Dynasty Warriors Godseekers
Recensione

Dynasty Warriors Godseekers

  • Versioni: PS3 PS4 PS Vita
  • Koei Tecmo è ormai diventata la regina dei musou, producendone per ogni brand importante e famoso per dare un po’ di varietà e quel senso di evoluzione che sono, come sempre, apparenti. Con Dynasty Warriors: Godseekers la casa ha però deciso di effettuare un’operazione molto diversa cambiando totalmente genere e ingannando con il nome del gioco l’ignaro acquirente. Il titolo che andiamo ad analizzare non ha niente a che vedere con i musou ma con i giochi di ruolo tattici, mischiando un po’ due mondi molto diversi per ottenere un gioco che, non ve lo nascondiamo, non riesce ad avere una sua personalità.

     

    La strategia non è per tutti

    La trama alla base di Godseekers è un po’ il riassunto della poca fantasia che hanno i ragazzi di Omega Force, sviluppatori talentuosi ma che riescono a dare il meglio di se solo quando hanno marchi famosi con mondi ben definiti, cosi ci ritroveremo nelle lande dei Tre Regni per evitare che il male trionfi. Non ci dilunghiamo nemmeno sulla storia, consapevoli che per la gioia di tutti quelli che amano i lunghissimi testi da leggere il titolo sarà una manna. Con personaggi logorroici e tante schermate di dialogo più o meno inutili da skippare come se non ci fosse un domani, o come se stessimo in effetti giocando a un vero musou, anche lo stile adottato per narrare le vicende è de tutto noioso e poco interessante. Tralasciando quindi i motivi che ci vedranno in guerra possiamo dare qualche rassicurazione a tutti coloro che pensano che i titoli strategici e molto tattici non facciano per loro, in questo gioco la semplificazione e la facilità di ogni azione è disarmante. Partiamo dalle basi, a differenza di uno strategico a turni normale in questo titolo quello che conta è la forza e il numero di soldati, quindi per avanzare lungo l’avventura e vederne il finale dopo una ventina di ore senza sudare, nemmeno a livelli di difficoltà alti, sarà sufficiente portare a termine qualche missione secondaria. Queste missioni sono molto banali e di una linearità strema, insomma dovremo andare nel posto x e ammazzare tutti, cosi grindiamo punti ed esperienza e via verso una serie di azioni cosi ripetitive e noiose che nemmeno premere un pulsante a ripetizione come in un vero musou potrebbe sembrare. Questo essere troppo semplice come titolo e evidenziare come il giocatore sia sempre più forte dei nemici è evidente ai più esperti, davvero non c’è strategia o tattica da usare, basta attaccare a testa bassa anche a livelli di difficoltà elevati per vedere come non avremo grossi problemi, anche effettuando qualche errore. Un vero peccato, capiamo la scelta di marketing ma non condividiamo l’aver sfruttato un’IP cosi importante e che richiama a un genere specifico manco fosse un’immagine clickbait di un video del tubo, non è corretto. Se temete di trovarvi di fronte a un numero esagerato di opzioni battaglia, cosa normale per uno strategico, rilassatevi, Koe Tecmo è rimasta coerente con se stessa trascurando questo aspetto, in compenso però avremo due attacchi overpower che si adattano molto bene al giocatore più scarso. Fedele alla filosofia con cui nasce questo spin-off, titolo strategico facile per i bambini con i personaggi di Dynasty Warriors, abbiamo la mossa Musou che vedrà il personaggio che usiamo effettuare un mega attacco che spazzerà via anche i soldati più coriacei e la mossa Sync, che invece ci regalerà un turno in più di attacco per fare ancora più male alle truppe avversarie.

     

    Avanzare di casella in casella, turno dopo turno

    Partendo dal presupposto che il gioco ha una grafica nella struttura strategica minimale, con tante cose da invidiare ai titoli del passato purtroppo, quello che non capiamo è perché anche nelle scene di combattimento mostrate il livello di dettagli, di nemici e personaggi principali, sia cosi scadente se non siamo di fronte a centinaia di nemici contemporaneamente su schermo. Non può essere che lo sviluppo sia su PlayStation 4 che PS Vita abbia portato a ciò, anche perché è evidente come si tratti di un porting molto “alla buona” sull’ammiraglia di Sony della versione portatile. Tralasciando una grafica non adeguata e con difetti che non si dovrebbero nemmeno presentare visto il ridotto numero di poligoni che ci sono a schermo, si salva giusto il sonoro e le musiche, che però ad orecchio ci sembrano ben riciclate dal passato e niente di originale. Omega Force non si è impegnata proprio, non solo nel realizzare un gioco con una struttura da tattico decente ma anche nella veste grafica, un gioco spoglio e con ambientazioni poco interessanti il cui picco è costituito dalle cutscene, dove almeno si vedono dei volti espressivi e ben curati.

    Pro

    • Se non avete mai giocato al genere è perfetto

    Contro

    • Semplificato al massimo il gameplay
    • Livello di difficoltà ridicolo
    • Grafica non all'altezza nonostante i pochi poligoni a schermo

    Conclusioni

    Dynasty Warriors Godseekers è un mediocre e deludente strategico a turni che punta a vendere più ingannando i giocatori con il titolo ambiguo che per la sua qualità. Un titolo con una strategia ridotta all’osso, ideale per chi non ha mai giocato a un titolo del genere, impostata tutta sull’attaccare senza un minimo di tattica e con uno sbilanciamento a nostro favore che abbatte il livello di difficoltà. Sconsigliato a tutti, da un lato gli amanti del genere non riusciranno a trovare un buon motivo per comprarlo, troppi giochi migliori e con un livello di sfida meritevole, dall’altro a chi potrebbe interessare un gioco cosi noioso e ripetitivo? Se avete una PlayStation 4 il consiglio è di attendere Super Robot Wars in versione import, tanto ci sarà l’inglese, e risparmiare i soldi se avete già tutti gli esponenti migliori del genere ovviamente.

    6.0 1

    Articoli Scritto da Carlo Ziboni - Gamesnote.it

    Amante fin da bambino del mondo dei videogiochi, dopo un continuo scroccare partite con l'Atari di cugini vari, ho iniziato a fare sul serio nel 1987, quando in casa arrivò il mitico NES. Inutile dire che da quel momento, per me esistevano solamente Mario e soci. Con il passare degli anni e i migliaia di giochi passati sotto le mie grinfie, ho iniziato ad avere un sentimento di tolleranza anche verso SEGA, per poi entrare nel mondo Playstation e PC. Praticamente non ho mai perso una console Nintendo da trent'anni a questa parte. Questa mia passione viscerale per i videogiochi, nata nelle sale giochi anni '80, mi ha portato a collaborare per otto anni con Spaziogames.it, mentre nel frattempo in me nasceva l'idea di creare Gamesnote.it, una piattaforma libera e indipendente.