Shenmue I & II: La recensione del ritorno all’epopea di Yu Suzuki
Recensione

Shenmue I & II: La recensione del ritorno all’epopea di Yu Suzuki

Riviviamo lo splendido viaggio dal Giappone ad Hong Kong… in HD

  • Versioni: PC PS4 Xbox One
  • Chi l’avrebbe mai detto che a distanza di quasi vent’anni avremmo parlato nuovamente dell’immensa opera di Yu Suzuki? Quel peculiare e poetico duo che porta il nome di Shenmue. Il capolavoro incompleto che aveva fatto perdere le speranze per un seguito, il cui annuncio è arrivato poi a sorpresa durante l’E3 2015, attraverso una campagna kickstarter. Triste realtà odierna: un talento e maestro come Yu Suzuki deve affidarsi a questi escamotage e non al supporto di un publisher per poter lavorare ad una sua produzione.

    Questa rimane comunque un’altra storia. Godiamoci la realtà del momento: Shenmue III esiste davvero! Il 27 agosto 2019 potremo finalmente continuare l’avventura da dove l’avevamo interrotta da troppo tempo, ormai (alcuni addirittura dal 2001). Quale miglior occasione, quindi, per una bella rinfrescata se non una raccolta in HD comprendente Shenmue I & II? E se per coloro che l’hanno giocato si tratta di un buon modo per riviverlo con le comodità attuali, per tutti gli altri che non hanno mai toccato con mano Shenmue è semplicemente l’occasione perfetta per poterlo fare, in vista del terzo capitolo. Anche perché comprare i due titoli originali ed un Dreamcast, oggi, equivale quasi come ad acquistare una console attuale in offerta, grossomodo. Diciamo, non una spesa che tutti affronterebbero, specie se non particolarmente interessati alla piattaforma in questione e al retrogaming.

    Shenmue - Opening

     

    La qualità della remastered (più tecnicamente, porting in HD)

    A causa di problemi con il server del sito, arriviamo più tardi rispetto agli altri per la recensione. Questo, però, mi ha dato modo di farmi un giro per la rete e leggerne di cotte e di crude sulla raccolta di Shenmue I & II. Io per primo ci ero rimasto un po’ male per quella che a conti fatti apparentemente si dimostrava un lavoro superficiale. Tuttavia, ho preferito informarmi in merito prima di sparare a zero, scoprendo a mia insaputa che questo lavoro a prima vista tanto effimero è in realtà meno approssimativo di quel che sembra.

    Il team incaricato di portare Shenmue I & II sui sistemi attuali è d3t e la conversione e l’adattamento del codice del primo originale capitolo è stato tutto fuorché una passeggiata. Non per altro, per il secondo episodio si è preferito convertire la versione per la prima Xbox e, nonostante tutto, sono riusciti ad inserire i salvataggi condivisi proprio come per gli originali Dreamcast. Nel primo episodio ci sono alcuni bug e glitch che speriamo vengano corretti in seguito (una patch era già stata rilasciata a tal proposito), ma è davvero il minimo in confronto alla difficoltà di riportarlo sui sistemi odierni (inoltre, quante volte li abbiamo perdonati per produzioni molto più grosse, aspettando patch e quant’altro, perché non farlo anche con Shenmue?). Nel secondo, invece, non abbiamo riscontrato alcun problema di sorta. Tutti gli esperti del settore che lavorano nello sviluppo di software o di modellazione 3D hanno ribadito la complessità e la difficoltà di questa operazione, compreso Digital Foundry che da sempre si occupa di questioni tecniche. Chiaro che il budget sia stato irrisorio e che ci sia stata nel complesso anche un po’ di pigrizia. Ad esempio, in Shenmue II le cutscene potevano benissimo essere riadattate in 16:9, in quanto di base il gioco di suo lo è. Eppure non è stato fatto, così come non si è lavorato ad un textures pack. Altro problema per molti può essere sicuramente la mancanza di una traduzione in italiano. Vero che sia un inglese molto scolastico e comprensibilissimo anche con poca dimestichezza con la lingua, però avere un adattamento in italiano non avrebbe di certo guastato per la fruibilità dell’opera, specie considerando che comunque i personaggi sono tanti e i dialoghi totali moltissimi, soprattutto in Shenmue II. Senza contare che avrebbe di sicuro fatto avvicinare molti più utenti. Ma quando un gioco non viene localizzato è per una pura scelta di marketing, non per chissà quali complotti o altro. In compenso, però, possiamo giocare anche il primo capitolo in lingua giapponese, il che non è affatto una cosa da sottovalutare in quanto il doppiaggio originale è dieci spanne sopra quello inglese che non è neanche tanto malvagio, ma niente di eccezionale. Il giocatore, in entrambi gli episodi, potrà scegliere il doppiaggio che più gli aggrada tra inglese e giapponese e tre lingue per i sottotitoli: inglese, francese e tedesco (magari qualcuno mastica meglio il francese o il tedesco, non si sa mai).

    Shenmue - Lan Di

    Graficamente, i due titoli sono stati riadattati in 16:9 con tanto di filtri antialiasing ed effetto bloom, mentre le cutscene, come dicevamo poc’anzi, sono rimaste intatte in 4:3. Se nel primo per impossibilità, in quanto sarebbero dovute essere rimaneggiate vanificando così l’autorialità della regia di Suzuki, nel secondo è stato per pura pigrizia (e per il poco budget, evidentemente).

    L’interfaccia utente nel primo capitolo è stata riadattata nello stile di quella del secondo con alcuni ovvi cambiamenti del caso. Anche il menu ha subito delle modifiche e c’è da dire che da questo punto di vista è stato svolto un ottimo lavoro. Tutto adesso è molto più chiaro ed immediato. Il primo Shenmue ha inoltre il sistema di salvataggio del secondo (permettendo di salvare in qualsiasi momento) e i caricamenti di entrambi i capitoli sono molto più veloci; quasi inesistenti. Non una cosa da poco.

    Shenmue I & II HD è una remastered (volendo essere pignoli, un porting HD), non un remake. Il team d3t ha tra l’altro volutamente lasciato intatta la firma autoriale di Yu Suzuki ed anche per questo non ci sono cambiamenti sostanziali, per far sì che rimanesse immutata l’esperienza complessiva di questa immensa opera. Per cui, quando si va a giocarlo, bisogna essere consapevoli che, a parte le migliorie del caso ed alcuni elementi resi più immediati, il titolo è quello di circa vent’anni fa. Molti potranno gridare allo scandalo, che non è possibile riservare un trattamento del genere poiché sarebbe stato più logico adattare il prodotto per una più ampia fetta di pubblico possibile. Quindi, i veri appassionati? Dovevano ricevere un gioco che non era l’esperienza originale, senza la possibilità di conoscere e carpire cosa fosse nel suo periodo storico? Shenmue è un’opera molto peculiare, non adatta a tutti ed è rivolta principalmente ai curiosi e agli appassionati, non di certo alle masse. Di sicuro, chi vuole giocare a Shenmue, vuole l’esperienza fedele all’originale e con questa raccolta avrà pane per i propri denti. L’epopea di Suzuki non è una produzione qualunque, è un capolavoro che già a suo tempo venne incompreso e snobbato, per l’incapacità di cogliere tutte le sfumature dell’opera, la forte carica emotiva e tutti gli elementi che lo resero rivoluzionario ed unico ancora oggi. Sì, perché sebbene sia stato superato in determinati fattori, l’essenza di Shenmue rimane tuttora fuori dagli schemi. Un qualcosa che va anche oltre gli standard del medium videoludico. Il più classico esempio di videogioco d’autore.

    Per tal motivo, un gioco deve essere preso per ciò che è. L’invecchiamento più o meno rigido fa parte del percorso di vita; colpisce tutti. Inutile star lì a crucciarsi di come sia o meno giocabile oggi, visti i sistemi odierni. Altrimenti qualcuno potrebbe affermare che le sinfonie di Mozart siano una lagna perché abituato a Gigi D’Alessio. Quando si va ad approcciare un’opera del passato, qualunque essa sia, bisogna cercare di contestualizzarla al suo periodo storico e cercare di viverla con gli occhi del passato. Ma se non si riesce a farlo, non si può scaricare la colpa sul prodotto. Perché è un discorso diverso dalla nostalgia che magari porta a vedere qualcosa di pessimo come una perla di spessore per colpa dei ricordi, rispetto alla qualità in sé dell’opera. Invecchiamento o meno, la qualità rimane invariata. Non è l’invecchiamento di un gioco a inficiare sulla qualità; semmai lo sono i ricordi e la nostalgia. Influendo sulla realtà dei fatti, quando si va poi a riscoprire un determinato prodotto, si concepisce che a renderlo valido era solo la nostra memoria, non la realtà.

    Fatte le dovute premesse, andiamo ora a parlare della poesia dei due capolavori (che fungono da unico grande titolo) di Yu Suzuki.

    Shenmue - Gattino

     

    Il Ritorno a Yokosuka – Shenmue

    Oggi come allora, parlare dei due Shenmue non è molto semplice. Si tratta di prodotti così peculiari, atipici e complessi che non basterà questa recensione ad evidenziare tutta la loro essenza. Vi basti sapere che lo stesso autore coniò un genere per la sua potente opera: F.R.E.E. (Full Reactive Eyes Entertainment). Un nome, doppio significato. La sigla, compone infatti la parola free, sottolineando l’importanza della libertà nel contesto della produzione. Una libertà però da non confondere con quella che possono offrire gli open world e i free roaming, oggi (di cui Shenmue è comunque precursore). Una libertà diversa che sicuramente permette meno attività di quelle possibili in un GTA V o in un The Witcher III, ma che è rimasta unica nel medium videoludico. In Shenmue è il senso di libertà a farne da padrone, l’essenza di quest’ultima, non i contenuti in sé. L’emancipazione totale di una vita, quella di Ryo Hazuki, che vivremo sulla nostra pelle in un modo diretto ed unico come non mai.

    Con il nostro alter ego andremo a zonzo in cerca di informazioni, a passare il tempo chiacchierando con gli amici a telefono o dal vivo (almeno nel primo capitolo, visto che in Shenmue II saremo lontani da casa), ad accudire un gattino, andando a lavorare al porto, in sala giochi per giocare a freccette o ai grandi classici come Space Harrier ed Hang On (ed anche OutRun e Afterburner II nel sequel), ad interagire con molti elementi del gioco, come stereo, telefono, jukebox, cassetti, toy capsule, distributori automatici e quant’altro. Da qui, molto probabilmente, il Free Reactive Eyes Entertainment. L’interazione totale con i personaggi, il mondo e gli elementi di gioco.

    Shenmue - Game You

    Sentimento di vendetta

    L’incipit narrativo di Shenmue si basa sul sentimento di vendetta di Ryo Hazuki che dovrà scoprire dove si trovano i responsabili dell’assassinio del padre che ha visto morire proprio tra le sue braccia. Lan Di, il nome di colui che ha eliminato Iwao Hazuki, diventerà l’ossessione di Ryo, motivato più che mai a trovarlo per vendicarsi. Il giovane protagonista, però, non tiene in considerazione che non avrebbe scampo contro il letale antagonista, vista la differenza abissale di esperienza nelle arti marziali.

    Il misterioso uomo ha fatto irruzione nel dojo della famiglia Hazuki per recuperare il Dragon Mirror (Specchio del Drago) ed è molto probabile che anche lui sia stato motivato dalla vendetta. L’obiettivo di Ryo sarà inizialmente indagare sull’accaduto di quella triste giornata di novembre del 1986. Da una macchina nera, inizia il lungo viaggio del giovane protagonista e l’opera cresce mano a mano fino a rasentare la poesia, esplodendo totalmente in Shenmue II, dove il giovane Ryo dovrà raggiungere la sua piena maturazione e cominciare a diventare un uomo.

    Shenmue II - Porto Tramonto

    L’essenza di Shenmue

    Shenmue basa la sua esperienza innanzitutto sull’interazione ed immersione totale del giocatore con il mondo di gioco. Non si tratta di un picchiaduro, di un RPG o di un action. Tuttavia, racchiude in sé svariati generi per regalare un’esperienza complessiva totalmente coinvolgente. La componente principale di Shenmue è sicuramente l’indagine e l’esplorazione, ma, soprattutto, la curiosità. Sarà quest’ultima a spingere il giocatore a curiosare nei cassetti di casa propria, ad entrare in tutti i negozi, comprare alimenti o altro all’Abe Store o al Tomato Convenience Store, trovare luoghi dove allenarsi o maestri che insegneranno qualche nuova mossa o ancora a scoprire i flashback nascosti, nonché a fare tante altre determinate cose. Per questo motivo, pur considerando che nell’opera di Suzuki si menano le mani, bisogna approcciarla nel modo giusto. Non commettete mai l’errore di prenderlo come una sorta di beat’em up 3D (per quello avete God Hand), perché potreste rimanerne delusi.

    I ritmi del primo capitolo sono comunque molto lenti; probabilmente non adatti ad un ampio pubblico, ma non perché invecchiato o cosa, in quanto teniamo in considerazione che lo stesso problema c’era pure a suo tempo. Semplicemente, non tutti potranno apprezzarlo anche per questo motivo, come molti non apprezzano 2001: Odissea nello spazio. Non c’entra quindi la qualità o l’invecchiamento. Tornando a noi, dunque, Shenmue si prende il suo tempo ed è giusto che sia così. Anche perché il primo episodio funge proprio da antipasto per quello che ci verrà riservato nell’immenso e mastodontico sequel, dove tutto avrà una marcia in più ed i ritmi di gioco cominceranno ad incrementare notevolmente ed entreremo nel cuore dell’opera. Shenmue crea la base narrativa e videoludica per essere pronti ed apprezzare al meglio Shenmue II. Seppur vero che sia giocabile anche senza l’esperienza del prequel, non ha assolutamente lo stesso impatto del duo al completo.

    Quest’opera ha rivoluzionato il videogioco, pur rivelandosi un flop commerciale. Sebbene oggi molti aspetti siano stati evoluti, il prodotto nel suo complesso regala un connubio di emozioni e sentimenti che difficilmente è possibile vivere con altre produzioni, raggiungendo vette invalicabili della poesia, trasmessa con la filosofia tipica orientale che vede le arti marziali non come strumento di offesa, bensì come un arte che purifica spirito e corpo. Tanti saranno infatti gli insegnamenti dei vari maestri che incontreremo nel corso dell’avventura, soprattutto in Shenmue II.

    Shenmue - Lan Di vs Iwao Hazuki

    Arti marziali e Quick Time Event (QTE)

    Veniamo dunque all’aspetto prettamente meccanico di Shenmue ed andiamo ad analizzare il combat system ed i quick time event. Anche quest’ultimi ricevono il nome dal maestro, Yu Suzuki, seppur in passato già esistessero nella loro concezione; basti pensare a titoli come Dragon’s Lair del 1983, giusto per ricordarne qualcuno. Tuttavia, essi verranno evoluti e rivoluzionati proprio nei due Shenmue e dall’allora lontano 1999-2001 sono stati poi sfruttati a più riprese in una marea di titoli, senza mai raggiungere la profondità dell’opera originaria Dreamcast.

    Perché in Shenmue non si tratta solo di premere pulsanti nel giusto tempismo; al contrario vedremo come anche gli errori possano creare proprio  nuove situazioni di gioco o comunque cambiare le sequenze dei QTE. Questi aspetti vengono poi approfonditi totalmente nel secondo capitolo, nel quale esiste persino un “QTE al contrario”, ma mi riservo dal dirvi di cosa si tratta per lasciarvi la sorpresa. Sappiate solo che è una delle idee più geniali e profonde per sfruttare un elemento di gioco e mai più è stata realizzata una cosa simile, a distanza di quasi vent’anni.

    Con i quick time event vengono affrontate diverse situazioni, come veri e propri combattimenti resi dinamici ed immersivi grazie a tale caratteristica di gameplay. In maniera intelligente, come nessun titolo ha mai fatto nel corso degli anni, Shenmue ci permette anche di far pratica con i QTE, riservando ben due minigiochi al Game You, la sala giochi di Dobuita. Per l’epoca era un buon modo per esercitarsi, prendere dimestichezza e capire cosa fossero. Oggi sappiamo di cosa si tratta, ma resta comunque un’ottima cosa per allenarsi ed essere pronti ai QTE che verranno proposti nel corso della storia.

    L’altro aspetto di Shenmue è il combat system. Per chi ha giocato Virtua Fighter noterà senza troppe difficoltà che il sistema di combo e di movimenti di Ryo in combattimento è ripreso molto dall’altra serie SEGA. Non per altro, in origine il titolo doveva essere uno spin-off sul personaggio di Akira ed uscire sul Saturn. Ad un certo punto, Suzuki capì che aveva qualcosa di più grande tra le sue mani; diede così una svolta al concept e alla profondità della sua opera, pur mantenendo dei punti in comune con Virtua Fighter. Il progetto, però, divenne fuori portata per il 32 bit di mamma SEGA e il maestro decise che sarebbe stato opportuno sfruttare il nuovo hardware in arrivo: il Dreamcast.

    Considerando il genere, i combattimenti di Shenmue risultano ugualmente profondi e complessi al pari di un picchiaduro a incontri. In questo titolo affronteremo sia classici 1 vs 1, sia combattimenti contro più nemici; il tutto condito da un sistema di combo davvero efficace che lascia spazio a molte possibilità di azione, regalando gradite soddisfazioni soprattutto negli scontri più difficili. Il tutto viene arricchito ed espanso proprio grazie alla presenza dei maestri che ci insegnano nuove abilità e dalle pergamene (acquistabili o nascoste) con le quali è possibile apprenderne ancora altre. Attenzione però che per molte sarà necessario trovare un interprete, poiché scritte in cinese e non per tutto vi aiuteranno nel primo Shenmue. Molte cose troveranno il loro significato videoludico nel secondo capitolo, tra cui i toys collezionabili.

    La profondità del combat system porta l’opera di Yu Suzuki ad avere una componente tipica da RPG, sebbene in una formula completamente rivisitata. Il level up e la crescita del personaggio non sono indicati da numeri, ma dalle abilità che mano a mano apprenderemo (dai maestri e dalle pergamene) e potenzieremo. Sì, perché allenarsi in giro non serve solo per  memorizzare le combo, ma anche per potenziare gli attacchi che eseguiremo più volte. Un sistema di crescita unico ed originale, ma soprattutto immersivo.

    Shenmue II - Begins

    L’arrivo a Hong Kong – Shenmue II

    Dopo gli eventi del primo capitolo, Ryo partirà per la volta di Hong Kong in Shenmue II, per raggiungere Lan Di e trovare il maestro Lishao Tao, l’unico che può condurlo da Yuanda Zhu, vecchio amico del padre.

    L’essenza del gioco qui raggiunge i picchi massimi dell’eccellenza, soprattutto grazie all’esperienza del prequel. In Shenmue II, Ryo non è più nella sua città, dove conosce tutti ed ha i suoi amici pronti ad aiutarlo in caso di bisogno. Non ha un tetto sulla propria testa e nemmeno un posto in cui dormire. Egli dovrà quindi guadagnarsi da vivere per pagarsi la camera in hotel andando a lavorare, giocando d’azzardo o sfidando persone in varie attività come braccio di ferro o a freccette. Inoltre sarà possibile acquistare le cartine di tutti i quartieri che esploreremo, proprio come farebbe qualunque nuovo arrivato in una città sconosciuta, considerando che il gioco è ambientato nel 1987 (non esisteva di certo Google Maps). Vivere sulla propria pelle tutto questo è qualcosa di estremamente coinvolgente, caratterizzato da un’interazione unica.

    Tanti sono i miglioramenti di Shenmue II. Rispetto al predecessore troviamo città di gran lunga più grandi di Sakuragaoka, Dobuita e il porto di Yokosuka. Inoltre, la varietà delle ambientazioni è molto più marcata e oltre alle città, sempre fedelmente realizzate alle controparti del mondo reale, troviamo anche un posto intriso dal respiro della natura: il monte Guilin. Anch’esso realmente esistente, Guilin Forest è di sicuro la location più bella in assoluto dell’intera produzione. In essa è racchiuso anche tutto il segmento del Disco 4, anche se non dovrei parlare di dischi in quanto questa è una remastered giocata su Xbox One. Tuttavia, serve per rendere l’idea e quindi avrete capito bene che si parla della fase finale del gioco. Una fase travolgente che va oltre i classici schemi del videogioco. Difficile spiegare a parole cosa sia il Disco 4 di Shenmue II. Arrivate a Guilin; capirete!

    La meraviglia tecnica dell’opera di Suzuki ancora oggi fa la sua figura. L’impatto è godibile, nonostante gli anni sul groppone mentre i comandi sono un po’ invecchiati, anche se già ai tempi risultavano tediosi. Ciononostante, oggi come allora, la leggera legnosità del sistema di controllo non inficia sull’esperienza in quanto nelle fasi esplorative non vanno ad intaccare più di tanto il gameplay. Non per altro, nei combattimenti, a parte per qualche imprecisione della telecamera nei luoghi più stretti (in particolar modo nel primo), ancora oggi il titolo si difende più che bene, dimostrando tutte le sue potenzialità. Senza contare che il secondo capitolo sia molto più fluido e dinamico, infatti le movenze di Ryo risultano meno rigide, sia nelle fasi d’azione che in quelle esplorative.

    Shenmue II - Story By Yu Suzuki

    L’evoluzione di Shenmue II

    Come accennato prima, in Shenmue sono racchiusi molti generi, oltre al fatto che il prodotto in sé sia molto originale ed unico come videogioco. Infatti è possibile intravedere degli aspetti che ancora oggi fanno sentire la carica rivoluzionaria come nell’epoca della sua uscita, tra cui gli NPC tutti diversi; cinquecento (500) nel primo e circa milleduecento (1.200) nel secondo. Ogni personaggio non giocante è diverso dall’altro. Ognuno vive di vita propria. Una caratteristica che pure nel 2018 resta incredibile, nonostante le tecnologie odierne.

    Se nel primo Shenmue c’è la possibilità di guidare qualche veicolo in alcune situazioni specifiche di gioco (il muletto a lavoro e la moto in un particolare momento), nel sequel non si può; stesso dicasi per il frugare nei cassetti o altrove, questo perché non saremo più a casa nostra e, pertanto, tale elemento videoludico è riservato solo in alcuni punti determinati dall’avventura. Anche una sezione stealth come nel primo, in Shenmue II non c’è, seppur non ne manchi una catalogabile comunque come tale, ma realizzata diversamente. Tuttavia, pur essendo sprovvisto di qualche piccolezza, il secondo capitolo aggiunge al contempo una marea talmente impressionante di contenuti e cose da poter fare che non ne sentirete la mancanza. I due giochi vanno poi vissuti come unico grande prodotto, per cui l’esperienza è completa solo se affrontati insieme; per tal motivo è anche difficile parlare di mancanze ed aggiunte. Tutto questo va considerato in ottica del fatto che entrambi i titoli sono comunque sprovvisti di un finale. Quindi l’opera non ha ancora offerto tutto il suo potenziale e per questo dovremo attendere Shenmue III.

    In ogni caso, parlando di numeri e vastità, solo la componente esplorativa di tutta la prima città nel secondo capitolo è molto più ricca di tutto il prequel. Questo perché il mondo di gioco è di gran lunga più esteso e i soldi acquisiscono un ruolo molto più importante in Shenmue II, come ribadito già in precedenza. Per cui, molte cose da fare saranno utili proprio per guadagnarsi da vivere e di conseguenza per partecipare a qualche attività.

    Tutto quello che accadrà in Shenmue II è di una qualità impressionante, difficile persino da spiegare a parole, perché un momento poetico come le tre foglie lo si può carpire solo col pad tra le mani. Non aggiungo altro, ma era giusto per rendere l’idea. Sappiate che in Shenmue II l’avventura saprà lasciarvi veramente col fiato sospeso, increduli di quello che vi troverete davanti agli occhi. Alla faccia dell’invecchiamento di qualche meccanica.

    I due giochi sono tecnicamente di spessore e il lavoro di remastered per portarli in full HD molto buono, dimostrando come Shenmue ancora oggi sia un gran bel vedere. La qualità delle texture risulta un pelino migliore nel primo in quanto è molto meno esteso rispetto al II che avendo più elementi ha dovuto sacrificare qualcosina, portando però il livello generale su tutt’altro piano, soprattutto estetico. Ciononostante, giunti a Guilin Forest vi sembrerà quasi di trovarvi dinanzi ad un altro gioco per il livello di dettaglio raggiunto e per l’art direction ammaliante. La regia dell’opera è rimasta immutata, visto che i d3t hanno deciso di non intaccare la firma autoriale di Yu Suzuki e, seppur in 4:3, le cutscene sono di una bellezza disarmante.

    Musicalmente parlando, i due Shenmue meritano un plauso, ed aggiungeteci pure una standing ovation. Colonne sonore di tal calibro non si vedono così spesso e se quella del primo episodio è ottima, la soundtrack del sequel è semplicemente magistrale. Sì, perché Shenmue II non si limita solo ad alzare l’asticella dal punto di vista prettamente videoludico e grafico, ma anche da quello musicale. Nel primo ritroviamo comunque un buon numero di tracce audio, comprese quelle dedicate per ogni singolo negozio o attività commerciale. Non  solo ogni luogo, ma anche ogni esercizio di vendita (e non) presenta una musica caratteristica. E lo stesso si ripresenta anche nel sequel che è minimo cinque volte più grosso, anche se un po’ di brani sono ripresi comunque dal predecessore, come giusto che sia. Ma la quantità di nuove tracce musicali è enorme e ci ritroviamo dinanzi ad un lavoro sublime, qualitativamente parlando. Composizioni che ricalcano ancor di più l’orientalità del capolavoro di Suzuki. A Guilin, poi… l’apoteosi!

    Stimare invece una longevità per Shenmue in termini di ore, non è affatto possibile. Dipende un po’ da ogni tipo di videogiocatore; da come si vuol vivere l’esperienza (vale così anche per un Metal Gear Solid o, ancor meglio, per il “recente” Breath of the Wild). Questo perché il titolo permette vari modi ed alternative per trovare ciò che si cerca, senza contare appunto quanto tempo uno possa effettivamente perdere per trovare dei posti o superare una sezione di gioco. Al di là poi di come si decide di vivere l’avventura; e se in più il vostro obiettivo è anche fare tutto, allora sappiate che i due titoli (che poi sono un tutt’uno) vi regaleranno una marea di ore di gioco, molte delle quali sicuramente dedicate alla pura curiosità.

    La versione analizzata è quella Xbox One.

    Pro

    • La magia di Shenmue, identica a vent'anni fa (per molti un difetto, ma non lo è)
    • Caricamenti istantanei
    • In HD è davvero un bel vedere (dimostrazione dell'elevato livello tecnico raggiunto nel 1999-2000)
    • Finalmente possiamo giocare il primo Shenmue col doppiaggio giapponese
    • Piccole migliorie molto gradite...

    Contro

    • Mancanza dell'italiano
    • Oggi come allora, rimane un prodotto per pochi (che non sanno cosa si perdono)
    • ... ma qualche altro piccolo accorgimento non avrebbe guastato

    Conclusioni

    In questa recensione è stata analizzata più l’opera in sé e ciò che rappresenta piuttosto che la remastered, di cui comunque si è parlato nell’introduzione, sottolineando il lavoro immenso di d3t.  Tuttavia, la questione del voto è sempre delicata e spinosa, portandomi alla decisione di assegnarne uno che racchiuda l’insieme delle cose ed è quello che vedete.

    L’opera di Shenmue in sé, considerando entrambi i capitoli come un tutt’uno, è un capolavoro; un gioiello di elevate qualità. Perla smagliante e pietra miliare dell’industria videoludica. Il famigerato gioco da 10 ed è questo il voto che merita, nonostante sia ancora sprovvisto di un finale (fortunatamente, non più per molto). Valutando invece bontà e qualità dell’operazione commerciale e della remastered, togliete pure mezzo punto al voto complessivo (8.5). Chiaro che SEGA non abbia voluto investire più del dovuto, specie su una IP che è costata tanto (troppo) alla compagnia giapponese (anche per colpa loro). Un budget più corposo avrebbe di sicuro reso ancor più giustizia all’epopea di Yu Suzuki, ma ciò che ha fatto d3t resta ugualmente un miracolo. Poter vivere la magia di Shenmue sui sistemi attuali è indubbia manna dal cielo e anziché lamentarcisi bisognerebbe soltanto gioirne.

    Shenmue è un capolavoro senza tempo, ora alla portata di tutti e ad un prezzo onesto. In vista del terzo capitolo, per molti c’è una lacuna da colmare. Per tutti gli altri, un tripudio di emozioni da rivivere.

    9 1

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!