Retro Weekend: Billy Hatcher and the Giant Egg
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Retro Weekend: Billy Hatcher and the Giant Egg

La prima esclusiva SEGA per console Nintendo

  • Versioni: PC Retrogames
  • C’era un tempo in cui SEGA realizzava le proprie console e sviluppava i suoi giochi esclusivi. Epoca di una grande rivalità, quella con la centenaria Nintendo che tutt’oggi ci delizia con le sue immense produzioni. Un periodo in cui vedere Sonic, la celebre mascotte SEGA, su una console della grande N era pure blasfemia. Il porcospino blu e l’idraulico baffuto erano grandi rivali ai tempi, e le diatribe su quale dei due fosse superiore all’altro erano all’ordine del giorno. Era forse una console war più genuina di quello che vediamo oggi, ma nessuno in quegli anni avrebbe mai potuto immaginare che nel nuovo millennio SEGA avrebbe smesso di produrre console, sviluppando i suoi giochi sulle piattaforme allora rivali, portando persino Sonic su console Nintendo; mera fantascienza per gli anni ’90. Col fallimento del Dreamcast, SEGA aveva l’obiettivo di salvaguardare comunque l’azienda, per cui le sue proprietà intellettuali esclusive diventarono per la maggior parte multipiattaforma. Non sono mancati titoli prodotti in esclusiva per le altre console. Se i miei calcoli non sono errati, il primo è Jet Set Radio Future per Xbox, uscito nel 2002, seguito del mirabolante Jet Set Radio per Dreamcast, rilasciato invece nel 2000; entrambi sviluppati da Smilebit. Il secondo dunque dovrebbe essere proprio il gioco di cui vi parlo oggi, ovvero Billy Hatcher and The Giant Egg, sviluppato dal Sonic Team sotto la guida di Yuuji Naka (il papà del porcospino blu) in esclusiva GameCube, uscito nel 2003 e portato su PC circa tre anni dopo.

    Arriva quindi il primo prodotto esclusivo da parte di SEGA per una console della grande N, L’acerrima vecchia rivale. Secondo il producer Yuuji Naka il GameCube era la piattaforma perfetta per un’opera come quella di Billy Hatcher, trattandosi di un platform tridimensionale più in linea con la filosofia Nintendo rispetto a quella della macchina di maggior successo targata Sony: PlayStation 2. Billy Hatcher fu purtroppo un flop commerciale, non arrivando nemmeno a trecentomila (300.000) copie, ma la personalità e il carisma del personaggio indussero SEGA a farlo apparire in alcuni altri videogiochi. Non ci resta quindi che andare a riscoprire uno dei titoli più folli e geniali partoriti dalla software house nipponica.

    Billy Hatcher

    Rotola, rotola… Uovo gigante

    Billy Hatcher and the Giant Egg è un platform molto peculiare; potremmo quasi azzardare unico nel suo genere. Il Sonic Team fu capace, con semplicità ed estro creativo, di mettere su un prodotto spassosissimo, a tratti demenziale, e soprattutto di qualità. All’epoca non venne accolto in maniera troppo entusiasta, eppure un prodotto del genere può oggi dimostrare tantissimo: in primis una scuola di game design forse ormai sempre più rara nel mercato delle grandi produzioni. Quel tipo di concept appartenente più all’old school, una filosofia di gameplay che ritroviamo sempre più spesso nella scena indipendente, ma molto meno in quella dei tripla A, con l’unica eccezione che possiamo riconoscere in Nintendo, l’unica compagnia (e anche publisher) ancora un po’ artigiana del videogioco. Pochi altri sono i team di sviluppo che lavorano a prodotti con in mente il vecchio modo di intendere e concepire il gaming. Andando un po’ a scavare mi viene in mente solo Platinum Games, dopodiché ci sono gli autori come Suda51, Hideo Kojima, Swery65 e pochi altri, ma in questo caso andremmo a parlare di videogioco d’autore, che in effetti è ancora un’altra cosa. Il panorama videoludico si è evoluto e quello che stiamo vivendo negli ultimi anni ha dell’incredibile. Abbiamo raggiunto vette qualitative che al momento sembrano inarrivabili, ma sono sicuro che gli attuali standard verranno ulteriormente superati, ancora e ancora. Tuttavia qualcosa è andato perduto nel tempo, a causa del fatto che oggi il gaming non è più solo materia da “nerd” (giusto per capirci), ma un vero e proprio fenomeno di massa. Ecco quindi che sempre più rari sono i rischi, il cercare di realizzare qualcosa di diverso e concettualmente tipico di quella old school tanto cara a chi vi scrive. Paradossalmente lo ha fatto forse proprio Kojima con il suo Death Stranding, riuscendo ad unire due filosofie concettuali agli antipodi.

    E quindi ecco che rotola, rotola l’uovo gigante e torniamo nel 2003, quando questo tipo di filosofia videoludica era ordinaria amministrazione. In Morning Land degli spietati corvi hanno rinchiuso in uova d’oro i polli saggi di queste terre, oscurandole per sempre. Senza il loro canto il sole è un lontano ricordo e le Terre del Mattino restano perennemente al buio notturno. La notte eterna non minaccia però solo Morning Land, ma anche il mondo umano. Il malvagio Dark Raven ha intenzione di conquistare entrambi i mondi e sarà quindi compito di Billy Hatcher sventare la minaccia. Dopo essere arrivato dai suoi amici in ritardo, salva un pulcino in pericolo dai corvi e quest’ultimo apre un portale per il suo mondo. Qui gli abitanti del regno invitano Billy a recuperare il costume da pollo leggendario e partire così alla ricerca dei sei saggi e sconfiggere Dark Raven una volta per tutte. Il plot è ovviamente molto semplice e piuttosto ilare, ma si sposa perfettamente con la natura umoristica e demenziale della produzione. Non troviamo infatti in tutte le avventure un eroe vestito da pollo intento a salvare una terra popolata da galli.

    Billy Hatcher

    Mossi i primi passi e recuperato il costume da pollo leggendario, Billy Hatcher and the Giant Egg sfoggia subito la sua genuina brillantezza: il gameplay è infatti intuitivo ed immediato e andando avanti l’opera targata Sonic Team ci permette di capire ed apprendere via via nuove soluzioni ludiche. Per superare sezioni platform o sconfiggere nemici avremo bisogno quasi sempre di un uovo. Questi sono sparsi un po’ ovunque nei livelli e ne ritroviamo addirittura in settantadue (72) tipologie differenti. Con l’uovo colpiremo nemici, casse e quant’altro che molto spesso rilasceranno della frutta utile per accrescerlo e renderlo più potente negli attacchi o schianti a terra. Una volta riempito l’apposito indicatore uovo, potremo covarlo senza sapere cosa possa fuoriuscire dal suo interno. Trattasi di una vera e propria sorpresa che va da famigli, da adempiere all’arginamento di ostacoli e per combattere avversari, a oggetti simili power up che incrementano o mutano le caratteristiche di Billy, non mancando però una sorta di collezionabili e uova rare con all’interno minigiochi da affrontare muniti di Game Boy Advance e cavo link. Con il nostro uovo potremo azionare pulsanti per aprire porte, rotolare sui dirupi a tutta velocità, lanciarsi da anelli colorati (ognuno con la propria funzione), spararsi con un cannone in stile Super Mario 64 e molto altro. Anche la suddivisione dei livelli in cinque missioni specifiche ricorda molto la struttura tipica delle avventure del panciuto idraulico, ma per il resto Billy Hatcher and the Giant Egg non nasconde tutta la sua bizzarra genialità.

    Il gameplay lascia quella gioia tipica di quando si affrontano produzioni genuine; forse l’unico scotto di Billy Hatcher è la difficoltà nel controllare e gestire il personaggio (e il suo uovo) in alcune situazioni specifiche che diventano più complicate di quel che sono proprio a causa di questo aspetto, minato un po’ dalla fisica. Si tratta comunque di momenti meno frequenti, mentre per il resto l’opera targata SEGA resta immediata, spassosa e divertente, garantendo il padroneggiamento totale delle sue meccaniche. Non manca una solida varietà di situazioni di gioco e ambientazioni, sebbene in alcuni sporadici casi si avverta quella sensazione di poter osare un pochino di più. Molto probabile anche che il Sonic Team avesse poi in mente di realizzare dei seguiti di Billy Hatcher, ma le scarse vendite hanno costretto SEGA a investire su un unico capitolo. Alcune potenzialità dell’opera che sarebbero potute esplodere in qualche sequel rimangono dunque sopite in questo singolo episodio. Delizioso stilisticamente e accattivante per i suoi colori e per la direzione artistica che sprizza singolarità da tutti i pixel. Non da meno la colonna sonora che rimarca la natura ilare e spensierata della produzione, accompagnandoci nell’avventura con i suoi motivetti allegri. Billy Hatcher and the Giant Egg, pur con qualche sbavatura e piccola incertezza, dimostra quella genialità pura e cristallina tanto importante nel processo creativo di un videogioco, di cui è difficile non sentire un pizzico di nostalgia per chi è cresciuto con il retrogaming e ha alle spalle ormai qualche anno in più.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!