The Inpatient – Una breve e lenta passeggiata dentro un sanatorio
Recensione

The Inpatient – Una breve e lenta passeggiata dentro un sanatorio

  • Versioni: PS4
  • Quando arrivi da due produzioni più che buone le aspettative per l’ultimo progetto sono sempre alte, cosi i ragazzi di Supermassive Games dopo averci immerso nel mondo di Until Dawn prima su PlayStation 4 e successivamente con uno spin-off dedicato alla realtà virtuale, devo aver sentito molta pressione lavorando a questo The Inpatient. Ancora una volta saremo immersi in un’avventura destinata al visore VR di Sony, in quello che è un vero e proprio viaggio più da terrore psicologico che splatter o in stile Resident Evil 7. Purtroppo però qualcosa non ha funzionato perfettamente e il risultato che ci siamo trovati a vivere con il caschetto non è stato all’altezza, non tanto delle aspettative, ma di metterci qualche brivido o farci sentire parte del gioco. Ma andiamo con ordine e analizziamo cosa ci troveremo ad affrontare giocando a questo nuovo titolo, che graficamente è davvero il massimo visto sin’ora per il visore della casa giapponese.

    Una storia che sà troppo di “già visto” 

    Il protagonista del gioco è un uomo che si risveglia nel sanatorio di Blackwood, visto che il titolo ha dei collegamenti con i precedenti lavori dei Supermassive Games sebbene non sia indispensabile averci giocato, senza alcun ricordo di chi sia e del perchè sia in questo luogo. Incubi e visioni non aiutano certo a capire cosa stia succedendo, mentre le persona presenti nella struttura si rivolgono a noi sapendo chi siamo e perchè siamo li, mentre noi ovviamente dovremo scoprirlo giocando. Ovviamente trattandosi di un titolo dai colori horror le cose si complicheranno e strani avvenimenti inizieranno ad accadere nel sanatorio, con tutta una serie di misteri che vanno a formare la trama del gioco che ha come da tradizione finali multipli. Purtroppo nonostante l’idea di base sia interessante e possa inizialmente invogliare il giocatore a cercare di capirne di più sia il gameplay che lo stile narrativo utilizzato fanno da pietra tombale a un gioco che già di suo dura un paio di ore e nulla più. Partiamo dal dire che il titolo sembra iniziare con un ritmo lento, purtroppo però non decolla mai e resta cosi per tutta la sua durata, con un paio di occasioni in cui avremo dei sussulti degni di uno spavento ma per il resto di horror, psicologico o meno, non abbiamo intravisto nulla. Il sistema di gioco poi non aiuta, siamo di fronte a un classico walking simulator nel quale dovremo semplicemente cercare i pochissimi oggetti interattivi che ci faranno proseguire nella storia o avere dei flashback che dovrebbero fare luce sul nostro passato. Dobbiamo dire che il sistema di controllo è variegato e che i programmatori hanno saputo implementare a dovere l’uso dei Move, mentre se giocate con il Dual Shock preparatevi a qualche imprecazione in più perchè è davvero molto macchinoso anche solo spostarsi lateralmente con quello. L’ultimo elemento che caratterizza The Inpatient è quello adibito a darci qualche biforcazione nella trama ed è costituito dai dialoghi che avremo con il personale medico o altri pazienti, dove le solite risposte multiple potrebbe andare a modificare il nostro destino. Grazie al famoso “effetto farfalla” e i finali multipli la longevità può aumentare per chi desiderasse rigiocarlo e scoprirli tutti, ma non è che sia proprio il massimo dell’esperienza farlo. Graficamente siamo di fronte ad uno dei migliori titoli per PlayStation VR, grazie alla location alò chiuso e quasi sempre buia, mentre sia con l’ottimo riconoscimento vocale e il doppiaggio in italiano l’immersione raggiunge dei livelli più marcati rispetto ad altri prodotti dello stesso genere.

    Pro

    • Graficamente superbo
    • Ottimo riconoscimento vocale

    Contro

    • Storia poco interessante
    • Lento, lento e ancora lento
    • Dura poco questa passeggiatina
    • Niente brividi, niente emozioni

    Conclusioni

    Purtroppo questa volta i ragazzi di Supermassive Games non sono riusciti a farci venire i brividi, anzi visto l’andamento molto lento e blando che The Inpatient ha per le due ore circa di ogni run finirlo è quasi una tortura. Per fortuna grazie all’impatto audio visivo l’immersione è cosi elevata, con due Move, che per una volta si può anche soprassedere all’assenza di momenti horror o degni di nota ma è uno di quei titoli che non vale il prezzo del biglietto e che ancora una volta è molto lontano dall’essere un titolo davvero completo. Insomma se per togliere un pò di polvere dal PlayStation VR serve farsi una passeggiata dentro questo sanatorio allora provatelo, ma non abbiate grandi pretese visto che della classe del primo Until Dawn non c’è traccia.

    5 1

    Articoli Scritto da rspecial1 - Gamesnote.it

    I videogiochi li ha scoperti con Star Force, da allora è stato amore puro. Dal 2000 recensisce giochi di ogni genere e forma, passando per tutti i maggiori siti del settore in attesa del Dreamcast 2 e il riscatto di Sega.