Retro Weekend: Age of Empires II – The Age of Kings
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Retro Weekend: Age of Empires II – The Age of Kings

Il mondo degli strategici, grazie agli smartphone, ha raggiunto oggi vette impensabili anni fa quando il genere in questione era riservato a una ristretta elite che, munita di pazienza, si cimentava per ore come comandante di eserciti e fini strateghi. Uno dei primi titoli che sdoganò il genere degli strategici in tempo reale fu sicuramente, ancora nel lontano 1999, l’ottimo Age of Empires II: The Age of Kings, sviluppato da Ensemble Studios e prodotto da Microsoft Corporation. Si trattò di un titolo che fece crescere, in noi giocatori, il desiderio di guidare potenti armate e annientare i nemici. Il tutto senza che l’online fosse fondamentale come oggi.

IL RITORNO DEL RE

L’ispirazione per la stesura di questo articolo mi è venuta grazie agli sconti Steam, visto che la versione HD di Age of Empires II era in offerta a un prezzo stracciatissimo, con tutte le sue espansioni. Quindi, dopo quindici anni, mi sono rimesso a giocare ad un titolo che all’epoca mi rubò tantissime ore di vita sociale, grazie alla sua capacità di catturare letteralmente l’attenzione di chi ci giocasse. Il senso di conquista e di abilità strategica era importantissimo ai fini del gioco, presupponendo si scegliesse un livello di difficoltà piuttosto importante. Ricordo che il mio PC, all’epoca, lo faceva girare in maniera quasi indegna, il che mi portò a raccattare un assemblato un po’più potente, quasi esclusivamente votato al far funzionare al meglio lo strategico targato Ensemble Studios. E da lì cominciò la mia Age of Empires – dipendenza. Subito mi cimentai nelle campagne, che mi sarebbero tornate utili anche per apprendere i fondamenti del gioco. Ricordo che in questo caso il tutorial fu affidato all’eroe scozzese William Wallace, che spiegava per filo e per segno il sistema di gameplay di Age of Empire II. Il tutto si basava sulla ricerca delle risorse da parte degli abitanti, identificabili in quattro categorie: legname, cibo, oro e pietra. A partire dalla fornitura di tali materiali, si poteva far progredire la propria civiltà in tutte le età presenti. Si partiva dall’Alto Medioevo, si passava all’età Feudale, sino a quella dei Castelli e, infine, a quella Imperiale. Ogni epoca garantiva delle migliorie rispetto a quella precedente e si potevano affinare e migliorare le costruzioni e i propri eserciti tramite le scoperte scientifiche e le nuove tecnologie. In fondo si trattava di una lotta contro il tempo, la fazione che riusciva a svilupparsi prima, tipicamente aveva buone chance di distruggere le altre. Quindi bisognava, sin da subito, conquistare il maggior numero possibile di risorse, creando gli abitanti e mettendoli sotto a lavorare, come un vero e proprio tiranno, facendogli rischiare la vita nel ricercare le miniere d’oro o di pietra, oppure recuperando il cibo trovando il bestiame e, in un secondo momento, creando le fattorie. Il cibo, infatti, era l’unica risorsa ad essere auto prodotta, una volta create, per l’appunto, le fattorie. Era necessario costruire case, aumentare il numero massimo di cittadini disponibili e iniziare a installare le caserme per addestrare soldati, arcieri e cavalieri. Senza dimenticare il Laboratorio di assedio, utile per creare arieti o catapulte e i castelli che servivano per sfruttare i tanto distruttivi trabucchi in epoca avanzata. Un occhio particolare veniva poi dato al fabbro, in grado di potenziare ulteriormente le truppe grazie all’affinamento delle armature e delle armi, e l’università che, tramite le scoperte che venivano sbloccate, si potevano fortificare le mura, migliorare la balistica e scoprire la chimica. Ancora: gli edifici religiosi consentivano di raccogliere le reliquie e di creare monaci in grado di rigenerare le truppe o convertire quelle nemiche, che si sarebbero unite al nostro esercito. Il tutto era sottoposto, sempre e comunque, alla disponibilità di risorse, che venivano impiegate per ogni sviluppo. Insomma, la fase di preparazione della propria civiltà era importantissima e era necessario anche difendersi perché un attacco nemico improvviso avrebbe potuto mandare tutto a monte.

IN BATTAGLIA

Dal punto di vista tattico il titolo era ben strutturato, in grado di soddisfare i palati di tutti i possibili strateghi da tastiera. Una volta creato il proprio piccolo esercito, che doveva essere sempre equilibrato per garantire una buona riuscita di un attacco, con tanto di armi d’assedio utili per distruggere le costruzioni, bisognava guidarlo e deciderne la formazione da utilizzare. Una formazione compatta avrebbe garantito una potenza d’attacco notevole, ma sarebbe stata soggetta a rischi dovuti agli attacchi di arcieri e catapulte; di contro un esercito sparpagliato sarebbe stato utile per occupare molto territorio, ma con il rischio di lasciare scoperti i soldati. Ogni partita aveva una storia a sé, si potevano decidere alleanze, a fronte di tributi da pagare, o scioglierle e agire in maniera subdola, magari facendo entrare un potente esercito nel centro città alleato e poi tradendo i patti. Oltre alla modalità campagna, che comprendeva le storie ottimamente narrate di personaggi storici come Giovanna d’Arco, Saldino, Federico Barbarossa, Gengis Khan e Wallace come scritto poco sopra, erano presenti diverse tipologie di gioco a partita libera, come il recupero delle reliquie, o, la mia preferita, ovvero il Regicidio, nella quale bisognava riuscire a uccidere il re avversario chiuso nel suo castello. Altre modalità erano la Meraviglia, nella quale era necessario costruire, per l’appunto, una costruzione Meraviglia e tenerla in salvo dagli attacchi nemici per un certo periodo di tempo; o, ancora, la Partita all’ultimo sangue nella quale si avevano risorse illimitate ed era necessario progredire il prima possibile per attaccare il nemico.

LAVORO CERTOSINO

Una delle caratteristiche più apprezzate dagli amanti del medioevo, come il sottoscritto, era rappresentata dalla ricerca certosina che distingueva le varie civiltà. In base alla civiltà scelta, infatti, si avevano a disposizione unità esclusive, che avevano utilità diverse. Inoltre, anche dal punto di vista grafico, ogni popolo era rappresentato da costruzioni diverse, dalla pagoda cinese alla moschea araba sino alle chiese occidentali. Come avrete sicuramente capito, Age of Empires II era un titolo ricercato, studiato e creato apposta per garantire un’immersione totale nell’epoca cui fa riferimento, un gioco per cui serviva intuito e capacità strategiche degne di nota, in grado di soddisfare i palati più fini. Sembrerà strano, ma la community del gioco creato da Ensemble Sutdios è ancora viva e vegeta e dimostra quanto questo titolo sia stato fondamentale per la storia degli strategici in tempo reale e per quella dei videogiochi in generale. Purtroppo il terzo capitolo non ebbe tale successo, lasciando a Age of Empires II: The Age of King, con tutte le sue successive espansioni, lo scettro di miglior esponente della serie creata da Ensemble Studios. Ora scusatemi, torno a creare una civiltà. Semplicemente epico.