140
Recensione

140

  • Versioni: PC PS4 Wii U Xbox One
  • Nel panorama indipendente è ormai all'ordine del giorno trovare giochi originali,minimalisti o addirittura sperimentali. Eppure nonostante questo pochi osano tanto come 140, presentando un mondo estemo, dai colori abbaglianti che se vissuto senza joypad tra le mani non può  che frastornare e tramortire. Psichedelico, e allucinogeno sono gli unici termini in grado di descrivere l'opera di Jeppe Carlsen, già noto per aver sviluppato Limbo, che a tre anni dall'uscita sbarca finalmente su console.

     

     

    VIAGGIO PSICHEDELICO

    La scelta appare chiara fin dal primo istante, nessuna schermata d' intermezzo, solo un mondo geometrico e colorato pervaso da un battito costante. Subito si capisce come controllare il piccolo e anonimo protagonista, un quadrato in grado muoversi e saltare. Il richiamo ad Impossible game appare inevitabile, chiunque vi abbia già giocato sa cosa lo attende, si aspetta un ritmo incalzante in un mondo spietato. Eppure nonostante la palese somiglianza questo non accade,140 risulta differente già dal primo livello, più blando e rilassante devia completamente da quel percorso arduo e frenetico, mutando in un esperienza videoludica scandita dai 140 battiti al minuto in cui la calma è  il vero punto focale. Il ritmo esiste ed ipnotizza, grazie anche all'aiuto dei colori sgargianti dello sfondo, ed è lui il vero signore del gioco. Quel cuore pulsante a centoquaranta battiti al minuto ci dona il ritmo perfetto per agire, e allo stesso tempo mette fretta e spingendo il giocatore a capofitto tra ostacoli e trappole conducendo inesorabilmente all'errore. In 140 è  infatti fondamentale fermarsi, ragionare e comprendere come superare un ostacolo, e solo allora , come un perfetto musicista, riprendere il ritmo e lanciarsi nell'azione. Proprio come un'orchestra ogni elemento di 140 lavora in sincronia con gli altri per creare la sinfonia perfetta.  Solo grazie a quest'amonia tra i vari elementi il level design di un mondo così sgargiante e ipnotico è in grado  di alternare sequenze di calma a momenti di azione senza spezzare minimamente il ritmo di quei 140 battiti. Costanti e inesorabili accompagnano il nostro viaggio che raramente risulta essere frustrante grazie all'abbondante quantità di checkpoint disseminati per tutto il livello, che permettono anche al giocatore meno paziente di godersi fino in fondo la sfida proposta. Solo in casi isolati come gli scontri a fine livello, la vera e propria vetta del titolo, la pazienza del giocatore verrà messa alla prova. Allora più che mai, per valicare quell'ultimo ostacolo, senso del ritmo, reattività e coordinazione saranno fondamentali in brevi ma intense sequenze capaci di donare estrema soddisfazione. In tutta questa ipnotica semplicità il più grande difetto è costituito da una rigiocabilità quasi inesistente, che legata ad una longevità davvero ridotta limita fortemente l'intero titolo. Il nostro viaggio allucinogeno termina infatti in circa quaranta minuti per poi ricominciare , per i più temerari, in una modalità hardcore in cui ogni morte equivale a dover ricominciare tutto dal principio. Una scelta di certo affascinante per i giocatori più estremi desiderosi di testare i propri limiti, ma completamente inutile per la maggior parte dell'utenza, che viene dunque lasciata con un leggero senso di incompletezza.

    Pro

    • Unico, ipnotico, psichedelico
    • Ottimo livello di sfida
    • Colonna sonora ottima

    Contro

    • Troppo breve

    Conclusioni

    140 pur esaurendosi troppo rapidamente è un cuore pulsante capace di battere con estrema forza, calamitando allo schermo il giocatore.Abstraction game sintetizza una droga completamente legale in un titolo che non appare nelle vesti classiche del platform, ma piuttosto in quelle di un viaggio, una breve esperienza che altrimenti si potrebbe vivere solo in preda a sostanze.Tenendo presente questo si potrà essere capaci di apprezzare fino in fondo 140, un titolo già di per se di nicchia, e godersi fino in fondo il viaggio.

    8.0 1