Retro Weekend: The Legend of Zelda Oracle of Seasons & Ages
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Retro Weekend: The Legend of Zelda Oracle of Seasons & Ages

L’ambizioso progetto della serie Zelda

  • Versioni: Nintendo 3DS Wii U Retrogames
  • Giusto qualche giorno fa è uscito il remake del poetico e meraviglioso Link’s Awakening (in originale Yume wo Miru Shima) su Nintendo Switch. Mi sembrava quindi giusto celebrare l’arrivo di questa perla eccezionale con un articolo. Della versione originale ve ne parlai però un anno fa, quando ancora nemmeno si sapeva nulla sull’esistenza di questo rifacimento. Quindi come fare? Niente di più difficile, prendo la palla in balzo per raccontarvi di quello che è forse uno dei progetti più ambiziosi in casa Nintendo; almeno per quanto riguarda i capitoli 2D dell’omonima serie. Nel 2001 approdarono infatti su Game Boy Color ben due giochi di Zelda, ovvero Oracle of Seasons e Oracle of Ages, un po’ come succede con il consueto arrivo dei Pokémon di cui si hanno sempre due versioni.

    Nel caso specifico della serie con protagonista Link, permettetemi di dire che questi due titoli si spingono molto oltre rispetto a quanto visto nel brand targato Game Freak. Non troviamo infatti lo stesso gioco con le sottili differenze del caso, bensì due prodotti sì mossi dal medesimo motore grafico, ma totalmente diversi. Due avventure a sé stanti, una in cui siamo chiamati a salvare la sensuale Din, l’Oracolo delle stagioni (Oracle of Seasons), dalle grinfie dello spietato Generale Onox, mentre nell’altra dobbiamo liberare la dolce Nayru, l’Oracolo del tempo (Oracle of Ages), del cui corpo si è impossessata la malvagia strega, Veran. Due avventure distinte e separate con però tanti collegamenti e funzionalità che permettono di interagire con i due giochi, e addirittura un finale vero se li si porta a termine entrambi (in un modo che vi spiego meglio dopo).

    Zelda Oracles

    Oracle of Seasons & Ages e la collaborazione tra Nintendo e Capcom

    Prima ancora che uscisse il peculiarissimo The Minish Cap su quel gioiellino che è il Game Boy Advance, Nintendo e Capcom avevano già collaborato proprio per la realizzazione del progetto Oracle of Seasons e Ages. Nelle vesti di director troviamo un giovane Hidemaro Fujibayashi, colui che in seguito dirigerà episodi importanti della serie come ad esempio Skyward Sword e, soprattutto, Breath of the Wild. La sua carriera inizia proprio in Capcom, ma lavora a pochissimi titoli e l’unico nel quale svolge il ruolo di director è Magical Tetris Challenge (un Tetris con Topolino e compagni, davvero molto bello). Dopodiché, con Capcom prima e poi direttamente in Nintendo, egli lavorerà esclusivamente alla saga di The Legend of Zelda. Il progetto degli Oracles era in realtà ancora più ambizioso in origine: intitolato The Legend of Zelda: The Mysterious Acorn, si trattava di un’avventura suddivisa in tre giochi, ognuno dedicato ad un frammento della Triforza. I capitoli sarebbero dovuti essere infatti i seguenti: Chapter of Courage, Chapter of Power e Chapter of Wisdom. Nel concept originale i tre titoli dovevano essere tutti collegati e, addirittura, in base all’ordine in cui li si affrontava, erano previsti sviluppi differenti nella trama. Un qualcosa davvero pionieristico per i tempi, specie su un hardware come quello del Game Boy Color. Le cose non vanno mai come si spera (sogno ancora URA Zelda) e per motivi sia di difficoltà nella programmazione, sia di tempistiche, Chapter of Courage venne tagliato e gli altri due vennero leggermente riveduti diventando Oracle of Seasons e Ages, i quali avrebbero contenuto anche alcuni degli elementi dell’episodio cancellato. Non per altro nei due Oracles ritroviamo rispettivamente Din e Nayru, per cui Farore è stata relegata alla gestione dei segreti ed è presente in entrambi i giochi. Se nel progetto originale era prevista una programmazione semestrale, i due Oracles, proprio come i Pokémon, vennero rilasciati contemporaneamente, come già anticipato prima.

    Non sappiamo quanto sia stato mantenuto del progetto originale, ma cosa certa è che un intero gioco tagliato non è affatto una cosa da poco. Considerando il risultato finale, possiamo comunque gioirne; pur non arrivando alle vette qualitative di capolavori come Link’s Awakening o A Link to the Past, i due Oracles sono titoli di assoluto rispetto e prestigio e vantano alcune idee concettuali davvero strabilianti. Da un lato possono essere vissuti come prodotti a sé stanti, ma ciò significherebbe perdere buona parte dell’esperienza. Infatti il consiglio è averli entrambi e giocare tutto come fosse un’unica grande avventura. Uno Zelda con sedici dungeon, mica male, no? Dopotutto per accedere al vero finale è necessario portare a termine entrambi i giochi, ma c’è un sistema specifico: non basterà finire i due giochi singolarmente (tipo giocandoli in contemporanea, un po’ l’uno, un po’ l’altro), bensì dovrete completare prima uno dei due (a vostra discrezione); fatto questo, utilizzare poi il codice ricevuto, nell’altro, per riprendere l’avventura come fosse una continuazione del capitolo che avete concluso. Questo infatti creerà una sorta di continuità più diretta, contenente alcuni riferimenti dell’avventura affrontata in precedenza e vi darà modo di arrivare così al finale reale. Sebbene sia comprensibile che dover acquistare ben due giochi per vivere tutta un’esperienza con annesso finale possa essere  forse un po’ troppo esigente, sarebbe bello se Nintendo un giorno decidesse di riproporre una formula simile, magari ampliata a tre capitoli (come da progetto originale degli Oracles), con le tecnologie e le risorse attuali.

    Oracle of Seasons

    Oracle of Seasons ed Ages offrono due esperienze similari, ma molto diverse. Il primo è ambientato a Holodrum e si basa in particolar modo sul controllo delle stagioni. Ritroviamo quindi un mondo con ben quattro variazioni, rendendo ancor più complesso quanto già visto in A Link to the Past con Light e Dark World. Ogni stagione avrà infatti sue caratteristiche peculiari e sarà fondamentale interagirci sia per esplorare luoghi invalicabili nelle altre, ma anche per creare cause ed effetti tra loro. Un modo, questo, che rende l’esplorazione di Oracle of Seasons pura goduria, nonché il primo Zelda in 2D ad avere una grossa varietà di ambientazioni. Il secondo si sviluppa in Labrynna e, come suggerisce il titolo dell’opera, ci muoveremo tra presente e passato. Proprio come insegna anche il buon Back to the Future (Ritorno al Futuro), ciò che accade negli anni precedenti modifica la linea temporale attuale. Un tipo di contesto non troppo lontano da quanto già visto anche in Chrono Trigger di Square, anche se in Oracle of Ages avremo solamente due epoche di riferimento. Il concept alla base riprende a piene mani quello di A Link to the Past con tanto di portali, con la differenza che invece di due mondi paralleli ritroviamo passato e presente dello stesso mondo, ma ludicamente il risultato è piuttosto analogo.

    I due giochi non differiscono solo per trama e ambientazione, ma anche nel gameplay e nel concept di risoluzione dei dungeon. Molti elementi e alcuni strumenti varieranno e se in Seasons ritroviamo labirinti maggiormente incentrati sull’azione e sui combattimenti (quindi battaglie e ostacoli), in Ages i dungeon sono molto più cervellotici, basati principalmente sui rompicapo. Insomma, due esperienze simili, ma opposte e per certi versi l’una completa l’altra. Il collegamento di questo duo “Zeldoso” non consiste solo nel portare a termine tutto come fosse un’unica avventura per il vero scontro finale, ma ci dà anche modo di scambiare gli anelli con la connessione tra i due giochi o tramite l’apposito cavo link per collegare due Game Boy Color oppure attraverso un particolare sistema di codici. Senza contare alcuni segreti da confidare poi a Farore per avere degli effetti nell’altro gioco. Tutto funziona che è una meraviglia e ai tempi risultava un ottimo modo per scambiare strumenti con i propri amici (e poi a fine avventura scambiarsi eventualmente il gioco per arrivare al finale vero, continuando ad interagire con i segreti e gli anelli). L’idea alla base dei due Oracles è eccezionale. Si tratta di due produzioni in cui è evidente il coinvolgimento di Capcom, proprio perché mancanti di quel level design tipico Nintendo e sprovvisti di alcuni loro tocchi di classe. Non per questo non ritroviamo comunque una qualità elevata. Quale dei due è migliore? Difficile dirlo, anche se forse Oracle of Seasons osa e si sporge un po’ di più, ma come già detto sono comunque due avventure da vivere contemporaneamente per un’unica grande esperienza. Non mancano anche diverse citazioni agli altri capitoli di Zelda e le ritroverete in particolare in Seasons. Rimane il rammarico su The Legend of Zelda: The Mysterious Acorn, poiché non sapremo mai cosa avrebbe offerto, ma i due Oracles hanno comunque saputo rimpiazzare più che bene il progetto originale e ad oggi risultano due opere non tenute troppo in considerazione e che meriterebbero maggior risalto. Chissà che un giorno non ritorneremo ad esplorare Holodrum e Labrynna sotto una nuova luce, proprio come Link’s Awakening. Il tempo è galantuomo, quindi non ci resta che attendere; senza dimenticare la meravigliosa esperienza offerta dal duo Oracle of SeasonsAges.

    Oracle of Ages

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!