Dark Souls Remastered – La recensione che non volevo fare
Recensione

Dark Souls Remastered – La recensione che non volevo fare

Tutorial su come non fare una remastered by From Software

  • Versioni: PC PS4 Switch Xbox One
  • Dark Souls è il titolo che ha segnato una generazione, andando a solidificare l’ottimo lavoro svolto From Software con Demon’s Souls per PlayStation 3. Il maestro Miyazaki ha creato una serie unica, in grado di appassionare milioni di giocatori grazie alla sua lore affascinante e misteriosa, un mondo mistico e personaggi che rimarranno a lungo nella mente di chi li ha affrontati. Il sistema di combattimento e tutto il gioco vero e proprio hanno poi solo completato quello che è un capolavoro senza tempo. Certo, non tutti ci hanno giocato e nonostante la versione definitiva Prepare to Die alcuni giocatori non hanno mai avuto il coraggio di affrontare la grande sfida che si svolge a Lordran. Ovviamente come questa generazione ci ha insegnato una remastered non si nega a nessuno, ma è doveroso dirvelo che qui siamo di fronte a una presa in giro bella e buona da parte della software house nipponica. Siamo rimasti molto delusi sia dalla versione PlayStation 4 Pro che da quella PC, ma ne parleremo più nel dettaglio nell’apposito paragrafo mentre per chi non sapesse di che gioco stiamo parlando (cambiate passione) iniziamo una veloce lezione di storia.

    Non si è mai pronti alla morte

    Inizialmente ci ritroveremo chiusi in una cella, destinati a compiere imprese degne degli dei di Lordran, luogo in cui noi, prescelti non morti, saremo trasportati per compiere il nostro destino.  Immediatamente, come accennato sopra, notiamo cosa rende questa esperienza impegnativa: non sappiamo da dove veniamo, chi siamo e come abbiamo fatto a finire in un posto così poco ospitale. Giusto per non partire troppo avvantaggiati, ci ritroviamo a dover esplorare aree ricche di trappole, tranelli e nemici pronti a distruggerci in pochi colpi. Qui risiede il cuore pulsante della serie. Essere all’oscuro di cosa ci aspetta è tremendamente asfissiante. Ogni passo è mosso con lo scudo ben saldo e la paura che, improvvisamente, possa accadere il peggio. Allo stesso tempo, la gratificazione che scaturisce dall’aver superato le sfide che ci vengono proposte è di gran lunga superiore alla frustrazione che, in alcuni casi, può colpire lo sventurato giocatore. Lo scheletro della serie è quello di un Dungeon CrawlerFrom Software è però riuscita a creare delle opere che incarnassero questo genere e che, al tempo stesso, proponessero qualcosa di nuovo ed accattivante. A questo va inoltre aggiunto che ogni aspetto, dalle scelte più tecniche a quelle artistiche, ha ragione di esistere e rafforza una struttura di per sé già molto solida.  L’intelligenza artificiale ha dei pattern d’attacco fissi che vengono innescati da precise condizioni, tanto che alla lunga potremo addirittura sfruttarli a nostro vantaggio per beffare i tanto temuti antagonisti. Il calcolo dei danni è allo stesso modo determinato da un insieme preciso di fattori ed è, a parità di condizioni, fisso. Il level design risulta un altro aspetto da considerare quando si parla del livello di sfida offerto dall’opera. Anfratti bui e maleodoranti, antichi borghi abitati da non morti, città infestate da fantasmi e paludi sature di veleni saranno gli scenari che ci accompagneranno in buona parte della nostra esperienza. Lo stesso ambiente di gioco, quindi, risulta fatalmente in linea con il concetto di spaesamento ed il meccanismo di punizione/premiazione che permeano il titolo.
    Va anche detto che l’opera è capace di deliziare con scenari di rara bellezza, colorati e suggestivi, che riescono a far dimenticare, seppur per breve tempo, le sventure a cui dovremo sopravvivere. L’opera può essere sintetizzata in modo molto estremo, ovvero come una serie di scenari che collegano un falò ad altri. Cosa sono i falò? Si tratta di quelli che, sostanzialmente, sono i checkpoint del videogioco. Riposando ad uno di essi il nostro alter ego recupererà la salute persa, potrà aumentare di livello, gestire il proprio armamentario e i vari pezzi di equipaggiamento a disposizione, insomma tutto ciò di cui abbiamo bisogno dopo una intensa sessione di gioco. Una volta morti, l’ultimo falò dove ci siamo riposati rappresenterà il punto in cui ricominceremo il nostro percorso. L’esperienza di gioco si traduce quindi in una spasmodica e adrenalinica ricerca di tenui fiamme da ravvivare e sfruttare per recuperare le proprie energie. Anche in questo caso, potremmo non essere totalmente soddisfatti, poiché in Dark Souls morire equivale a perdere le umanità e le anime accumulate. Le anime rappresentano la moneta di scambio a nostra disposizione, consumabili sia per aumentare di livello, ovviamente in quantità proporzionale ad esso, sia per acquistare oggetti, armi ed armature. L’umanità è invece tutto ciò che ci permette di non perdere il senno e diventare ‘vuoti’. Oltre a questo significato, più filosofico che tecnico, questo oggetto ci permette, presso un falò, di tornare in forma umana. Raggiunti questi checkpoint saranno inoltre ripristinate le fiaschette Estus consumate. Questi oggetti permettono ai non morti di recuperare la salute persa e quindi, a livello puramente di gameplay, sono il principale mezzo che utilizzeremo per curarci, incarnando il concetto di pozione presente nella stragrande maggioranza dei giochi di ruolo. Purtroppo bere da una fiaschetta Estus è un’operazione che richiede tempo e che, soprattutto, ci espone ai nemici rendendoci vulnerabili. Inoltre, terminate le fiaschette a nostra disposizione, non potremo più curarci, se non tramite metodi alternativi e meno accessibili o convenienti.

    La rimasterizzazione fatta in pausa pranzo

    Eccoci qui a parlare nello specifico della remastered di Dark Souls da noi provata e che dobbiamo bocciare anzitempo. Partiamo dalla versione PC che non consiglieremmo di comprare a nessuno, vista l’esistenza dell’originale che grazie a diverse mod create da appassionati risulta migliore in tutto a questa riedizione. A partire dal frame rate fisso sui 60fps agli effetti di luce o la pulizia delle texture, ogni elemento che le mod aggiungono al titolo riescono a renderlo più bello e moderno di quanto abbiano fatto gli sviluppatori della casa nipponica con questa versione. Un lavoro quindi pessimo, non in grado non solo di eguagliare ma addirittura inferiore a quello di “principianti” che hanno creato il tutto gratuitamente. Dette queste due parole sulla versione PC adesso passiamo a quella PlayStation 4 Pro che partendo da un titolo con i 1080p nativi può upscalare il tutto in 4K, ovviamente senza nessuna differenza visiva. Davvero non riuscire nemmeno a inserire delle texture adeguate dopo 7 anni ma effettuare un semplice upscaling ci sembra ridicolo, senza contare che i 60fps non sono certo miracolosi, stiamo parlando di un titolo che non muove certo una mole di poligoni tale da farci gridare al miracolo per questa caratteristica. Purtroppo anche qui il lavoro di pulizia si vede certamente in maniera netta rispetto alla controparte uscita sulla terza generazione di console Sony, ma ci attendevamo molti di più, visto che sono presenti ancora oggetti estremamente slavati che sono un pugno negli occhi per l’utente. Non sono state nemmeno ridisegnate le texture, ripulite o cercato di migliorarle per adeguarle ai tempi odierni, no sono solo state portate a una risoluzione di 1080p che se dobbiamo essere onesti anche l’emulatore di PlayStation 3 (rpcs3) effettua senza troppi problemi. Un lavoro davvero di poco conto, frettoloso ed eseguito in modo non professionale, che viene aggravato dalla presenza di tutti i bugs originali, un uso smodato dell’effetto blur e persino un’l’HUD rimasta in 720p. Si, ci sentiamo presi in giro e derubati da un prodotto che davvero non ha scusanti e non può passarla franca solo perchè è Dark Souls. Intendiamoci il gioco in se è il solito capolavoro, ma che senso ha questa remastered? Su Xbox One X tantissimi titoli della 360 hanno un risultato migliore grazie alla retrocompatibilità, quindi bastava quella per la console Microsoft invece di un titolo che potevano anche non chiamare remastered visto che non c’è proprio nulla che giustifichi quel nome. Lanciamo una freccia in favore invece per ciò che concerne le sessioni multiplayer del gioco, questa volta riviste e migliorate davvero come si deve. Avendo dei server dedicati l’esperienza di gioco è fluida e non ci sono lags fastidiosi che creano situazioni strane, è poi possibile richiamare più persone in modo da avere anche delle sfide 3vs3, mentre è stata aggiunta la possibilità di evocare direttamente un amico grazie allo stesso sistema di password già visto nel terzo capitolo. Sostanzialmente sono state semplificate anche diverse meccaniche legate ai patti, aggiunto qualche falò che snatura un pò la lore ma aiuta molto nella semplificazione di alcune meccaniche del titolo che oggi, grazie al terzo episodio, sarebbero davvero dure da digerire.

     

     

    Pro

    • Gameplay profondo e appagante
    • Impegnativo

    Contro

    • Una remastered fatta male

    Conclusioni

    Se non avete mai giocato Dark Souls le motivazioni possono essere poche, non amate il genere, non avete voglia di sbattervi cosi tanto in un titolo che fà del trial & error il suo portabandiera e vi farà bestemmiare come se non ci fosse un domani. Oppure semplicemente non lo avete giocato all’epoca. Nell’ultimo caso allora se avete una console potete comprare questa remastered e iniziare a perdervi nel mondo di gioco, senza andare a guardare sul tubo guide ma cercando di scoprire la lore da soli, e di conseguenza questo è un gioco da 9. Se avete un PC invece prendete pure l’originale, installate tutte le mod migliori per godervelo con una risoluzione ed effetti di luce che surclassano questa e con i 60pfs sempre stabilissimi. Dispiace davvero che From abbiamo operato un lavoro cosi grossolano e di poco conto, tra le altre cose anche l’online non è certo un buon motivo per comprarlo per chi ha già il 3 e stragiocato questo a suo tempo. Sarebbe stato necessario un lavoro più professionale e il titolo di Miyazaki lo meritava tutto, invece cosi è davvero una pessima remastered di cui non c’era assolutamente bisogno.

    6 1