Need fo Speed Payback – La sbandata di Ghost Games
Recensione

Need fo Speed Payback – La sbandata di Ghost Games

Inutile girarci intorno, la serie Need for Speed l’abbiamo amata perché con l’Underground ci permetteva di modificare le nostre vetture in modo tamarissimo mentre ascoltavamo musica che pompava adrenalina. Sono passati anni e nonostante Electronic Arts abbia cercato diverse formule per tornare ai fasti di un tempo non ci è riuscita, andando però a realizzare sempre dei buoni titoli arcade. Le aspettative per questo Payback erano alte, dopo due anni di attesa e i video mostrati non potevamo non attenderci un bel ritorno alle origini da parte degli sviluppatori di Ghost Games…invece cari i nostri lettori la cara e buona EA ha fatto di tutto per rovinare il gioco con due semplici parole, Speed Card, ovvero microtransazioni come se piovesse.

Dove stanno le Alfa Romeo???

Come ogni ultimo capitolo della saga ci ritroveremo in un’avventura in puro stile Fast & Furious che però vista la trama e la recitazione dei personaggi risulterà peggio di Fausto e Furio (che rappresenta il degrado del cinema italiano per chi non lo avesse visto). 15 ore per portare a termine una storia della quale non ci sentiremo mai protagonisti, coinvolti o presi a tal punto da desiderare di scoprire come va a finire. Quindi partiremo come sempre con macchine di poco conto e dovremo cercare di vincere varie gare prima di poter sfidare il capogruppo di turno, in questo modo la storia prosegue e si ricominciano le solite gare da portare a termine prima di sfidare il nuovo capogruppo, fino ad arrivare alla fine del gioco e da li, finalmente, poter fare ciò che desideriamo senza vincoli. Il problema della struttura appare chiaro, molto lineare e ripetitiva, ma se le missioni da portare a termine o le sequenze scriptate fossero diverse, originali o comunque molto varie tra di loro la noia causata dalla ripetitività dell’azione di gioco non si noterebbe. Il fatto di essere in un open-world caratterizzato da varie zone con terreni e percorsi diversi, non riesce a cambiare la sensazione di essere di fronte a un titolo troppo impacchettato su dei binai predefiniti. Girovagando per la mappa potremo partecipare come da tradizione a una serie di sfide di ogni tipo, affrontabili con tutte le vetture, con macchine specifiche e anche con un grado di difficoltà diverso. Il problema del gioco non risiede però in quella che è una struttura già vista in tanti altri racing game, e neppure nel sistema di guida che essendo arcade risulta padroneggiabile dopo pochi minuti. Quello che va a colpire in maniera molto negativa il gioco è il sistema di modifica e potenziamento dei nostri bolidi, legato per forza di cose a un sistema a carte chiamato Speed Card. Giocando e vincendo ne otterremo di diversi tipi, che andranno a modificare e potenziare le caratteristiche dei mezzi, aumentando di bonus in base anche al costruttore che useremo (più parti moneteremo dello stesso e più bonus avremo). Il problema è che se per arrivare alla fine della storia si riesce agevolmente a competere con l’IA potenziando adeguatamente il nostro mezzo, dopo sarà tutto più difficile. Conquistare una Speed Card non è difficile, ma bisogna tenere conto che il sistema è preso a piene mani dal FUT di Fifa, quindi dovremo scegliere una carta senza nemmeno sapere che effetto avrà oppure comprarle presso i garage. Il sistema è poi fatto in modo tale che riuscire a potenziarsi come si deve dopo l’endgame, quindi nel momento in cui ci si può finalmente divertire liberi dalla storia principale, sembra studiato appositamente per favorire le microtransazioni. Non riusciamo a dare un senso a questo sistema, non capiamo perché non si possa vincere una somma di denaro, entrare nel garage e con quella comprare ciò che ci serve o vogliamo, come in Underground o in altri titoli. Qui è stato modificato un sistema di gioco funzionale per favorirne uno che introducesse le microtransazioni, perché questo delle Speed Card è del tutto inutile, non serve a nulla e non ha ragione di esistere se torniamo anche solo al capitolo di due anni fa. Sinceramente solo per aver modificato la meccanica di come si acquistano i potenziamenti delle macchine classico della serie, per favorirne una da pay to win e spillare soldi ai soliti figli di papà a cui il portafoglio non si sgonfia mai, andrebbe bocciato e lasciato sugli scaffali. Payback non è un brutto titolo, nonostante tutto si presenta come un gioco della serie vecchio stile con la sola mancanza di freschezza, di quel qualcosa in più di cui si sente la mancanza e anche dell’atmosfera in stile Underground che i fan cercano da tempo. Si lascia giocare e non apporta nulla di nuovo al genere, a quanto visto in tanti altri racing arcade votati alla velocità e al rilascio di NOS come se non ci fosse un domani, ma dal re del tuning ci attendevamo davvero un passo in avanti in quella direzione. Non ci resta che sperare che qualcuno si decida a effettuare un semplice remake di U2 magari aggiornando il garage con vetture odierne, con una bella Giulia QV, per essere davvero felici di un nuovo capitolo di Need for Speed.

Il motore di due anni fa è meglio

Tecnicamente parlando bisogna ammettere che il gioco non stupisce, purtroppo dopo esserci rifatti gli occhi con Forza 7 e le vetture di Gran Turismo Sport è evidente come questo Payback soffra il confronto con la concorrenza e non solo. Nonostante il ciclo delle giornate bisogna ammettere che il reboot di due anni fa ha dei gran pregi e a tratti sembra anche superiore, certo l’effetto sempre bagnato aiuta a migliorare l’estetica ma l’open world rovina tutto il resto. Ambientazioni anonime, prive di vita, con pop-up come se non ci fosse un domani sono solo alcune delle problematiche che la scelta di un mondo aperto hanno portato, paragonandolo a Forza Horizon 3 poi non potremmo che segnarne il funerale. Quindi se dal punto di vista grafico non si vedono miglioramenti e in giro c’è di meglio, anche da un bel po’, al titolo non resta che puntare soltanto sull’audio per avere dalla sua le musiche adeguate alla tipologia di corse mentre il doppiaggio è mediocre, con la lingua originale che è quella che vi consiglieremmo di usare.

Pro

  • Arcade sempre divertente

Contro

  • Speed Card evitabilissime
  • Poche modifiche effettuabili
  • Storia banale e noiosa
  • Missioni ed eventi ripetitivi

Conclusioni

Electronic Arts è riuscita a rovinare il suo titolo automobilistico con delle pessime scelte. A livello di design l’open world ha mostrato molti limiti tecnici, con il Frostbite non in grado di essere sfruttato adeguatamente e con una generale qualità al di sotto della concorrenza,basti pensare che il frame rate è ancorato ai 30fps su PlayStation 4. La scelta di eliminare il classico sistema con il quale attraverso le vittorie si guadagnano soldi da spendere per migliorare e rendere più bella la propria auto, a favore delle Speed Card che sono li esclusivamente per favorire le microtransazioni, fanno il resto per farci sconsigliare l’acquisto di un titolo che non è oggi consigliabile agli amanti del tuning o corse arcade. C’è molto di meglio in giro al momento e con meno sistemucci per spillarvi soldi inutilmente.

6