Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory – Quando riciclare non basta
Recensione

Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory – Quando riciclare non basta

  • Versioni: PS4
  • I Digimon sono un fenomeno che chi come me è cresciuto con la serie televisiva dedicata a Tai e i Digiprescelti, seguendone le gesta fino allo scontro con Apokarimon, non è mai riuscito ad avere una trasposizione videoludica degna di nota. I giochi dedicati a questo franchise sono sempre stati tanti, dai tempi della prima Play, ma la qualità ha da sempre latitato. Bandai Namco sembrava aver intrapreso la strada giusta con i suoi ultimi prodotti, ma se già con l’ultimo Next Order un pò di stanca iniziava a sentirsi con questo Hacker’s Memory le cose si sono fatte letteralmente più commerciali. Per tutti i fan e per chi avesse già i precedenti capitoli, è giusto dire da subito che non siamo di fronte a un nuovo capitolo ma ha un gioco che potrebbe essere considerato quasi come un grande DLC, un’espansione, di quello visto due anni fa. Un bene per chi non ha mai giocato alla serie, un male per chi ha già i prequel.

    Minimo sforzo e massimo guadagno…alla faccia del fanservice

    Il titolo è ambientato subito dopo le vicende di Digimon Story: Cyber Sleuth, di conseguenza dovremo tornare nuovamente nel mondo digitale del Cyberspazio Eden, completamente virtuale e che permette a tutti di vivere al suo interno mentre i corpi fisici sono altrove. Ovviamente questo mondo è in pericolo e il nostro compito non poteva che essere quello di salvarlo, mettendoci ancora una volta nei panni dell’eroe che casualmente era nel posto sbagliato e al quale hanno anche rubato l’identità. La trama è ovviamente banale e non certo il massimo, ma per un titolo del genere non c’è molto di cui lamentarsi visto che l’obiettivo del giocatore e ben diverso. Com’era lecito aspettarsi, il cardine attorno cui ruota il gameplay è rappresentato dal collezionare centinaia di Digimon diversi, farli crescere di livello tramite il sistema di combattimenti a turni del gioco e poi decidere in quale direzione farli evolvere, visto che ognuno dei mostriciattoli potrà vantare dalle tre alle cinque trasformazioni. Ho usato non a caso il verbo collezionare in luogo di quello catturare, tipico invece della saga creata da Game Freak: in Digimon Story Cyber Sleuth- Hacker’s Memory, per arruolare una creatura nel proprio roster basta incontrarla un numero di volte sufficienti affinché la sua barra si riempia fino al 100% (per i più pazienti, è possibile anche arrivare al 200% e migliorare le abilità base del Digimon). Questa dinamica, più intuitiva ma forse meno soddisfacente rispetto a quella della concorrenza, consente comunque di racimolare sempre Digimon di basso livello quando si visitano dungeon già completati, e questa abbondanza, a sua volta, permette al giocatore di sperimentare molto di più di quanto non accade con i Pokemon, più costretti nel loro percorso evolutivo. L’elevato grado di personalizzazione, d’altronde, si rivela come uno degli aspetti migliori della produzione, in quanto chi volesse potrebbe dedicare decine di ore (ben al di là della conclusione della storyline principale) a farmare il suo party ideale: peccato allora che, anche al livello di difficoltà più alto, la sfida proposta dal prodotto Media Vision sia risibile, veramente alla portata di tutti, senza stimoli di sorta. Il battle system, di per sé, fa poco per distinguersi dalla massa: la turnazione è rigida ed evidenziata da una barra laterale, gli scontri casuali (anche se mai troppo frequenti, ad onor del vero) e i dungeon all’interno dei quali muoversi risultano tra i meno ispirati visti su PS4. Non aiuta la scarsa spettacolarità degli scontri, gestiti da una telecamera abbastanza statica, la stessa che, non ruotabile, limita tremendamente le già scarne sezioni esplorative: certe limitazioni va da sé che su Playstation 4 appaiono davvero anacronistiche, al di là della qualità complessiva del prodotto, che rimane comunque discreta. Le ore passate in compagnia del titolo Namco Bandai, quindi, sono state delle montagne russe, tra un level design scialbo ed approssimativo e il piacere di far crescere un esercito di Digimon: l’amore verso il franchise, mai come in questo caso, potrebbe davvero essere decisivo nel valutare un eventuale acquisto.

     

    Riproporre lo stesso gioco dopo due anni…c’è chi lo fà ogni anno

    Il lavoro svolto a livello tecnico è identico a quello effettuato per l’intera produzione, minimo. Gli sviluppatori si sono limitati a prendere il titolo del 2016 e riproporlo pari pari, con gli stessi dungeon, ambientazione, sistema di gioco, Digimon e tutto fino anche i personaggi secondari. Qualcosa di davvero pessimo per un gioco di ruolo che poi non è venduto nemmeno a prezzo budget.  Bene, invece, la longevità: se una trentina di ore potrebbero essere sufficienti a vedere la fine della campagna, a questa conta se ne possono aggiungere almeno un’altra quindicina in caso si decida di completare la propria collezione, o di confrontare la forza del proprio party contro avversari umani in rete.

     

    Pro

    • Meccaniche di gioco consolidate...

    Contro

    • Copia/incolla di Cyber Sleuth
    • Tecnicamente limitato
    • Tutti in inglese, nemmeno questa volta i sub ita!

    Conclusioni

    Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory è un titolo adatto a chiunque ami i mostri digitali e allo stesso tempo non ha giocato ai precedenti capitoli, specialmente a Cyber Sleuth. Il titolo di Media Vision è un copia/incolla imbarazzante del precedente gioco di ruolo, che ci si può aspettare da un titolo sportivo ma non da un gioco di ruolo, mostrando una caduta di stile di Bandai Namco che con questa manovra ha sicuramente tratto in inganno i fan meno attenti.

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