Beyond: Due Anime

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  • Se all’improvviso il mondo videoludico si riempisse di opere realizzate secondo il medesimo stampo delle produzioni Quantic Dream, molto probabilmente assisteremmo all’apocalisse del nostro amato medium. Fortunatamente, però, uno scenario di questo tipo è ben lontano dalla realtà e, come è giusto che sia, all’uscita di ogni nuovo lavoro di David Cage e del suo team, la critica, e ancor di più il pubblico, si dividono, finendo a discutere per l’ennesima volta di cosa sia, non sia o debba essere, un videogioco. Ovviamente, da questo destino non si è potuto sottrarre nemmeno Beyond: Due Anime, l’ultima creazione dello studio francese uscita in esclusiva per PlayStation 3. Film? Film interattivo? Videogioco? Noi ci limiteremo a definirla esperienza. Una parola che sempre di più va a braccetto anche con i videogame, ormai capaci di raccontare grandi storie, farci vivere grandi avventure e farci provare grandi emozioni. E sono proprio le emozioni la fissa di Cage e compagnia che, con le loro opere dalla forte influenza cinematografica, cercano in tutti i modi di suscitare sensazioni mature, profonde, tangibili, tramite una trama malleabile (spesso più illusoriamente che concretamente) dal giocatore. Ed è vero, spesso si tratta più di guardare che di giocare e, per riallacciarci al discorso iniziale, un panorama videoludico plasmato in questa maniera sarebbe una visione aberrante, e farebbe perdere ogni senso all’unicità dei titoli targati Quantic Dream, ma la strada intrapresa da David Cage è comunque apprezzabile e come ha sottolineato più volte lo stesso game designer, è solo una delle molte. E tale deve rimanere. Perché, di tanto in tanto, trovarsi alle prese con un titolo come Beyond: Due Anime non può che far piacere.

    Involuzione?

    Cercare di giudicare un’opera come Beyond: Due Anime è un compito assolutamente non facile, ancora di più di quanto ci aspettassimo, perché mentre i titoli di coda scorrevano sullo schermo le nostre sensazioni si sono rivelate contrastanti, incapaci di trovare un equilibrio tra apprezzamento e insoddisfazione. Un alternarsi di emozioni, quindi, che rappresenta un po’ la storia stessa di Beyond, divisa da alti e bassi e caratterizzata da una conduzione perlopiù casuale, che per non apparire eccessivamente lineare e pesante rifiuta uno svolgimento cronologico. Si assiste così a episodi della vita della protagonista, Jodie Holmes, che si susseguono senza alcun nesso logico, facendoci vestire dapprima le vesti di una donna per subito passare a quelli di una bambina e poi a quelli di un’adolescente, ancora e ancora, per l’intero arco narrativo. Un espediente che se sulle prime può sembrare confusionario, si rivela presto interessante e, se non altro, capace di rendere più intrigante una trama altrimenti piuttosto semplice e banale. Il potenziale, però, non è sfruttato a pieno e alcuni capitoli risultano un po’ forzati e slegati dal resto. Intendiamoci: il viaggio di Jodie (interpretata da una bravissima Ellen Page) e di Aiden (l’entità a lei profondamente legata) non è un brutto viaggio, ma non è nemmeno eccezionale.

    Beyond: Due Anime

    Dopo le critiche rivolte alle derivazioni paranormali di Fahrenheit, David Cage aveva deciso di buttarsi su qualcosa di più concreto e realistico con Heavy Rain (e anche in quel caso il risultato non fu pienamente riuscito); ora, con Beyond: Due Anime, ha deciso di esplorare nuovamente il sovrannaturale, cercando di trattare un argomento delicato come l’aldilà. Questa volta non abbiamo gravi buchi narrativi o elementi accidentalmente trash, e il costrutto della narrazione, bene o male, regge dall’inizio alla fine. Ma per quanto gradevole, il plot si dimostra in più occasioni stereotipato, non risparmiando di esibire cliché tali da rendere alcune situazioni involontariamente “patetiche”. Peccato, perché con maggiore impegno si sarebbe potuto dare vita a un qualcosa di tremendamente affascinante, viste le premesse. Invece no.

    Certe volte, poi, Beyond: Due Anime (o meglio David Cage) è un po’ ingenuo, cercando a tutti i costi di impacchettare emozioni per il giocatore. E non sempre il risultato convince: queste emozioni appaiono finte. Malgrado i suoi riconosciuti errori e difetti, Heavy Rain era riuscito a farci provare stati d’animo sinceri, genuini, con una storia emotivamente più sentita, nella sua semplicità (il padre alla ricerca del figlio rapito) più coinvolgente, forse anche per il fatto di farci impersonare persone comuni, per cui è davvero facile provare empatia. Anche la vita di Jodie regala bei momenti e ci vuole poco per entrare in sintonia con il personaggio, ma laddove Heavy Rain era più costante e in un crescendo di tensione emotiva, Beyond: Due Anime alterna attimi riusciti ad altri un po’ meno, finendo per desensibilizzare il giocatore. C’è insomma l’impressione che manchi qualcosa e si rimane in attesa di una svolta, un colpo di scena che possa lasciare il segno nell’animo dello spettatore, ma questo non accade. Nemmeno durante la “rivelazione” finale che, sì, abbiamo anche apprezzato, ma sfortunatamente non ci è sembrata così forte da innalzare la narrativa a livelli di eccellenza, che anche nell’epilogo rimane confinata a una certa banalità e poca originalità. Rimangono anche alcuni dubbi su elementi lasciati un po’ al caso, ma a questo giro non si tratta di nulla che non si potrebbe intuire da soli. Non stiamo infatti asserendo che l’intreccio di Beyond: Due Anime sia un fallimento. Assolutamente no: è godibile, in molti frangenti emozionante e appassionante. Solamente non è in grado di risultare memorabile e “potente” come speravamo. La colpa, però, va anche ricercata nella parte ludica della produzione, ugualmente afflitta da problemi non trascurabili.

    Si giuoca di più, ma ci si immedesima meno

    Anche dal punto di vista del gameplay, infatti, sembra che Quantic Dream abbia voluto auto-forzarsi per offrire un’esperienza più varia e appetibile per l’utente medio, a discapito della qualità complessiva. Beyond: Due Anime è un titolo decisamente più giocabile dei precedenti lavori dello studio francese e questo non può che essere un bene. Il cruccio è che il risultato non convince pienamente. Finché ci si limita a giocare senza pensare al quadro generale, Beyond risulta indubbiamente più divertente rispetto al passato. C’è molta più azione e varietà: inseguimenti, sparatorie in zone di guerra, missioni furtive e combattimenti di varia natura si alternano a sequenze più riflessive e intime (una in particolare, tra le migliori dell’avventura, ci ha piacevolmente intrattenuto sfoggiando una vena quasi da “film comico”, a dimostrazione che le lacrime vanno bene, ma meglio non esagerare e non a tutti i costi) fino ad arrivare a frangenti dall’atmosfera horror. Un mix interessante. Riuscito? Ancora una volta la risposta è ni.

    Beyond: Due Anime

    In Beyond: Due Anime gli sviluppatori hanno optato per un “nuovo sistema di controllo”. Nella pratica non cambia granché, ma questa volta il giocatore dovrà intuire da solo in che direzione dirigere l’analogico destro. L’unica indicazione, infatti, sarà un pallino bianco vicino agli elementi dello scenario con cui è possibile interagire. Lo stesso principio si applica alle fasi più concitate, in cui bisogna osservare con attenzione l’azione per capire da che parte muovere lo stick. Il tutto si integra con quick-time-event più classici, riproposti alla stregua di Heavy Rain. Visivamente questa scelta è azzeccata, ma la mancanza di indicazioni chiare su schermo rende alcune situazioni difficilmente leggibili. In alcuni casi, insomma, Quantic Dream avrebbe potuto fare di meglio. In fondo, poco importa, considerando che, per precisa scelta di Cage, in Beyond: Due Anime non esiste alcun game-over. Non si tratta di una novità: era così anche in Heavy Rain. La differenza è che in Heavy Rain la cosa in buona parte funzionava, in Beyond no. Se nel primo il team aveva potuto giocarsela grazie alla presenza di quattro personaggi (malgrado solo verso la fine vi erano ripercussioni pesanti, la paura di perdere un personaggio era presente e se uno moriva, c’era sempre qualcun altro con cui continuare), nel secondo il tutto è giustificato dalla presenza di Aiden, che si comporta da perfetto angelo custode. Potrete fallire tutti i quick-time-event del gioco senza alcun problema, il massimo che potrà succedervi sarà quello di assistere a brevi spezzoni aggiuntivi che deviano in minima parte dal percorso principale scelto dagli sviluppatori. Qualunque cosa si faccia, qualunque scelta si compia, Beyond: Due Anime trova sempre il modo di riportare il giocatore su un binario rigido. E non lo nasconde neanche tanto bene. David Cage aveva giustificato l’assenza di game over con queste parole: “Penso che il game over sia più un fallimento del game designer, che del giocatore. È una COSTRIZIONE, come se io limitassi l’utente a giocare in un determinato modo per proseguire. Questo può andare bene in titoli d’azione, dove conta l’abilità, ma in un’esperienza story-driven come Beyond non ha molto senso. Il gioco parla molto della morte, che è uno dei misteri più grandi. E vi assicuro che non è lo schermo nero del game over”. Il problema è che la storia di Beyond non lascia libertà, COSTRINGE l’utente a seguire una strada ferrea, ancora più che in passato.  Come è sempre stato nei titoli di David Cage ci si può solamente comportare in modi diversi all’interno di ogni capitolo, ma il risultato finale non cambia praticamente mai. Solo durante l’ultima scena è possibile attuare scelte rilevanti. Per come è strutturato Beyond, però, la linearità di fondo si nota maggiormente. Ad ammissione dello stesso Cage, qui le scelte sono più sfumate e meno prevedibili. A nostro avviso non è stata un’idea brillante, semplicemente perché tutto è meno chiaro e questo non consente di identificarsi pienamente con il personaggio.

    Beyond: Due Anime

    Aiden

    Chiariamo: in un’opera come Beyond: Due Anime non cerchiamo di certo la sfida, ma perlomeno speravamo che fallire avrebbe portato a conseguenze che, emotivamente, fossero state di un certo peso. Purtroppo, però, nella maggior parte dei casi o cambia troppo poco o proprio niente. Durante la seconda run, infatti, abbiamo provato a giocare in modo opposto alla prima, cercando inoltre di fallire le sequenze di azione. Ai fini della trama ciò è del tutto ininfluente, ma è stato comunque carino osservare come alcune situazioni abbiano presentato dei piccoli (e se vogliamo trascurabili) risvolti diversi, utili se non altro a giustificare altri playthrough. Per essere concisi, in questo senso Quantic Dream non ha fatto alcun passo in avanti rispetto a Heavy Rain, anzi. Ed è anche per questo che siamo così dispiaciuti. Anche nelle parti più ludiche, quando si controlla Aiden, tutto è praticamente deciso a tavolino: non c'è alcuna libertà di elaborare una strategia. Certo, alcuni passaggi possono essere superati in più modi, ma nella quasi totalità dei casi non c’è spazio per l’improvvisazione: quali nemici è possibile controllare, quali uccidere, quali oggetti spostare per distrarre gli avversari, tutto è scelto dal gioco. Rispetto ai tradizionali QTE cambia ben poco. E pensare che il potenziale offerto dai poteri di Aiden era veramente alto, basti immaginare come sia piacevole esplorare le ambientazioni nei suoi “panni”, volando e interagendo con gli oggetti. Peccato che il titolo, proprio come il cordone lucente che unisce Jodie all’entità, controlli il fruitore come stesse al “guinzaglio”, riportandolo brutalmente a sé quando prova ad allontanarsi dagli schemi narrativi prefissati.

    Malgrado tutto, una bella esperienza

    Chi avrà letto la recensione fino a ora, potrà pensare a una bocciatura. La verità, invece, è che Beyond: Due Anime, pur con i suoi difetti e i suoi limiti, si è assolutamente rivelata una bella esperienza. Se a trasparire è maggiormente l’amarezza è solo perché, chi vi scrive, apprezza da sempre gli esperimenti ludici di Quantic Dream e vorrebbe, finalmente, che il team maturasse in quegli aspetti notoriamente meno convincenti. Vedere, perciò, che Beyond: Due Anime ha fatto passi avanti da una parte, ma indietro dall’altra, è fonte di un po’ di delusione. Torniamo a ribadire, però, che anche questa volta l’esperienza offerta merita la considerazione di tutti coloro che amano i progetti di David Cage e compagni. La storia di Jodie Holmes riesce comunque nell’intento di suscitare emozioni e, a incorniciare l’apparato paranormale, vi sono alcuni temi come la guerra o i senzatetto. Vero, si tratta di derivazioni abbozzate e spesso superficiali, ma ammiriamo lo sforzo e, nonostante tutte le cose dette sinora, siamo convinti che sia valsa la pena di passare le circa sette-otto ore necessarie a completare l’avventura di Jodie e siamo felici di continuare a spendere altre ore sul gioco per scoprirne nuovi dettagli.

    Beyond: Due Anime

    Già solo il comparto visivo tiene incollati allo schermo. La regia è ben superiore alla media dei prodotti videoludici e mai come ora rende il tutto squisitamente cinematografico. L’unico appunto riguarda una telecamera (durante le fasi in-game) alle volte un po’ ballerina e limitante. Ciò detto, la qualità tecnica di Beyond: Due Anime è eccezionale. I modelli dei personaggi principali è impressionante e la recitazione digitale sfiora la perfezione. Ellen Page ha svolto un lavoro incredibile e anche Willem Dafoe ha fatto la sua buona parte. In questa generazione di console è pressoché impossibile trovare una grafica migliore. Ovvio che si tratta di un titolo che non deve gestire ambienti enormi e particolareggiati, ma ciò non toglie che Quantic Dream abbia svolto un compito quasi impeccabile: alcuni primi piani dei volti sono veramente impressionanti. C’è qualche sbavatura, ma nulla in grado di compromettere lo splendore visivo.

    Molto buono anche il comparto audio. Colonna sonora, effetti, e doppiaggio in italiano sono di buona fattura. Ci aspettavamo qualcosina in più dalle musiche, che non sono riuscite a farci innamorare come con Fahrenheit e Heavy Rain, e anche le voci italiane soffrono di qualche alto e basso, ma nel complesso non ci si può lamentare.

    Conclusioni

    Beyond: Due Anime è un esperimento riuscito a metà. Abbiamo speso moltissime parole nel corpo della recensione per specificare gli aspetti della produzione che non ci hanno convinto, eppure, alla fine, la vita di Jodie Holmes si è rivelata una più che gradevole esperienza. Non ci avrà entusiasmato come speravamo, la trama non si sarà rivelata eccezionale e il gameplay sarà anche afflitto da molti difetti e limiti, ma Beyond: Due Anime non può certamente definirsi un brutto viaggio. I dialoghi generalmente ben orchestrati, l’impressionante qualità recitativa dei personaggi, le potenzialità ludiche di Aiden, la sceneggiatura priva di grossolani errori e la presenza di momenti non solo fiacchi, ma anche emotivamente convincenti, hanno reso quest’ultima opera di Quantic Dream un’avventura quantomeno interessante e divertente. Perché Beyond: Due Anime rimane essenzialmente un esponente (o uno dei pochi) di un genere unico e diverso nel panorama videoludico odierno. Come scrivemmo nella semi retro recensione di Heavy Rain, diverso non è sinonimo di bello o migliore, ma anche questa volta, malgrado il risultato non sia riuscito a colpirci come fece la storia dell’assassino dell’origami, c’è tanto di buono e Beyond: Due Anime appare indubbiamente più completo e dal gameplay leggermente più interattivo. C’è però ancora tanto lavoro da fare per David Cage e il suo team e ci auguriamo che il futuro titolo next-gen sia finalmente in grado di far uscire a pieno il loro talento creativo.

    Pro

    • Trama godibile...
    • Aiden ha tanto potenziale ludico
    • A tratti emozionante - Grafica eccellente

    Contro

    • ... ma per nulla eccezionale
    • Il gameplay ha tanti limiti
    • La storia è ben poco malleabile

    Conclusioni

    Beyond: Due Anime è un esperimento riuscito a metà. Abbiamo speso moltissime parole nel corpo della recensione per specificare gli aspetti della produzione che non ci hanno convinto, eppure, alla fine, la vita di Jodie Holmes si è rivelata una più che gradevole esperienza. Non ci avrà entusiasmato come speravamo, la trama non si sarà rivelata eccezionale e il gameplay sarà anche afflitto da molti difetti e limiti, ma Beyond: Due Anime non può certamente definirsi un brutto viaggio. I dialoghi generalmente ben orchestrati, l’impressionante qualità recitativa dei personaggi, le potenzialità ludiche di Aiden, la sceneggiatura priva di grossolani errori e la presenza di momenti non solo fiacchi, ma anche emotivamente convincenti, hanno reso quest’ultima opera di Quantic Dream un’avventura quantomeno interessante e divertente. Perché Beyond: Due Anime rimane essenzialmente un esponente (o uno dei pochi) di un genere unico e diverso nel panorama videoludico odierno. Come scrivemmo nella semi retro recensione di Heavy Rain, diverso non è sinonimo di bello o migliore, ma anche questa volta, malgrado il risultato non sia riuscito a colpirci come fece la storia dell’assassino dell’origami, c’è tanto di buono e Beyond: Due Anime appare indubbiamente più completo e dal gameplay leggermente più interattivo. C’è però ancora tanto lavoro da fare per David Cage e il suo team e ci auguriamo che il futuro titolo next-gen sia finalmente in grado di far uscire a pieno il loro talento creativo.

    7.5 1