Pokkén Tournament DX

Recensione

Pokkén Tournament DX

Switch è ormai una console che ha ingranato a livello di vendite e piace al pubblico, quindi le terze parti si stanno già muovendo per portare i loro titoli sulla console Nintendo e aumentare cosi il parco titoli di quest’ultima. Inizialmente però a Kyoto avevano pianificato diversamente le uscite per la loro ibrida, mettendo in cantiere una serie di porting da Wii U utili a tappare quei buchi temporali nei quali pensava non ci sarebbero stati giochi, cosa tipica tra le altre cose per una console casalinga della grande N. La scelta di Pokkèn Tournament ha lasciato però un po' perplessi, perché se è vero che da una parte il gioco ha un nome e richiama a un brand molto famoso, ma dall’altra non è stato accolto come ci si attendeva a livello di pubblico ed esce in concomitanza di un altro picchiaduro come Dragon Ball Xenoverse 2 che in quanto a importanza del marchio non ha bisogno di presentazioni. Ma andiamo a vedere prima di tutto cos’è questo strano gioco di lotta sviluppato niente meno che dal Tekken Team e cosa ha la versione DX in più o in meno rispetto alla sua controparte per la sfortunata macchina a doppio schermo.

 

Pikachu te le suona che nemmeno Kazuya dei bei tempi

Dalla rece della versione Wii U vi spieghiamo cosa sia il gioco, nel caso non vi abbiate mai giocato nonostante la demo presente nell’eShop, per poi andare ad analizzare le differenze vere e proprie e i pregi e difetti di questo porting. Pokkén Tournament  è un prodotto accessibile, molto di più di quanto non lo siano mai stati i giochi creati dal team di Harada, e si fonda su un misto di meccaniche ruolistiche e da picchiaduro sui generis, dando vita ad un titolo unico nel suo genere, veloce, sbarazzino e divertente, ma probabilmente poco adatto ai veterani dei vari Tekken usciti fin qui, che non vi ritroveranno la stessa profondità del battle system che ha fatto grande la saga della famiglia Mishima. Detto questo, passiamo all'analisi più dettagliata del titolo, che si apre in maniera più consona ad un qualunque Pokemon game che non ad un picchiaduro, visto che la simpatica Nia ci introduce alle varie modalità di gioco e ci prende per mano per imparare i rudimenti del sistema di combattimento, che, sulle prime, appare ragionevolmente semplice da padroneggiare. Un tasto per la parata e tre attacchi di base, ognuno corrispondente ad un elemento dei giochi della serie Pokemon regolare: prese, attacchi semplici e contrattacchi sono vincolati da un sistema di carta – forbici – sasso che gli appassionati della saga conosceranno bene, in cui ognuna delle tre mosse prevale su un'altra ma viene battuta dalla terza. In più, le prese, come anche altri colpi tra quelli disponibili per ogni lottatore, sono deputate al cambio fase, una meccanica fondamentale per la piena comprensione del battle system: gli scontri si dividono in due fasi distinte, quella Panoramica, in cui i combattenti si tengono a distanza e possono colpirsi solamente facendo ricordo ad attacchi a lunga gittata (come sfere di energia e lingue di fuoco), e quella Duello, in cui si avvicinano e se le danno di santa ragione. A seconda della fase, il moveset cambia, come anche l'inquadratura, che passa dalle spalle del nostro Pokemon alla consueta visuale laterale di tutti i picchiaduro presenti sul mercato: il range di mosse a disposizione di ogni combattente, a onor del vero, è abbastanza contenuto se confrontato con i beat'em'up più tecnici, ma il fatto che i tasti siano circostanziali e che il repertorio cambi considerevolmente a seconda della fase contribuisce ad arricchire il gameplay, evitando che le semplificazioni diventino eccessive. In ossequio a questa meccanica di gioco, tutte e ventitré le arene di gioco sono spaziose e lasciano molto margine di manovra, e mantenersi sempre in movimento, senza offrire punti di riferimento all'avversario, si rivela da subito una delle strategie vincenti. Alle dinamiche succitate, se ne aggiungono altre, che vanno a comporre un mix insolito di elementi ruolistici e picchiaduro. Partiamo dalla possibilità di far crescere il nostro combattente di scontro in scontro: ogni volta che scenderà in campo, il nostro Pokémon guadagnerà monete, utili ad acquistare le centinaia di personalizzazioni estetiche disponibili, e punti esperienza, con un leveling system che consente di potenziare quattro differenti voci: Attacco, Difesa, velocità della ricarica della barra Assist ed efficacia dell'Ultra Risonanza. Queste ultime due sono le variabili impazzite dei combattimenti, quelle deputate ad aggiungere ulteriore pepe alle sfide: la barra Assist si riempie automaticamente con il tempo, ed è regolata da cooldown variabili a seconda della coppia di Pokemon supplementari che decideremo di portare in battaglia. Se utilizzato al momento opportuno, l'attacco Assist può rivelarsi strategicamente importante, visto che è capace di interrompere combo avversarie e mandare al tappeto il Pokemon nemico, garantendo così una breve finestra di libertà se il giocatore dovesse trovarsi alle strette, ma la vera star della scena è l'Ultra Risonanza, mossa che davvero può capovolgere le sorti di ogni incontro. Attivabile al riempimento di una barra posta sul lato sinistro dello schermo (che tiene conto sia dei danni inflitti che di quelli subiti) tramite la pressione contemporanea dei due dorsali del GamePad, l'Ultra Risonanza porta il nostro Pokemon in uno stato di berserk, in cui il danno inflitto aumenta e quello subito diminuisce. Se, prima che la barra si esaurisca, il giocatore dovesse scegliere di premere nuovamente entrambi i dorsali, darebbe il via alla mossa finale, diversa per ognuno dei combattenti, capace di svuotare anche tre quarti della barra energetica dell'avversario. Per controbilanciare tanta potenza, questa mossa ha un range generalmente molto limitato, e può essere evitata da un avversario attento e dai riflessi pronti: essendo l'utilizzo limitato ad una sola volta per round, qualora andasse sprecata non ci sarebbe modo di rifarsi. Alla luce di queste meccaniche, appare evidente come la struttura di gioco richiami, per certi versi, più la serie Smash Bros. che non quella dei Tekken regolari (nonostante la presenza di una mossa per personaggio presa dai picchiaduro di Harada e soci) e, difatti, la scalabilità del gameplay e la sua grande spettacolarità, anche a fronte di capacità relative da parte del giocatore, sono dei capisaldi della coproduzione Nintendo – Bandai Namco. Il discorso cambia parzialmente qualora si scelga di confrontarsi con un altro umano, tanto in locale quanto online, perché l'intelligenza artificiale, per quanto buona, non può, ovviamente, rivaleggiare con un altro giocatore, ma l'esperienza di gioco rimane sbarazzina e user friendly, sebbene (o forse proprio per questo...) tremendamente divertente.

 

DX ha un suo perché

Oltre all’aggiunta di nuovi Pokémon provenienti dalla versione arcade, portando il roster a ben 21 combattenti, Nintendo ha inserito anche una nuova modalità di gioco che ci vedrà impegnati in scontri a squadre 3 vs 3. Non fatevi ingannare, non siamo di fronte a nulla di simile ai picchiaduro nati con la formula del versus, ma riesce comunque a dare un certo spessore al gioco se si riescono a combinare bene i counterpick. Uno dei punti a sfavore di questa versione risiede invece nello split-screen utilizzato per la modalità multiplayer locale sulla stessa console, che ovviamente impedisce un certo tatticismo visto che potete vedere in qualunque momento le mosse del vostro avversario e risente un po' di una resa visiva inferiore. Il gioco non era certo tecnicamente identico alla controparte da sala su Wii U ma faceva la sua bellissima figura, ponendo i mostricciatoli tascabili con una particolare ricchezza di dettagli. Su Switch il titolo è identico, cosa che non è certo positiva vista la potenza della console era infatti lecito attendersi un arcade perfect e invece niente, per fortuna i tempi di caricamento sono nulli e il netcode molto solido tanto da non aver mai avuto problemi di lag nel corso delle nostre partite.

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Commento e voto di Rosario Speciale

Rosario Speciale
Nintendo fino a questo momento ha lanciato grandi titoli per la sua console ogni mese, ricoprendo bene o male tutto il periodo e proseguendo fino a Natale con i botti. Pokkén Tournament DX č decisamente l’unico punto debole dall’uscita di Switch a oggi come esclusiva, non perché il titolo non sia valido, ma perché c’č concorrenza oggi. Settembre č un mese ricco di uscite per la console della grande N e non ce ne voglia, ma se su Wii U questo picchiaduro divertente e leggero poteva anche accontentare i giocatori che erano praticamente affamati di giochi, oggi la situazione di Switch č totalmente diversa. Con Dragon Ball Xenoverse 2 che ha dalla sua un valore contenutistico che surclassa il gioco di Harada e compagni č difficile consigliare questo se non ai fan piů accaniti di Pikachu e amici, tutti gli altri possono trovare alternative migliori e questo per Switch č decisamente un qualcosa di positivo e che mostra come siano cambiati i tempi.
7.0
Valutazione totale del gioco

Pro

  • Rapido e divertente
  • Tanti personaggi e arene

Contro

  • Poche novitŕ rispetto la versione Wii U
  • Anche su Switch troviamo fondali scarni e parecchio aliasing

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