WWE 2K19 – Recensione di un altro more of the same
Recensione

WWE 2K19 – Recensione di un altro more of the same

Perchè uno sportivo all’anno ormai non ha senso

  • Versioni: PC PS4 Switch Xbox One
  • Lo abbiamo scritto in tutte le recensioni dei titoli sportivi a cadenza annuale e non mancheremo di ribadirlo nemmeno qui, dopo aver testato questo WWE 2K19 e aver constatato che si tratta dello stesso gioco che giochiamo dal 2016. E’ inutile far uscire a 70 euro prodotti simili, meglio aggiornamenti come fatto per i Mondiali quest’anno da Electronic Arts che con 20 euro hai il vecchio titolo tirato a nuovo. Yuke’s è ormai decenni che sforna titoli relativi a questa disciplina e bisogna ammettere che ormai il gameplay si è arenato da un paio d’anni. Allora osa c’è di nuovo in questo capitolo che porta sul groppone un bel 19? Bhè niente, anche perché le uniche novità sono modalità riprese da vecchie edizioni che negli scorsi anni erano state eliminate. Cosi, giusto per farvi capire lo sforzo profuso dal team in 11 mesi di lavoro…

    The More of The Same 2K19 è qui!

    Come avvenuto nel 2K16 quando  la modalità showcase era tutta incentrata sulla carriera del grande Austin anche quest’anno ritroviamo al centro dell’attenzione un campione recente e molto amato dal pubblico, stiamo parlando di Daniel Bryan. Ripercorreremo quindi la sua carriera tra filmati storici, una lunghissima intervista molto emozionante e prendendone i comandi nei vari match. Bella ed entusiasmante come quella di due anni fa, è la ciliegina che mancava negli anni passati per dare al giocatore quel qualcosa in più della solita carriera anonima della serie. Ebbene, parlando proprio de “La Mia Carriera”, che anche quest’anno sembra curata sotto ogni aspetto con l’aggiunta del doppiaggio e permette di intraprendere, per l’appunto, la Carriera di wrestler partendo dalle ba, ovvero dal training centre di Orlando, sino a emergere tra le varie stelle che ci si porranno davanti nelle varie categorie e che ci sfideranno in base al gradimento che avremo da parte del pubblico. Avere carisma significa conquistare più pubblico. Anche in questo caso la pecca maggiore è che il tutto sembra condurre ad un labirinto di noia senza possibilità di uscita, Interessante, quest’anno, è l’editor che permette di creare un proprio alter – ego virtuale sfruttando una serie pressoché infinita di caratteristiche, che vanno dai tratti somatici del viso, sino all’altezza, al peso e a oggetti e tatuaggi che definiranno al meglio il nostro personaggio. Sono presenti, poi, una serie lunghissima di sfide offline, come la Royal Rumble, sfide fino a otto giocatori e tantissime combinazioni di lotta differenti; c’è ancora la WWE Universe, praticamente identica a quanto visto nei precedenti capitoli e un online che, purtroppo, dalla nostra prova, mostra ancora diverse lacune per quanto riguarda il net code, sfornando sfide che spesso si interrompono o che rallentano sino a divenire ingiocabili. In fin dei conti ci sembrerà di avere tra le mani una versione upgradata di quella uscita lo scorso anno, con un roster di atleti sensibilmente aumentato, ma che sostanzialmente non riesce ad aggiungere qualcosa di effettivamente nuovo nel panorama di questo sport. Insomma potrete esibirvi in ogni tipo di incontro visto in TV, con l’aggiunta delle Torri 2K, ovvero un meccanismo che cambierà settimanalmente e vi impegnerà in una serie di sfide diverse per guadagnare punti, essenziali per sbloccare tutto il roster del gioco. Vabbè nulla di eclatante, purtroppo, perché alla fine il titolo ha lo stesso gameplay semplice e immediato (ma anche stra-ripetitivo) dello scorso anno, mentre noi ci attendevamo qualcosa di più simulativo e impegnativo come visto nelle passate generazioni.

    Copia e incolla che tanto lo comprano lo stesso

    Tralasciando gli argomenti del reparto marketing delle varie società ludiche, tanto che il giocatore medio sia un pollo da spennare è ormai cosa nota, dispiace vedere come il sistema di controllo sia identico al 2K18 che non c’era piaciuto per nulla. Il titolo risulta piuttosto abbordabile, con un grado di difficoltà mai troppo elevato, capace di rendere campioni anche giocatori che nulla sanno del mondo dei picchiaduro o di questo sport. Se nel 2K16 ci fu una spinta maggiore verso una componente simulativa, dal 2K17 le cose sono peggiorate e anche quest’anno il tutto risulta fin troppo facile, con le prese che ricalcano quei famosi mini – game durante i quali bisogna premere un pulsante più e più volte oppure un dorsale in un determinato momento per effettuare una contromossa. Il sistema delle prese, così come il combattimento, è estremamente lento, anche se Yuke’s ha riconfermato il fatto di voler fare in modo che i giocatori si scontrino a viso aperto, evitando che basino la propria strategia sulla difesa estrema. In questa maniera si possono godere scontri più aperti, fruibili dalla maggioranza del pubblico. Certo, ricordiamo che un titolo del genere deve essere apprezzato da chi lo acquista, perché ovviamente non ci si possono aspettare scontri frenetici e la lentezza e la macchinosità di alcune situazioni la faranno da padrone. E’ inutile, il titolo non ha dinamismo, gli incontri appaiono ancora troppo lenti e il divertimento alla lunga si va a far benedire. Considerate anche che graficamente su Playstation 4 (la Pro non è nemmeno sfruttata) il titolo è identico a quello di 3 anni fa, con la mancanza per fortuna di tutti quei bug che avevano afflitto il capitolo dello scorso anno alla sua uscita, avrete un piano più completo del prodotto. Siamo di fronte al solito update, una sorta di mini-DLC del videogioco uscito lo scorso anno e venduto a prezzo pieno.

    Pro

    • C'è lo showcase di Bryan

    Contro

    • E' il 2k17 venduto a prezzo pieno

    Conclusioni

    Purtroppo anche quest’anno siamo di fronte al solito update del titolo dello scorso anno, cosi questo WWE 2K19 sembra un mini-DLC del capitolo uscito l’anno scorso venduto a prezzo pieno. Ovviamente se avete il 2K18 non ne vale proprio la pena, non basta lo showcase di Bryan infatti a farvi spendere tutti questi soldi considerando che a pochi euro potete recuperare il 2K16 che ad oggi ha il gameplay più apprezzato dai fan della saga. Purtroppo sembra che anche il fatto di essere ormai monopolistici di determinati generi non riesca a spingere gli sviluppatori a un maggior impegno, infondo questo è ciò che succede quando la concorrenza è zero e l’unico motivo per invogliare a migliorarsi è che gli utenti lascino il gioco sugli scafali.

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