Dig Dug, il gioco di Stranger Things
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Dig Dug, il gioco di Stranger Things

La serie targata Netflix Stranger Things, ha raggiunto una popolarità inaspettata in tutto il mondo, tant’è che dopo le prime due stagioni, è molto probabile che ne arrivino altre. La serie TV si svolge all’inizio degli anni ’80 e, al suo interno, sono numerosissimi i riferimenti a quel pazzo decennio. Riferimenti e omaggi che non possono passare inosservati soprattutto a coloro che quegli anni li hanno vissuti: a tutti sarà capitato di vedere He-Man, di essere fan dei Ghostbursters, o dei Goonies. Stranger Things, pur narrando una storia originale, raccoglie qua e là gli elementi che hanno reso favolosi gli anni ottanta, anni nei quali sono arrivati anche alcuni dei videogiochi arcade che hanno fatto la storia del settore.

Max e Lucas (di spalle) di fronte al cabinato di Dig Dug

A fronte di tutti questi rimandi, non poteva quindi mancare una sala giochi nella seconda stagione nella quale sono ben riconoscibili i cabinati dell’epoca. Tra le citazioni espresse dai protagonisti, oltre a Dragon’s Lair, vi è Dig Dug, titolo preferito da Dustin e da Max. Addirittura, da questo gioco sviluppato da Namco, prende il nome un capitolo della seconda serie, il quinto per la precisione e per ovvi motivi che non staremo a spoilerare qui. Cosa era Dig Dug? Scopriamolo insieme.

Scava, Taizo, scava

Dig Dug uscì in versione arcade nel lontano 1982, per la precisione ad aprile in Giappone e a maggio in occidente. Dopo il suo approdo in sala giochi, arrivò anche su un numero spropositato di console, tra cui gli Atari, il NES, il Game Boy, il Commodore 64, il Vic-20, sino al Game Boy Advance, e slle versioni digitali Xbox e alla Virtual Console di Nintendo. Insomma non conoscere Dig Dug sarebbe una grave mancanza per tutti coloro che si reputano esperti/appassionati di videogiochi, anche perché, di possibilità per provarlo ce ne sono parecchie. La storia, così come quasi tutti i giochi di inizio anni ’80, non ha una grande rilevanza, lo scopo del gioco è fare più punti possibili e scalare la classifica dei giocatori migliori. Oltre al protagonista, l’avventuriero Taizo Hori, che è libero di muoversi in vari livelli del sottosuolo scavando con una trivella (cosa quasi del tutto superflua visto che si muoverà senza alcuna fatica), sono presenti gli unici due nemici, meglio noi come Pooka, una pallina dotata di gambe e occhiali da nuoto, e Fygar, un simpatico draghetto sputafuoco. Come può Taizo liberarsi da queste presenze ingombranti che spesso bloccano il suo incedere nei livelli? Semplice, il protagonista li fa esplodere collegandogli una pompa e riempiendoli di aria. Crudele? Forse, ma a livello di gameplay decisamente divertente visto che il giocatore deve pigiare come un forsennato sul pulsante di pompaggio per eliminarne uno il prima possibile e passare al successivo. Oltre a questo spietato sistema di uccisione, si può fare affidamento sui massi presenti all’interno dei livelli: bisogna creare dei cunicoli nei quali si infilano gli inseguitori e togliere la porzione di terra che si trova sotto il sasso. In questa maniera si schiacciano tutti i vari Pooka o Fygar che siano e tale mossa porta ulteriori punti nel proprio bottino. Inoltre sono presenti diversi frutti che vanno a incrementare ulteriormente il punteggio finale, come la famosa ananas che riesce a dare ben 8000 punti. La difficoltà, naturalmente più elevata sulla piattaforma arcade, sta nel fatto che i mostriciattoli sono sempre più presenti sullo schermo e, di stage in stage, la velocità aumenta rendendo quasi impossibile la vita al protagonista. Proprio in questo momento parte la sfida e i giocatori più bravi si sfidavano per raggiungere la vetta della classifica punti, così come accade a Dustin e a ‘Madmax’ in Stranger Things 2. Insomma, si tratta di un titolo piuttosto semplice nel concetto, ma con un grado di sfida di alto livello e, di diritto, affianca mostri sacri dei titoli del decennio come Donkey Kong e Pac – Man. Peccato solamente che non sia stato apprezzato sin da subito, rimanendo leggermente ai margini soprattutto a causa delle versioni sciagurate per il mercato home; in particolar modo parliamo delle conversioni per Apple e Atari, che maltrattarono in maniera esagerata l’originale arcade.

Dig Dug è sempre stato un gioco molto apprezzato, perché, nella sua semplicità, raccoglieva il significato per cui esistevano i videogiochi ai primordi, ovvero divertire e sfidarsi, senza bisogno di partite online o grafiche esageratamente realistiche.

Il cabinato

Così come appare nella serie tv dei fratelli Duffer, era presente un cabinato che ospitava Dig Dug e che, oggi, è diventato oggetto da collezionismo, così come molti altri suoi simili. La CPU era il popolare Zilog Z80 un processore a 8 – bit e a 3 mhz che, rilasciato nel 1976, che trovò spazio su numerosissimi sistemi dell’epoca. La grafica era in bitmap o raster, e la risoluzione era di 224 x 288 verticale. Insomma, si trattava di caratteristiche tipiche dell’epoca, e che adesso, magari, potrebbero far sorridere; credetemi, però, se vi dico che Dig Dug è sempre stato un gioco molto apprezzato, perché, nella sua semplicità, raccoglieva il significato per cui esistevano i videogiochi ai primordi, ovvero divertire e sfidarsi, senza bisogno di partite online o grafiche esageratamente realistiche.

Il cabinato di Dig Dug

La storia ha aiutato Dig Dug e la curiosità scaturita dopo Stranger Things 2 ha riacceso i riflettori su questo classico dimenticato. Il titolo targato Namco, pur essendo all’epoca meno ambito rispetto agli altri competitor, ha vissuto anni d’oro e, nell’immaginario collettivo, è divenuto un grande classico apprezzato da milioni di fan in tutto il mondo. A distanza di anni sarebbe bello rimettere le mani sul cabinato arcade ma, visto che si tratta di un desiderio quasi impossibile, è usufruibile attraverso altri canali, soprattutto grazie alla Virtual Console (vero, il gioco è reperibile in rete, ma noi non vi abbiamo detto nulla). Il concept di gioco era tanto semplice quanto geniale, in grado di intrattenere per ore il player esaltato dal battere il proprio record o quelli altrui. Un po’ come Dustin. Ovviamente la presenza del titolo di Namco in Stranger Things non è del tutto casuale, ma questo l’avevate capito, vero?