Teenage Mutant Ninja Turtles: Mutanti a Manhattan
Recensione

Teenage Mutant Ninja Turtles: Mutanti a Manhattan

  • Versioni: PC PS3 PS4 Xbox 360 Xbox One
  • Sebbene l’età sia più vicina ai quaranta che a quella di un ragazzino, non amare le Tartarughe Ninja ed esaltarsi di fronte a un titolo loro dedicato è impossibile per chi è cresciuto con la mitica serie televisiva. Sapendo che stava per uscire un videogioco basato su questo franchise curato dai Platinum Games, la voglia di giocarlo non poteva non essere altissima. Dopo il piacevole e divertente Transformers Devastation la nostra immaginazione su quanto di buono si sarebbe potuto fare con degli eroi davvero votati all’azione e al combattimento, ci ha fatto ignorare la grafica non esaltante vista nei vari trailer, le perplessità su un progetto che Activision stessa aveva definito a basso costo e le prime impressioni non del tutto positive di chi lo aveva provato. Finalmente il titolo è giunto nelle mie manine che macinano picchiaduro a scorrimento da tempi immemori e il solo sentimento che ho è di odio verso chi ha osato illudermi su quello che, alla prova dei fatti, è davvero un gioco pessimo e che mi ha fatto correre a ripescare il buon vecchio titolo su Leonardo e C. di Konami datato 1989. Il perché di questo brutto colpo e decisamente grande scivolone dei ragazzi di Platinum Games potete leggerlo di seguito.

    QUATTRO TARTARUGHE SEMPRE PRONTE SEMPRE ALL’ERTA

    Le modalità di gioco si fermano alla storia e al tutorial, mentre il multiplayer vi metterà a disposizione la possibilità di giocare con amici agli episodi della storia una volta sbloccati. Non aspettatevi di giocare al classico videogioco nel quale viene ripercorsa la trama dei protagonisti dalle origini alla fine come spesso avviene nei titoli Bandai Namco, qui l’approccio è stato decisamente più controverso e, secondo noi, poco adeguato. Sostanzialmente la trama non esiste, siamo di fronte alla solita solfa nella quale Shredder e il Generale Krang desiderano farvi fuori: una scusa vale l’altra per menare le mani. Il titolo ci metterà di fronte a 9 diversi livelli nei quali dovremo portare a termine delle sub-quest prima di accedere allo scontro con il boss. Ed ecco il primo dei difetti del titolo, la struttura di gioco. In un ambiente open world dalle mappe piccole e con muri invisibili se non completamente inesistenti dovremo seguire i consigli della bella April O'Neill che, a bordo dell’elicottero della sua rete televisiva, ci indirizzerà sugli obiettivi da portare a termine prima di poter affrontare il cattivone che presiede lo stage. Peccato che ci ritroveremo di fronte a mini quest davvero ridicole e che si ripeteranno più volte nel corso del gioco, come catturare un ladro o portare in un determinato punto un oggetto. Non siamo riusciti a trovarne nemmeno una divertente, con la sezione stealth che risulta tra le peggiori mai sviluppate. Il peggio, però, sarà riuscire ad arrivare al punto indicatoci dalla giornalista, perché non esiste una mappa di gioco decente o indicazioni fatte come si deve per evitarci di impazzire nel cercare le coordinate dei luoghi da raggiungere. Non sappiamo come mai ogni tartaruga ha un radar che bisognerà attivare e con il quale potremo individuare la zona di nostro interesse. Trovata inutile e davvero mal realizzata, ma non è la sola.

    QUATTRO TARTARUGHE TUTTE IDENTICHE D’ASPETTO

    Capiamo che i Platinum Games non abbiano avute molte risorse da impegnare nello sviluppo di un level design o una progressione di gioco che potesse essere almeno decente ai nostri giorni, limitandosi a un sistema che forse non vedevamo dai tempi della prima PlayStation. Ma quello non è il loro forte, loro sanno fare bene giochi d’azione e quindi il fiore all’occhiello della produzione dovrebbe essere il sistema di combattimento. Ecco, in questo caso possiamo apprezzare alcune idee interessanti e che meriterebbero un maggior approfondimento in un titolo magari un pelino migliore, mentre è quasi del tutto da cestinare il resto. Partiamo dalle cose positive, utilizzeremo tutte le tartarughe contemporaneamente e potremo cambiare in ogni momento scegliendo quella che desideriamo. Finito. Ora tocca alle note dolenti, quindi mettetevi comodi perché sono un bel po’. Iniziamo con il dire che i personaggi hanno due attacchi, debole e forte, da concatenare per eseguire alcune combo molto semplici e basiche, più la parata e la schivata. Il titolo può essere impostato da subito al massimo livello di difficoltà perché altrimenti vi ritroverete con un gioco adeguato a bambini che pigiano a casaccio i tasti; fatto questo il sistema di combattimento inizia ad avere un senso. Oltre agli attacchi base ogni tartaruga ha a disposizione quattro slot per altrettanti colpi speciali e unici che potranno essere potenziati di livello o sostituiti con altri attraverso l’apposito negozio del maestro Splinter. Ecco, la morte del gioco. Questa caratteristica azzera completamente la personalità dei nostri beniamini e, in questo modo, potremo dare la possibilità di entrare in berserk anche a Michelangelo, oppure vedere Raffaello che balla con i pon pon. Aggiungere questa opzione è stata la morte del titolo. Snaturare un eroe amatissimo e dotato di una propria identità e stile di combattimento è la base di un action, in questo modo, invece, potrete avere addirittura quattro personaggi identici. Se si aggiunge che le combo base sono davvero pochissime e ridicole, che la schivata che dovrebbe salvarci il fondo schiena con i boss spesso risulta imprecisa e non ci dona un minimo di frame d’invincibilità nemmeno quando parte, la sola strategia che vi resta sarà quella di potenziare il ninjutsu che cura tutti, sfruttare gli slot della croce direzionale adibiti agli oggetti di gioco per usare porzioni di pizza o altro per curarvi e sperare che le sette barre vitali del boss spariscano in fretta, giusto perché è quello il vero problema di ogni livello e non certo il clan del piede o altri mostri di minor importanza con l’IA di una seppia.

    OOOOH IL GRUPPO DEI NINJA OOOOH GIUSTIZIA FARA’

    Oltre a darci la possibilità di gestire le abilità di ogni tartaruga per non farci mancare nulla sono stati inseriti anche una serie di amuleti da indossare per darci ancora qualche buff alle abilità passive, come la diminuzione del tempo necessario a lanciare un ninjutsu o per curare uno dei nostri fratelli. Anche queste vanno sbloccate e rimarcano la necessità di finire il gioco svariate volte per poter ottenere le migliori. Diciamo che il sistema utilizzato per cercare d’invogliare i giocatori a riprendere in mano il gioco e ripetere le missioni scegliendole liberamente poteva funzionare in un titolo come Transformers Devastation dove c’erano diverse armi e realmente ogni personaggio era diverso dall’altro, qui invece non si fa che rimarcare la ripetitività del gioco e noia che infonde al giocatore. Purtroppo a differenza del precedente videogioco basato sull’altrettanto amata saga di cartoni animati degli anni ’80 in questo Teenage Mutant Ninja Turtles: Mutanti a Manhattan la grafica da PlayStation 2 si nota e non poco. Il Cell Shading è sempre una soluzione ottima per questo genere di produzione che strizza l’occhio ai cartoni animati, peccato che nonostante questo si percepisca chiaramente come i modelli poligonali siano poveri e poco dettagliati, tutti con le stesse animazioni e spesso, nel caso dei nemici secondari, con quella mancanza di fluidità dei movimenti che dà l’impressione che qualche frame in più non avrebbe guastato. I livelli sono davvero osceni, la città è è piatta, tutta uguale e con palesi zone irraggiungibili limitate con muri invisibili dove spesso si nota come dall’altra parte non ci sia nulla. Non si salvano nemmeno gli altri livelli o in generale gli effetti grafici utilizzati, siamo su livelli davvero pessimi su console mentre va peggio su PC dove (ma non abbiamo testato) sembra che il frame rate sia bloccato a 30fps, la morte di un action veloce e frenetico come quelli di Platinum Games insomma. Si salva solo il doppiaggio in italiano che tra alti e bassi riesce a essere realmente l’unico aspetto che abbiamo apprezzato dell’intera produzione Activision.

    Pro

    • Doppiaggio in italiano discreto
    • In cooperativa diverte anche

    Contro

    • Pessimo sistema di combattimento
    • Pessima grafica
    • Dura 6 ore e sono noiose e ripetitive

    Conclusioni

    Quando ci si trova di fronte a un titolo cosi mediocre e pieno di problemi si capisce che il team ha lavorato male. Non vogliamo dare troppe colpe ai ragazzi di Platinum Games perché alla fine essendo commissionato da Activision era questa che doveva curare maggiormente il prodotto prima di immetterlo sul mercato, invece oltre al budget ridotto alla casa nipponica sono stati imposti anche tempi di sviluppo molto ristetti, considerate che è stato svelato a dicembre e dopo cinque mesi ci stiamo giocando. Teenage Mutant Ninja Turtles: Mutanti a Manhattan è un gioco da tenere sugli scafalli, da evitare se siete fan delle Tartarughe Ninja, da dimenticare se siete fan di Bayonetta, ViewtifullJoe e affini. Ecco, dimentichiamoci che il titolo sia stato commercializzato o ricordatevi se lo doveste intravedere da qualche parte che i vostri soldi potrebbero servire a comprare giochi più divertenti e appaganti.

    4.0 1

    Articoli Scritto da rspecial1 - Gamesnote.it

    I videogiochi li ha scoperti con Star Force, da allora è stato amore puro. Dal 2000 recensisce giochi di ogni genere e forma, passando per tutti i maggiori siti del settore in attesa del Dreamcast 2 e il riscatto di Sega.