Retro Weekend: Sonic The Hedgehog
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Retro Weekend: Sonic The Hedgehog

Chi, come me, ha vissuto una delle epoche d’oro del mondo dei videogiochi, ovvero gli anni ’90, avrà ben presente l’eterna rivalità tra i sostenitori delle console Nintendo e quelle SEGA. Da una parte Nintendo presentava un’artiglieria ben assortita, con un Game Boy sempre sulla cresta dell’onda, NES e SNES, nonché un certo idraulico italiano come mascotte. Dal canto suo, SEGA provava a star dietro alla concorrenza con Master System, Mega Drive, con la quale giocò d’anticipo arrivando per prima nel mondo dei 16-bit, un Game Gear che prometteva di essere migliore (escludendo l’autonomia con sei batterie stilo di venti minuti) di sua maestà Game Boy,  e un personaggio immagine come Sonic, il porcospino blu. Soffermandoci sulla mascotte, era indubbio che Sonic fosse più ‘figo’ rispetto al panzuto Mario, ma il tempo ci ha rivelato che un buon personaggio di copertina è inutile se non supportato da buoni prodotti. Infatti se Mario continua a vivere tutt’ora anni di assoluto predominio nel campo del genere platform, Sonic ha perso il suo charme, diventando, di fatto, un personaggio dell’universo Nintendo, basti pensare alle sue apparizione in Super Smash Bros. o alla serie dei giochi olimpici. Un epilogo inaspettato che, vent’anni fa, mai ci saremmo aspettati.

L’ATTRAZIONE PER IL LATO OSCURO

Io ero nintendiano, non ci sono dubbi: NES acquistato nel 1988, Game Boy nel 1990 e SNES nel 1992, nonché membro dell’ambito Club Nintendo che, all’epoca, spediva la sua rivista ufficiale, per la quale ogni gioco per le console della grande ‘N’ era imperdibile. Ma c’era una vocina, un lato oscuro che mi attraeva proprio nei confronti di SEGA e, soprattutto, di Sonic. Giocava un ruolo fondamentale la pubblicità con Jerry Calà ‘Ocio però, solo giochi Preziosi’ che mostrava le meraviglie del SEGA Mega Drive e, soprattutto, le stazioni di prova che si trovavano nei centri commerciali. Era proprio in quei momenti, mentre, i miei genitori facevano la spesa, che ebbi la possibilità di provare a fondo Sonic The Hedgehog. La prima differenza con il caro vecchio Mario, che poi sarà la caratteristica fondamentale della serie, era la velocità. Sonic trasmetteva adrenalina, voglia di librarsi tra i livelli creati ad hoc per garantire un’esperienza a tutta birra. A differenza della controparte Nintendo, che in alcuni casi presentava ambientazioni ricche di segreti e piattaforme difficili da superare, Sonic mostrava livelli molto più lineari che, talvolta, potevano essere completati semplicemente andando avanti e distruggendo i pochi nemici presenti. A tutto questo si accompagnava la ‘polvere di stelle’ meglio conosciuta come Muteki, che, una volta trovata faceva patire la classica colonna sonora dell’eroe blu: anche questo elemento, seppur possa sembrare secondario, rimanda ai favolosi anni novanta.

Sonic trasmetteva adrenalina, voglia di librarsi tra i livelli creati ad hoc per garantire un’esperienza a tutta birra …

IL PORCOSPINO DEGLI ANELLI

Un elemento che caratterizza il mondo creato dal Sonic Team, è la presenza dei moltissimi anelli che, oltre ad incrementare il punteggio, fungevano anche da energia: infatti, il fatto di avere anche un solo anello, consentiva al giocatore di avere una sorta di possibilità in più nei confronti dei nemici. Una volta che si impattava contro uno degli accrocchi avversari, che tipicamente erano animali-robot, si perdevano tutti gli anelli che, comunque, continuavano a rimbalzare per lo schermo per qualche istante, prima di scomparire e, quindi, per la maggior parte, potevano essere recuperati. Comunque i nemici potevano e dovevano essere eliminati e, per farlo, bastava saltarci sopra e liberare l’animaletto presente al loro interno. Non era finita qui: alla fine di ognuno dei sette mondi, era presente un boss che praticamente si rifaceva alla figura del famigerato Dr. Eggman, uno scienziato pazzo dai baffoni lunghi e dal naso rosso che odiava Sonic e tutto il suo mondo. Esso si presentava sempre a bordo della propria navicella, ma cambiandone continuamente i connotati, in modo da rendersi sempre più forte e temibile. Il dottore sarà poi il nemico che perseguiterà Sonic per molte altre avventure, diventando, di fatto, il peggior antagonista della mascotte di SEGA.

IL GIRO DELLA MORTE E IL MESSAGGIO ECOLOGISTA

Se devo parlare di una delle caratteristiche che più mi sono rimaste nella memoria riguardo a Sonic, sono, senza ombra di dubbio, i giri della morte presenti nei livelli. Sembra una sciocchezza parlarne di questi tempi, ma all’epoca erano proprio la ciliegina sulla torta che contraddistingueva il mondo creato da Yuji Naka. Davano un’idea di velocità, si spericolatezza, che mai si erano viste nei platform in epoca ante-Sonic. Era forse questo l’elemento di level design che più colpiva, oltre ai rimbalzatori, ai crolli in real time di alcune strutture e ai cunicoli nei quali il porcospino si infilava a palla. La cosa che maggiormente balza all’occhio in un titolo come Sonic The Hedgehog è il messaggio ecologista che vuole lanciare. Non a caso, infatti, una volta distrutto ogni singolo nemico si liberava un animaletto, oppure, alla fine di un mondo, si sbloccava una capsula gigante piena di pelosetti. Il male, manco a dirlo, è rappresentato da uno scienziato che crea robot e armi sempre più avanzate, in grado di distruggere il mondo, cui si contrappone una natura che deve essere liberata. Forse all’epoca non si consideravano queste sottigliezze, ma, a distanza di anni e con uno sguardo più maturo, si può cogliere un messaggio che forse non era del tutto scontato. I livelli presenti del gioco, a partire dalla mitica Green Hill Zone per poi passare dalla Starlight Zone sino alla Final Zone, sono un susseguirsi di situazioni rapide, momenti di maggior riflessione (anche se non troppa), mondi immersi e tutto quello che un amante dei platform può desiderare. Forse, se proprio dovessi trovare un paio di piccoli difetti, penserei ad alcune sezioni che risultavano un po’ troppo fuori luogo per un titolo a tutta velocità e che richiedevano forse troppa precisione; in più, e qui so di toccare un tasto che non tutti apprezzeranno, le zone bonus mi sembravano veramente delle sciocchezze, messe lì tanto per dare qualcosa in più all’esperienza ludica.

La cosa che maggiormente balza all’occhio in un titolo come Sonic The Hedgehog è il messaggio ecologista che vuole lanciare.

Sonic per SEGA Mega Drive è sempre stato uno dei miei più grandi rimpianti da ragazzino che, in parte, sono riuscito a colmare acquistandolo, qualche anno fa, insieme alla console, per giocarci su una tv con il buon vecchio tubo catodico. Il gioco portò una ventata di freschezza grazie ai suoi sprite velocissimi, ai  Chaos Emeralds e a un sistema del tutto unico di concepire il mondo dei platform. Giocare a Sonic non era come giocare con Super Mario: si trattava di due modi diversi di intendere lo stesso genere videluodico. Il primo puntava moltissimo sulla spettacolarità, mentre il secondo più sul gameplay immediato. La lunga guerra di quegli anni ha però fatto capire che, bene o male, si trattava di prodotti diversi in maniera sostanziale, e che apprezzare uno non doveva necessariamente portare a schifare l’altro. Sonic The Hedgehog è un titolo memorabile, uno dei migliori platform dell’era 16-bit: fa davvero male vedere questo eroe maltrattato con i titolacci usciti negli ultimi anni. Sonic non se lo merita e, in fondo in fondo, tutti noi speriamo in un ritorno in grande stile del porcospino più figo degli anni novanta. Sbalorditivo.