Hellblade: Senua's Sacrifice

Recensione

Hellblade: Senua's Sacrifice

Se qualcuno di voi ha avuto modi di giocare That Dragon Cancer ma ancora di più, in questo caso, a The Town of Light - nel caso potete reperire la mia recensione - si è parlato di malattie che possano essere descritte e raccontate anche all’interno di un’incarnazione videoludica, dove il concetto di “giocare” non è associato al solo, banale, divertimento, ma è visto come medium per giungere allo scopo di aiutare le persone a comprendere meglio qualcosa di diverso e di terribile. Ci sono le favole, in grado di rendere le metafore più comprensibili a chiunque, ma se qualcuno vi parla di sconfiggere i propri demoni e voi lo aiutate a farlo, riuscirete ad entrare in un meccanismo di immedesimazione raramente paragonabile ad un racconto narrato.

La teoria del ninja

Nonostante il meraviglioso, ma profondamente imperfetto, Heavenly Sword, precursore qualitativo del perfetto God of War 3, ma la cui fretta ha inficiato pesantemente nella realizzazione e qualità finale, il team Ninja Theory ha deciso di rivedere il budget per i propri progetti, rimpicciolendo spesso il team di sviluppo, senza per questo ridurne la qualità finale. Questa software house, purtroppo, rientra tra quelle squadre di sviluppatori in grado di aver innovato pesantemente il panorama videoludico, eppure a fronte di ottime idee si sono spesso persi un po’ per strada e in parte si sono trovati davanti ad un pubblico che non ha mai compreso del tutto i loro sforzi.

Contano però i risultati e Ninja Theory ha pensato di sfruttare un gruppo di talenti, composto però solo da venti teste e con pesanti tagli di budget sulla promozione e distribuzione.

Monsters inside

Senua's Sacrifice ci mostra un mondo metafisico diviso tra l’immaginazione della protagonista è la teatralizzazione mentale di mostri reali; un’esperienza delicata ed introspettiva, visto che i nemici sono spesso dentro di sé, ma non solo, con il risultato finale che lo scopo risulta quello di prendere tutti i villain a calci nel sedere.

La psicosi, di cui è afflitta la protagonista, è stata in parte studiata dagli sviluppatori, coadiuvati da team di esperti, anche per ricreare il mood e farvi vivere il più possibile l’angoscia tra reale delle situazioni vissute e l’incessante vociare nella propria testa. Per ottenere questo scopo hanno sfruttato un sistema audio che all’inizio del gioco vi suggerisce di sfruttare delle cuffie, così da massimizzare l’esperienza, in quanto sarete anche voi circondati e amalgamati in questo clima di surreale follia. Non è però solo ciò che sentirete, ma anche il metodo sfruttato nella regia, che dimostra un uso sapiente della camera (oltre ad un’ottima interpretazione dell’attrice che si muove nei panni di Senua) che esalta le espressioni del viso e degli occhi della protagonista, che talvolta sembrerà guardarci, come se ci vedesse (e avremo spesso questa sensazione), talvolta si guarda intorno spaurita come se avvertisse la presenza fisica delle voci come di persone reali intorno a lei o i fantasmi del suo passato che le parlano costantemente.

 

In un tempo medio di circa sei ore, poco più o poco meno in base a quanto sarete veloci, giungerete alla fine, ma non voglio rovinare i “castelli in aria” che giustamente vi starete facendo, immaginando ciò che c’è e ciò che potrebbe esserci. Le fasi combattimento però non sono il massimo, nel senso che sarà tutto basato sul tempismo nel contrattacco e nel colpire a nostra volta, ma non coinvolge troppo. Le fasi di esplorazione sono limitate a pochi corridoi con l’obbligo però di doverli ripercorrere più volte solo per comprendere alcuni puzzle da decrittare, che spengono un po’ l’entusiasmo del proseguo della trama.

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Commento e voto di Simone Marcocchi

Simone Marcocchi
Il vero colpo di genio di Ninja Theory è la capacità di essere riuscita a costruire un progetto con lo scopo di rendere il giocatore parte di un problema mentale ed intimo, mascherato sul palco di un teatro rivelando tutt’altro, e tessere due realtà apparentemente e totalmente avulse tra loro in un videogioco che spinge l’utente ad andare oltre, con il risultato che si viene a creare una relazione che da una parte impone di voler proseguire per la curiosità di approfondire gli eventi stessi, ma che nella pratica è la voglia di capire dove si vuole andare a parare. Una volta rimosso questo aspetto, che riesce comunque a coprire buona parte dell’esperienza, ci si trova con un titolo abbastanza piacevole, venduto a prezzo budget, ma probabilmente scevro del legame intimistico-emotivo risulterebbe di certo meno interessante. A conti fatti è un gioco indie e non fa nulla per nasconderlo, sia dal punto di vista tecnico e sia da quello di gameplay, ma nel complesso regala un piacevole viaggio in qualcosa che spinge il giocatore ad andare oltre gli schemi.
7.5
Valutazione totale del gioco

Pro

  • un forte rapporto emotivo tra giocatore e protagonista
  • gestione della trama ed elementi evocativi
  • ottima immersione nell’ambiente di gioco

Contro

  • longevità limitata nel numero di ore e difficilmente lo ricomincerete dopo i titoli di coda
  • fasi di combattimento un po’ anonime
  • puzzle con il solo scopo di diluire la trama

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