God of War – La recensione della nuova mitologia su Kratos
Recensione

God of War – La recensione della nuova mitologia su Kratos

Dopo gli Dei greci tocca a quelli normanni

  • Versioni: PS4
  • God of War è sempre stato un franchise che ha fatto del suo punto di forza l’azione frenetica e molto violenta, dando al genere degli hack ‘n’ slash un protagonista dal carisma senza eguali. Kratos è di diritto un’icona del mondo ludico, uno di quei personaggi che è riuscito a entrare nei cuori di milioni di giocatori, a essere il simbolo stesso di Playstation e far vendere milioni di console a Sony. Il nuovo capitolo che ci apprestiamo a recensire ha stravolto completamente il brand, cambiando tutti gli elementi che avevano caratterizzato la saga. Un cambiamento netto e brutale, che se da un lato, dopo 35 ore di gioco, ci ha fatto comprendere il perchè della direzione intrapresa dai ragazzi di Santa Monica dall’altro ci ha dato quella voglia inattesa di giocare ad un God of War vecchio stile. Siamo ovviamente di fronte a un titolo magnifico, che riesce a fare bene in tutti i suoi assetti, non eccellendo però in nessuno e non portando niente di nuovo nel panorama ludico, perchè per le novità vere dovremo attendere il prossimo capitolo. Ma andiamo con ordine, perchè il viaggio dalla Grecia alle fredde terre nordiche del nostro eroe non è avvenuto in poco tempo, ma anni in cui anche il fantasma di Sparta è maturato molto.

    Le Spade del Caos sono riposte

    Il titolo si colloca narrativamente molti anni dopo che il nostro spartano ha sterminato tutti gli dei della Grecia, vivendo da semplice uomo con tanto di moglie e il figlio Atreus. La nostra avventura inizierà con la morte della donna e il suo desiderio di vedere le proprie ceneri portate in cima ai nove regni dell’Yggdrasil. La trama è interessante, niente di particolarmente sorprendente e comunque il gioco si basa molto sul rapporto tra padre e figlio, con tutta una serie di meccaniche già viste in passato in altri titoli simili. Nonostante non sia ancora epica come quelle del passato, l’avventura c’impegnerà per una ventina di ore prima di poterne vedere la conclusione, mentre con altre 15 finirete il tutto al 100%. La narrazione è piacevole e scorre bene, senza tempi morti o situazioni che possano annoiare il giocatore, riuscendo a tenere l’attenzione su buoni livelli e l’interesse alto, tra ottime scene dal taglio altamente cinematografico. Passando però a cose più serie non si possono non evidenziare tutte le differenze con il passato di questo God of War, che se dal lato prettamente scenografico e funzionale vede una inquadratura da dietro le spalle di Kratos, non enfatizzando come in passato le location enormi o i boss giganteschi con i vari zoom della telecamera, è proprio nel sistema di combattimento, crafting e potenziamento delle armi e abilità che il titolo si pone ad un livello più moderno, guardando a meccaniche riprese dai prodotti più recenti dell’industria. I combattimenti non sono più frenetici, con QTE ad enfatizzare la morte dei nemici più grossi e con armi divine dal potenziale distruttivo immenso, Kratos è invecchiato e si nota anche dal suo nuovo stile di lotta, più lento ma dai colpi più pesanti e potenti, sia che si tratti di colpire freneticamente con l’ascia sia se deciderete di caricarne il colpo per un effetto più esplosivo. Ovviamente poi c’è Atreus, il cui aiuto sarà spesso fondamentale per affrontare alcuni nemici, e insieme al Leviatano vanno a formare il potenziale offensivo a nostra disposizione che attraverso delle rune e l’esperienza accumulata giocando, dovremo potenziane nell’apposito e classico albero delle abilità. La sensazione che abbiamo avuto giocando è quella di essere di fronte a un titolo in stile Souls viste le somiglianze delle movenze dei protagonisti, ovviamente qui il titolo è più permissivo e non ci mette certo di fronte a un nemico per cercarne le aperture difensive studiandone le movenze, siamo sempre di fronte a un gioco d’azione. Inoltre non serve neppure potenziare l’albero, se non per facilitarvi la strada verso il finale potenziandovi, visto che gli sviluppatori hanno usato il classico sistema del regalarvi le potenziali necessarie a proseguire nella storia in automatico, ad esempio come l’abilità per sciogliere delle pareti di ghiaccio e cose basilari di questa tipologia.

    Il Dio della Guerra ha molte meno armi del passato

    Altri elementi inediti della serie sono la possibilità di creare l’armatura di Kratos attraverso un basilare sistema di crafting e che caratterizzano le statistiche dello stesso che variano da difesa, forza, vitalità, runico, fortuna e ricarica, ma anche sfruttare un talismano per incastonarvi determinati incantesimi da sfruttare in battaglia, senza considerare le rune che incastonate nei vari oggetti possono conferirne poteri diversi. Insomma il titolo strizza l’occhi ai vari giochi di ruolo, diventa meno hack’n’slash e addirittura riesce a conferire al giocatore la sensazione di essere all’interno di un open world, sebbene non è cosi. Nonostante non siamo di fronte a un titolo che ci pone dei livelli lineari, dove si parte da un determinato punto e si sà che per concludere il percorso si deve arrivare al punto di uscita prestabilito, i vari regni sono sempre ben racchiusi, sebbene interamente esplorabili, con dei confini ben precisi. Ci sono addirittura delle sezioni dei mondi che non potranno essere raggiunte se non ottenendo un determinato potere o abilità che ci verrà dato solo con il proseguimento della storia principale, un pò come visto ad esempio nell’ultimo Zelda o altri giochi di ruolo che sfruttano realmente un mondo aperto come location. Purtroppo non ci è piaciuto molto l’aver eliminato moltissimi elementi caratteristici della serie di God of War, ad esempio non ci sono le donnine con cui passare del tempo, e aver cercato di mostrarci Kratos come un padre di un certo tipo con Atreus forse dimenticando che il nostro eroe non è certo la prima volta che ha un figlio e che per vendicare il massacro della propria famiglia (a questo punto, la prima) ha letteralmente buttato giù l’intero Olimpo. Anche il numero di armi, limitato e poco vario, non ci hanno soddisfatto, infondo il Leviatano è senza dubbio un’ottima arma, dai mille usi, ma a noi le vecchie diavolerie forgiate da Efesto mancano. Le ambientazioni e i nemici sono invece di ottima fattura, con scenari davvero bellissimi e molto evocativi grazie agli effetti di luce e nemici molto vari tra loro, sebbene restino lontani da alcuni gloriosi apparsi in passato. Decisamente ottima è invece l’IA del nostro bambino prodigio che può gestirsi da solo in maniera molto realistica, andando a mostrare quello che è il livello tecnico davvero altissimi del gioco, che sfocia in texture di altissima qualità e un frame rate piuttosto stabile sebbene dipenda tutto dalla versione della vostra console, con la Pro siamo sempre sui 30fps con i 4K ma per avere una maggiore stabilità è preferibile usare i 1080p che sebbene non siano sui 60fps granitici fanno bene il loro lavoro, mentre per chi ha la Play liscia si tratta di accontentarsi di un frame stabile a 30fps per un risultato sempre di altissimo livello ma che in generale abbiamo trovato inferiore a Horizon.

     

    Pro

    • Ottimo sistema di combattimento
    • Longevità molto alta
    • Tecnicamente tra i migliori su PS4

    Contro

    • Il frame rate non è granitico come in altri giochi
    • Niente di originale sotto il sole

    Conclusioni

    God of War è un ottimo titolo, di altissimo livello che riesce a dare una nuova giovinezza a un brand storico. Santa Monica ha eseguito un lavoro ottimo, portando come ormai di moda elementi da gioco di ruolo che vanno a cambiare la progressione dei nostri personaggi e armi, anche con elementi di crafting che però non vanno ad appesantire la giocabilità. Manca lo spunto creativo, siamo di fronte a soluzioni già viste e usate in tanti altri titoli, ma che qui riescono ad amalgamarsi in modo uniforme e dare a Kratos una caratterizzazione più realistica rispetto al passato. Il titolo è tra i migliori disponibili su Playstation 4, anche se tecnicamente non raggiunge Horizon, e rappresenta un ottima avventura che con i sequel non potrà che espandere e migliorare l’esperienza di gioco. Alla fine però, dopo averlo completato in tutte le sue parti, giocare a un capitolo ignorante e cattivo come quelli passati non ci dispiacerebbe affatto e avrebbero ancora molto da dire.

    8,5 1

    Articoli Scritto da rspecial1 - Gamesnote.it

    I videogiochi li ha scoperti con Star Force, da allora è stato amore puro. Dal 2000 recensisce giochi di ogni genere e forma, passando per tutti i maggiori siti del settore in attesa del Dreamcast 2 e il riscatto di Sega.