Retro Weekend: Indiana Jones and The Fate of Atlantis
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Retro Weekend: Indiana Jones and The Fate of Atlantis

  • Versioni: Retrogames
  • In questi ultimi fine settimana siamo in vena di avventure punta-e-clicca e vi avviso che abbiamo già messo le nostre manine  sulla Remastered di Day of The Tentacle per farvi avere la nostra bella recensione. Dopo Monkey Island, però, non poteva mancare un altro interessantissimo esponente del genere, il mitico Indiana Jones and The Fate of Atlantis.

     

    PA PA RAPPA PA PA PA…

    Come abbiamo sempre fatto in questa rubrica, non analizzeremo il gioco in sé, ma parleremo di cosa ha rappresentato per il nostro passato videoludico. In primo luogo questo titolo curato dalla mai dimenticata LucasArt, uccisa definitivamente da Disney, tratta di uno degli eroi più amati del grande schermo, ovvero Indiana Jones. Però in questo caso non si rifà a uno dei grandi film usciti fino all’epoca (parliamo del 1992), ma tratta una storia del tutto originale che vede l’avventuriero munito di frusta alla ricerca della città perduta di Atlantide. A fronte di questa peculiarità, Indiana Jones and The Fate of Atlantis mostra una ricercatezza degna di nota visto che i programmatori non si erano limitati a inventare solamente un canovaccio nel quale far agire il nostro protagonista, ma si sono spinti oltre, studiando e riproponendo in salsa videoludica diversi testi che parlavano proprio della meravigliosa civiltà di Atlantide. Si parte dai Dialoghi di Platone sino ad arrivare alle più recenti ricerche di Charles Pellegrino, scrittore di trattati di archeologia, passando per la geologa Dorothy B. Vitaliano. Questo titolo, insomma, oltre all’aspetto puramente ludico, ci immerge in una storia trasformandoci direttamente nell’archeologo più famoso del mondo. Non sapendo nulla della storia di Atlantide, bisogna per forza imparare dagli indizi che si trovano nel gioco, vivendo l’avventura in prima persona, a differenza di altri titoli impostati sui lungometraggi. Per quanto riguarda la mia personale esperienza, questo gioco portò me e alcuni altri compagni di classe delle scuole medie, a scrivere una ricerca illustrata su Atlantide e, oltre ad altri libri e saggi, molte delle nostre conoscenze si basavano proprio sul gioco prodotto da LucasArt. Per la primissima volta, un videogame ci aiutò a scuola, invece di essere catalogato come un elemento di distrazione dallo studio. Certo, fu dura far credere ai nostri genitori questo aspetto educativo mentre ci vedevano al PC a giocare, ma si dovettero ricredere quando citavamo Platone e i suoi Dialoghi Perduti. Sì, non proprio tutti, ma alcune piccole parti le sapevamo, almeno quanto bastava per impressionarli e farli ricredere sui nostri buoni propositi.

    UNA STORIA DI ALTRI TEMPI

    Diciamo subito che lo spirito del genere avventuroso perpetrato dai film dedicati a Indy è ben presente, con tutti i suoi elementi caratteristici: l’eroe intelligente e impavido, i nazisti brutti e cattivi, la bella di turno e amici che diventano nemici, senza contare le terre esotiche da visitare. L’archeologo non ha sicuramente perso il suo fascino rispetto alla versione hollywoodiana interpretata da Harrison Ford, e in questa avventura alla ricerca di Atlantide non manca l’ironia del personaggio in alcuni scambi di battute. Ironia che viene forse ancora più acutizzata e che si avvicina spesso a quanto visto in Monkey Island, con alcune situazioni al limite dello sketch comico. A partire dalla presentazione dei titoli, durante la quale al buon Indy capitano una marea di sfighe proprio all’interno del college nel quale insegna e che sarà proprio il giocatore a dover gestire. In questo caso senza dover selezionare alcun verbo di azione, ma solamente cliccando con il mouse sopra determinati oggetti. Ecco quindi che si vedrà l’archeologo spaventarsi per un gatto, cadere in una botola e via discorrendo. Il proseguo dell’avventura è un alternarsi di battute e momenti di tensione, fino a quando, a un certo punto, a un punto certo…ehm… il giocatore deve scegliere come proseguire la propria avventura. Praticamente dovrà decidere se affrontare l’avventura in squadra con la bella Sophia, oppure usando il proprio ingegno o, ancora, preferendo l’azione, trasformando il gameplay in una sorta di modestissimo picchiaduro. Ognuna di queste tre opzioni fanno di Indiana Jones and The Fate of Atlantis un gioco che propone diversi modi per essere affrontato, e credeteci quando vi diciamo che per noi giocatori di vecchia data era il massimo, perché avrebbe voluto dire rigiocare il titolo diverse volte prima di considerarlo finito completamente. Certo ogni tipo di percorso intrapreso porta comunque a un solo capitolo finale, uguale per le tre scelte, ma non si può chiedere davvero di più. Attenzione, perché nel titolo sviluppato da LucasArt si può, a differenza del già citato Monkey Island, anche morire. Sì, perché non tutto appare così scontato e non si può affrontare tranquillamente un nemico. Sicuramente è difficile lasciarci le penne, però sappiate che accade.

    Perché amiamo Indiana Jones and The Fate of Atlantis è ben chiaro: si tratta di un gioco ricercato, una sorta di film in cui siamo finalmente noi a dover scoprire segreti e indizi, cosa impossibile per altri titoli che sono meri tie-in e dei quali si conosce già il finale. In questo caso la storia potrebbe essere considerata una sorta di copione per un lungometraggio interattivo, divertente e appagante, ma anche istruttivo. Per questo ci piace definire il titolo ideato da Hal Barwood come il vero quarto episodio della serie cinematografica, ma anche il miglior videogioco in assoluto dedicato all’archeologo con la frusta. In più i tanti elementi che lo hanno caratterizzato, sono stati portati fedelmente in questa avventura punta-e-clicca, come il fatto di girare il mondo per scovare indizi e informatori, la volta comica e un eroe che non si ferma di fronte a nulla, con una ragazza al suo fianco che si dimostra coraggiosa e tanti personaggi già conosciuti nei film. Il fatto di poter scegliere la tipologia di percorso da intraprendere lo rende unico per il suo genere. Storico.

    Articoli Scritto da Carlo Ziboni - Gamesnote.it

    Amante fin da bambino del mondo dei videogiochi, dopo un continuo scroccare partite con l'Atari di cugini vari, ho iniziato a fare sul serio nel 1987, quando in casa arrivò il mitico NES. Inutile dire che da quel momento, per me esistevano solamente Mario e soci. Con il passare degli anni e i migliaia di giochi passati sotto le mie grinfie, ho iniziato ad avere un sentimento di tolleranza anche verso SEGA, per poi entrare nel mondo Playstation e PC. Praticamente non ho mai perso una console Nintendo da trent'anni a questa parte. Questa mia passione viscerale per i videogiochi, nata nelle sale giochi anni '80, mi ha portato a collaborare per otto anni con Spaziogames.it, mentre nel frattempo in me nasceva l'idea di creare Gamesnote.it, una piattaforma libera e indipendente.