Iro Hero – La recensione del clone di Ikaruga
Recensione

Iro Hero – La recensione del clone di Ikaruga

Il tentativo mal riuscito di emulare un grande classico

  • Versioni: PC Switch
  • Il genere degli SHMUPS ha visto l’arrivo di centinaia e centinaia di produzioni nella lunga storia del panorama videoludico. Tra quelli a scorrimento laterale e verticale, i titoli sono veramente una marea ed è quindi sempre più difficile portare innovazioni ed originalità. Non per altro, il genere in questione sta pian piano sparendo dalla circolazione e i giochi ad esso appartenenti sono sempre in minor numero, anche nella scena indie (ultimamente infarcita di metroidvania). Per tal motivo, l’arrivo di un nuovo shoot’em up fa sicuramente gran piacere, specie se li si adora in maniera particolare. Iro Hero di Artax Games è senza alcun dubbio una piacevole sorpresa dal sano gusto retro che però non riesce a spiccare il volo, arrancando a causa di scelte di game design fin troppo derivative e poco appaganti dal punto di vista del gameplay. Arrivato su Switch pochi giorni fa (il 7 giugno, per la precisione), Iro Hero si dimostra intrigante stilisticamente con una pixel art abbastanza solida, seppur per nulla originale nel character e level design. Un po’ peggio è stato fatto però nella struttura generale del gioco, emulando senza la stessa classe una perla intramontabile come Ikaruga.

    Iro Hero - Menu Start

    Clonare non garantisce qualità

    Il titolo di Artax Games è tecnicamente di buona fattura seppur non sia brillante nella caratterizzazione delle varie navette spaziali e degli scenari del gioco. Sebbene i colori siano ben gestiti e vivaci al punto giusto, Iro Hero pecca nella varietà, proponendo grossomodo le solite navicelle ed elementi di gioco. Buono al contempo il lavoro svolto nella realizzazione dei personaggi che vedremo nelle barre laterali dello schermo e degli artwork narrativi posti ogni tanto tra qualche livello e l’altro.

    Le musiche non sono malvagie; il brano del menu iniziale, ad esempio, è indubbiamente interessante, vantando buone scelte di arrangiamento musicale. Tuttavia, in linea di massima le tracce risultano un po’ vuote e prive di un impatto potente nei confronti del fruitore. La cosa non è alquanto positiva considerando per l’appunto il genere di appartenenza, il quale necessiterebbe una componente musicale solida e potente che riesca a dare la giuste dose di adrenalina al giocatore durante i massacri e le esplosioni.

    Il pretesto narrativo di Iro Hero è molto semplice: siamo nell’anno 2306 e un secolo prima i Nyagu hanno insegnato agli umani come ottenere elettricità dalla propria energia vitale. Le grandi corporazioni sfruttano la scoperta per usarli nelle loro centrali per la produzione di energia e, ancor peggio, altre razze aliene, tra cui i Re-Wu, rapiscono gli umani per il medesimo scopo. Così prenderemo il controllo del protagonista, Iro, intento inizialmente a salvare sua madre e sventare quindi la minaccia aliena. Non mancheranno alcune piccole sorprese, ma nel complesso non si tratta di nulla di altamente evocativo, ma comunque apprezzabile il lavoro riservato per la trama. Al contrario, se la narrazione è  gestita piuttosto bene, lo stesso non si può affatto dire per i dialoghi, davvero pessimi e scritti malissimo. Un esempio, il protagonista che risponde “Uhm…” anche in momenti del tutto fuori contesto, per non parlare proprio di alcuni botta e risposta che sembrano scritti da un bambino. Gran peccato perché comunque la storia che Artax Games vuole raccontare non è affatto malvagia, come dicevamo, ma i dialoghi durante i vari stage sono purtroppo ridicoli. Inoltre, sono anche messi nei momenti sbagliati, tipo nelle fasi concitate dell’azione, nelle quali il giocatore non può distogliere l’attenzione dallo schermo per leggere quelli che poi sono a conti fatti dei dialoghi penosi. Tolto questo, fortunatamente il gioco si rivela tutto sommato appagante Joy-Con alla mano, ma senza andare mai oltre.

    Iro Hero - Screenshot

    Iro Hero, proprio come Ikaruga, basa il suo gameplay nella strategia oltre che nei riflessi, sfruttando il cambio di polarità della propria navetta spaziale. A differenza del capolavoro Treasure, in questa sorta di clone non sarà possibile distruggere le navi aliene con il medesimo colore e per tal motivo l’azione non può raggiungere ritmi particolarmente frenetici, altrimenti sarebbe impossibile riuscire a scamparla. Lo shoot’em up di Artax Games è infatti piuttosto lento e la cosa in sé non sarebbe un male, ma la sua impostazione lascia presagire tutt’altro ed infatti nei livelli più avanzati comunque il gioco cerca di incrementare il ritmo, tramutandosi in qualcosa un pochino frustrante. Simpatiche alcune trovate di game design (sempre molto derivative) come campi di forza attraversabili solo con la giusta polarità oppure riflettori da colpire col colore giusto per centrare i vari nemici, ma nulla da far gridare al miracolo.

    Il titolo è suddiviso in 9 stage di difficoltà ovviamente crescente e al cui termine vi è un boss, ma poco ispirati nella realizzazione stilistica. Non ci saranno i classici Continue e pertanto dopo aver perso le tre vite extra disponibili, sarà Game Over e bisognerà ricominciare tutto dall’inizio. Questa scelta si rivela molto eccessiva, poiché ci può stare il voler trasmettere un tocco dal sano gusto retro, ma in questo modo diventa fin troppo esagerato, soprattutto per com’è abituato il videogiocatore oggi. Chiaro che il team non necessariamente avrebbe dovuto inserire vite o crediti infiniti, però dare qualche possibilità in più, sì. Questo perché allo stato attuale siamo abituati all’abbondanza di produzioni, a differenza del passato; per cui basta eccedere nei Game Over per abbandonare definitivamente un gioco e passare subito ad un altro. Anni fa, invece, molto spesso dovevamo farcene bastare uno per settimane (se non mesi e mesi) e quindi la difficoltà elevata era di sicuro più comprensibile e apprezzabile. In questo caso, però, non si tratta di una sfida effettiva del prodotto, ma di tediosità imposta dal team di sviluppo che ha fin troppo esagerato con questa scelta. L’unico aiuto è la spesa di 4.000 punti al termine di ogni stage per acquistare una vita extra, ma nel caso vengano perse tutte in uno degli ultimi livelli, beh… preparatevi a bestemmiare e a ricominciare da capo. Nessun Continue per riprendere dal livello raggiunto. Nessun checkpoint. Niente di niente. Iro Hero è purtroppo destinato ad essere abbandonato dal 90% di coloro che approcceranno al gioco. Solamente i più temerari (o meglio, eccessivamente pazienti) potranno riuscire a raggiungere i titoli di coda. Ad aiutare c’è sicuramente la portabilità di Switch che con la sua versatilità permette di giocare in qualsiasi momento dove e quando si vuole. Vista la sua natura retro, il titolo è godibilissimo sia in TV che sullo schermo di Switch.

    Iro Hero - Artwork

    Pro

    • Qualche idea carina
    • Alcuni elementi stilistici piuttosto solidi

    Contro

    • Ritmo di gioco un po' troppo lento
    • Idea della polarità ripresa da Ikaruga non sfruttata al meglio
    • Dialoghi pessimi
    • Non avere i Continue rende frustrante l'esperienza

    Conclusioni

     Iro Hero è il tentativo di omaggiare i grandi classici del passato sfruttando l’idea vincente di Ikaruga, in maniera un pochino differente (talvolta anche interessante), con in più una narrazione abbastanza prorompente. Il risultato però cozza con gli intenti del team di sviluppo e i dialoghi stonano con il pretesto narrativo in parte riuscito e quindi, in definitiva, il titolo di Artax Games si rivela piuttosto vuoto e anonimo, seppur abbastanza divertente in linea di massima. Carina qualche idea, ma alcune scelte come l’assenza di Continue e il ritmo lento dell’azione rendono un prodotto che poteva rivelarsi potenzialmente più che valido soltanto un gioco che arranca la sufficienza. Concludendo, quindi, ci troviamo dinanzi ad una mezza occasione sprecata e questo è un gran dispiacere vista la pochezza di produzioni di questo genere. Bisognerà aspettare qualche altro titolo, ma nel frattempo un piccolo gran favore: evitate di voler clonare Ikaruga! È impossibile fare meglio dell’opera magna di Treasure.

    6 1

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma al momento restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!