Retro Weekend: Shinobi
Retrogame

Retro Weekend: Shinobi

La prima volta che giocai a Shinobi è stato su Master System, non avevo idea che fosse un titolo uscito in sala giochi e non avevo quindi la possibilità di fare confronti tra le due versioni. Ricordo però che già dalla copertina il suo fascino era incredibile, persino il libretto d’istruzioni era piacevole da sfogliare oltre che l’unico modo di capire le varie armi e magie ninja. E’ un gioco a cui sono legato molto e, nonostante i numerosi sequel e remake usciti negli anni, resta davvero l’unico che abbia profondamente segnato il mio essere videogiocatore. Joe Musashi è poco noto ai più, ma riuscire a portare a termine la sua missione in un colpo solo non era cosa da poco mentre il fascino delle sue armi e magie non poteva che catturare un bimbo di solo 8 anni.

 

SU CONSOLE ERA MEGLIO

Rispetto alla controparte arcade Shinobi per la console a 8-bit di Sega è stato migliorato in molte cose, rendendolo un gioco, per certi versi, molto avanti rispetto a altri prodotti dell’epoca. Le missioni da affrontare sono cinque, tutte suddivise in sotto livelli che alla fine ci portano di fronte al boss e, sebbene spesso sia solo uno il piano su cui muoverci, in alcuni casi abbiamo due piani nei quali potremo saltare a nostro piacimento. A differenza poi di molti titoli d’azione qui ogni nemico è praticamente immobile in una posizione prefissata e ripete di continuo il suo attacco, oppure ci verrà incontro senza particolari difese, ponendo molto l’attenzione del giocatore su come ucciderlo evitando di essere colpiti, dando una strategia davvero appagante in alcuni casi. Lo scopo nel titolo è semplice, liberare tutti i bambini sparsi per i vari livelli, non essere uccisi, visto che le vite a disposizione sono soltanto due, e cercare di avanzare senza perdere punti energia visto che alla liberazione di alcuni ostaggi riceveremo bonus che andranno a potenziare i nostri attacchi. Ovviamente essendo un ninja non potevano mancare gli shuriken da lanciare per l’attacco a distanza, peccato che non sia proprio molto forte e spesso ci ritroveremo in difficoltà se non avremo un potenziamento. Possiamo ottenere semplici pistole, ma anche granate da lanciare, sebbene non ci sia meglio di un mini bazooka che, sparando piccoli missili, risulterà fondamentale contro alcuni boss. Oltre che da lontano sarà possibile colpire i nemici anche da vicino, in questo frangente potremo sfoderare la nostra amata lama oppure, una volta ottenute, altre armi come il nunchaku o il kusari-fundo (una catena tipica del Giappone). Anche in questo caso il divario che copre un’arma rispetto ad un’altra farà la differenza, questo perché alcuni nemici nascosti dietro alle casse, ad esempio, possono essere uccisi con un colpo se il range dell’attacco ce lo permette. Le magie sono tante ma hanno tutte la funzione unica di uccidere ogni nemico presente sullo schermo, ad eccezione dei boss che invece saranno un po’ più duri da buttar giù. L’ultimo elemento che non potevo non adorare di Shinobi sono proprio i boss, sebbene il primo l’abbia sempre associato un po’ a Shredder delle Tartarughe Ninja, non era difficile capire il suo punto debole e farlo fuori, già con l’elicottero le cose potevano sembrare più complesse. Il vero problema lo riscontravo sempre con Sheeva e le sue maledette statue che cercavano di buttarmi contro la barriera elettrica alle mie spalle, se non si arrivava con un’arma da lancio potenziata per riuscire a distruggerle tutte e passare al vero boss. Il quarto boss è un altro samurai davvero semplicissimo, continua a muovere la sua spada su e giù e nel momento in cui l’abbassa scopre la testa che è l’unico punto da colpire, il fatto poi che sia lento e rende ancora più facile il tutto e lo rende davvero il punto più basso e deludente del titolo, perché mi aspettavo un crescendo nella difficoltà visto anche che tutto il livello non è proprio una passeggiata. Il ninja mascherato è l’ultimo avversario da abbattere e mi è costato davvero tanto riuscire a trovare la strategia per batterlo (mica c’erano i video di oggi o GameFAQs dell’epoca 56k) dovendo rifare il gioco tante volte. Alla fine si tratta di evitare le magie e colpire con il giusto tempismo per disattivargliele, peccato solo che una volta completato il gioco non ci sia nulla e tutta la fatica fatta viene ricompensata solo dalla gloria che porteremo dentro noi per aver passato Shinobi tutto in un fiato nella mezz’oretta che serve, senza contare però le centinaia di partite sprecare nei vari trial and error fatti.

UNO SPETTACOLO A 8-BIT

Una delle altre caratteristiche che non poteva che affascinare giocando a Shinobi era la grafica che su Master System risultava fantastica, certo mai come in sala giochi ma eravamo ancora nell’epoca nella quale sapevamo che quei cabinati erano il top del top per l’aspetto tecnico. I livelli sono sempre diversi, presentano ambienti e colori unici, risultando cosi vari e mai ripetitivi, cosa che spesso invece succedeva nei titoli dell’epoca. Inoltre non erano particolarmente lunghi e questo consenti un level design decisamente ragionato e ben calibrato per non dare l’impressione che stessimo percorrendo sempre lo stesso punto. A migliorare le cose ci pensavano poi i nemici, davvero tantissimi e di diverso tipo, che per dirla tutta non cambiavano solo per il colore. Da spadaccini, assassini vari, gente che lancia lame, ninja con diverse mosse e caratteristiche, avevamo un bel po’ di gentaglia da far fuori che cambiando anch’essa nei livelli aumentava notevolmente la sensazione di cura e dettaglio che avevano posto i programmatori nella loro realizzazione. Peccato invece per i boss, perché tralasciando i due samurai decisamente immobili e un po’ troppo facili, l’elicottero risulta originale, le statue di Sheva con quella testa appesa raggiunge l’apice mentre il boss finale è un po’ troppo poco epico rispetto a ciò che ci aspettavamo. Il tocco di classe però erano le magie, da quella che paralizza i nemici ai mille ninja che vediamo volare su tutto lo schermo, ogni “bomba” era molto bella da vedere con effetti unici che alimentavano la nostra fantasia. Certo il tornado resta imbattibile mentre la lievitazione o l’invisibilità sono tra quelle che ancora oggi ci chiediamo che senso potessero ami avere visto che erano di un’utilità pari a zero. La cosa davvero bella era che per acquisire le magie dovevamo superare il bonus stage attraverso il quale, con una visuale in prima persona, dovevamo abbattere tutti i ninja che cercavano di avvicinarsi a noi, un piccolo diversivo che rendeva piacevoli anche i break tra i vari livelli.

Shinobi è uno di quei giochi che non posso dimenticare facilmente, le morti prima di finirlo non si contano e mi viene da sorridere quando oggi si parla cosi tanto di Dark Souls e compagni quando in realtà è da secoli che esistono giochi dove basta sapere dove sono i nemici e come si uccidono per avere la meglio. Joe Musashi è un eroe silenzioso, forse non parliamo di un titolo che ha fatto la storia ma per me è uno dei migliori che abbia mai avuto su Master System e nonostante abbia giocato a tutti gli altri capitoli non ho provato quel piacere della scoperta, e della sfida di ricominciare per finirlo tutto con una sola vita, che mi diede questo. Memorabile.