Nights of Azure 2: Bride of the New Moon
Recensione

Nights of Azure 2: Bride of the New Moon

I ragazzi di Gust non devono aver capito che la miglior cosa da fare quando si produce un videogioco è concentrarsi su un singolo prodotto o brand e non lanciarsi in fantomatici progetti di ragazze magiche. Nights of Azure lo scorso anno riuscì a conquistare una fetta di pubblico grazie alle sue tematiche omosessuali che vedevano protagoniste giovani ragazze, ma dal punto di vista tecnico e ludico era un colabrodo. Se l’impegno dello sviluppatore è stato comunque diviso tra la programmazione di questo sequel, Atelier Firis e Blue Reflection qualcosa doveva per forza non funzionare a dovere. Preparatevi perché se vi eravate illusi che i difetti passati fossero stati risolti e il franchise potesse fare un salto di qualità resterete amareggiati, il salto infatti c’è ma direttamente nel cestone dei titoli da dimenticare. Vediamo insieme cosa è successo nella creazione di questo gioco di ruolo che secondo noi è andata storta.

 

Le ragazze dalle forme rotonde non stancano mai

Il gioco parte esattamente da dove si concludeva il prequel, questa volta dobbiamo svelarvi però che la protagonista sarà un mezzo-demone, questo senza spoilerarvi troppo la trama, perché la meccanica di gioco vuole che il titolo si svolga nelle ore notturne con una bella luna azzurra che indicherà il tempo rimasto al giocatore prima che l’oscurità inghiotta tutto. E niente, nemmeno Atreyu potrebbe questa situazione complicata ma voi non uscite da “La storia infinita” e di conseguenza i programmatori vi hanno donato nuovi poteri per cercare di arricchire un sistema di gioco che oltre essere troppo semplicistico denotava un livello di difficoltà rasente lo zero. Adesso il nostro compito sarà duplice, per prima cosa cercare di raccogliere il sangue blu rilasciato dai nemici nel corso delle battaglie, questo infatti ci consentirà di poter restare per un periodo di tempo maggiore in missione, e per contro del tempo limiti con cui bisogna portare a termine la missione selezionare ciò che dovremo fare sarà strategicamente più complesso. Come abbiamo imparato nella prima avventura avremo con noi una compagna, che aumenterà di livello automaticamente, e due Servant (che per chi non avesse dimestichezza con il brand sono degli animaletti con particolari poteri, elementari o meno) che invece prima erano quattro. Da notare che sia per potenziare noi stessi che i nostri fedeli servitori i punti esperienza da sfruttare saranno diversi, così da tenere in considerazione in maniera più particolare quale portare con noi e per quanto tempo, in modo da avere una serie di aiutanti di un livello adeguato alle sezioni avanzate di gioco. Il sistema di combattimento è molto action, quindi con i soliti colpi leggeri e forti e combo che ne scaturiscono se concatenati gli uni con gli altri. Purtroppo il titolo nonostante le novità introdotte sia con gli attacchi extra effettuabili dalla nostra compagna umana che la possibilità di trasformare i due mostriciattoli in vere e proprie armi delude ancora per livello di sfida, complessità delle missioni e questa volta anche trama di gioco.

 

Aluche ma che combini?

Purtroppo i programmatori di Gust con questo Nights of Azure 2: Bride of the New Moon non sono riusciti a dare al brand una propria identità, perché se è vero che hanno puntato molto sul sistema del tempo limite dall’altro lato il livello di difficoltà è sempre molto basso, l’estremo è selezionabile solo dopo aver terminato l’avventura e difficilmente dopo 20 ore vi verrà voglia di riprenderlo in mano. Certo in alcuni livelli ci sono dei bivi e delle scelte da fare, perché solo determinati servitori potranno aprire alcuni passaggi (ad esempio solo uno di fuoco potrà bruciare i rami che bloccano una zona nascosta ecc ecc), ma il problema resta sempre quella sensazione di avere tra le mani un action RPG debole non solo nel gameplay ma anche nella trama, un po’ troppo tirata per i capelli, noiosa e sicuramente inferiore a quella del primo che tanto ci aveva catturato. Questo secondo episodio poi doveva rappresentare anche una svolta tecnica, abbandonando il cross-platform che in teoria impedì al prequel di fregiarsi di un comparto tecnico degno di una PlayStation 4 con ormai 4 anni sul groppone. Ebbene, tralasciando quanto siano sensuali e bellissime le ragazze, siamo di fronte a un titolo mediocre persino sulla vecchia terza console di Sony, con pochissimi poligoni a schermo e una presenza di dettagli sia per gli scenari che le ragazze davvero minimalista. Anche il bestiario è poco vario e limitato, come le varie animazioni di ogni singolo elemento che si muove a schermo. Si salva solo la colonna sonora, non eccezionale e che ricorderete a vita, ma almeno riesce nel suo intento di accompagnare il giocatore lungo questo noioso e ripetitivo viaggio tra battaglie nelle quali i musou hanno più tecnicismo.

Pro

  • Ragazze molto sensuali

Contro

  • Sistema di combattimento semplici e ripetitivo
  • Storia principale banale e poco interessante
  • Tecnicamente mediocre e livello di difficoltà nullo

Conclusioni

Non siamo per nulla rimasti soddisfatti da Nights of Azure 2: Bride of the New Moon, ci attendevamo un titolo che riuscisse a limare i limiti del prequel e prendesse deciso la rotta verso un nuovo brand da seguire per i fan del genere. Purtroppo nonostante alcune idee interessanti, la realizzazione grossolana e superficiale delle meccaniche di gioco, la ripetitività di ogni quest e missione, oltre la storia davvero debole e poco interessante lo fanno sprofondare nella mediocrità. Se a tutto ciò aggiungiamo il solito livello di difficoltà inesistente, l’impossibilità di selezionare da subito quello estremo, e una realizzazione tecnica che non sarebbe buona nemmeno su PlayStation 3 avrete il quadro della situazione del titolo che vi trovereste di fronte e che conclude in malo modo il ”Magical Girls Project” della società.

6.5