Retro Weekend: Metal Gear Solid
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Retro Weekend: Metal Gear Solid

L’inizio di una nuova era

  • Versioni: PC PS3 PS Vita Retrogames
  • Hideo Kojima è senza alcun dubbio tra i più grandi visionari e game designer che l’industria videoludica abbia mai visto. Tra le sue opere, spicca senza alcun dubbio quella dedicata alle mirabolanti imprese di Snake (padre e figlio). Un genio che è riuscito a raccontare storie e personaggi di altissimo livello, entrati di diritto nella mente e nel cuore di una folta schiera di ammiratori. Difficile non affezionarsi a quello che Kojima racconta con la sua splendida regia, degna persino delle più grandi opere cinematografiche. Meticolosa, precisa, raffinata, attenta, curata. Quel che colpisce ed affascina di più, però, è la ricercatezza, quasi pignola ed ossessiva che non lascia mai nulla al caso. Ogni dettaglio è fine, zelante, intriso da uno stile unico, dal tratto superlativo, contraddistinto dal tocco impeccabile, estroverso e fuori dagli schemi di quello che a conti fatti è un vero maestro.

    Kojima enuncia una fantapolitica apparentemente esagerata, eppure mai lontana dalla realtà (non per altro ha anticipato molti aspetti della società odierna), trattando le più disparate tematiche riscontrabili in un’opera di intrattenimento: amore, odio, vendetta, interessi, inganni, tradimenti, rivelazioni e molto altro ancora.

    Con questo nuovo appuntamento dedicato alla ormai consueta rubrica Retro Weekend, restiamo sull’ammiraglia Sony e dopo il misconosciuto Croc: Legend of the Gobbos passiamo invece ad un titolo che ha scritto pagine di storia del panorama videoludico. Ovviamente, parliamo del primo capitolo di Metal Gear Solid, uscito per PS1 nel lontano 1998. Va detto che è stato difficile scegliere di quale episodio parlare, perché ognuno meriterebbe un articolo dedicato. Era giusto però partire dalle origini, o meglio, dall’inizio di una nuova era! Sì, perché dopotutto di Metal Gear esistono due capitoli antecedenti al primo Solid, ovvero Metal Gear e Metal Gear 2: Solid Snake. Ma è col passaggio alla terza dimensione che Hideo Kojima ha fatto esplodere tutto il suo estro creativo e le sue potenzialità, creando un nuovo modo di intendere il videogioco, molti anni prima che arrivasse Naughty Dog con i suoi Uncharted e The Last of Us. Al di là del tratto cinematografico che li accomuna, l’opera di Kojima-san offre un qualcosa in più. Per quanto ci sia poco da obiettare ai Naughty Dog dal punto di vista registico, le produzioni del game designer giapponese offrono quella genialità singolare, dal tratto inconfutabile, tipica del videogioco d’autore.

    I geni esistono per trasmettere i nostri sogni e le nostre speranze nel futuro, attraverso i nostri figli. La vita è un collegamento con il futuro. Tutta la vita. Amandoci l’un l’altro, imparando l’uno dall’altro… è solo così che possiamo cambiare il mondo. Finalmente l’ho capito. Il vero significato della vita… (Naomi Hunter – Metal Gear Solid)

    Metal Gear Solid

    Ritrovarsi ai tempi un prodotto del genere equivaleva ad una sorpresa esponenziale. Mai prima di allora si era visto qualcosa di simile. Il tratto cinematografico, scene e dialoghi che ricordano un film. Nessuno poteva però immaginare che la saga di Metal Gear Solid potesse diventare sempre più profonda, criptica e complessa, la cui totale apprensione sarebbe stata dipesa dalla fruizione dell’intera serie. Non dimenticando che è risultata un vero e proprio punto di riferimento, grazie al suo stile e alla sua componente videoludica che ha rivoluzionato lo stealth game.  Questa rimane comunque un’altra storia.

    Metal Gear Solid non è solo un videogioco d’azione stealth. È molto di più! Sicuramente, il piatto forte del prodotto di Kojima è quello cinematografico. Certo, tecnicamente ai tempi non era possibile far molto con animazioni e risorse limitate (ma che all’epoca erano tutto). Eppure, c’era tutta la voglia di reinterpretare il gaming, di offrirgli un qualcosa in più. Nonostante le barriere dei tempi, l’opera in questione ha fatto sognare milioni di videogiocatori di tutto il mondo. Ha radicato in tutti i fan del brand quel bisogno irrefrenabile di esternare, senza alcun motivo logico, le più belle citazioni dei vari episodi, persino in situazioni sconnesse con Metal Gear Solid.

    Bisogna ammettere che graficamente il titolo oggi risulti parecchio invecchiato con quei volti sgranati e modelli poligonali non propriamente impeccabili. Ciononostante, era quel tanto che bastava per fruire di un prodotto epico e segnante nella storia dei videogiochi. Non poteva poi mancare una colonna sonora eccezionale, composta da brani mitici e memorabili come The Best is Yet to Come, una delle ending più rappresentative e splendide che si siano mai ascoltate nel corso degli anni. Ogni momento è emotivamente di grande impatto, grazie ad una scelta di tracce musicali di altissimo livello, volte a lasciare un segno indelebile nel cuore dei videogiocatori. Stesso discorso vale comunque per le musiche di accompagnamento dedite alle varie situazioni di gioco.

    Come dicevamo, Metal Gear Solid è un action stealth, ma a differenza dei prodotti tipici del genere, l’opera di Kojima cerca di differenziarsi, proponendo un tratto unico e caratteristico, diventato uno dei punti di forza della saga: varietà incredibile e molteplici approcci differenti per superare le innumerevoli sezioni di gioco. Il tutto caratterizzato da un game design accurato, sempre originale ed intriso da tocchi di classe stratosferici. Non si può dimenticare, ad esempio, la frequenza Codec per contattare Meryl riportata sulla custodia del gioco. Un modo anche fine di andare contro alla pirateria. Per non parlare del boss da affrontare inserendo il controller nella seconda porta (chi ha giocato, sa di cosa parlo). Sono tante però le trovate geniali che attorniano la produzione e sarebbe impossibile citarle tutte. Parlando invece dei tanti possibili approcci, il titolo offre davvero tante opzioni per superare un punto specifico, senza contare che è anche giocabile secondo lo stile più consono alle proprie esigenze. Chiaro che fruire di un titolo come questo, spaccando tutto, senza logica alcuna, rovini in parte l’esperienza e il concept principale del gioco. Affrontato in maniera stealth, invece, offre svariate possibilità di gameplay e tantissimi modi di superare le guardie che non vedono l’ora di scovarvi.
    Dal punto di vista della varietà, l’opera di Kojima non si limita ad essere uno stealth; essa propone anche vere e proprie fasi action di gran spessore, nonché boss battle mitiche, alcune delle quali entrate nella storia. Non mancano comunque piccole chicche e sorprese. Ad arricchire quanto appena descritto ci sono un arsenale e gadget di tutto rispetto che permettono appunto di dar vita alle  tante possibilità di gameplay.

    Peccato che il doppiaggio italiano non sia stato all’altezza della qualità mastodontica dell’opera, anche se alcuni doppiatori hanno comunque svolto un notevole lavoro, ma siamo lontani totalmente dalla splendida interpretazione degli inglesi e del grandioso David Hayter, voce storica di Solid Snake.

    Per concludere, Metal Gear Solid ai tempi veniva anche criticato per l’eccessiva durata delle cutscene e in molti lamentavano il fatto che si giocasse a sprazzi, tra un filmato all’altro, oppure che il titolo fosse più filmati che non gameplay. Sebbene sia veramente pieno zeppo di dialoghi e cutscene estremamente durature, bisogna anche dire che siano perfettamente inseriti nel contesto ludico. Ogni azione svolta nel gioco è enfatizzata infatti da quello che succede nel corso della storia. Dal punto di vista prettamente tecnico, filmati o meno, ciò che il titolo permette non sarebbe mutato minimamente. Tuttavia, è indubbio che le azioni intraprese influenzino lo stato emotivo del videogiocatore, il quale affronterà in tutt’altro modo ciò che gli si para dinanzi. In questo, Hideo Kojima è stato perfetto, perché dall’inizio alla fine Metal Gear Solid è un continuo crescendo di totale appagamento ed emozioni. L’unione perfetta tra lo stampo cinematografico e il videogioco. Tra i tanti capolavori dell’industria, la perla di Kojima-san entra di diritto tra le pietre miliari che hanno fatto la storia del panorama videoludico.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma al momento restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!