Kingdom Come: Deliverance – La semplice vita di un fabbro
Recensione

Kingdom Come: Deliverance – La semplice vita di un fabbro

  • Versioni: PC PS4 Xbox One
  • Abbiamo seguito lo sviluppo di Kingdom Come: Deliverance con molta attenzione, provato le varie versioni e parlato molto con gli sviluppatori nel corso dello sviluppo, quindi avere finalmente la versione finale del gioco tra le nostre avidi mani ci ha resi estremamente felici. Quello che in tutti questi anni di programmazione, ricordiamo che il titolo nasce dalla raccolta fondi del lontano 2014, è il modo in cui i ragazzi di Warhorse hanno deciso di realizzare il gioco che desideravano fregandosene della “moda” che impone l’industria oggi. Questo gioco di ruolo è stato concepito principalmente per raccontare una storia e farci conoscere nel dettaglio la vera vita della società medioevale, come una vera e propria riproduzione storica. Ve lo diciamo sin da subito, il titolo non è per tutti, non è un gioco d’azione e anzi tutto avviene in maniera calma e molto lenta, dalla narrazione alle battaglie, quindi evitate di perdere tempo e soldi se non siete affascinati dal suo essere estremamente realistico e orientato più alla narrazione e descrizione degni eventi.

    Eroi per caso

    La storia di  Kingdom Come: Deliverance è incentrata completamente intorno alla figura di Henry, figlio di un fabbro della città di Skalica situata nella Boemia del 1403, che attraverso i vari eventi narrati diventerà quasi un eroe, affrontando vari nemici e diverse battaglie, ma non solo. Senza andare a svelare nulla di quello che è di fatto il cuore del gioco, la storia e le varie vicende raccontate, bisogna tenere a mente che i programmatori hanno impostato l’intera avventura con in mente il realismo dell’ambientazione e delle situazioni in cui ci ritroveremo. Dimenticatevi quindi che il giovane possa anche solo lontanamente diventare uno spavaldo guerriero in grado di annientare il più temibile dei tiranni, Henry è un cittadino dal rango molto basso e tutto ciò che può fare è obbedire ai nobili e chinare il capo senza obbiettare. Il personaggio è questo, ben studiato e caratterizzato come tutti quelli che incontreremo, ma non si evolverà mai a livello tale da cercare una rivalsa nei confronti di chi gli stà in alto, anzi dai vari dialoghi si comprende appieno come nella mentalità dell’epoca era cosi, non c’era niente di strano o a cui ribellarsi. Warhorse ha cosi posto molta attenzione a come ci rapporteremo con il mondo di gioco, avendo spesso diverse opzioni di dialogo a cui avremo una risposta che influenzerà diversamente il proseguimento dell’avventura, dandoci cosi piena coscienza di come sia importante la reputazione che la gente avrà di noi, specialmente i nobili. Il titolo è di fatto un gioco di ruolo, ma potrà essere terminato (stando ai programmatori) senza utilizzare mai la spada, che ci impone di tenere in considerazione gli stati d’animo del nostro personaggio, farlo mangiare, bere e anche lavarsi, perchè ogni cosa andrà a influire ciò che potremo fare o le abilità che sbloccheremo. Il titolo è di fatto complesso e ci dà molta libertà di azione per determinare come vogliamo essere visti nel mondo di gioco, ma non ci mette mai in maniera comoda a goderci semplicemente la storia. Se saremo affamati o non avremo dormito abbastanza combattere sarà molto più difficile, quindi anche i piccoli dettagli che magari in titolo come Skyrim non andavamo ad analizzare qui dovranno essere sempre tenuti in considerazione. Il titolo di Bethesda è quello da qui si è preso a piene mani per molti elementi del gameplay ma la differenza è che qui il realismo è maggiore, cosi rubare non sarà una buona idea per fare soldi viste le difficoltà sia nel rivendere la merce che quella di sfuggire alle guardie per fare un esempio. La differenza però che noterete maggiormente sarà quando si tratterà di combattere, sia con la spada o con l’arco, già riuscire a lanciare una freccia dove desideriamo sarà difficile vista l’assenza di aiuti o puntatori. Dovremo imparare tutto da soli, con la pratica e la pazienza necessari a finchè il buon Henry possa diventare un cavaliere degno del suo signore. Il fatto che il livello di difficoltà sia più alto della media del genere lo si evince dall’assenza di ogni tipo di aiuto, non solo in battaglia ma anche nelle missioni secondarie che possono essere ripetitive quando si tratta di cercare un oggetto o una determinata persona. Anche la stessa storia non è certo ricca di colpi di scena o altro, come detto negli articoli relativi alle nostre precedenti prove la varietà non manca e cosi tra un’infiltrazione in un monastero o battaglie varie le cose da fare non mancano, ma non c’è una vera e propria propensione all’azione e tutto si svolge in maniera lenta e inesorabile, specialmente le prime ore di gioco. Per molti potrebbe essere scoraggiante, ma di fatto i programmatori hanno riprodotto fedelmente sia gli avvenimenti storici dell’epoca che la vita che ogni persona conduceva, cosi hanno messo in secondo piano il sistema di combattimento. Già, se da un lato hanno preso molto spunto da titoli del genere eliminando elementi di fantasia (tranne le pozioni da creare con l’alchimia) dall’altro si sono dimenticati di cercare di copiare il gameplay che dà origine agli scontri. Ogni combattimento è lento, anche nell’azione stessa di sferrare un fendente, con molta noia in arrivo per il giocatore e una sensazione molto spiacevole che siano li tanto perchè dovevano esserci. Avvolte le battaglie più importanti sono divise in sezioni, cosi da prima dovrete sconfiggere determinati nemici, poi altri e infine l’obiettivo principale, il problema è che avendo la libertà di azione di una sorta di open world voi potrete anche non seguire gli schemi e andare direttamente dove desiderate, scoprendo però come sia impossibile evitare di fare ciò che i programmatori hanno deciso. Ad esempio se ci viene detto di entrare nell’accampamento nemico e uccidere gli arcieri, noi potremo anche andarcene sulla vicina collina dove si trovano i rinforzi nemici, ma faremo una bruttissima fine, senza contare che spesso potremo anche semplicemente stare nascosti e attendere che i nostri alleati facciano tutto per noi. Inutile negare come il sistema di collisioni e lotta all’arma bianca sia approssimativo, non riesca a dare soddisfazione e alla lunga è poco divertente da mettere in pratica, senza contare che i nemici ci affronteranno uno a uno per la nostra felicità.

    Modder dove siete?

    Dobbiamo ammettere che il mondo di gioco è stato ricreato in maniera incredibilmente fedele all’epoca a cui appartiene, il lavoro svolto in fase di ricerca dal team di sviluppo è incredibile e si nota dai dettagli, dalle descrizioni degli oggetti, all’ambiente di gioco e conformazione dei villaggi. Il tutto si contrappone però con dei difetti grafici non indifferenti, perchè se location, gli abiti e tutto il contesto sono decisamente molto curati e ben fatti alcune animazioni sono notevolmente inadeguate e vanno anche a contrapporsi con i volti, il miglior elemento tecnico che mostra Kingdom Come: Deliverance. Certo stiamo sempre parlando di un team piccolo e che non ha le qualifiche per realizzare un open world che mostri i muscoli di un The Witcher, ma qui spesso siamo sotto a quelli di Skyrim che di anni sul groppone ne ha tanti. A salvarsi in  modo inatteso è la regia, in grado di enfatizzare i momenti migliori sia della narrazione che delle nostre scorribande, peccato che la telecamera non sia cosi perfetta, mentre sono sbalorditive le musiche che con un orchestra davvero stupefacente sono senza dubbio il punto più alto della produzioni di Warhorse.

    Pro

    • Ricreazione dell'epoca perfetta
    • Tantissimi dialoghi per strutturati
    • Un fascino tutto particolare

    Contro

    • Lento e macchinoso
    • Spesso ripetitivo

    Conclusioni

    Come già anticipato nel corso della recensione Kingdom Come: Deliverance non è un titolo per tutti, essendo la visione del team di sviluppo di ciò che per loro è un gioco di ruolo attinente ai fatti storici e coerente con la realtà dell’epoca in cui si svolgono i fatti. Immaginate uno Skyrim senza draghi, magie, episodi epici, nemici da cinema hollywoodiano ma più semplicemente un fabbro che servendo il proprio signore riesce a diventare cavaliere, senza macchia ne lode, senza essere alla fine un eroe come siamo abituati a vederli noi nei videogiochi. Purtroppo il sistema di combattimento, la sua estrema lentezza narrativa e non, accompagnato a quei difetti grafici e di telecamera, lo rendono un buon titolo per chi volesse provare una sfida diversa dal solito, immersa però un un mondo ben fatto e ricostruito in maniera certosina.

    7 1

    Articoli Scritto da rspecial1 - Gamesnote.it

    I videogiochi li ha scoperti con Star Force, da allora è stato amore puro. Dal 2000 recensisce giochi di ogni genere e forma, passando per tutti i maggiori siti del settore in attesa del Dreamcast 2 e il riscatto di Sega.