Retro Weekend: Vendetta
Retrogame

Retro Weekend: Vendetta

Durante l’epoca d’oro dei picchiaduro a scorrimento, un mostro sacro come Konami, almeno in quegli anni, non poteva stare di certo a guardare la concorrente Capcom fagocitarsi tutto il mercato arcade. Ecco quindi che, dopo un primo episodio decisamente mal riuscito, che in Giappone venne chiamato Crime Fighters, arrivò in occidente Vendetta, ovvero Crime Fighters 2 nel paese del Sol Levante.

UN PICCHIADURO ATIPICO

La prima volta che provai Vendetta, fu in un bar, uno di quei classici locali di inizio anni ‘90 che ancora erano invasi dal fumo di sigarette e nei quali ogni mobile era avvolto da una nebbiolina tabaccosa. Al suo interno erano presenti altri due cabinati e un flipper, ma subito la mia attenzione fu rivolta a questo atipico picchiaduro grazie ad alcune caratteristiche interessanti. In primo luogo sembrava intriso da uno spirito comico che il suo concorrente diretto, Final Fight, non aveva. Vedevo nemici che cadevano dai ponti, spiaccicati contro una parete dopo una mazzata e presi a pungi mentre si trovavano a terra. Decisi quindi di giocarmi le mie cinquecento lire in quel cabinato, per approfondire la conoscenza del gioco che già mi stava conquistando. L’introduzione alla storia raccontava di una ragazza di nome Kute Kate rapita dalla Dead End Gang, banda di delinquenti che operava a Dead End City, una metropoli immaginaria. Per salvare la moderna principessa, furono richiamati quattro componenti della banda dei Cobras, rivali della Dead End Gang. Manco a dirlo, questi erano i protagonisti selezionabili all’inizio del gioco: Blood, l’ex pugile, Hawk l’ex wrestler molto simile ad Hulk Hogan, Boomer, l’esperto di arti marziali e Sledge reduce del Vietnam e molto simile a P.E. Baracus dell’A-Team. Ognuno riportava caratteristiche differenti: Hawk e Sledge, infatti erano piuttosto potenti mentre gli altri due improntavano i loro attacchi sull’agilità. Selezionato Blood, la partita cominciò e, dopo aver preso dimestichezza con i comandi, cominciai a menare a destra e a manca. Il gioco prevedeva la possibilità di utilizzare calci e pugni, in combinazioni che risultavano spesso letali. Inoltre si poteva sfruttare la presa per scagliare lontano i nemici oppure gettarli da ponti o treni in corsa. Poteva capitare, poi, che uno scagnozzo fedele al cattivone di turno, che in questo gioco era rappresentato da Faust, riuscisse a rimanere arrampicato sul bordo di un ponte: compito del mio personaggio era quello di avvicinarsi e riempirlo di randellate sulle nocche per farlo cadere miseramente giù. Premendo insieme i pulsanti del calcio e del pugno, poi, si potevano effettuare delle super mosse che, come di solito accadeva in questo genere di giochi, andavano a consumare di qualche tacca la barra energetica del protagonista. Vendetta si dimostrava, sin dalle prime battute, un titolo godibilissimo, con una giocabilità che riusciva a coinvolgere anche il neofita al quale sembrava di essere catapultato in una sorta di film di Bud Spencer e Terence Hill. Il comparto multiplayer, poi, faceva il resto. Collaborare era importantissimo, visto che fino a ben quattro giocatori potevano partecipare alla rissa di strada. Addirittura, un giocatore poteva tenere fermo un nemico mentre un amico lo massacrava di botte, alla faccia del fair play.

OH LE MAZZATE, OH LE MAZZATE…

Un ruolo importante era affidato alle armi che si trovavano sparse per i livelli. Si andava dalla mazza chiodata alle armi da fuoco, sino alle bombe moltov, per passare dai meno usuali sacchi di calce. La cosa più divertente era l’effetto che scaturiva dall’impiego di queste armi, visto che con la mazza si faceva letteralmente schiantare un nemico contro la parte laterale mentre, con il sacco di calce, questi cominciava a tossire a causa della polvere sprigionata e rimaneva inoffensivo per alcuni istanti. I nemici si distinguevano per alcune caratteristiche che rendevano unico un titolo come Vendetta. A parte la sottile vena comica che accompagnava ogni loro apparizione, era interessante vedere la caratterizzazione di ognuno di essi, con uno stile punk di inizio anni ’90, e alcune chicche come i poliziotti tipo Village People, che si mettevano a leccare il protagonista, oppure un energumeno con la maschera di Jason di ‘Venerdì 13’ o, ancora, i tamarri con il giubbino di pelle. Insomma tutto il lavoro di Konami si dimostrava veramente unico, in grado di differenziarsi dalla gran massa di picchiaduro a scorrimento presenti all’epoca.

UN GRANDE LAVORO

Se poco tempo prima Capcom si era distinta per l’ottimo comparto grafico unito a una giocabilità da urlo per Final Fight, Vendetta riusciva a creare uno stile grafico un po’ più cartoonesco, dotato di colori più brillanti e ambientazioni meno ‘dark’. I protagonisti erano praticamente caricature, un insieme di stereotipi che ben si fondevano con lo stile scanzonato che Konami voleva trasmettere. Le ambientazioni rispecchiano il mondo underground in cui ci introduceva la trama narrata all’inizio, e variavano dal quartiere in, al porto, sino alla baraccopoli. Insomma tutto quello che ci si aspettava di trovare in un gioco del genere.   

Bastava davvero poco per innamorarsi di Vendetta, pochi istanti di gioco in grado di far comprendere quanto fosse divertente sia per chi ci si cimentava, sia per coloro che si posizionavano in parte al cabinato anche solo per visionare le gesta dei giocatori

In conclusione, possiamo dire che Vendetta, o Crime Fighters 2 che dir si voglia, fu un titolo atipico, diverso dal concorrente creato da Capcom, il famoso Final Fight. Un gioco in grado di essere ricordato per i momenti di pura comicità presenti, oltre che per una giocabilità di alto livello. I protagonisti, poi, non erano veri eroi, ma facevano semplicemente parte di una gang rivale rispetto a quella degli antagonisti e non erano portatori di giustizia e libertà. Bastava davvero poco per innamorarsi di Vendetta, pochi istanti di gioco in grado di far comprendere quanto fosse divertente sia per chi ci si cimentava, sia per coloro che si posizionavano in parte al cabinato anche solo per visionare le gesta dei giocatori. Per me fu addirittura superiore a Final Fight, vuoi per le trovate inaspettate, vuoi per la maggiore soddisfazione nel massacrare di mazzate i nemici e eliminarli in tanti modi. Insomma, in questo titolo Konami mostrò l’artiglieria pesante alla concorrenza, portando il suo nome in alto nel mondo dei picchiaduro a scorrimento. Mitico.