Stifled – quando la paura si sente
Recensione

Stifled – quando la paura si sente

La realtà virtuale non ha sfondato come ci si aspettava nemmeno su PlayStation 4, con Sony che regala praticamente ormai il visore con ogni sorta di bundle e le società che non investono in titoli davvero degli di essere chiamati tripla A.

Così se soltanto un milione di persone hanno scelto di provare quest’esperienza, sui 60 milioni come bacino di utenza potenziale che ha l’ammiraglia che detiene la leadership del settore, cercare fondi o investimenti ingenti nella produzione di software non è semplice. In un periodo nel quale i titoli tradizionali hanno un costo di sviluppo sempre più elevato e sia con i DLC che le microtransazioni i produttori cercano di ammortizzare i costi di produzione ecco che il futuro del VR non sembra al momento promettente. I titoli annunciati ci sono, ma decisamente non fanno impazzire o strappare i capelli a nessuno e chi non ha comprato PlayStation VR non lo farà certo per uno dei prossimi titoli in arrivo. Per fortuna però dove non riescono le società multinazionali del settore ci pensano dei temerari appassionati, che con semplici idee e mezzi da garage qualcosa di buono la fanno, come per questo Stifled, nato dalla mente di alcuni studenti e diventato un titolo vero e proprio. Vi segnaliamo sin da subito che il gioco può essere usufruito anche senza visore, ma questo vi farà perdere decisamente il senso e l’atmosfera che sono il punto di forza di questa esperienza, quindi se soffrite del fastidioso effetto nausea vi consigliamo di fare qualche pausa tra una sessione e l’altra, il dottore infondo non vi ha mica prescritto di finirlo tutto d’un fiato.

Il terrore arriva dal rumore prima che dalla vista
Gli sviluppatori si Singapore si sono cimentati in un progetto ambizioso ma che sarebbe stato rischioso anche per gente più esperta del settore, figuriamoci per un gruppo di semplici studenti. Stifled è un titolo semplice, dalle meccaniche di gioco basiche e totalmente lineare. L’esperienza che riesce a trasmettere è quella di un’avventura nella quale la storia dovrebbe catturare l’attenzione prima di tutto il resto, così da stimolare il giocatore ad avanzare. Purtroppo dobbiamo immediatamente fermarci a quella che è la realtà ovvero l’idea sulla quale si base il titolo è del tutto scontata e ormai abusata, stiamo parlando infatti del fatto che il giocatore si ritroverà in un ambiente totalmente buio, quasi come se fosse cieco, e soltanto facendo rumore provocherà quello che è un sonar che mostrerà per breve tempo l’ambientazione. Come prevedibile ci saranno anche dei nemici, che sentendo il rumore accorreranno verso di noi per farci abbracciare la morte, quindi dovremo semplicemente distrarli lanciando oggetti dalla parte opposta a quella in cui andremo. Il titolo è tutto in questa meccanica, considerando che i nemici sono davvero pochissimi e come immaginerete ci ritroveremo semplicemente a passeggiare in cerca della fine. La struttura di gioco semplicissima potrebbe essere vincente se accompagnata da una narrazione forte e una storia davvero avvincente, purtroppo il gioco è esattamente ciò che non doveva essere. La trama è confusa per quasi metà gioco, la noia prende presto il sopravvento sul giocatore e il finale farà comprendere meglio che ciò che inizialmente ci sembrava una storia banale e senza profondità, lo è davvero. Le uniche trovate interessanti del titolo sono che il rumore per scatenare il sonar lo dovremo eseguire noi con la nostra vocina, cosi parlando al microfono integrato nel visore, ma è troppo poco e alla lunga nemmeno cosi divertente. Se deciderete di non giocare in realtà virtuale l’avventura allora il suono lo emetterete semplicemente con un pulsante, perdendo però moltissimo dell’atmosfera che il gioco ha e che alla fine è l’unico elemento degno di nota. La grafica è basica, sfondo nero e dettagli in bianco per lo più, ma quello che lascia a desiderare è il level design troppo poco interessante, con percorsi ben precisi da fare per evitare di incontrare i nemici o quando li distrarremo. Inoltre è inutile negare che per le tre ore di gioco proposte si doveva inserire qualche variante in più, qualche spunto che potesse non annoiare il giocatore che grazie alla storia potrebbe finire con il tagliarsi e vene dalla disperazione.

 

Pro

  • I primi minuti mette tensione e ansia

Contro

  • Noioso, ripetitivo e banale nel gameplay
  • Storia da dimenticare

Conclusioni

Purtroppo l’idea del suono che mostra l’ambiente di gioco è stata già ampiamente utilizzata da altri, in modi diversi, contesti diversi, ma siamo sempre li. Una buona idea che però avrebbe dovuto essere supportata sia da una trama decente che da alcune variabili del gameplay, che per come si presenta è un semplice avanza, evita i nemici, avanza, evita i nemici e fine walking simulator. In Stifled si salvano le atmosfere e quella sensazione di timore e ansia che si genera, con il visore, quando ancora si è confusi e ignari di cosa il gioco proponga, insomma la prima mezz’ora è un titolo da “wow” poi si perde nella ripetitività e noia

5