Perché Final Fantasy XII č l’ultimo grande Final Fantasy

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Perché Final Fantasy XII č l’ultimo grande Final Fantasy

Il vento estivo si sa, porta sempre con sé diverse esperienze, alcune nuove ed altre legate ad i nostri ricordi. Questo flusso di pensieri può dare vita a riflessioni, più o meno importanti e…ok la smetto.

Tutto questo preambolo di bassa filosofia per dire cosa, dunque? Semplicemente che l’estate 2017 mi ha fatto ricordare il motivo per cui Final Fantasy XII, anche nella sua versione The Zodaic Age, rimane l’ultimo grande Final Fantasy. La differenza con il recente XV e soprattutto con la mediocre trilogia XIII è abissale, così incredibilmente tale, che fare un paragone diventa quasi impietoso per le recenti produzioni made in Square Enix. Ci ricordiamo tutti le critiche mosse dagli appassionati alla dodicesima fantasia finale nel lontano, ormai, 2006/2007( in base se ci avete giocato in America/Giappone o in Europa), da una trama che faceva fatica a decollare e ad entusiasmare ad uno stile troppo lontano rispetto ai canoni. E su questa ultima constatazione vorrei far riflettere tutti i fan o meno. Final Fantasy non ha MAI avuto uno stile unico ed imprescindibile, ma sempre diverso. Semplicemente, questo tratto caratterizzante è ciò che ha reso la saga di FF essenzialmente imperitura. Libera dalle catene di un filone canonico a cui doversi appoggiare. Questo è solo un assaggio della mediocrità delle critiche mosse all’epoca, ma la cosa più netta riguarda il gioco in sé, etichettato come “non è un Final Fantasy”. Ora io vi sfido a fare un test: prendete in mano uno dei recenti capitoli, dal XIII al XV, giocateci un paio d’ore, e poi mettete il vostro disco di FF XII nella vostra console. L’effetto è assolutamente impressionante. Io per primo, già al tempo grande sostenitore del titolo, dopo aver passato le mie 70 ore in compagnia di Noctis e compagni, nel riprendere in mano le avventure di Vaan sono rimasto allibito. Non avrei mai creduto di ritrovarmi di fronte ad un divario davvero, davvero sconcertante.

 

Una volta messo piede a Rabanastre, una delle città più grandi mai comparse in un Final Fantasy tra le altre cose, ci si rende subito conto, in quel preciso istante, cosa sia effettivamente un Final Fantasy e cosa no. Le sue vie, oltre a riportarmi alla memoria ricordi di partite appassionate e appassionanti, mi hanno rapito e mi hanno fatto capire come oggi quel tipo di complessità sia sparita da ogni successivo episodio della saga JRPG più famosa di sempre. Ovviamente non conto FFXIV, pur essendo si di pregevole qualità. Tornando a Rabanastre, i suoi vicoli e strade sono pieni di vita e di mercanti con cui avere a che fare, ognuno specializzato in una categoria in particolare. C’è tutto ciò che si può desiderare in una locazione da gioco di ruolo. Non c’è nulla, e dico nulla, di vagamente simile in qualsiasi FF moderno.  Troppo drastico? Direi di no, data la piattezza di quelle del XV o nel caso del XIII la completa assenza di questi labirintici agglomerati cittadini, che sono di fondamentale importanza, che ci accolgono a braccia aperte dopo le vittorie più eroiche e le sconfitte più cocenti. Vogliamo fare altri paragoni? Ok, parliamo del sistema dei “Ricercati” allora. Ogni città ha qualcosa da offrire e più si avanza di grado e più si ottengono caccie più entusiasmanti e con nemici sempre più tosti ed eccitanti da affrontare. Un sistema che fa impallidire le missioni del XIII o i poveri ricercati del XV. Dobbiamo aggiungere altro? Parliamo allora del mondo di gioco che, oltre ad essere variegato oltre ogni immaginazione, è anche interconnesso in maniera straordinaria, un sogno ad occhi per un level deisgn che fa scuola anche dopo 10 anni. Non un semplice binario come il XIII, dalla qualità troppo altalenante, o un misto di copia incolla come il XV, dove solo un paio di location sembrano uniche ed effettivamente ben caratterizzate. Già che ci siamo, perché non citiamo l’end game? Da paura con la caccia agli Esper, straordinariamente ben fatti e accompagnati da quest uniche davvero ben fatte. A cui si aggiungono zone completamente inedite e sub quest originali e mai banali. Il tutto condito da un sistema di licenze e gambit da far girare la testa, tanto che, ancora oggi, la giocabilità di FFXII è un perfetto mix tra strategia e azione, ovvero la tanto agognata “chimera” di ogni JRPG moderno che si rispetti. Il paragone con i due sfidanti non lo continuo a fare, tanto sapete dove andrebbe a parare. Tutto questo è eccessivo entusiasmo? Una triste parentesi su come i giochi di una volta fossero meglio? No, semplicemente la gioia di un videogiocatore che, in una torrida estate, ha riscoperto cosa vuol dire giocare ad un Final Fantasy. Con la tristezza nel cuore pensando che, come un’avventura estiva, tutto finirà a breve e si tornerà a doversi giocare qualcosa come Episodio Gladio, Prompto e altro. Sapete cosa? Io voglio giocare a Final Fantasy e quasi quasi starsene un po’ di più ad Ivalice non è poi così male. Con tutte le differenze del mondo, con tutto il sistema di gioco rinnovato, Final Fantasy XII rimane un FF, un vero grande FF. Gli altri, di FF, portano solo il nome.    

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