DMC: Devil May Cry

  • Versioni: PC PS3 Xbox 360
  • Finalmente è arrivato. Dopo ben cinque anni dall'ultimo capitolo della saga action più redditizia di Capcom, eccoci dunque arrivati al momento del verdetto sul nuovo Devil May Cry. Nonostante le critiche piovute addosso ai ragazzi di Ninja Theory, il team ha voluto fortemente continuare per la propria strada, senza se e senza ma, convinti che il percorso intrapreso fosse quello giusto. Ve lo diciamo subito: del vecchio DMC, in questo gioco, c'è poca traccia. Ciò però non sta per forza ad indicare un passo indietro, anzi. In settimana è anche arrivato un tweet da parte di Hideki Kamiya, a cui va il merito della creazione della saga di Dante, rivolto al team inglese, nel quale esprimeva la sua soddisfazione per il lavoro svolto. Insomma, se questa non è una garanzia di successo, e le parole del game designer nipponico non vi bastano, continuate a leggere per sapere tutto, ma proprio tutto, sull'ultimo nato Capcom.

     

    Welcome To The Limbo

    Le avventure di questo DMC: Devil May Cry si svolgono a Limbo City, una città governata dai demoni e, in particolar modo, da Mundus, che controlla ogni singolo anfratto di questo regno. Posto particolarmente strano, questa Limbo City, divisa in due realtà parallele: una, tranquilla e tipicamente 'umana', l'altra, definita Limbo, decisamente più inquietante, con creature deformi pronte a comparire da ogni angolo, dove niente è quello che sembra. I due mondi, però, sono strettamente collegati: nonostante gli umani non possano vedere i demoni e viceversa, ogni cosa che succede nel Limbo ha ripercussioni anche sul mondo 'reale'. Dante, che nelle prime battute di  gioco non perde tempo a portarsi a letto due cubiste, non sembra molto interessato a ciò che avviene nel mondo, colpito recentemente da diversi attacchi terroristici. Dietro questi avvenimenti vi è un'organizzazione segreta, chiamata 'The Order',  con a capo un misterioso personaggio mascherato, che compare in diversi filmati del telegiornale locale. Dedito a recuperare le forze dopo la notte faticosa, Dante riceve la visita di una ragazza la mattina seguente, che si presenta con il nome di Kat. La giovane è venuta a salvare Dante, ritenuto in pericolo di vita. Neanche il tempo per scambiarsi due parole che il mondo cambia, e il nostro eroe viene trascinato nel Limbo. Una volta sfuggito all'assalto, Dante viene condotto da Kat al quartier generale dell' 'Ordine', dove si scopre che il terrorista mascherato non è altro che Vergil, il fratello gemello di Dante. Quest'ultimo però non ricorda di avere un fratello, nè la storia della sua famiglia, rappresentata unicamente dal ciondolo appeso al collo del protagonista, donatogli dalla madre. Inizia così la nostra avventura nel mondo di DMC. La trama, seppur buona, non è particolarmente esaltante e rimane piuttosto prevedibile, rimanendo comunque gradevole durante tutto l'incedere.

    Il Diavolo Veste Dante

    Veniamo al gameplay di DMC, punto fondamentale di ogni buon action che si rispetti. Sotto questo punto di vista, Ninja Theory ha fatto veramente un ottimo lavoro: il ritmo è frenetico, in piena sintonia con la serie, e le varianti di mosse a disposizione del protagonista sono ben architettate, regalando un grande spettacolo visivo. Inoltre, in questo DMC, le armi bianche vengono divise in due classi: demoniache e angeliche. Questa distinzione, inizialmente poco rilevante, ha il suo peso durante il proseguo dell'avventura: oltre ai tradizionali mostri, infatti, ne troveremo alcuni vulnerabili esclusivamente ad armi angeliche o demoniache, il che rende i combattimenti molto più complicati. Altro cambiamento rispetto al passato, è l'impronta decisamente più occidentale del titolo Capcom, che prevede ora più fasi platform e una minor presenza di boss di fine livello, legati principalmente alla trama. E' proprio qui che si notano diversi aspetti non particolarmente esaltanti del nuovo DMC. Per prima cosa, le nuove e frequenti sezioni platform, divertenti durante le esplorazioni, possono diventare un problema durante i combattimenti, dove si rischia di cadere e perdere vita inutilmente. Questo non è colpa esclusivamente del level design, ma, anzi, di una non perfetta posizione della telecamera, che non riesce sempre a trovare la giusta inquadratura. Beh, direte voi, basta usare il lock on e tutto è risolto. Esatto, peccato che in questo DMC il sistema di puntamento non c'è, ed è forse questo l'unico vero neo della produzione Ninja Theory. In teoria esiste un modo per centrare la telecamera, premendo l'analogico destro, ma non è particolarmente efficace. Risulta incomprensibile, inoltre, la scelta degli sviluppatori di usare due tasti per svolgere la medesima azione, con R1 e L1, nella versione PS3 in nostro possesso, che servono a schivare. Sarebbe stato più saggio, a nostro parere, utilizzare R1 per la schivata e L1 per il lock on. Niente, comunque, che intacchi negativamente l'esperienza di gioco.

     

     

    Where Is The Challenge?

    Altro aspetto fondamentale di un action è la rigiocabilità, in quanto genere tipicamente single player. La durata della campagna, composta da venti missioni, è di circa sette-otto ore, che possono ridursi a solo cinque-sei se si va di corsa. A far fronte a questa scarsa longevità, viene in aiuto il completamento del livello, che sta ad identificare quanti oggetti speciali abbiamo trovato nel corso di ogni singola missione, come le anime da salvare e le porte segrete, che non sono altro che le missioni speciali dei vecchi capitoli. Stavolta, però, necessitano di particolari chiavi per essere aperte, sempre nascoste nei livelli. Ci sono diverse tipologie di porte: di rame, d'argento, d'oro e di platino, a cui corrispondono ovviamente le singole chiavi del rispettivo materiale. Inoltre, molto bello il fatto che durante la prima avventura non sia possibile prenderle tutte, perchè magari nascoste in luoghi che richiedono abilità che verranno date al giocatore successivamente, rendendo la rigiocabilità del titolo piuttosto buona. In più, vi sono ben sette livelli di difficoltà, di cui alcuni davvero proibitivi, che faranno la gioia sia degli hardcore gamer che dei meno abili. Che dire, anche a livello contenutistico, DMC si difende alla grande.

    The Art of The Devil

    Addentriamoci nel lato più artistico dell'opera Ninja Theory. Partendo dal punto di vista tecnico, l'Unreal Engine di DMC è uno dei più colorati che abbiamo mai visto. Certo, i soliti problemi di pop up delle texture e qualche occasionale calo di frame rate ci sono sempre, ma nonostante questo, il motore grafico svolge il suo dovere. Il tutto non sarebbe così bello se non ci fosse stato un lavoro veramente ben fatto da parte dei Visual Designer, dove tra l'altro compare anche un italiano: Alessandro Taini. Tutto il mondo di DMC è un misto tra l'onirico e il moderno, che regala diverse emozioni allo spettatore, riuscendo nel non facile compito di far dimenticare i tipici e tanto apprezzati elementi gotici dei predecessori. Anche il sonoro, ora più basato sull'heavy metal, si sposa benissimo con l'azione su schermo e non risulta monotono o fastidioso.

     

     

    Pro

    • Azione a non finire
    • Tosto alle difficoltà elevate
    • Artisticamente molto ispirato

    Contro

    • Assenza del lock on
    • Motore grafico a volte zoppicante

    Conclusioni

    Concludendo, DMC: Devil May Cry riesce nel difficile compito di lasciarsi alle spalle l’ingombrante ombra del Dante che fu, creando un setting più moderno, ma terribilmente affascinante. Il tutto condito da un gameplay di ottima fattura, tecnico al punto giusto, che regala soddisfazioni una volta assorbito nel suo insieme. Che dire, un giocone che apre al meglio il nuovo anno videoludico, e una prova di forza da parte di Ninja Theory, che dimostra la sua abilità nel campo degli action game. Probabilmente, DMC è il miglior titolo finora sviluppato da questo team. Non fatevi imbrogliare dall’aspetto del nuovo Dante: se riuscite ad andare oltre il mero aspetto estetico, vi ritroverete tra le mani un titolo di pregevole fattura. Consigliatissimo.

    8.0 1