioco

Pro

  • Prezzo adeguato all’offerta e all’intrattenimento offerto
  • Raggiungere la medaglia d’oro in ogni evento non è sempre un gioco da ragazzi
  • Grande soddisfazione nella devastazione

Contro

  • C’è poca “libertà” nella fisica
  • Ambienti troppo bassi, che limitano la visuale del giocatore nei movimenti post-esplosione
  • Qualche evento in più non ci sarebbe stata male, almeno a completare la terza fascia

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