Assassin’s Creed Origins
Recensione

Assassin’s Creed Origins

  • Versioni: PC PS4 Xbox One
  • Spesso alcune saghe si vanno a perdere con il passare del tempo, non riuscendo a portare nulla di nuovo o richiamare il fascino dei capitoli precedenti. Assassin’s Creed è una di quelle serie che è riuscita a raggiungere il massimo della sua ambizione con le avventure di Ezio Auditore, con le città italiane che restano senza dubbio tra le migliori da esplorare nella serie. Riuscire a dare nuova linfa alla storia e le meccaniche di gioco però non è stato affatto semplice, cosi Ubisoft ha decisamente sfornato dei buoni titoli con gli ultimi episodi ma nulla di particolarmente impressionante o che potesse invogliare i fan a continuare a seguire le gesta degli assassini. Prendersi una pausa, riflettere sul da farsi e cercare di capire che direzione dovesse prendere il brand prima che il suo passato lo affossasse definitivamente è senza dubbio la scelta migliore che i boss della casa francese potessero fare, ma saranno riusciti nel loro scopo? Ebbene vi diciamo sin da subito che questo Origins è senza dubbio un buon gioco, che piante delle basi discrete per il futuro della serie ma che però non porta quell’innovazione che attendevamo, anzi vira decisamente verso gli action RPG in stile The Wither 3, con una struttura da open world e tutti i difetti del passato, più altri inediti. Se siete fan dai tempi di Altaier mettetevi comodi e vi spiegheremo cosa pensiamo delle gesta del nuovo eroe dopo aver portato a termine la sua avventura.

     

    Un inizio lento e noioso che esplode in un istante

    La trama principale non è scontata come il titolo potrebbe far credere, in realtà i ragazzi di Ubisot Montreal sono riusciti a collegarsi con i prequel e spiegarci le origini del credo degli assassini ma le vicende di Bayek e di sua moglie Aya vanno ben oltre, dando spunti anche per futuri episodi cercando in questo modo di allargare una lore che sembrava ormai non aver più nulla da dire. Nonostante un inizio lento e abbastanza noioso, che tra sessioni di gioco atte a farci da tutorial e una trama che sembra non partire mai, arriverà un punto in cui finalmente verremo catturati dalla narrazione e giocheremo in funzione di sapere cosa succederà dopo, vogliosi di vederne la conclusione. Origins ha però una nuova caratteristica che prende spunto da altri open world, ovvero le quest secondarie che saranno presenti e che ci porteranno ad abbandonare la strada principale per infilarci in mini-storie e trame atte a rendere più belle e credibili queste missioni. Purtroppo nonostante alcuni momenti decisamente apprezzabili, l’inserimento di personaggi interessanti, non si ha mai un livello qualitativo paragonabile a quello visto nei titoli di CD Projekt, mostrando anche i limiti di un’ambientazione che essendo all’epoca di Cesare e Cleopatra non ha nemmeno molti spunti per gli sceneggiatori. Insomma come sempre non spoileriamo nulla ma se da un lato siamo delusi dalla lentezza con la quale veniamo portati “al sodo” dall’altra non possiamo che essere soddisfatti sia per gli intrecci che si hanno con i precedenti giochi che per gli spunti che ci porteranno ad altri capitoli dello stesso. Come anticipato però il nuovo gameplay si differisce dai precedenti episodi per avere, oltre la possibilità di scegliere tra tre diversi livelli di difficoltà, il classico albero delle abilità che porterà Bayek a potenziarsi sia fisicamente che anche per ciò che concerne equipaggiamento e armi. Ovviamente non pensate minimamente di essere di fronte a un sistema simile a The Witcher 3, siamo sempre di fronte a un titolo d’azione e per fortuna questa è stata messa sempre in primo piano dai programmatori, che hanno preso spunto dai recenti prodotti Ubisoft per ricreare il mondo di gioco e il metodo attraverso il quale muoversi al suo interno. Per essere più precisi al nostro soldo avremo la fidata aquila Senu, un clone vero e proprio del drone di Watch_Dogs 2, in grado di sorvolare gli avamposti e segnare i nemici, anche stordirli all’occorrenza. I vari giochi con un mondo aperto ci hanno ormai abituato a poter affrontare una determinata situazione in diversi modi, cosi anche in Origins è possibile sfruttare diversi modi per portare a termine alcune missioni, dallo sfruttamento dell’ambiente circostante per creare confusione o trappole, alla classica modalità furtiva. Le diverse abilità di Bayek inoltre gli permetteranno in qualunque momento di poter evolversi e diventare un provetto arciere, in grado di cecchinare dalla distanza i nemici, ma anche di rallentare il tempo proprio come il prode Link nell’ultimo Zelda. Insomma gli sviluppatori hanno preso a piene mani un po' da tutti i giochi più recenti, non ultimi gli scontri a cavallo, non riuscendo però mai a dare al gioco una qualità che si avvicini a quella della fonte d’ispirazione. Un punto decisamente a sfavore è però la semplificazione un po' di tutte le meccaniche di gioco, dal combat system alle sessioni investigative, non si è preso il collaudato metodo che si utilizzava negli ultimi capitoli della serie ma si è preferito semplificare il tutto, il che non aiuta visto che l’IA è ancora una volta pessima.

     

    Un bel minestrone a cui manca però il sale

    L’impressione che si ha giocando a Assassin’s Creed Origins è quella di essere di fronte a un titolo che cerca di unire diversi elementi presi da altri giochi, senza riuscire a farli proprie o avere una sua anima. Manca proprio la sensazione che l’avventura di Bayek sia qualcosa di originale, fresco e con una propria identità e i difetti nuovi e vecchi del franchise non aiutano. Come abbiamo anticipato molte meccaniche sono semplicistiche, investigare ad esempio richiede il semplice attivamento dei sensi del nostro eroe e tutto ci viene svelato mentre i combattimenti non hanno stamina come in altri titoli, portando a un semplice attaccare insistentemente vista l’impossibilità di stancarsi. L’IA poi non è delle migliori, semplifica troppo le cose al giocatore e tra boss, battaglie con i gladiatori e scontri con le truppe nemiche non ci sentiremo mai realmente in pericolo o in grande difficoltà ma anzi avremo la situazione sempre sottocontrollo. Non solo la schivata è quasi infinita ma tutto il sistema di attacchi e difesa andrebbe ridisegnato magari seguendo lo stile de L'Ombra della Guerra, cosi siamo a livelli embrionali che non soddisfanno ne appagano il giocatore nel'uccidre nemici che troppo spesso sono privi di personalità, boss compresi. Le quest secondarie poi sono noiose e ripetitive, servo solo a cercare di farmare denaro ed esperienza per aumentare di livello (Per ora il massimo è il 40), ma decisamente il lavoro svolto è superficiale, portando a un soporifero eseguirle troppo meccanicamente. Stessa sorte tocca anche alla scoperta delle tombe e location segrete, dove non ci sarà quasi mai nulla da fare e alla lunga ci sembreranno tutte uguali. Certo per variare un po' la situazione sono state inserite gare con la biga e diverse attività alternative, ma il deserto non offre molto e sinceramente la voglia di una mappa più piccola e con meno cose da fare, ma più varie e interessanti, non ci è mancata. Senza contare l’inserimento delle microtransazioni che qui non hanno senso e che ovviamente sono tutte dei pay-to-win per sfigati che non sanno godersi un videogioco. Malissimo anche l’inserimento dei soliti bauli a sorpresa e l’esclusività di armi e accessori leggendari che non sono reperibili nel gioco ma da comprare con soldi veri nello store, cosa molto fastidiosa visto che se un giocatore ha soldi da buttare per potenziarsi velocemente mostrando le sue limitate capacità anche in un titolo facile come questo, una spada unica che non si può ottenere se non sborsando altri soldi veri fa girare le scatole. La parte moderna invece ci mostra che noi essenzialmente siamo una giovane ragazza dal nome di Layla, la nostra nuova investigatrice usa l’Animus per effettuare le sue ricerche all’interno di una tomba egizia che risultano interessanti esclusivamente per il collegamento con i futuri capitoli…sempre meglio di un anonimo programmatore con visuale in prima persona eh, ma niente di paragonabile a quanto visto con Desmond e il tutto è circoscritto ad una sola area.

     

    Guarda la vastità…del deserto

    Tecnicamente Origns è un titolo più che buono, con delle ambientazioni ricreare in maniera minuziosa e approfondimenti storici degni di un’enciclopedia, purtroppo però ha dei limiti sia a livello di design che tecnici. Tralasciando alcune ambientazioni che si ripetono troppo spesso, la varietà non elevata rispetto ai capitoli passati si sente, come anche le sessioni di corsa e arrampicata che hanno reso celebre il brand non sono più così epiche. Anche arrampicarsi in cima a una piramide è così scontato che non riesce a catturare l’interesse del giocatore se non per il gran pop-up che si può ammirare dall’alto. I difetti tecnici infatti ci sono, tra bugs vari e personaggi che s’incastrano ogni tanto, cavalli che vedremo in situazioni ridicole, elementi del fondale che appaiono dal nulla e una generale qualità che ci sembra un po' poco al passo con i tempi (per inciso L’Ombra della Guerra è decisamente superiore, giusto per restare su generi simili e recenti). Certo non mancheranno i momenti epici, alcune città bellissime da vedere o saline che ricreano con il sole effetti magici, ma alla fine tutta l’ambientazione manca sempre di quell’epicità che invece ha contraddistinto capitoli entrati nella storia del brand. Detto ciò siamo di fronte a un gioco fluido e stabile, con nessuna incertezza riscontrata nel corso della prova e con un comparto sono davvero di primo livello, almeno sulla nostra PlayStation 4 Pro, anche se il doppiaggio italiano lascia molto a desiderare ed è lontanissimo dalla qualità di quello a cui ci ha abituati Warner oltre a dover essere scaricato come patch aggiuntiva al primo avvio, ma i no sense sono all'ordine del giorno con Ubi.

    Pro

    • Ottima la nuova strada action RPG...
    • L'Egitto ha il suo fascino
    • La trama alla fine è intrigante

    Contro

    • ...sebbene tutta da migliorare
    • Pessima IA e sistema di combattimento superficiale
    • Troppo facile e missioni secondarie noiose e ripetitive

    Conclusioni

    Il lavoro di Ubisoft Montreal ha portato alla nascita di un Assassin’s Creed che si pone come il raccoglitore di tutto ciò che abbiamo visto negli ultimi titoli open world, senza eccellere in nulla e con una storia principale che spicca su tutto il resto. I fan resteranno di certo soddisfatti per la narrazione e le trame che si creeranno in futuro, un po’ meno per la generale semplificazione delle varie meccaniche e un gameplay che scimmiotta quello di The Witcher 3 senza mai avvicinarvisi, oltre che dei combattimenti troppo grezzi e privi di sfida. Un buon gioco, sicuramente un capitolo che mostra delle idee interessanti ma che necessitano di una maggior cura e un sistema di quest secondarie da rivedere, come la mappa che generalmente dovrebbe essere meno vasta e più varia. Il secondo capitolo resta ancora inarrivabile ma la strada per cercare di svecchiare il mondo che ruoto intorno al credo degli assassini sembra quella giusta, acerba al momento ma decisamente ora è più chiaro il bersaglio a cui mira Ubisoft…Geralt però è davvero troppo lontano.

    7.5 1