State of Decay 2 – Recensione di una nuova ondata di zombie
Recensione

State of Decay 2 – Recensione di una nuova ondata di zombie

E’ cosi divertente uccidere i non morti?

  • Versioni: PC Xbox One
  • A distanza di ben cinque anni arriva il sequel di State of Decay, titolo survival a tema zombie creato da Undead Labs, che nel 2013 divenne un gioco di culto. Cinque anni dopo i tempi sono cambiati, la moda degli zombie si è affievolita, e in giro si vedono molti meno morti che camminano sia al cinema che nel nostro piccolo schermo di casa. In realtà questo aspetto può essere un vantaggio per questo nuovo capitolo della serie, che può far valere le proprie caratteristiche senza essere tacciato come un “more of the same” del filone zombie traslato nei videogiochi. Effettivamente questo titolo ha diverse cose da raccontarci, e non solo inerenti al tema apocalittico alla Romero.

    Easy rider in cerca di non morti

    State of Decay 2 torna come esclusiva Microsoft, e sarà disponibile dal 22 maggio per Xbox One e Windows 10 con la possibilità di giocare in cross-play fra le due piattaforme. Se avete già giocato al primo capitolo, allora le prime sensazioni, una volta impugnato il pad, saranno molto familiari. Gli sviluppatori infatti non hanno voluto rivoluzionare la propria creazione per tentare di conquistare nuovo pubblico, ma hanno preferito puntare sul miglioramento di quanto già fatto col primo episodio. La prima cosa che dovrete fare sarà scegliere una coppia di protagonisti: ogni volta che deciderete di iniziare una nuova partita il gioco genererà casualmente dei nuovi personaggi ognuno con abilità e background differente. Purtroppo non esiste un editor con cui poterci creare un nostro protagonista, ma la scelta è comprensibile dato che non andremo a occuparci di un unico personaggio durante l’avventura. La prima parte del gioco sarà un breve tutorial che ci spiegherà i comandi base per poi poter selezionare una delle tre mappe di gioco: valle, altopiano o collina. Ognuna delle tre mappe è grande quanto quella del primo State of Decay e sarà unica nella morfologia del territorio, così da stimolare i giocatori a vivere diverse situazioni a seconda della zona iniziale. In ogni caso potrete visitare tutte e tre le aree in un’unica partita. Nostro primo obiettivo sarà quello di liberare un edificio per creare una base dove stabilirsi. Ovviamente non basterà arroccarsi all’interno di una casa abbandonata per vivere in tranquillità, ma presto dovremo far fronte alla carenza di risorse, divise in cinque categorie: cibo, medicinali, armi e proiettili, materiali da costruzione e benzina. Dunque da qui inizierà la nostra epopea in un mondo post apocalisse zombie.

    Serve un’arma bella grossa, il resto non conta

    La distinzione fra missioni primarie e secondarie sarà piuttosto superflua, non dovremo infatti seguire una trama scritta da qualcun altro, ma saremo noi a decidere la storia della nostra comunità tramite le nostre azioni. Man mano che esploreremo la mappa incontreremo anche nuovi sopravvissuti, divisi in comunità e potremo decidere se allearci con loro, accoglierli nella nostra comunità, ignorarli o essere ostili così da rubare le loro risorse. Il nostro compito principale, come ogni buon survival, sarà sopravvivere e non si tratterà di farlo con solo un personaggio, ma con tutta la nostra enclave. Il gioco ci permette di utilizzare ogni personaggio che si è unito a noi direttamente, potendo così sfruttare abilità uniche, come la maggior abilità con le armi da fuoco di uno o la capacità di costruzione di un altro, ma bisognerà stare attenti perché la morte di un personaggio sarà definitiva, creando un vuoto nella comunità sia emotivo che pratico. Ad esempio veder morire l’unico medico del proprio campo rischierà di distruggere la comunità se non verrà sostituito in breve tempo, infatti senza una figura competente in medicina nessuno sarà in grado di curare i nostri personaggi da malattie e infezioni causate dagli zombie. L’anima survival del titolo si fonde dunque perfettamente con una parte gestionale, realizzata in modo semplice con menu intuitivi e veloci da utilizzare. Allo stesso tempo andando avanti col gioco sarà sempre più difficile riuscire a occuparsi di una comunità in espansione, con tensioni interne che potrebbero sfociare in litigi, nuove bocche da sfamare e lo scarseggiare delle risorse. A volte potremo anche dover prendere delle decisioni ardue, come esiliare un membro problematico o sopprimere una persona infetta per mancanza di cure mediche. Il lato più bello di State of Decay 2 è dedicato proprio alla storia della vostra comunità, una storia forse non particolarmente approfondita e senza filmati d’intermezzo, ma che dipenderà molto da voi e dalle vostre scelte, oltre che dal rapporto che creerete con gli altri personaggi. Il bello è che ad ogni nuova partita sia le persone incontrate che le dinamiche cambieranno, garantendo la possibilità di intrecciare sempre nuove storie giovando alla rigiocabilità.
    Un altro aspetto molto importante del titolo è la fase action in terza persona, in cui ci troveremo ad affrontare orde di zombie. Il combattimento funziona bene, sia in corpo a corpo che con armi da fuoco, essendo piuttosto fluido e preciso.
    Strettamente legata alla sopravvivenza della propria comunità è anche l’eliminazione degli zombie, soprattutto quelli particolarmente aggressivi affetti dalla Piaga del Sangue, riconoscibili dalla costante perdita del rosso fluido corporeo. Questa tipologia di zombie è particolarmente pericolosa perché in grado di infettare i nostri uomini che, se non curati in tempo, si trasformeranno a loro volta in zombie. Dunque dovremo sempre tenere sotto controllo la minaccia zombie, distruggendo i cuori della Piaga, ammassi di carne informe che attirano gli zombie nell’area adiacente. Per eliminarli dovremo essere ben equipaggiati e preferibilmente in gruppo, dato che una volta che inizieremo l’attacco al cuore questo richiamerà tutti gli zombie nelle vicinanze, generando una sorta di modalità orda fino a quando non riusciremo a distruggerlo. Sconfitto un cuore tutti gli altri esistenti sulla mappa si rinforzeranno, diventando sempre più difficili da debellare. Non mancheranno poi zombie speciali e più potenti, archetipi che ricordano molto quelli presenti in Left 4 Dead di Valve, come ad esempio il Colosso, un gigantesco zombie davvero difficile da abbattere. Fortunatamente non dovremo per forza affrontare tutta l’avventura da soli, ma in questo secondo capitolo è stata inserita una modalità multiplayer in cui fino a quattro giocatori potranno cooperare. In realtà è un peccato che non si possa condividere la vita nell’enclave, ma chi verrà richiamato potrà solamente aiutare chi hosta la partita in qualche missione per racimolare del bottino extra, per poi tornarsene al suo mondo. Sicuramente insieme a qualche amico le spedizioni guadagnano molti punti in divertimento, ma avremmo preferito un impatto più incisivo degli altri giocatori nel proprio mondo di gioco.

    Quanto è realistica la carne putrefatta?

    I difetti maggiori del titolo li abbiamo sul lato tecnico. State of Decay 2 è passato dal CryEngine 3 all’UnrealEngine 4 in questo titolo, migliorando molto le animazioni dei personaggi e degli zombie. Purtroppo i limiti degli Undead Labs quali studio indie si vedono nella qualità generale delle texture, davvero basse in certi casi, modelli poligonali dei personaggi piuttosto semplici e diversi cali di frame rate in alcune situazioni. In realtà nulla di tutto questo rovina l’esperienza di gioco, e si può chiudere un occhio considerando il basso budget rispetto a titoli tripla A, ma purtroppo il titolo ha anche diversi bug piuttosto vistosi e a volte problematici, come la compenetrazione poligonale che rischia di bloccare in un punto il vostro personaggio, magari mentre è inseguito da un’orda di zombie, o la perdita di oggetti per la loro fusione con il muro o un albero. Si spera che presto arrivino delle patch correttive che migliorino l’esperienza di gioco.

    Pro

    • Mondo di gioco ampio e ben costruito
    • Fase action divertente
    • Molto longevo e con alto tasso di rigiocabilità

    Contro

    • Molti problemi a livello tecnico
    • Ci aspettavamo di più dalla modalità Multiplayer
    • Alcuni bug rischiano di compromettere il gioc

    Conclusioni

    State of Decay 2 è un titolo che fonde al genere survival le meccaniche di un action in terza persona e di un gestionale in un’ambientazione alla Walking Dead. La fusione di generi funziona bene, specie grazie alla cura riservata a ognuna di queste parti e alla varietà di situazioni che si possono creare da partita a partita, cosa che genera una certa rigiocabilità dell’avventura. Le pecche principali arrivano dal comparto tecnico non eccelso e da alcuni bug che rischiano di rovinare le vostre strategie per far sopravvivere la comunità di cui siete responsabili. Tolto questo la nuova esclusiva Microsoft è un Survival Game che fa bene il suo dovere.

    7,5 1

    Articoli Scritto da Shiruz - Gamesnote.it

    Silvio è laureato in Mediazione linguistica e culturale e, dal 2012, anche nel corso specialistico di Lingue e culture per la comunicazione e cooperazione internazionale.