Retro Weekend: The Simpsons Arcade Game
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Retro Weekend: The Simpsons Arcade Game

Nel nostro ultimo appuntamento con il Retro Weekend vi abbiamo parlato della nostra esperienza con Vendetta, il picchiaduro a scorrimento di inizio anni ’90 targato Konami. La stessa casa giapponese, però, oltre a essere probabilmente il maggior competitor di Capcom nel genere sopracitato, godeva anche di alcune licenze di indubbio valore, con nomi altisonanti come Teenage Mutant Ninja Turtles o I Simpson. Proprio i ‘gialli’ creati da Matt Groening sembravano essere lontani anni luce dai beat ‘em up ma Konami riuscì nell’impresa di unire la famiglia di Homer al genere videoludico più apprezzato negli anni novanta.

QUANDO I SIMPSON MENANO

Parlare di The Simpsons Arcade genera in me sempre grandi emozioni, vuoi perché riuniva in un solo titolo le mie passioni, ovvero i videogiochi e i Simpson, vuoi perché fu il primo titolo a completare in sala giochi, a fronte di un esborso di qualche migliaio di lire. Ricordo ancora l’atmosfera: ero nella solita sala giochi che si trova nei luoghi di villeggiatura (mi trovavo sul lago di Garda con i miei) e dietro di me uno stuolo di curiosi che si era formato vedendo che procedevo nel gioco, pronti a prendere il mio posto se avessi deposto le armi. Stavo utilizzano il mio personaggio preferito, Bart, dotato di skateboard, e ero in procinto di affrontare l’ultimo boss, il signor Burns a bordo di un mecha, che comparve appena dopo aver sconfitto il fedele Smithers. Una volta eliminato il vecchio miliardario senza cuore, dalla folla alle mie spalle si levò un applauso, con mio grande stupore, soprattutto perché, sino a quel momento, non mi ero reso conto dell’effettivo numero di persone presente alle mie spalle. Capirete che, per un ragazzino di dodici anni, siamo nel 1993, la soddisfazione fu immensa, così come fu bello vedere alcuni ragazzi che mi aiutarono entrando nel gioco per alcune brevi sezioni. Inoltre giocare con i Simpson nel loro mondo, era un motivo di ulteriore appagamento. La trama, molto sforzata, narrava di Smithers che, fuggendo da una rapina con i suoi scagnozzi (!), si scontra fortuitamente con Homer facendo volare un diamantone in aria che, sempre casualmente, Maggie scambia per ciuccio. Ovviamente il servo del signor Burns cosa dovrebbe fare se non rapire la piccola di casa Simpson? Trama evidentemente tiratissima, visto che Smithers non è mai stato un vero e proprio criminale, nonostante, nella serie tv, si sia macchiato di alcuni atti più o meno criminosi per compiacere il suo padrone. Dopo l’introduzione si poteva selezionare il proprio componente della famiglia preferito, ognuno dotato di abilità esclusive: Homer poteva utilizzare i pugni, Bart lo skateboard, Marge un aspirapolvere e Lisa la sua collana. In teoria non vi era molta differenza in termini di caratteristiche, come avveniva in altri picchiaduro, anche se si poteva individuare Homer come il personaggio più forte ma lento, Marge quello intermedio e i due fratelli Bart e Lisa come i più agili. Il gioco si sviluppava in otto livelli che permettevano di visitare alcune delle zone più significative della serie animata: si andava dal Centro di Springfield a Krustyland, dalla Taverna di Boe sino a Canale 6. Per quanto riguarda la giocabilità, sicuramente non ci troviamo di fronte al miglior prodotto presente sul mercato dell’epoca, vista la presenza di alcuni titoli molto più appaganti da questo punto di vista, come Final Fight o Vendetta. Gli impatti, anche a causa di un comparto di effetti sonori non all’altezza, non davano l’idea di sferrare veri e propri colpi, mentre le mosse speciali non erano molto efficaci o spettacolari. Un’altra pecca, se così la vogliamo chiamare, era rappresentata dai boss che, a parte quelli finali, non erano noti o facenti parte dell’universo creato da Matt Groening ma si trattava di nemici anonimi che, seppur combattivi, non avevano il carisma che avrebbe potuto avere Serpe o Tony Ciccione, giusto per citarne un paio. Come appena accennato, erano ostici, difficili da battere in single player. I nemici comuni, invece, erano piuttosto vari, stilisticamente molto vicini alla produzione tv mentre erano presenti personaggi noti come Milhouse in grado di dare una mano ai protagonisti. In più erano presenti alcuni livelli bonus che consentivano, premendo in maniera forsennata un pulsante, di cimentarsi in prove contro la CPU o gli altri giocatori, come gonfiare un pallone prima di tutti gli altri. Il multiplayer era consentito sino a quattro giocatori, cosa che aumentava il grado di collaborazione e consentiva di superare più agevolmente i livelli più ostici. La grafica e la licenza erano comunque i punti forti di questo titolo sviluppato da Konami. Il comparto visivo, infatti, per l’epoca risultava pressoché incredibile, dotato di colori sgargianti e sprite fluidi, in grado di avvicinarsi moltissimo alla serie animata. Era proprio questo il fiore all’occhiello della produzione, oltre agli effetti audio che proponevano le voci originali masterizzate e la colonna sonora da urlo. Praticamente una vera goduria per tutti gli appassionati della famiglia più gialla della televisione.  

…ho sempre un piacevole ricordo di quel periodo, e i Simpson, con questo videogioco curato da Konami, riuscirono a entrare ulteriormente nel mio cuore di bambino…

Non vi ho parlato di un gioco qualsiasi ma forse, nonostante si tratti di un picchiaduro, genere che poco si addice ai Simpson, del miglior prodotto mai uscito sulla famiglia più strampalata della tv. ho sempre un piacevole ricordo di quel periodo, e i Simpson, con questo videogioco curato da Konami, riuscirono a entrare ulteriormente nel mio cuore di bambino. Ricordo che per NES avevo The Simpson: Bart VS Space Mutants, ma non era la stessa cosa. La sala giochi dava a questo titolo una sorte di aura molto vicina al sacro e la testimonianza di quello che vi sto dicendo è data dal grandissimo successo che ha ottenuto in quegli anni e che ha convinto Konami a riproporlo per PSN e Xbox Live. Se siete appassionati di Homer e famiglia e non l’avete ancora provato (mannaggia!) cercate di recuperarlo al più presto perché, nonostante i difetti evidenti e alcune scelte non troppo pensate, rimane comunque una pietra miliare dei picchiaduro a scorrimento degli anni ’90. Imperdibile.