Shadow of the Tomb Raider – Recensione dell’ultima avventura di Lara Croft
Recensione

Shadow of the Tomb Raider – Recensione dell’ultima avventura di Lara Croft

  • Versioni: PC PS4 Xbox One
  • La serie di Tomb Raider ha una storia decisamente lunga alle sue spalle, costellata da numerosi successi e qualche passo falso, ma a prescindere non può non considerarsi di rilievo all’interno dell’industria videoludica. Tuttavia, risulta quantomai evidente un interesse inferiore nei confronti delle avventure dell’archeologa inglese più famosa di sempre, complice anche l’ascesa sempre più marcata della produzione Uncharted firmata Naughty Dog, la quale ha dettato gli standard del genere nell’ultimo decennio a questa parte. Nonostante ciò, Crystal Dynamics prima ed Eidòs Montréal dopo hanno continuato a produrre titoli dedicati al celebre brand Tomb Raider, giungendo così a Shadow of the Tomb Raider, terzo ed ultimo capitolo del reboot che ha avuto origine nel 2013 nella scorsa generazione. Ci avrà convinto?

    La nascita di Tomb Raider

    Come già sappiamo, la serie reboot che ci ha accompagnato in questi ultimi anni è stata piuttosto diversa rispetto a quanto visto in passato, mostrandoci una Lara incredibilmente umana e vulnerabile, ed in totale contrapposizione con la classica eroina alla quale ci siamo abituati nel corso degli ultimi quindici anni circa. Da Tomb Raider 2013 ne è ormai passato di tempo, ma è indubbio che durante l’intera trilogia la nostra protagonista sia andata incontro ad un’evoluzione estremamente naturale e coerente, passando dall’essere una semplice ragazza inesperta e terrorizzata, ad una donna determinata e disposta a fare qualsiasi cosa pur di raggiungere il proprio obiettivo. In tal senso, possiamo notare come sin dalle prime battute risulti alquanto evidente un cambiamento nel tema principale nel gioco: se nel primo capitolo risultava centrale quello della sopravvivenza,a partire dal secondo capitolo per poi giungere al culmine nel terzo, è chiaro come ci troviamo piuttosto di fronte ad un percorso di crescita di una donna che si appresta a diventare l’autentica Tomb Raider. Shadow of the Tomb Raider è ambientato circa un anno dopo gli eventi dello spiazzante finale di Rise of the Tomb Raider, per cui la lotta contro la Trinità – coinvolta con la morte del padre di Lara – è ancora aperta.

    Shadow of the Tomb Raider

    Tali premesse porteranno la nostra archeologa a recarsi in Sud America, e più precisamente in un Messico incantevole ed in un altrettanto evocativo Perù. Le situazioni che la giovane si ritroverà ad affrontare saranno dure, e gli errori che compirà la costringeranno a fare i conti con sé stessa, rivalutando molte delle convinzioni che dava ormai per assodate. In sostanza, dunque, il comparto narrativo è sufficientemente interessante, dando al giocatore nuovi spunti di riflessione su una protagonista iconica che continua ad avere molto da dire, sebbene sia accompagnata da un cast che difficilmente lascerà il segno. Sicuramente non abbiamo a che fare con una trama da capogiro, ma in ogni caso rimane gradevole e abbastanza scorrevole, proponendosi di chiudere definitivamente l’arco narrativo avviato la bellezza di cinque anni fa. Nota dolente dell’avventura risiede purtroppo nellongevità, dal momento che solamente la trama principale può essere portata a termine in una decina di ore, un tempo leggermente inferiore rispetto al precedente Rise of the Tomb Raider. Questo aspetto, tuttavia, viene bilanciato da una mole di contenuti secondari di gran lunga superiori ai titoli passati, di cui però discuteremo nel prossimo paragrafo.

    Is this a more of the same?

    Parlando invece di gameplay, Shadow of the Tomb Raider convince a metà. Le meccaniche di gioco si discostano ben poco da quanto già proposto nei precedenti episodi e, più in generale, nel suo genere di appartenenza. Ciò, chiaramente, non significa che le novità non manchino, poiché i fan più affezionati non potranno non apprezzare le capacità natatorie della protagonista, le quali sono andate incontro ad un miglioramento non indifferente, e ricordando più da vicino i vecchi capitoli della serie. Infatti, non di rado ci ritroveremo a nuotare in spazi angusti e claustrofobici, all’interno dei quali potremo prendere aria solo in sporadici punti, costringendoci dunque a muoverci con estrema parsimonia. I miglioramenti apportati coinvologono poi anche le meccaniche stealth, che permettono una diversa gestione delle aree che pullulano di nemici: Lara, per l’appunto, sarà ora in grado di nascondersi dietro la vegetazione, dalla quale poter infliggere letali attacchi alle varie guardie senza che questi la scoprano, agendo così indisturbata per le vaste giungle. Per semplificarci le cose potremo poi mimetizzarci utilizzando del fango, essenziale al fine di fuggire da occhi indiscreti.

    Nonostante si possa apprezzare l’inserimento di tale componente, risulta chiaro quanta poca innovazione porti con sé, dato che essa è già parecchio diffusa tra le produzioni del medesimo genere videoludico. Le meccaniche stealth sono diventate sempre più incisive all’interno dell’esperienza di gioco, accompagnate anche da un incremento della resistenza da parte dei nemici, che ci porteranno a ragionare maggiormente sulla situazione senza iniziare subito a sparare alla cieca. Ritornando al discorso della longevità, invece, bisogna considerare alcuni aspetti: affrontare esclusivamente la storia principale ci preclude alcuni elementi di gioco degni di nota e più legati all’aspetto survival ed esplorativo del titolo, grazie alla presenza di tombe più grandi, complesse e nascoste con maggior accortezza, portandoci ad analizzare l’area in cui ci troviamo con parecchia attenzione nel caso in cui desideriamo completare il gioco al 100%.

    Nel dettaglio, le tombe esplorabili saranno nove, ognuna piena zeppa di cunicoli, ostacoli e puzzle di difficoltà variabile. Anche le mappe risultano in genere di gran lunga più vaste e sconfinate, piene di segreti e oggetti nascosti che andranno ad ampliare fortemente la longevità offerta esclusivamente dal comparto narrativo. Ma allora, in cosa questo Shadow of the Tomb Raider non è che un more of the same? Le innovazioni sono ben poche, e la i ragazzi di Crystal Dynamics non sembrano voler osare abbastanza, offrendo di fatto un’esperienza che si adagia in parte sugli allori. L’archeologa, ad esempio, combatte sempre allo stesso modo e utilizzando le stesse armi delle avventure passate, ritrovandosi ad affrontare nemici con un’intelligenza artificiale che non si è evoluta quasi per niente. In ogni caso, al netto di queste mancanze così grossolane i fan apprezzeranno quanto realizzato, pur con la consapevolezza che si sarebbe dovuto osare di più.

    shadow of the tomb raider

    Una Lara sempre più bella

    Per quanto riguarda invece il profilo artistico di Shadow of the Tomb Raider, abbiamo a che fare con un lavoro di indubbia qualità da un lato, ma lasciato a metà dall’altro. Infatti, se possiamo dire di ritrovarci di fronte al modello poligonale più bello che mai di Lara, lo stesso non si può dire del resto del cast, il quale è stato realizzato con un’eccessiva superficialità da parte del team di sviluppo. L’effetto è in buona sostanza poco gradevole alla vista, poiché vi è una differenza di dettagli tra la protagonista e gli altri personaggi che stona fin troppo e che non rende giustizia all’ottimo motore grafico. Al di là di questo piccolo dettaglio, tuttavia, ci troviamo di fronte ad un comparto grafico di grandissima fattura, con scorci ed effetti particellari incredibilmente spaccamascella, conditi da un sistema di illuminazione estremamente curato e realistico. In sostanza, dunque, non si può non fare un plauso agli indubbi miglioramenti attuati verso questa direzione, già ottimi negli altri capitoli della serie.

    Passando invece alla recitazione degli attori, anche qui assistiamo ad un miglioramento non indifferente, grazie ad una regia di qualità decisamente più elevata rispetto al passato, affiancata da una recitazione degli attori che – sebbene rientri negli standard medi – risulta di buona fattura. Anche il doppiaggio italiano si difende abbastanza bene, pur non raggiungendo le vette dei colleghi inglesi. La versione da noi provata girava su Xbox One, e non siamo incappati in alcun bug, potendo godere di un’esperienza fluida senza troppi cali di frame. Va da sé che i possessori della console Microsoft potenziata godranno di due opzioni grafiche: la prima consentirà di giocare in 60 fps, ma con una risoluzione pari a 1080p; la seconda invece attiverà il 4K, in sfavore di un framerate più basso, pari al 30. In entrambi i casi la presenza dell’HDR ci regalerà immagini da mozzare letteralmente il fiato. Passando invece alla colonna sonora, non si può non elogiarne la bontà: svolge il suo compito facendoci immergere nel mondo di gioco, il Main theme in particolare risulta incalzante, ma con molta probabilità non rimarrà impressa ai giocatori.

    Nel complesso, insomma, Shadow of the Tomb Raider dimostra ancora una volta quanto la serie abbia ancora molto da dire nonostante gli anni sul groppone che non sembrano farsi sentire così tanto. In questo capitolo possiamo vedere quanto il personaggio di Lara sia cresciuto dal debutto del nuovo reboot del brand, e insieme a lei il team di sviluppo. L’avventura convince, e sicuramente gli appassionati non dovrebbero farsi sfuggire quella che è, almeno per il momento, l’ultima avventura di Lara. Peccato, però, per un comparto narrativo che avrebbe potuto regalarci molte più emozioni, e che non convincerà tutti i giocatori.

    Pro

    • Crescita di Lara Croft incredibilmente coerente
    • Longevità elevata dal punto di vista delle attività secondarie...
    • Graficamente squarci mozzafiato ed una Lara sempre più bella...

    Contro

    • ...Ma lo stesso non si può dire per la trama
    • ...Ma in netto contrasto con i personaggi secondari
    • Il comparto narrativo non lascerà il segno

    Conclusioni

    Shadow of the Tomb Raider è l’ultimo capitolo della trilogia avviata ormai qualche anno fa, e ha l’arduo compito di porre fine all’intreccio narrativo che è stato costruito a partire dal primo capitolo. In tal senso l’opera riesce egregiamente nel suo intento, mostrandoci la nascita della “vera Tomb Raider” forte e determinata, pur maturando grazie alle difficoltà che incontrerà lungo il suo cammino. Purtroppo, la narrazione non risulta memorabile, venendo in parte oscurata dalla mastodontica quantità di attività secondarie a disposizione del giocatore, il quale potrà imbattersi in immense tombe e complicati puzzle che andranno ad aumentare in maniera considerevole la longevità offerta dal titolo, che rimane comunque in linea con le produzioni appartenenti al medesimo genere. I fan della serie apprezzeranno sicuramente quest’ultima avventura, che rimane di pregevole fattura, e arricchita da un comparto grafico lacunoso in alcuni punti, ma spettacolare in altri.

    8,2 1

    Studentessa il giorno, giocatrice e Karateka la notte. Dopo essere cresciuta a pane e videogiochi appassionandomi in particolar modo al mondo dei JRPG, continuo a lottare con ogni tecnica del Karate di mia conoscenza per non impazzire del tutto mentre studio giapponese.