Far Cry 5 – La recensione di un viaggio in Montana
Recensione

Far Cry 5 – La recensione di un viaggio in Montana

Tra pazzi religiosi da sterminare senza pietà

  • Versioni: PC PS4 Xbox One
  • Come tante serie storiche e che hanno diversi anni sul groppone anche Far Cry sente l’età che avanza, quel bisogno inevitabile di svecchiare meccaniche ormai troppo ripetitive e ben poco appaganti. Ubisoft con questo nuovo capitolo ha cercato di modificare il brand apportando lievi cambiamenti, preferendo però puntare maggiormente su quella che è la caratterizzazione dei personaggi. Dobbiamo ammettere che se da un lato Far Cry 5 non è certo molto diverso da tutti i passati vecchi capitoli e che anche la storia non ci ha entusiasmato, il cattivo presente è davvero degno di essere ricordato. Preparatevi quindi ad un’avventura molto forte, splatter e con tanta violenza, ma che di base ha il suo fascino nell’antagonista presente, il Padre. Pronti a sapere cosa ne pensiamo dove aver finito il gioco?

    Il Montana ci ricorda la Lola

    Hope County è una piccola città del Montana dove una setta religiosa, con la complicità delle forze dell’ordine, stà sterminando mezza popolazione disseminando i cadaveri lungo le strade e non solo in nome del Padre. Joshep Seed è questo fantomatico Padre, la figura intorno alla quale sin dal prologo gira tutto Fra Cry 5, visto che noi saremo un tizio qualunque della resistenza che ovviamente dovrà fermare questo folle e la sua famiglia. Come detto il titolo non ci vedrà impersonare un personaggio ben definito e non avremo nemmeno una storia lineare da seguire, sin da subito avremo infatti la possibilità di scegliere dove andare e iniziare cosi a liberare le varie aree occupate dai cattivi. Non essendoci più le torri che sbloccano le mappe Ubisoft ha pensato bene di mostrarci man mano che le scopriamo le varie zone, in modo da dover girare tutto l’open world, ben congegnato come sempre e che riproduce il montana in tutta la sua ben poco entusiasmante bellezza. Ogni zona è amministrata da uno dei seguaci del Padre, noi dovremo quindi portare a termine un numero di missioni ben definite in quella zona per attivare lo scontro con questi che sarà a tutti gli effetti una sorta di boss. Dopo aver eliminato tutti avremo l’opportunità di bussare alla chiesa di Seed e chiudere i giochi. Il gameplay è ovviamente il solito, tralasciando quindi quello che è il classico andare in giro facendo attenzione agli animali selvaggi che popolano la mappa, la possibilità di guidare vari mezzi le novità sono poche e vanno a essere individuate nella possibilità di portare in missione un altro compagno della resistenza. Gli aiutanti si dividono in due categorie specifiche, quelli normali e quelli con determinate abilità, dove i primi saranno disponibili un pò in giro per tutta la mappa ma non saranno certo un grande aiuto, i secondi sono dei personaggi ben caratterizzati e inseriti all’interno del contesto dell’avventura, partendo dal cane cane Boomer e finendo per la tiratrice scelta Grace. Ovvio che la scelta di questi speciali aiutanti porterà nelle missioni dei benefici, se avremo con noi il personaggio ideale visto che è palese come portare in una mischia un cecchino abbia non solo poco senso ma anche alte probabilità che questi faccia una brutta fine. Una grandissima caratteristica introdotta in questo capitolo è invece la possibilità di giocarlo completamente insieme a un amico in co-op, sebbene a salvare la partita sarà solo l’host, cosa che va a migliorare e ampliare tutte le strategie d’ingaggio e svolgimento delle missioni. E’ stato completamente rivisto poi tutto il sistema di crafting tipico della serie, andando a inserire punti abilità da poter spendere per aumentare la capacità delle nostre armi e quant’altro sostituendo quindi il classico metodo in cui si dovevano raccogliere pelli di animali e atri oggetti, adesso relegati a semplice merce di scambio con i mercanti. Ovviamente il tutto è molto più naturale ma anche semplice, perchè i tanto desiderati punti abilità si possono ottenere portando a termine le sfide predisposte dal gioco, che si dividono in tre categorie, nessuna delle quali in grado di risvegliare il nostro animo di sfida. Certo per avere la tuta alare e altre chiccè dovrete necessariamente svolgerne un bel pò, ma essendo molto ripetitive capirete come il tutto sia più un dovere che altro. La caccia è invece passata in secondo piano, con l’inserimento anche della pesca, sebbene con un sistema cosi semplice che non abbiamo capito a cosa sia servito aggiungerla. Per fortuna a dare una vera ventata di aria fresca al titolo ci pensa la modalità Arcade, qualcosa di unico e speciale i cui frutti sono già visibili e davvero incredibili. Si tratta di un grandissimo editor attraverso il quale è possibile creare delle mappe personalizzate, di ogni tipo e che si adattano sia al single player che al pvp. Davvero la community stà tirando fuori cose pazzesche e giocare online risulta molto divertente, specialmente nel classico 6v6 mostrando come da questo punto di vista siano stati fatti grandi passi in avanti rispetto al quarto capitolo.

    Personaggio super carismatici ma non eccezionali

    Ubisoft ha sicuramente spremuto per bene il suo motore grafico negli anni, il risultato però su PlayStation 4 Pro mostra una qualità generale delle texture e del numero di poligoni a schermo non troppo diverso dal passato. Completamente diverso il gioco su PC, dove abbiamo testato per un paio d’ore il livello Ultra per poter ammirare in tutta la sua potenza l’ultima versione del Dunia Engine della casa francese. Rispetto alla versione per console si nota la maggior profondità di campo e dei relativi dettagli, utilissima per individuare nemici e prede, mentre per il resto c’è poco da dire, siamo su due livelli troppo diversi di dettaglio e fluidità per fare paragoni e come sempre per noi vecchi vale un pò la solfa della console war più antica, SNES contro Neo Geo…per la grafica non c’era storia. Ottimo il sonoro, come sempre tutto in italiano e con i migliori doppiatori che si possano avere per i protagonisti principale, indispensabili per dare davvero quel senso di follia e veridicità a cattivi del gioco, tra tutti il Padre.

    Pro

    • Il Padre è un cattivo vero
    • Piccole migliorie alle meccaniche ottime
    • L'Arcade e la coop lo pongono su altri livelli

    Contro

    • Storia frammentata e poco interessante
    • Missioni e sfide troppo semplici e ripetitive

    Conclusioni

    Se avete dimestichezza con la serie di Far Cry apprezzerete sicuramente le piccole novità introdotte da Ubisoft in questo capitolo, che mostrano come la società francese stia cercando di svecchiare il sistema di gioco, collaudato da una parte ma un pò troppo sfruttato. Tralasciando se l’ambientazione del Montana possa piacere o meno è senza dubbio adatta ai personaggi presenti, questo quinto capitolo ha infatti il difetto di avere una storia troppo frammentata, i cui dettagli si possono trovare anche sparsi in giro per la mappa di gioco e la cui raccolta e il “mettere insieme i pezzi” potrebbe far sfuggire il senso ai più. Per fortuna Seed è un cattivo che se la gioca senza problemi con Vaas, visto nel terzo capitolo, e da solo riesce a dare un senso e creare interesse per il gioco che senza risulterebbe il solito open world con missioni ripetitive e alla lunga noiose.

    8 1