The Evil Within 2

The Evil Within 2

Tra tutti gli annunci di questo E3 dalla qualità altalenante, quello riguardante The Evil Within 2 merita senza dubbio il premio di annuncio a sorpresa, almeno per chi vi scrive. Il motivo non è neanche troppo complicato, a dire il vero, data la scarsa tendenza del pubblico videoludico odierno verso il genere horror. Un genere che, senza dubbio, ha passato un periodo buio nella transizione tra sesta e settima generazione, ma che, ultimamente, sembra poter godere di un ritorno in grande stile. Fatto sta che era altamente imprevedibile un seguito dell’opera di Mikami (titolo splendido a mio parere, ed unico vero Survival Horror, ma ne riparleremo meglio tra qualche mese), sia per una questione di vendite, sia perché Bethesda, con il primo capitolo, non sembrava puntare molto su questo brand. Ed invece, siamo contenti di dire che abbiamo sbagliato. E non potremmo essere più felici.

 

“I will learn to survive”

Parliamoci chiaro, eccetto lo splendido filmato presentato durante la conferenza Bethesda, accompagnato da una bellissima cover di “Ordinary World” dei Duran Duran in versione horror, si è visto ben poco di questo The Evil Within 2. Siamo felici di sapere che il nuovo lavoro di Tango Gamesworks, venga diretto ancora una volta dalla mastermind dietro al brand, il grande Shinji Mikami, padre di Resident Evil, la figura chiave della produzione originale. The Evil Within 2 vede ancora una volta protagonista il buon Sebastian Castellanos, reduce dagli incubi procurati durante la sua indagine paranormale avvenuta al Beacon Mental Hospital. La mente di Sebastian, ovviamente, è stata violentemente segnata dalla follia di Ruvick e dello STEM, ed ora non riesce a darsi pace. A sorpresa viene però informato che sua figlia, ritenuta morta, in realtà è ancora viva. L’unica via per trovarla è ritornare nello STEM, con tutto ciò che ne comporta. Per i piccoli stralci di gameplay che abbiamo potuto osservare, è evidente come questo seguito abbia deciso di intraprendere un viaggio nella follia più marcato rispetto al precedente (che già comunque era piuttosto pesante). Questa volta, però, tutto ruoterà intorno alla psiche del protagonista, rendendo l’incubo molto più personale e viscerale. Un viaggio nella mente di un uomo disperato che si aggrappa ad una certezza di cui potrebbe essere privato. Un tema delicato e che ben si sposa con l’atmosfera del gioco, che già nel primo The Evil Within raggiungeva vette per il genere da anni a questa parte. Uno degli aspetti che invece non aveva convinto era stato senza dubbio il comparto tecnico, scricchiolante come una vera casa abbandonata, con diversi alti e bassi, che, nonostante tutto, grazie ad un eccezionale lavoro di light environment, riusciva a riprodurre le sensazioni sperate. Bethesda, forse al tempo scettica di sperperare tanto denaro per un titolo horror, ben lontana dai classici giochi della compagnia statunitense, non aveva supportato a dovere, almeno secondo noi, il lavoro di Tango Gameworks, un’eresia se considerate che Mikami è senza dubbio uno dei più grandi game designers della storia videoludica. Evidentemente, il responso deve essere stato comunque positivo, e ciò si è visto dalle sezioni di gameplay mostrate durante questo E3. Il nuovo motore grafico rende giustizia alla nuova opera partorita dalla mente di Mikami, con scenari dettagliati e texture decisamente di ottimo livello sui modelli poligonali dei personaggi. Insomma, tutto sembra essere orientato verso il meglio.

The Evil Within è uno dei giochi più sottovalutati della storia recente, che ora spaccia per horror puro le meccaniche di un Outlast che, pur restando molto bello (basti vedere cosa ne pensiamo nella recensione di qualche mese fa), nulla ha a che vedere con la complessità strutturale di un vero Survival Horror. Con The Evil Within 2 Bethesda sta cercando di far capire, questa volta con grande convinzione e dedizione, che la strada intrapresa dal suo brand è quella giusta, ed avere il monopolio sui Survival Horror oltre che sui GDR di stampo occidentale, è senza discussione un’idea che stuzzica, e non poco.

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