Assassin’s Creed Odyssey – Recensione di un altro action RPG
Recensione

Assassin’s Creed Odyssey – Recensione di un altro action RPG

Assassin’s Creed è morto…benvenuto ma anche no al nuovo filone

  • Versioni: PC PS4 Xbox One
  • Chi ha vissuto la saga di Assassin’s Creed sin dal primo capitolo, chi si è innamorato di quello stile di gioco molto stealth e vocato al far parte di una confraternita che agisce nell’ombra, o chi è rimasto incantato da alcune storie davvero epiche è meglio che si metta il cuore in pace. La saga che conoscevamo è morta definitivamente con questo Odyssey, dove non c’è traccia alcuna di quella che è stata una delle serie più amate con Altair ed Ezio che ne hanno fatto raggiungere apici mai visti. Ubisoft si è fermata un anno prima di rilasciare Origins, per prendere un po’ di idee e cercare di rinnovare un franchise che più di quello non riusciva a dare, inserendo tantissimi elementi da gioco di ruolo ma non andando oltre. Quest’anno ha deciso proprio di tagliare i ponti con il passato e puntare dritto a una strada inedita, sia per trama che per un sistema che ormai può essere definito action RPG puro. Va bene cosi, ricordiamo però che nel genere ci sono già diversi capolavori che ne hanno alzato il livello e con i quali, meglio dirlo subito, questo è un gioco mediocre e nulla più. Certe storie finiscono e lo fanno con un capitolo con i botti, altri preferiscono sfruttare un brand di successo ma non essendo Nintendo o Sony il risultato non è lo stesso. Si, senza tanti giri di parole pensiamo che questo gioco non doveva chiamarsi Assassin’s Creed, ma avendo sfornato molte nuove IP in questa generazione e avendole floppate praticamente tutte capiamo anche la mossa commerciale dello studio francese. Pronti a scendere mettervi nei panni di soldati spartani e aprirvi la strada con la forza bruta?

    Da assassini che agiscono nell’ombra a guerrieri senza scudo il passo non è breve

    Come sempre la recensione è senza spoiler ma dobbiamo dire che all’inizio sia che scegliate di giocare nei panni di Kassandra o Alexios, guerrieri spartani cresciuti a Cefalonia, non vi cambierà nulla nella narrazione. Si, i ragazzi di Ubisoft potevano anche inserire un editor del personaggio a questo punto tanto, inutile sottolineare la piattezza dei due individui che come tanti altri del passato non ricorderete sicuramente per le loro gesta. La storia principale si svolge comunque in un periodo storico che vede Sparta contro Atene e il vostro obbiettivo è quello di trovare la Lancia di Leonida interpretando nel presente sempre Layla Hassan, l’ex impiegata Abstergo che abbiamo conosciuto in Origins. E niente ancora con la ricerca di manufatti dell’Eden, quando nel terzo capitolo avevano chiuso tutto, dimostra come l’espediente dei ricercatori del futuro che si calano e vivono le gesta passata di questo o quello ha strarotto, siamo ai livelli di Mario che deve salvare Peach. Originalità zero e anche il fatto di avere dei finali multipli stravolge di fatto il senso stesso del brand, della ricerca e di quella che dovrebbe essere una storia appassionante e avvincente ma che purtroppo si rivela essere il solito polpettone riscaldato per rifilarci un gioco da 70 euro all’anno. Quanti The Witcher escono all’anno? E The Legend of Zelda? Ecco, la differenza tra Capolavori e giochi belli ma niente più la trovate ancora una volta paragonando il nuovo titolo sugli assassini a chi è sull’olimpo di questo genere. Se la sensazione che avrete è quindi quella del more of the same ma con una mappa il 60% più grande rispetto al prequel sappiate che la situazione è anche peggio quando andiamo ad analizzare il sistema di gioco e il modo in cui ormai si è evoluto definitivamente, abbracciando totalmente quelle meccaniche che con il franchise non avevano nulla da spartire ma che adesso ne sono il cuore pulsante. Come sempre avremo il nostro albero delle abilità, cosi da migliorare il nostro essere cacciatori, assassini o guerrieri, con punti abilità da assegnare alle varie voci ma senza troppa importanza visto che potremo riassegnarli a nostro piacimento nel caso il personaggio non stesse progredendo nel modo che preferiamo. A questo sistema si sono però aggiunte delle skill attivabili con la barra adrenalina e un attacco Ultra imparabile, che vanno a spingere il giocatore a sfruttare maggiormente uno stile offensivo, dove le schivate saranno l’unico modo per evitare di essere feriti. Già, non ci sono scudi e ovviamente vedere uno spartano senza scudo è davvero ridicolo, alla faccia della ricostruzione storica che un tempo (vedesi la bellissima Firenze) era curato in modo certosino. Per tutto il resto il sistema di combattimento è identico a quello di Origins, che però è decisamente migliore e più bilanciato oltre ad avere quel dannato scudo…si, siamo rimasti traumatizzati dal vedere uno spartano senza scudo, seriamente. Se inoltre da un lato non cambia il sistema di equipaggiamento e inventario, bisogna sottolineare come siano stati ridotti gli archi e inserito le classiche statiche da gioco di ruolo alle armi che possono essere potenziate con apposite incisioni. Tornano anche le battagli navali, senza cannoni però ma da svolgere a colpi di frecce e giavellotti.

    Uno spartano senza scudo…ma sono seri sti francesi?

    Assassin’s Creed Odyssey risulta essere il perfetto passo successivo a Origins, se infatti quello dello scorso anno ci è sembrato un titolo embrionale che cercava di prendere idee dai capolavori di CD Projekt Red o Nintendo qui siamo di fronte a un vero e proprio action RPG puro. Il problema principale resta però la trama davvero poco accattivante, a tratti banale e scontata, oltre a una mappa che se da un lato è più grande di quella dello scorso anno e anche più
    varia per location e ambientazione (e ci sarebbe da dire grazie tante, li era tutto deserto) dall’altro è praticamente tutto vuoto e privo di elementi rilevanti. Siamo ancora lontanissimi dall’esplorazione libera e meravigliosa provata in Breath of the Wild, dalla varietà di ambientazioni o interazione con il fondale. Purtroppo non ci siamo nemmeno per ciò che concerne le missioni secondari e tutte le varie quest, ripetitive fino ad annoiare, hanno il solo scopo di farvi farmare soldi da usare per migliorare le armi con il fabbro che crafterà solo sotto lauto compenso. La sensazione di essere di fronte al gioco dello scorso anno, con più verde, cittadine tutte uguali e pochissime cose davvero stimolanti da fare non aiuta il giocatore che dopo le prime ore capirà che quelle azioni dovrà ripeterle fino alla fine del gioco. Anche l’IA non è stata migliorata, era mediocre quando usavamo Bayek ed è rimasta invariata. Si sente la mancanza delle arrampicate tipiche della serie, insomma la lama celata simbolo del franchise non c’è, gli assassini e la confraternita nemmeno e allora cosa lo chiami a fare Assassin’s Creed? Perché senza quel nome davanti non se lo filerebbe nessuno tanto è mediocre in tutto ciò che propone. Persino L’Ombra della Guerra di Warner è più accattivante, per rimanere nel genere, non andiamo nemmeno a disturbare Geralt o Link che i due spartani qui presenti non fanno insieme mezzo Altair. Tecnicamente invece siamo ai livelli del precedente ma con la lentezza di spostamenti e caricamenti dovuti alla mappa più grande e un doppiaggio che non ci ha convinto praticamente mai, senza contare quando voi fate una scelta e i dialoghi vanno per i fatti loro come se ne aveste fatta un’altra (ad esempio uccidete tizio, mentre parlate sembra che lo abbiate risparmiato). Il motore grafico è quello di Origins, le animazioni sono le stesse e per farla breve è un bel copia/incolla, mentre non avendo provato la versione per Switch disponibile solo in Giappone attraverso il cloud non possiamo giudicare come sia rispetto a quella per la nostra Playstation 4 Pro, ma le voci di importanti community dicono sia identica tranne nella versione portatile a causa della scarsa qualità del monitor della console. Insomma speriamo un giorno arrivino anche in Italia linee cosi potenti da permettere di giocare in streaming a titolo del genere su dispositivi poco performanti.

    Pro

    • La Grecia ha il suo fascino

    Contro

    • Ripetitivo e noioso
    • Storicamente incongruente e con una trama scontata e banale
    • Di Assassin's Creed ha solo il nome per attirare le vendite

    Conclusioni

    Il Credo degli Assassini è morto, diamo il benvenuto a un nuovo franchise che però Ubisoft a continuato a chiamare Assassin’s Creed perché cosi è più facile venderlo. Odyssey è una versione più grande di Origins, le novità sono pochissime e superficiali e il titolo è di una ripetitività e noiosità che vi faranno addormentare con il pad in mano. Aggiungeteci una trama e personaggi che non hanno nemmeno un dito del carisma di Ezio Auditore e compagni, l’assenza di ogni caratteristica del gameplay che ha reso il brand cosi amato (qualcuno ha detto lama celata) e avrete un action RPG che sicuramente è un gioco buono ma non riesce a farsi notare in un genere cosi inflazionato di titoli superiori in tutto. Ricordiamo comunque ai geni di Ubisoft ciò che una madre spartana diceva al proprio figlio porgendogli il suo primo scudo: “Figlio mio, torna o con questo o sopra questo”. Bello un gioco ambientato in Grecia, dove sei uno sparatano e non ci sono scudi. Il nostro consiglio è di acquistarlo quando lo troverete sotto i 30 euro, sopra è buttare i vostri soldi mentre se avete giocato Origins avete praticamente giocato anche questo.

    7 1