Destiny – Anteprima
Anteprima

Destiny – Anteprima

Corre l’anno 1991. Alex Seropian e Jason Jones, due studenti dell’università di Chicago, fondano la software house ‘Bungie Software Products Corporation’.
Nel 2000 inizia una lunga e proficua collaborazione tra i dipendenti di Bungie e Microsoft. Anche grazie alla produzione di Halo, il colosso di Redmond riesce ad accaparrarsi una fetta del mercato delle console.
A distanza dall’uscita di Xbox 360, nel 2007 il mondo accoglie quella che, ai tempi, era l’ultima e tanto attesa fatica dello studio interno a Microsoft, che avrebbe concluso la trilogia del famoso Master Chief. Stiamo ovviamente parlando di Halo 3, che in modo del tutto prevedibile riuscì a far splendere nuovamente il nome delle celebre serie.
Bungie, dopo aver annunciato il titolo, dichiarò la propria indipendenza da Microsoft, concludendo quella che è stata senza ombra di dubbio una proficua collaborazione.
Qualche anno fa, più precisamente nel 2010, lo studio che ha dato vita ad una delle serie più conosciute del mondo videoludico ha prodotto Halo: Reach, abbandonando definitivamente la saga e passando il testimone ai ragazzi di 343 Industries.
A questo punto, in pochi si sarebbero aspettati che, durante la conferenza pre- E3 di Sony, Bungie annunciasse Destiny.

Cosa sappiamo di questo nuovo titolo? Scopriamolo in questa anteprima.

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Shared World Shooter

Dopo questa doverosa introduzione, è giunto il momento di inquadrare meglio il soggetto di questo articolo. Destiny si presenta fondamentalmente come un FPS. Ad essere sinceri, però, sarebbe riduttivo descriverlo con una manciata di parole e un semplice acronimo. In realtà, infatti, il nuovo progetto targato Bungie punta ad essere ben di più di un semplice sparatutto in prima persona. Il leitmotiv che rappresenterà il cuore pulsante del titolo è chiaro: Destiny sarà, come specificato dallo stesso CEO di Activision Eric Hirshberg, uno Shared World Shooter. Cosa significa? Semplicemente la natura FPS del titolo coesisterà con una struttura sandbox che dovrebbe garantire una libertà di movimento elevata. Questa impostazione è, se non si fosse ancora capito, quella che ha caratterizzato la serie Halo. Con questo nuova IP, però, non si punta alla produzione di un semplice more of the same, né a vendite facili, che potrebbero essere garantite dal nome della software house coinvolta.

Destiny è indubbiamente un progetto ambizioso, che punta a ridefinire gli standard di un genere diffuso e spesso bistrattato, all’insegna dell’omologazione e dove le nuove idee spesso scarseggiano. Se da una parte è difficile proporre nuove e, soprattutto, accattivanti idee in un genere come quello degli sparatutto, dall’altra Bungie ha accettato la sfida e vuole dimostrare, un’altra volta, di sapere innovare il mondo degli FPS.

L’unione fa la forza

In realtà, non è l’impostazione sandbox a cui siamo abituati la vera novità che verrà introdotta dal titolo, come è logico pensare. L’obiettivo è infatti quello di  creare un universo esplorabile, in cui innocue sessioni apparentemente single player si rivelano essere partite con altri giocatori, con cui condivideremo una meta comune da raggiungere tramite l’aiuto reciproco. Al tempo stesso ci muoveremo sempre all’interno della nostra unica e personale partita, plasmata dalle nostre azioni e scelte. Se quindi da una parte avremo, com’è giusto che sia, il controllo sullo sviluppo della nostra avventura, potremo altresì e soprattutto partecipare a missioni, scontri o semplici fasi esplorative con dei compagni in carne ed ossa, a loro volta protagonisti di una storia in continua evoluzione. In questo modo si vuole andare a rendere sempre meno netto il confine tra le esperienze offline e quelle online, proponendo un titolo che permetta di godere appieno di entrambi i comparti, potendo ovvero interagire con altri giocatori, avendo una visione di insieme del titolo e sentendosi parte di qualcosa di più grande, sempre rimanendo fautori della propria personale esperienza.

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Tutto ciò dovrà essere implementato in modo naturale e logico. Stando a quanto rivelato finora, esisteranno aree in cui potremo gestire e riorganizzare le nostre risorse, ma anche delle zone in cui, a nostra insaputa, saranno avviate sessioni con altri giocatori.

La dura vita del guardiano

Focalizziamoci ora sul nostro alter ego virtuale. Sorge spontaneo chiedersi: chi siamo precisamente? La risposta alla domanda è semplice, in Destiny vestiremo i panni di un Guardian, soldato della resistenza terrestre. In un futuro indefinito in cui l’uomo ha sviluppato tecnologie strabilianti, il contatto con le razze aliene non è stato dei migliori. Anzi, a dirla tutta è stato pessimo. La Torre è l’ultima città terrestre risparmiata dal massacro alieno, baluardo dei pochi umani rimasti in vita. Toccherà a noi, ovviamente, riconquistare il dominio della Terra e scacciare la minaccia aliena. Il nostro punto di partenza sarà la Luna, satellite del nostro amato pianeta. Lo Sciame, una razza aliena dal nome poco rassicurante, è infatti sempre in agguato, negli anfratti bui e rocciosi della Luna, pronta a sferrare il colpo di grazia all’umanità.

Se il background che getta le basi per la nostra avventura può sembrare semplice e banale, il comparto tecnico ed artistico del titolo sembrano sopperire egregiamente ad un plot non proprio originale. Destiny, fino ad ora, si è sempre mostrato come un titolo dalle ambientazioni varie e colorate, ricche di particolari ed artisticamente ispirate, supportate da un motore grafico ottimo.

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Non ci stupisce, quindi vedere (nei pochi filmati pubblicati fino ad oggi) effetti di luce curati e, in generale, azioni fluide e visivamente eccellenti. La speranza è ovviamente che quanto è stato mostrato fino ad ora sia, a tutti gli effetti, ciò che ritroveremo nella versione finale del titolo, soprattutto sotto il punto di vista della fluidità e delle texture, che viste le dimensioni del gioco non vorremmo vedere sottotono a causa di downgrade grafici.

La classe non è acqua

Se il comparto tecnico di Destiny sembra fare faville, per quanto riguarda il gameplay la questione è ben diversa. Sappiamo infatti ancora poco sulle meccaniche di questa nuova ip. Ma procediamo con ordine: come abbiamo già spiegato, Destiny sarà uno Shared World Shooter, ovvero un FPS con struttura sandbox in cui sessioni in solitaria si alterneranno con altre in co-operativa, in un mondo in continua evoluzione. Le premesse sembrano buone, ma dicono tutto e niente. Al tempo stesso, però, sappiamo che potremo parzialmente personalizzare il nostro Guardian. L’alter ego virtuale potrà infatti appartenere a tre classi distinte: Titan, Warlock e Hunter. Ogni specializzazione ricoprirà un ruolo unico e indispensabile in attività di gruppo, avvicinandosi al concetto fantasy del guerriero o del ladro, trasposti in un contesto futuristico. In ogni caso Destiny non sarà un MMO, né un gioco di ruolo. Ogni classe potrà utilizzare tutte le armi a disposizione nell’arsenale dei Guardian, ma avrà una crescita influenzata dalla propria specializzazione, che sarà probabilmente implementata tramite un sistema di perk. Le armi, a loro volta, potranno essere potenziate in un modo che non ci è ancora noto.

Sembra inoltre essere stato attribuito un ruolo rilevante alla componente esplorativa. Tramite una speciale sonda, potremo infatti rilevare oggetti utili alla nostra missione, sfruttandoli a nostro vantaggio. Non mancheranno quindi mutamenti climatici e cicli giorno/notte, che renderanno l’esperienza di gioco più realistica e varia. L’intento di Bungie sembra quindi essere quello di spingerci a scoprire ogni dettaglio di questo enorme universo interattivo, anche tramite meccaniche prese in prestito dagli RPG.

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Sarà tutto oro ciò che luccica?

Elargire giudizi certi è impossibile, ma almeno a prima vista Destiny pare un’opera mastodontica, tanto ambiziosa quanto curata. D’altronde, Bungie è sotto molti punti di vista garanzia di qualità. Tutto sembra pensato per accontentare le più differenti tipologie di utente, dall’impostazione FPS alla componente esplorativa alle feature palesemente più ruolistiche che tipiche degli sparatutto. Il più grande punto interrogativo che verte su Destiny sembra essere l’incertezza sulla qualità del prodotto finale. Ci auguriamo, infatti, che rispecchi il più possibile quanto visto finora, mantenendo i livelli tecnici mostrati e la varietà e ricchezza delle location. Certa, invece, è l’indubbia distinzione tra la serie Halo e la nuova ip targata Bungie. Destiny non vuole essere un ‘more of the same’, né un ‘Halo 2.0’, ma punta a ridefinire gli standard di un intero genere videoludico. Riusciranno i ragazzi del team a mantenere le promesse fatte? Il 9 settembre 2013 lo scopriremo, giorno in cui potremo finalmente mettere le mani su Destiny, a patto di possedere Xbox 360, Xbox One, PS3 o PS4.