Retro Weekend: In Cold Blood (A Sangue Freddo)
Retrogame

Retro Weekend: In Cold Blood (A Sangue Freddo)

Spionaggio secondo Revolution Software

  • Versioni: PC Retrogames
  • Ci sono giochi di cui sentiamo parlare anche troppo spesso: tra immagini in giro per i social, articoli celebrativi (come facciamo anche noi sulle nostre pagine con la rubrica, Retro Weekend, che il sottoscritto porta avanti da aprile), riproposizioni e quant’altro, nel bene e nel male, sono sempre oggetto di discussione. Poi troviamo quei titoli che ormai non calcola quasi più nessuno, ma che in ogni caso vantano la loro schiera di ammiratori (e, perché no, anche detrattori) e di cui, talvolta, non fa male parlarne. L’opera che andiamo a riscoprire oggi, appartiene proprio a quest’ultima categoria. Un prodotto che ricorderanno probabilmente in pochi, in quanto passato estremamente in sordina e mai più riproposto in altre salse. Niente remake o remastered; nessuna presenza nelle svariate raccolte e, visto che siamo a tema, nemmeno scelto per il catalogo PlayStation Classic. Sto parlando di In Cold Blood, conosciuto qui in Italia come A Sangue Freddo. Opera sviluppata da Revolution Software per la prima gloriosa PlayStation (ed approdato in seguito su PC).

    Nato dalla mente di Charles Cecil, autore di titoli come la serie di Broken Sword ed uscito a fine ciclo vitale della console, A Sangue Freddo è un videogioco di spionaggio in cui vestiremo i panni del britannico John Cord, appartenente ai servizi segreti della MI7, mandato in una miniera di uranio sita in Volgia (luogo immaginario) per una missione di elevata priorità: ritrovare l’agente americano, Kiefer, di cui si sono persi i contatti e scoprire cosa stiano tramando i leader volgiani. A Sangue Freddo è raccontato attraverso dei flashback, un espediente narrativo riutilizzato in seguito anche da Prince of Persia: The Sands of Time, anche se (a memoria) non saprei quale sia stato il primo videogioco in assoluto ad utilizzarlo. L’agente Cord è stato infatti catturato e messo sotto interrogatorio dallo spietato Dmitri Nagarov e dal suo braccio destro, Lukian. Proprio a loro racconterà mano a mano tutti gli avvenimenti della sua missione.

    A Sangue Freddo - Screenshot 1

    Qualità della scrittura non impeccabile

    In Cold Blood è una classica opera di spionaggio e le scelte di sceneggiatura utilizzate non sempre brillano per inventiva ed originalità. Chiaro che parliamo comunque di altri tempi; l’obiettivo era prima di tutto favorire il gameplay a discapito anche di alcune incongruenze narrative. Tuttavia, l’arrivo alla miniera non è propriamente dei migliori. Parliamo di una zona militare ad alto rischio ed il modo in cui Cord si intrufola al suo interno è abbastanza ridicolo e molto poco realistico. Soprassedendo a tutto ciò, ci ritroviamo comunque tra le mani un prodotto che a modo suo vanta un racconto nel complesso valido, fatto anche di bei momenti, qualche colpo di scena interessante (talvolta prevedibili) ed una sceneggiatura decente, ma di certo non eccezionale, proprio a discapito di scelte non sempre azzeccate. Alcune perdonabili per garantire ludicamente qualche bella sezione di gameplay (nonché per i limiti della piattaforma), altre, invece, si potevano sfruttare indubbiamente meglio.

    Parlando invece dei personaggi, nessuno brilla per una caratterizzazione di spessore, ma nel complesso risultano comunque funzionali per l’esperienza offerta dal gioco. La qualità dei dialoghi è altalenante; ne ritroviamo di più banali così come altri scritti abbastanza bene, ma in linea di massima si tratta di frasi che vanno a toccare i soliti cliché e stereotipi tipici del genere. In ogni caso, considerando il periodo di uscita di A Sangue Freddo e contestualizzandolo alla sua epoca, si può perdonare una profondità non sempre elevata, anche perché non tutti i giochi si chiamano Metal Gear Solid (e pure quello a favore del gameplay proponeva situazioni spesso un po’ banali, bisogna farlo presente). A sfavore della caratterizzazione dei personaggi, ritroviamo un doppiaggio italiano veramente pessimo. Alcune voci non sono malvagie, ma altre sono proprio raccapriccianti e, purtroppo, quella del protagonista è una di queste. Non che il doppiaggio originale vanti interpretazione e enfasi da oscar, ma siamo comunque su un livello di gran lunga superiore rispetto al nostrano. Inoltre, tornando alla qualità dei dialoghi, vogliamo sperare che alcuni non si siano trasformati in più banali a causa di un poco convincente lavoro di adattamento e localizzazione.

    A Sangue Freddo - Screenshot 2

    Agire nell’ombra

    Proprio come in Metal Gear Solid, anche in A Sangue Freddo è fondamentale agire nell’ombra, in maniera stealth, anziché darsi allo shooting puro. In primis perché il titolo risulta piuttosto farraginoso nei comandi, soprattutto durante le sparatorie ed ovviamente, la superiorità numerica del nemico diventa per l’appunto un grosso problema, qualora veniate scoperti. Stiamo comunque parlando di un prodotto dedito allo spionaggio, per cui è chiaro che il team di sviluppo non abbia voluto calcare troppo la mano per le fasi shooting, ma purtroppo il sistema di controllo non è mancante dei soliti difetti tipici dei giochi a schermate pre-renderizzate (Biohazard è uno degli esempi più noti, anche se la visuale fissa aveva il suo fascino).

    Graficamente, il gioco mostra comunque i muscoli della macchina. Proprio perché sfrutta le schermate statiche, il livello di dettaglio riesce ad essere maggiore, in quanto è possibile riproporre più cura in tutti gli elementi su schermo, essendo semplicemente fondali e non poligoni tridimensionali. Tutto sommato, anche i modelli dei protagonisti e dei vari nemici risulta complessivamente di buon livello, sebbene le animazioni siano piuttosto goffe. Talvolta, capitano anche sporadici cali di frame rate mentre si passa da una schermata all’altra. Notevoli, invece, i filmati in FMV, cavallo di battaglia delle produzioni di quel periodo. La regia è molto valida, con tagli e montaggio decisamente di ottimo livello. Ogni tanto non manca qualche scena meno ispirata, ma ritroviamo nel complesso un lavoro di impatto, da questo punto di vista.

    A Sangue Freddo, a differenza di un Metal Gear Solid, è suddiviso in vari atti. Essi fungono a mo’ di stage in cui completare l’obiettivo, per cui al termine di ogni atto si passa in nuove location che dal punto di vista tecnico mostrano sempre una buona varietà e qualche sorpresa. Un po’ meno sul versante ludico in cui purtroppo non mancano fasi di gioco programmate un po’ maluccio oppure esageratamente difficili, senza motivo alcuno. Quello che invece colpisce sono i piccoli rompicapi che spesso bisogna risolvere per il proseguimento delle missioni. Essi ricordano infatti un po’ le avventure grafica punta e clicca dei bei tempi che furono, per tipo di risoluzione, struttura e tutto il resto. D’altronde, anche l’interfaccia richiama un po’ il genere in questione. Non per altro, parliamo degli autori della serie Broken Sword, di fatto un’avventura grafica.

    Il gioco non è esente anche da difetti di natura audio. Talvolta, ritroviamo infatti alcuni effetti sonori non propriamente corretti per il tipo di superficie su cui ci incamminiamo. Musicalmente, invece, A Sangue Freddo è sicuramente senza infamia e senza lode. Tra brani pregevoli ed altri più sottotono o privi di un reale mordente, la colonna sonora svolge comunque bene il suo compito.

    L’opera di Charles Cecil non rientrerà nell’olimpo dei migliori giochi PS1, né tantomeno tra le più memorabili della prima console Sony. Allo stesso tempo, però, si tratta di un prodotto affascinante e intriso da un suo perché, nonostante i vari difetti. Senza dubbio, con una maggiore profondità di alcune meccaniche di gameplay e situazioni di gioco, nonché con trama e personaggi meglio articolati, A Sangue Freddo sarebbe potuto diventare un vero cult della generazione 32 bit. Anche così com’è una rispolveratina di certo non guasterebbe poi tanto, seppur sia necessario innanzitutto contestualizzarlo alla sua epoca di appartenenza. Non riscoprirete una perla del genere, ma sicuramente un’opera che sa il fatto suo e che potrà regalare una piacevole esperienza videoludica.

    A Sangue Freddo - Screenshot 3

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!