Raging Justice – La recensione senza doppio drago
Recensione

Raging Justice – La recensione senza doppio drago

Ma di un gioco mediocre come pochi

  • Versioni: PC PS4 Switch Xbox One
  • Per quelli che hanno la mia età i picchiaduro a scorrimento hanno da sempre un posto speciale nel cuore. Da Double Dragon, Final Fight fino a Street of Rage e i milioni di altri titoli usciti su Super Nintendo a base di eroi Marvel e non solo, era uno dei generi principi dell’epoca. Ancora oggi rigiocare a Cadillacs and Dinosaurs o uno dei tanti titoli dei primi anni ’90 è un vero piacere, quindi vedere un gioco inedito attira immediatamente la nostra attenzione. Se da poco è tornato in grande stile Gekido si su Switch che su PlayStation 4, di certo alcuni titoli da dimenticare non sono mancati ma questo Raging Justice ha colto la nostra attenzione. Andiamo quindi a vedere se i ragazzi di MakinGames sono riusciti a far palpitare i nostri cuori oppure ci hanno spinto immediatamente ad andare a prendere un Fighting Force a caso e ricordare come erano fatti bene questi giochi un tempo.

    Una città nel caos e in mano al crimine

    Sin da subito capiamo che Raging Justice è un gioco che prende i classici del genere e li copia in modo imbarazzante, altro che elogiare e prendere ispirazione. Passando da una trama trita e ritrita che ci vedrà affrontare una serie di 9 capitoli ambientati nella solita città maledetta, dimenticata dalle forze dell’ordine fino ai personaggi stereotipati come non mai. Sembra davvero di essere di fronte ad un mix tra i i capolavori di Capcom e Sega, con la differenza che dopo tutti questi anni ci aspettavamo qualche novità, qualche colpo di genio, insomma qualcosa di nuovo. Invece niente, i tre eroi a nostra disposizione hanno come sempre delle abilità uniche che li distinguono dagli altri, ma nessuna storia personale da seguire. Ovvio che la scelta sarà esclusivamente eseguita in base al vostro stile, quindi prenderete il poliziotto Rick se cercate qualcuno di molto equilibrato e potente, la ragazza Nikki che come sempre è velocissima ma con due sberle muore e il ragazzino pieno di trick inutili imparati dai film Ashley. Il sistema di combattimento non poteva essere più old style, pugni e calci, prese, super mossa per evadere dagli accerchiamenti che consuma la barra vitale e la possibilità di usare tutti gli oggetti a schermo. Che sia un birillo o una cabina telefonica, potete scagliare contro i vostri nemici qualunque oggetto, mentre con coltelli e armi da fuoco avrete anche la possibilità di infierire infondendo un maggior numero di danni. In realtà le poche novità che ci sono a livello di gameplay sono le sfide, una serie di missioni da portare a termine nel corso di ogni livello, come eseguire un tot numero consecutivo di combo, e la scelta di essere buoni o cattivi. Se deciderete di massacrare ogni nemico violentemente allora avrete un maggior bonus nel punteggio e verrete affibbiati come poliziotti cattivi, mentre se una volta storditi ammanetterete i malcapitati allora avrete un bonus alla barra della vita. Niente di particolare o che ci faccia strappare i capelli, ma visto il poco interesse nella trama e la ripetitività dell’azione di gioco per la sua durata (finito a livello medio in un’ora e 10) non ci sputiamo sopra. La modalità brawl invece non dovrebbe aver bisogno di essere presentata, visto che si tratta del solito survival in cui affronterete una sequenza quasi infinita di nemici molto coriacei. Segnaliamo inoltre che oltre ai tre livelli di difficoltà i programmatori hanno optato per un continue nel caso di sconfitta che vi farà riprendere la partita dall’ultimo capitolo affrontato e con le condizioni migliori in cui vi eravate giunti, un pò come visto in Gekido per fare un esempio. Nulla di rivoluzionario, ma almeno è piacevole sapere che c’è a differenza della possibilità di giocare con un amico online.

    Clayfighter a scorrimento

    L’aspetto che non convince proprio di Raging Justice e il suo comparto tecnico, se infatti possiamo sorvolare sulle musichette anonime e a tratti da eliminare proprio, oltre gli effetti sonori sfruttati per far sentire i colpi inferti, è la grafica ad avere i difetti maggiori. Sebbene i modelli poligonali e tutto l’ambiente siano renderizzati dando volutamente un aspetto un pò bizzarro a tante cose e proponendo scenari tipici degli anni ’90, il tutto funziona male. Tutti i personaggi sembrano fatti con il pongo, il che potrebbe anche andare, ma hanno delle animazioni pessime e per la maggior parte del gioco avrete la sensazione che mancano proprio dei frame viste le movenze ridicole. Basti pensare poi che se alzate un birillo o un bidone il personaggio si piega esattamente come se stesse facendo lo stesso sforzo, la risata esce spontanea. MakinGames ha poi giocato malissimo la carta della personalità del suo gioco, perchè è proprio privo di carisma, dai protagonisti per finire ai boss non ve ne ricorderete nemmeno uno dopo una settimana. Il confronto contro i colossi storici del genere è poi ridicolo, questo titolo ne esce rotto sotto tutti i punti di vista, non solo da produzioni pompose uscite in versione arcade ma anche da titoli visti per i 16-bit dell’epoca, senza scomodare capolavori più moderni che sfruttavano la grafica poligonale.

    Pro

    • Tante armi da utilizzare
    • Lo stile anni '90 si sente tutto

    Contro

    • Sonoro e personaggi senza personalità
    • Combat system davvero povero
    • Graficamente ha alcune lacune

    Conclusioni

    Al prezzo di 13 euro Raging Justice non è proprio un affare, considerando che per ciò che offre non è all’altezza di titoli usciti 25 anni fa e che sugli store si trovano a molto meno. Peccato per i difetti tecnici e l’anonimato di ogni personaggio presente, ma è il sistema di combattimento cosi povero e arcaico che non ci ha convinto. Serviva più coraggio, un’impostazione migliore delle combo, la possibilità di schivare ed evitare imboscate senza dover ricorrere obbligatoriamente alla mossa speciale. Ovviamente se siete dei fan del genere e volete dargli uno sguardo vi consigliamo di attendere un abbassamento di prezzo, cosi da poter godere dell’ora e 20 circa che impiegherete per finirlo a livello medio con l’adeguato esborso di denaro.

    6 1