Dynasty Warriors 9 – Il Re senza corona è tornato
Recensione

Dynasty Warriors 9 – Il Re senza corona è tornato

  • Versioni: PC PS4
  • Il genere dei musou è uno di quelli che o si odia o si ama, ma anche nell’ultima circostanza non si può negare come la serie principe di Koei Tecmo, Dynasty Warriors, aveva davvero dato tutto con l’ultimo episodio. Il titolo era cosi ripetitivo in ogni suo aspetto che era impensabile di poter vedere ancora una volta sfruttato il famoso Romanzo dei Tre Regni a cui si è sempre ispirato. Per cercare di smuovere la serie però si è deciso di puntare tutto sull’estro dei ragazzi di Omega Force, che grazie a innumerevoli esperienze nel genere, anche con diversi franchise di ogni tipo, hanno un livello di esperienza tale da essere gli unici a poter tentare di risollevare la saga.

    Proiettati nel futuro ma con lo sguardo fisso al passato

    Il coraggio di cambiare immesso dagli sviluppatori in Dynast Warriors 9 è evidente in ogni caratteristica, ma questo non è certo un motivo di vanto o positivo se non è realizzato a dovere. Partiamo con la storia, questa volta infatti non guideremo uno o più personaggi alla conquista della vittoria contro la fazione avversaria, il titolo infatti si divide in capitoli che ci porranno tantissimi personaggi diversi da controllare, abbandonando la formula degli stage dove correre nella zona da liberare o proteggere, in attesa della comparsa del boss, ma proiettandoci in una sorta di open-world. Si, anche i musou abbracciano a pieno quella che è ormai la moda del mondo liberamente esplorabile più caratteristiche da gioco di ruolo per l’avanzamento del personaggio, farming e crafting di armi e cosi via. Niente di originale sotto il sole quindi, ma la nuova struttura cambia la faccia al genere e sicuramente lo rende in un certo senso meno ripetitivo del solito. Avendo la possibilità di gironzolare per l’immensa mappa della Cina noteremo come diverse schermaglie saranno presenti in diverse zone, alcune abbordabili per il livello che avremo altre che ci verrà sconsigliato di affrontare per via del livello troppo alto dei nemici (come in ogni gioco insomma). A noi scegliere se rischiare o puntare a livellarci andando magari a portare a termine missioni secondarie o aiutando alcuni dei personaggi che popolano questo mondo. Ovviamente anche migliorare le armi dagli appositi fabbri o negozi avrà il suo ruolo, come tutte le attività secondarie presenti che vanno dalla caccia alla pesca, passando per sezioni in cui lo stealth dovrebbe essere la chiave per portare a termine la vittoria. Una grande libertà e varietà di azioni quindi che pone un netto stacco con i precedenti capitoli, ma che di contro dimostra però tutti i limiti di questo sistema che ormai vediamo in ogni action o gioco di ruolo, ovvero l’IA dei nemici. Gli Omega Force sono un team molto abile ma come sempre prediligono creare titolo che possano essere facilmente giocabili da tutti, questo pone il livello di difficoltà a essere sempre molto basso. Se quindi il consiglio è di buttarsi immediatamente sul difficile è inevitabile che giocando a normale si possa notare come farming, crafting e tutto ciò che è stato inserito nel sistema di gioco per creare quella caratteristica di aumentare di livello, acquisire punti abilità, migliorare le proprie armi per avanzare fino alla fine viene del tutto a mancare. Il titolo è cosi facile che non serve a niente comprare o scambiare merce varia, anche perdere tempo dietro le missioni secondarie e inutile, cosi come cercare di aumentare il proprio livello…il gioco si finisce sempre premendo un solo pulsante e tanti saluti a tutti.

    Perdersi per andare avanti

    Bisogna ammettere che il sistema di combo è stato cambiato notevolmente in questo capitolo, peccato che di base si tratti sempre e solo di premere un paio di tasti alternandoli. Rispetto ai prequel qui troviamo una barra del vigore, che diminuisce in base a come combattiamo, ma che non staremo nemmeno a calcolare più di tanto nel mezzo dell’azione di gioco, mentre gli attacchi adesso possono cambiare a seconda del nemico o della situazione in cui ci troviamo, tutto rigorosamente pilotato ovviamente. Certo i 90 personaggi giocabili, ognuno con la sua arma e stile di combattimento, sono una variabile da non sottovalutare, ma il gioco in se resta davvero un esperimento riuscito a metà. Se da una parte abbiamo la ormai consolidata formula dell’open-world da esplorare a piedi o con il nostro cavallo, con tutti i crismi del caso, dall’alto ci si è dimenticati di dare più spessore e tatticismo al combattimento, vero cuore di Dynasty Warriors, restando ancorati a un meccanismo pilotato che regala ben poche emozioni. Considerato poi che Koei Tecmo ha puntato sul mondo aperto, è davvero inammissibile poi ritrovarsi con una Cina cosi spartana, poco dettagliata, con cosi poche caratterizzazioni ambientali e le solite ripetitive missioni secondarie (ancora a raccogliere erbe e oggetti che vi fare passare il tempo in modo molto noioso). Insomma anche il lato tecnico latita, siamo davvero sul mediocre e lontani dalle bellezze viste in altri giochi, andando a mancare i punti in cui i paesaggi ci lasciano a bocca aperta, o quei momenti nei quali ci soffermiamo per guardare l’orizzonte del mondo di gioco, e nulla può il ciclo giorno e notte, il motore grafico non riesce a stare al passo con i tempi, mentre le battaglie si ripropongono con i soliti milioni di soldati tutti uguali.

    Pro

    • Tantissimi personaggi giocabili

    Contro

    • Facilissimo
    • Tecnicamente mediocre
    • Non diverte e appaga come dovrebbe

    Conclusioni

    Ancora una volta il mondo dei videogiochi si va a omologare in quella che è la formula dei titolo con mondi aperti da esplorare, e tanti elementi da gioco di ruolo. Peccato che Dynasty Warriors 9 nonostante le tante cose che permette di fare al giocatore si presenta con una trama troppo intricata per noi europei, un livello di difficoltà quasi inesistente se non si passa immediatamente a quello più elevato, e quella generale sensazione di ripetitività che annoierà il giocatore dopo poche ore. Anche il “nuovo” sistema di combattimento risulta ripetitivo e non certo all’altezza, nonostante il fatto che sia molto pilotato renda gli scontri più spettacolari da vedere. In giro c’è molto di meglio e secondo noi Omega Force ha fatto lavori migliori con altri franchise, magari più classici come musou ma nettamente più divertenti e appaganti di questo.

    7 1

    Articoli Scritto da rspecial1 - Gamesnote.it

    I videogiochi li ha scoperti con Star Force, da allora è stato amore puro. Dal 2000 recensisce giochi di ogni genere e forma, passando per tutti i maggiori siti del settore in attesa del Dreamcast 2 e il riscatto di Sega.