Retro Weekend: Croc: Legend of the Gobbos
Retrogame

Retro Weekend: Croc: Legend of the Gobbos

Le avventure del coccodrillo di Argonaut Software

  • Versioni: Retrogames
  • Ed eccoci di ritorno con la rubrica Retro Weekend, dopo la lunga pausa del mese di giugno, in cui i riflettori sono stati tutti puntati sull’E3 2018 e sui giochi protagonisti della kermesse losangelina.
    Cosa andiamo a riscoprire di interessante quest’oggi? Dopo il poetico ICO voltiamo pagina, cambiando totalmente genere e lo facciamo con un platform 3D interessante e di cui abbiamo già avuto modo di parlarne nello speciale dei 20 eroi più 1 dimenticati della storia dei videogiochi. Tra quei venti personaggi, chi vi scrive ha deciso di porre particolare attenzione alla graziosa opera di Argonaut Software, ovvero Croc: Legend of the Gobbos, uscito per PS1, PC e Saturn nel 1997.

    Si tratta di un titolo probabilmente sconosciuto ai più e che pur risultando un pochino invecchiato e non esente da qualche piccolezza,  riesce comunque a dire la sua nel panorama dei videogiochi a piattaforme. Senza alcun dubbio, una produzione sfortunata, che ha avuto pure un seguito sottotono, nonché un terzo capitolo cancellato, ma, qualitativamente parlando, le avventure del piccolo coccodrillo sono assolutamente avvincenti e meritano più di un occhio di riguardo.

    Croc: Legend of the Gobbos screenshot

    Alla ricerca dei Gobbos

    Tutto inizia durante una mattinata calma e pacifica sull’isola abitata dalle simpatiche creature pelose conosciute come Gobbos. L’arrivo di una culla con dentro un cucciolo di coccodrillo di nome Croc cattura l’attenzione di Re Rufus, il quale non se la sente di abbandonarlo e decide di accoglierlo ed educarlo, insegnandogli anche le basi del combattimento. Crescendo, il coccodrillo diventa il protettore delle piccole palle di pelo, ma nemmeno lui può nulla contro il temibile Barone Dante. Invidioso della felicità e spensieratezza dei Gobbos, quest’ultimo decide di catturarli tutti, insieme al suo esercito di Dantini. Croc riesce a salvarsi grazie all’intervento del re e dell’uccellina Beany, ma anche al sovrano delle simpatiche creature tocca la stessa sorte del suo popolo. Sarà dunque compito di Croc fermare il barone e mettere in salvo il re Rufus e tutti i Gobbos, partendo per un’avventura senza esclusione di colpi.

    Croc: Legend of the Gobbos è suddiviso in quattro isole che equivalgono ovviamente ai mondi del gioco e in cui sono presenti diversi livelli. Oltre alle isole principali ne ritroviamo anche una segreta, sbloccabile tramite dei pezzi di puzzle, ottenibili liberando tutti i Gobbos di ogni rispettivo mondo. La varietà dei livelli è abbastanza corposa e tecnicamente ambientazioni e modelli poligonali non risultano affatto malvagi, godibili ancora oggi. Il level design è piuttosto ispirato e mano a mano che si prosegue nell’avventura diventa sempre più complesso ed avvincente. Solide anche le animazioni, seppur non si possa dire lo stesso delle collisioni; forse l’unico punto debole di natura tecnica del gioco. Niente male anche la colorazione, sempre fresca e vivace, nonché il character design di tutti i personaggi, sia buoni che cattivi. Lo stile di Croc: Legend of the Gobbos è sicuramente di pregevole fattura, non risultando probabilmente maestoso, ma in linea di massima comunque piuttosto brillante.

    I motivetti dei vari brani sono molto carini ed alcuni temi raggiungono veramente dei considerevoli livelli. Tuttavia, non vi sono particolari tracce di elevato spessore, anche se in generale il lavoro svolto dal punto di vista musicale è comunque notevole. La colonna sonora svolge dunque il suo compito in maniera funzionale; ciononostante manca quel tocco di classe e quel pizzico di pepe in più che l’avrebbe resa fantastica. Rimane in ogni caso una soundtrack di tutto rispetto che sa deliziare ed accompagnare il giocatore durante l’avventura.

    Croc: Legend of the Gobbos Screenshot 2

    Ludicamente parlando, Croc: Legend of the Gobbos è un platform 3D non troppo lineare come Crash Bandicoot (che viene considerato un 2.5D più che un 3D puro), essendo comunque più marcata l’esplorazione e l’ambiente da setacciare, ma nemmeno raggiunge l’espansione di titoli come Super Mario 64, Banjo-Kazooie ed altri platform esclusivi del Nintendo 64. Non per altro, il titolo di Argonaut dispone comunque di un punto di inizio e di fine livello, a differenza delle opere appena citate che non avevano un vero e proprio traguardo, ma basavano il tutto sul ritrovamento dei collezionabili, in particolar modo Banjo-Kazooie. In tal caso, Croc è un platform più tradizionale che non rientra nella categoria dei collectathon come il gioiello Rare. Non per questo non risulta valido; tutt’altro! Nel titolo in questione saranno comunque presenti dei collezionabili per portarlo a compimento al 100%, sbloccando tutti i livelli segreti e quant’altro. In ogni livello bisogna ritrovare difatti 6 Gobbos e 5 gemme colorate. Le simpatiche creaturine servono per raggiungere i vari livelli speciali in cui bisogna ritrovare la tessera puzzle. In quest’ultimi la concezione è un po’ diversa poiché non vengono completati raggiungendo il traguardo, bensì proprio trovando l’ambito oggetto. Le gemme colorate, invece, sono utili per aprire una porta apposita che richiede il loro ritrovamento, presente in ogni livello, in modo da sbloccare un altro segmento dello stesso, nel quale, in genere, si trova nascosto un altro Gobbos. È necessario quindi ritrovare tutte le gemme a colori per scovare le creature pelose in ogni livello. Vi sono anche due boss per mondo da sconfiggere, ubicati verso la metà e al termine di tutte le isole.

    Il gioco propone comandi semplici ed intuitivi. Ritroviamo il salto, la schiacciata a terra – molto simile alla sederata dell’idraulico baffuto (e di Yoshi, nella sua avventura per Super Famicom) – e il colpo di coda, utile per attaccare i nemici (a cui è possibile saltare anche in testa, ovviamente). Il Dualshock o l’Analog Controller sono supportati, pertanto è possibile gestire la telecamera con l’analogico destro e muovere il personaggio con quello sinistro. Tuttavia, la gestione della telecamera non risulta impeccabile, tipico delle produzioni dell’epoca, per cui non mancheranno alcuni momenti dove essa se ne va un po’ per i fatti suoi, con l’impossibilità di sistemarla a dovere. La visuale è alle spalle del personaggio ed è possibile allontanarla o avvicinarla con R2 ed L2. Altro elemento sicuramente un po’ macchinoso, soprattutto oggi, è il controllo del coccodrillo, Croc. Niente di scandaloso, sia chiaro, però muovere il coccodrillo risulta un tantino rognoso alle volte, soprattutto se si vogliono eseguire degli spostamenti veloci da una posizione all’altra. Croc può infatti voltarsi dal lato opposto con la semplice pressione di un tasto, tipico di titoli come Biohazard (Resident Evil) e spostarsi lateralmente premendo i dorsali R1 ed L1.

    Al netto delle meccaniche un po’ antiquate, ma sicuramente non eccelse nemmeno per l’epoca, tenendo anche in considerazione la concorrenza (soprattutto un certo Mario), Croc: Legend of the Gobbos rimane comunque un’esperienza prelibata. Platform graziosissimo che propone un ottimo tasso di sfida ed impegno, soprattutto per completarlo al 100%. Portare a termine i livelli e ritrovare tutti i Gobbos e le gemme colorate all’inizio non risulterà particolarmente impegnativo, ma proseguendo nell’avventura le cose cominceranno poi a farsi sempre più toste e con sezioni platform sempre più profonde e complesse, realizzate con gran cura. Non ci ritroviamo dinanzi ad un capolavoro o pietra miliare del genere, ma il gioiello di Argonaut merita sicuramente più di una considerazione. Si tratta di un titolo che ha avuto molta sfortuna, venendo oscurato giustamente dai capolavori del genere usciti per Nintendo 64, nonché dai prodotti presenti sulla stessa piattaforma, come ad esempio Crash Bandicoot e Spyro the Dragon in particolar modo, i quali non sono nemmeno tanto migliori nel complesso, però hanno avuto sicuramente più fortuna. Il peramele antropomorfo e il draghetto sono riusciti ad imporsi maggiormente nel cuore e nella mente dei videogiocatori; basti pensare alle due operazioni di remake com’erano ben volute dai fan e come i producer li hanno accontentati con Crash Bandicoot N. Sane Trilogy prima (già disponibile) e Spyro Reignited Trilogy dopo (in arrivo a settembre). La stessa sorte non è toccata al piccolo coccodrillo che ha visto anche un seguito non all’altezza ed un terzo capitolo per la generazione 128 bit, cancellato. Non poteva andare certamente peggio!

    Non dispiacerebbe una bell’operazione nostalgia dedicata anche a Croc, magari comprendendo comunque il secondo capitolo. Sappiamo però benissimo che ciò non accadrà mai, quindi l’unico modo per rivivere questa simpatica e piacevole avventura è solamente quello di munirsi di una vecchia console, recuperare il prodotto e giocarlo. Dopotutto, è bene ricordare che su PS1 ci sono moltissimi platform 2D e 3D e che non esistevano solo Crash e Spyro, bensì anche altri titoli di un certo spessore; a volte pure migliori.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma al momento restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!