Retro Weekend: Sonic Adventure
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Retro Weekend: Sonic Adventure

La terza dimensione del porcospino blu

  • Versioni: Xbox 360 Xbox One Retrogames
  • Prima o poi doveva succedere: era ora che vi parlassi della mitica e rivoluzionaria console 128 bit di SEGA, uscita forse in un periodo in cui non eravamo ancora pronti per questo grande passo. Il Dreamcast è stato il primo hardware di nuova generazione, ai tempi (che tra le tante cose ha introdotto i trigger, o grilletti che dir si voglia, in un controller); rilasciato a novembre del 1998, un periodo in cui dovevamo ancora assimilare un certo The Legend of Zelda: Ocarina of Time e Metal Gear Solid (che da noi arrivarono pure un anno dopo). Al lancio nel Sol Levante non vi era nulla di trascendentale, a parte Virtua Fighter 3tb. Dopo meno di un mese, però, arriva quella che potremmo definire la prima vera killer application di SEGA Dreamcast, ed è il titolo di cui vi parlerò oggi: Sonic Adventure. È esattamente il 23 dicembre del ’98 e il porcospino blu approda nell’universo ludico tridimensionale, a due anni di distanza dalla sua grande nemesi di sempre: il baffuto idraulico che con Super Mario 64 cambiò per sempre il panorama dei platform 3D. A Sonic non tocca lo stesso compito e deve “limitarsi” ad evolvere quel concept e a riportare la formula dei capitoli 2D nelle tre dimensioni.

    Dopotutto, se vogliamo essere precisi, bisogna ammettere che Super Mario 64, non fosse per alcuni pochi livelli nello specifico, si distacca parecchio da quanto visto negli episodi bidimensionali. Sonic Adventure, invece, è la perfetta trasposizione di quanto visto nei capitoli per Mega Drive e Master System nella nuova dimensione, non perdendo il feeling che da sempre ha contraddistinto l’eroe nato dalla mente di Yuuji Naka. Sarebbe tuttavia un errore pensare che sia solo questo, perché qui parliamo di un gioco che entra di diritto negli annali del platform, in quanto ai tempi, vuoi per la possanza tecnica, vuoi per l’incredibile fluidità e velocità, vuoi per la varietà strabiliante di cose da fare risultava qualcosa di mai visto e che lasciava a bocca spalancata, non abituati a cotanta bellezza su schermo – tant’è vero che per qualcuno poteva sembrare di star vedendo un filmato quando invece si trattava del titolo in azione. Per non parlare della meraviglia audiovisiva che era possibile raggiungere con i vecchi monitor PC. Sì, perché dovete sapere che il Dreamcast, tra le tante fantastiche peculiarità, era collegabile in VGA, se in possesso di un monitor. Roba all’avanguardia per i tempi (un po’ come passare dal full HD ai 4K, per intenderci; e questo nel 1998, signori miei) e ancora oggi fa la sua figura.

    Sonic Adventure Stage 1

    Apoteosi ludica tridimensionale

    La struttura di Sonic Adventure non si discosta moltissimo da quella degli altri esponenti del genere: abbiamo tre macro-aree esplorabili (denominate Adventure Field) in cui poter dialogare con svariati personaggi, trovare potenziamenti, accedere agli Action Stage (i livelli del gioco) e quant’altro. Spesso, però, per accedere in quest’ultimi è necessario prima risolvere alcune situazioni negli Adventure Field come ad esempio trovare il rispettivo cristallo che permette di aprire un determinato livello. Cionondimeno, per accedere ad alcune aree specifiche dove possiamo trovare ulteriori Action Stage e luoghi di interesse bisogna scovare i potenziamenti nascosti in giro per i mondi di gioco. Laddove l’esplorazione ha quindi un ruolo determinante nell’HUB di Sonic Adventure, gli Action Stage sono invece livelli più lineari basati sulla velocità e sull’azione frenetica in linea con i capitoli 2D.

    La trasposizione in 3D però è teatro di meraviglie videoludiche senza precedenti. Il primo livello di Sonic Adventure entra di diritto negli annali del platform grazie alle sue sequenze mirabolanti e frenetiche tra rampe di velocità, la corsa sul ponte di legno mentre viene distrutto dall’orca e un level design di prim’ordine. Anche gli stessi Action Stage sono comunque molto variegati e diversi tra loro, ritroviamo persino un livello da fare in snowboard, semplicemente eccezionale; il pinball in Casinopolis con tanto di citazione a NiGHTS e non mancano sezioni in salsa shoot’em up sul Tornado, l’aeroplano corazzato di Tails. E se pensate che la varietà sia finita qui, beh… vi sbagliate di grosso. In Sonic Adventure non c’è solo la “campagna” del porcospino blu, ma anche di altri cinque personaggi, tra cui Knuckles, Tails e Amy che hanno abilità differenti e caratteristiche specifiche.

    Pur essendo delle mini avventure meno longeve rispetto a quella principale di Sonic, costoro affrontano livelli esclusivi: gli Action Stage dedicati a Knuckles si basano sul ritrovamento di tre frammenti di smeraldo e di conseguenza il gameplay muta totalmente da quello “standard” dei livelli di Sonic. Questo vale per ognuno dei personaggi presenti nel gioco i quali vanno comunque sbloccati dopo averli incontrati con il protagonista blu. Ad esempio, con il gatto Big sono previste delle bizzarre sessioni di pesca. Controller alla mano, Sonic Adventure è spettacolo puro. La rapidità dei movimenti, la velocità del porcospino, il level design, l’esplorazione, la varietà di sequenze e situazioni di gioco rendono quest’opera un capolavoro del genere, nonché uno dei migliori platform mai realizzati. L’unica pecca rimane purtroppo solo la gestione della telecamera che a volte se ne va per i fatti suoi, ma per il resto il tutto è consacrazione pura di gioia videoludica. Vi sono persino degli emblemi nascosti in giro per le aree di gioco, ubicati talvolta in posti impensabili. Ulteriori vanno invece ottenuti rigiocando i livelli ambendo al rank A o soddisfacendo particolari requisiti degli altri personaggi.

    Sonic Adventure screenshot

    Il Sonic Team non si era limitato solo ad evolvere la formula classica della serie potenziandola a tutto tondo per le tre dimensioni. No, perché nel primo capitolo in 3D ritroviamo i Chao, stravaganti organismi viventi dalle fattezze di angioletti che nascono da uova che possiamo trovare esplorando le macro-aree principali del gioco. Bisogna quindi portarle nelle rispettive nursery e una volta che i piccoletti romperanno il guscio per venire al mondo, avremo il compito di prenderci cura di loro. Dovremo infatti dargli da mangiare, giocare con loro, coccolarli e anche evitare che possano farsi del male. Una sorta di tamagotchi espanso dove in nostro aiuto accorre pure la Visual Memory Unit (abbreviata in VMU), un altro accessorio caratteristico ed originale dell’incredibile (e ai tempi all’avanguardia) Dreamcast. La VMU va inserita nel controller, ma non funge solo da memory card per salvare semplicemente i nostri progressi. Attraverso il suo mini schermo è infatti possibile intravedere dettagli aggiuntivi; addirittura per certi titoli specifici è possibile scollegarla dal controller per utilizzarla come fosse una console portatile in miniatura, potendo così affrontare dei rispettivi minigiochi. Un modo originale ai tempi di intendere l’interazione al videogame. In Sonic Adventure tutto questo non è previsto, ma lo schermino della VMU ci permette di esaminare lo stato d’animo dei Chao per capire così come comportarci a seconda della situazione. Una volta cresciuti potranno accoppiarsi con altri loro simili, ma anche con gli animaletti salvati nel corso dell’avventura dando così vita a nuove specie (e ottenere emblemi) e potremo sfruttarli per degli sport ad essi dedicati.

    Sonic Adventure è un titolo eccezionale, condito di trovate ludiche pazzesche. Un prodigio tecnologico per i tempi, anche se il Dreamcast ospiterà in seguito produzioni che spingeranno ancor di più l’hardware SEGA (tra tutte, Shenmue). La realizzazione stilistica degli Action Stage è di mastodontica bellezza, stesso dicasi per i modelli 3D dei personaggi che, a parte per qualche animazione meno convincente, sono comunque ottimi. Ritroviamo inoltre una colonna sonora che enfatizza un’opera già di per sé stupefacente. I brani del capolavoro SEGA spaziano tra vari generi e molteplici sonorità, toccando così un po’ tutti i gusti musicali di un giocatore. A prescindere da questo, bisogna in ogni caso tessere le lodi a tracce di grandissimo spessore che ci accompagnano in un’avventura meravigliosa nel miglior modo possibile. A dar manforte ci pensa anche un bellissimo doppiaggio in giapponese (un po’ meno quello inglese della versione occidentale). Uno splendore videoludico di rara bellezza, apoteosi di un platform che lascia spazio a tutto, persino alla riflessione. A chiudere il cerchio ritroviamo bellissime boss fight forse non particolarmente ostiche, ma pur sempre ben costruite e messe in scena. Non per altro, la difficoltà in Sonic Adventure non è altissima, se non per alcuni momenti; una scelta comunque condivisibile in quanto Yuuji Naka e soci hanno voluto dare risalto a tutto il resto per regalare un’esperienza senza precedenti che verrà sicuramente ricordata nell’inesorabile scorrere del tempo.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!