Hey! PIKMIN

Recensione

Hey! PIKMIN

Quando il maestro Shigeru Miyamoto mostrò per la prima volta Pikmin nessuno avrebbe mai pensato che quella IP sarebbe diventata tanto importante e avrebbe avuto così tanto successo, sebbene il più grande game designer di tutti i tempi abbia regalato a noi appassionati alcuni dei migliori brand esistenti altre volte ha toppato. Il titolo ha però una sua personalità e determinate meccaniche di gioco che quando abbiamo visto per la prima volta Hey! Pikmin siamo rimasti un po' perplessi da come sarebbe potuto essere portato il franchise su 3DS. Dubbi e perplessità su un titolo che non ci ha mai appassionati in questi mesi e che temevamo potesse rivelarsi uno spin-off poco riuscito e sviluppato per cercare di colmare il buco di uscite che ormai attanaglia la portatile Nintendo, che si avvia lentamente a lasciare tutto il mercato in mano alla neo arrivata Switch. Ebbene, nonostante non si tratti di un capolavoro dobbiamo ammettere che le nostre riserve sono state del tutto spazzate via dopo averci giocato a fondo, quindi ecco cosa ne pensiamo.

 

Le disavventure del Capitano Olimar

Hey! Pikmin non è sviluppato dallo stesso studio che si è occupato della serie principale, ma dai ragazzi di Arzest, team nipponico composto da giovani talenti che hanno già lavorato a titoli quali Yoshi's New Island e Mario & Sonic ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Questo per far capire come la Grande N abbia molta fiducia in essi tanto da affidargli un franchise così importante, sebbene in termini di originalità non brillino molto visto che la storia è identica a quella dell’originale, ovvero con il nostro Capitano Olimar che si schianta e deve cercare di riparare la sua astronave con l’aiuto dei Pikmin. Abbandonando il classico stile tridimensionale della serie su 3DS ci ritroveremo con un classico platform in due dimensioni, con un gameplay che utilizza il doppio schermo della console in maniera molto semplice e intuitiva. Come sempre ogni mostriciattolo ha delle peculiarità proprie e noi dovremo gestirli in base agli ostacoli che ci sbarreranno la strada o il tipo di nemico da abbattere. Insomma il sistema di gioco è bene o male lo stesso di sempre ma cambiano le situazioni da affrontare, essendo sempre riconducibili alla grafica tradizionale del genere. Di fatto il gioco è molto semplice e non richiede particolari competenze, i Pikmin sono caratterizzati dal coloro apposito per la loro abilità, con un accostamento molto naturale come ad esempio quelli rossi che sono resistenti al fuoco, i blu che sono perfetti per l'acqua mentre i gialli vanno d’accordo con l'elettricità. Il problema principale del gioco è di fatto la sua eccessiva ripetitività è la poca varietà di situazioni che possono innescarsi con la meccanica dei Pikmin, molto più adatta ai titoli dalle tre dimensioni che potevano proporre molte più attività e anche un livello di difficoltà maggiore. Un altro dei problemi che abbiamo riscontrato riguarda anche i boss che incontreremo alla fine di ogni sezione, che sebbene sia ben caratterizzati non riescono a raggiungere il carisma di quelli del passato e, cosa più importante, sono molto semplici da abbattere. Sembra proprio che Nintendo abbia puntato a rendere il suo gioco più adatto ai giovanissimi, quasi a voler far loro conoscere e comprendere cosa siano questi piccoli esseri colorati, che realizzare un titolo dedicato ai fan o chi ha passato le ore sugli originali. Ovvio quindi che con in mente un target così basso sia più comprensibile il perché nel corso della nostra partita non abbiamo mai trovato difficoltà nel proseguire o trovare i percorsi segreti dei vari livelli, riuscendo ad accumulare moltissimo materiale in poco tempo.

 

Un mondo piccolo e colorato

Come sempre se c’è un aspetto che Nintendo non può sorvolare quando crea un titolo che ha un nome altisonante è la parte tecnica, Hey! Pikmin non fa eccezione proponendosi con il classico mondo colorato e a grandezza maggiorata visto che Olimar e i suoi amici sono minuscoli. Anche il level design è davvero ben riuscito e si nota il talento dei grafici, riuscendo a risultare l’unico elemento davvero di rilievo nella produzione, dando varietà a un gioco che propone una serie di obiettivi decisamente troppo ripetitivi e da backtracking. Carine anche le musiche e l’accompagnamento dei vari effetti sonori e versi che sentiremo, molto belli e che riescono a farci sentire realmente la profondità delle diverse aree che esploreremo. Ovviamente non manca il supporto agli amiibo, essendone stati rilasciati due proprio relativi al titolo, ma andranno bene anche quelli classici di Mario e compagni, che ci permetteranno di avere nuovi Pikmin e sbloccare alcune zone altrimenti inaccessibili.

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Commento e voto di Andrea "Acid Burn" Longo

Andrea
Sebbene l’essenza e le meccaniche della serie siano tutte presenti in Hey! Pikmin la sua natura semplicistica e il livello di difficoltà relativamente basso lo pongono come un buon passatempo, specialmente in questo periodo estivo e di magra per le uscite su 3DS. Un buon gioco, che ci terra compagnia e ci porterà via un po' del nostro tempo, senza riuscire però a farci innamorare come i giochi originali. Se invece non avete mai giocato a un titolo precedente e volete approcciarvi a questo brand allora avete trovato il gioco adatto a voi, imparerete le caratteristiche di questi esseri e di come sfruttarli, imparando ad amarli e mettendovi con pazienza in attesa di un vero sequel per Switch come tutti noi.
7.0
Valutazione totale del gioco

Pro

  • Il fascino dei Pikmin c'è tutto
  • Divertente e colorato

Contro

  • Troppo breve e semplice

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