Retro Weekend: God of War
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Retro Weekend: God of War

La prima mitica e inesorabile epopea di Kratos

  • Versioni: PS3 Retrogames
  • “Gli Dei dell’olimpo mi hanno abbandonato…”

    “E Kratos si lanciò dalla montagna più alta di tutta la Grecia… Dopo dieci anni, dieci anni di sofferenze e di interminabili incubi, tutto sarebbe finito… La morte, l’avrebbe salvato dalla follia…”

    In questo modo inizia il mito di God of War. Così apprendiamo chi è Kratos, ritrovandoci fin da subito dinanzi ad un uomo afflitto da infiniti turbamenti, talmente intensi che decide di sfuggire al suo supplizio con la morte. Egli si lancia dalla montagna più alta di tutta la Grecia, ma non sapremo l’esito del suo più estremo gesto fin quando non porteremo a compimento l’avventura. God of War ci mostra infatti le tre settimane prima dell’accaduto; a bordo di una nave, impersoniamo un guerriero spartano infuriato per motivi ancora sconosciuti.

    Già solo con la splendida fase iniziale, il primissimo capitolo di God of War diretto da David Jaffe (che è il preferito persino di Cory Barlog) ci mette dinanzi alla brutalità e alla spettacolarità dell’opera. Potremo prendere i nemici e sfracellarli in due con la sola forza delle nostre mani, senza contare l’avvalersi di un sistema di controllo meno tecnico e più arcade oriented rispetto ai rivali del genere hack ‘n slash, ma non per questo poco profondo, articolato o stimolante. Il tutto attorniato dalla giusta dose di epicità che esplode fin da subito già durante la prima boss fight con l’Hydra, una sorta di serpente marino a più teste. In quel momento, il videogiocatore poteva già capire e comprendere che God of War sarebbe stato qualcosa di diverso. Qualcosa in più rispetto a tutto quello a cui eravamo stati abituati. Dopo Devil May Cry che nel 2001 provò a dar spazio ad un’interpretazione di boss abbastanza grossi, il primo grande capitolo dell’estenuante epopea di Kratos alzava ancor di più l’asticella, proponendo delle boss battle veramente straordinarie e che avrebbero raggiunto l’apice con il terzo episodio della saga uscito su PlayStation 3.

    La battaglia con l’Hydra e la sezione nel bel mezzo del mare non è che l’inizio di una delle più belle avventure viste nella storia dei videogiochi. Un viaggio attraverso la brutalità e la ricerca della redenzione nella mitologia greca.

    God of War screenshot

    Il fantasma di Sparta

    Kratos è riconosciuto come il fantasma di Sparta. Guidando un suo esercito sempre più potente, lo spartano fu mietitore di numerosissime vittime, cadute per mano delle sue lame sanguinarie in cruenti ed incessanti battaglie che nel gioco ci vengono mostrate con dei filmati flashback mano a mano che si avanza nella storia. Un giorno, però, qualcosa va storto: a causa del suo orgoglio da guerriero non ci sta alla sconfitta ed invoca Ares, il Dio della guerra, sottomettendosi a lui e alle sua volontà. La forza del Dio in cambiò della sua più estrema lealtà, pur di non perire in battaglia. Ares interviene, ma in qualche modo riesce a soggiogare Kratos, rendendolo talmente accecato di odio e assetato di morte che durante l’assedio nella sua stessa città non si rende conto di ammazzare la propria moglie e la sua cara figlioletta, Calliope. Soltanto dopo averle trucidate riesce ad avere uno sprizzo di lucidità. Lacerato dall’immenso dolore della sua perdita, Kratos giura vendetta, ma nel frattempo la sua pelle viene ricoperta dalle ceneri e dal sangue dei cari caduti proprio per mano sua, diventando di un colore bianco perla; uno dei tratti distintivi del protagonista.

    Così inizia la leggenda del fantasma di Sparta ed è proprio a causa del nuovo colore della pelle che riceve tale nomea. Nel primo God of War, che tuttavia non è cronologicamente il primo episodio della saga, Kratos si farà strada tra mille diavolerie e ostacoli per giungere al cospetto di Ares e vendicarsi del misfatto. In cambio chiede agli dei dell’olimpo di cancellare il suo turbante passato, poiché nemmeno lui può vivere con questo estremo rimorso. Sarà questo a spingere il giocatore a raggiungere il tempio di Pandora per recuperare l’artefatto al suo interno: il vaso di Pandora, un oggetto mistico e di immenso valore. Ciò che può permettergli di affrontare un Dio. Ma la strada sino al tempio non sarà di certo una passeggiata, sebbene sia niente in confronto a tutti i pericoli e le prove che dovrà affrontare al suo interno, rivelandosi a conti fatti uno dei dungeon più incredibili e maestosi che si siano mai visti per stile, level design e idee. Il tempio di Pandora racchiude infatti tutto quello che chiunque possa desiderare da un videogioco. God of War, infatti, a differenza di altri esponenti del genere, al tecnicismo preferisce la brutalità e la potenza bruta, ma soprattutto un’esperienza più variegata. Non bisogna solo combattere poiché nei vari titoli dell’omonima serie ci ritroveremo più volte a superare fasi platform ed enigmi, il tutto accompagnato da una giusta dose di esplorazione per scovare i forzieri nascosti contenenti gli oggetti per incrementare energia vitale e magica.

    God of War - Kratos Vs Hydra

    Viaggio nella mitologia greca

    Quello che contraddistingue God of War da altre opere videoludiche è anche la forte presenza della mitologia greca. Il gioco è infatti ambientato nella Grecia antica e ci permette di esplorare le strade di Atene, il tempio di Zeus ed altri luoghi appartenenti al mito di quei tempi. Questo non vale solo per le ambientazioni, ma anche per tutti i mostri e le creature mitologiche che avremo modo di affrontare, nonché per la presenza degli Dei stessi con cui Kratos avrà a che fare (e non solo nel primo God of War).

    Come già espresso in precedenza, nell’opera di Santa Monica Studio troveremo una componente platforming e risolutiva molto più accentuata rispetto ad altri prodotti del genere ed il punto forza di God of War è proprio come riesce a miscelare così sapientemente e in maniera efficace il tutto. Nulla è mai così scontato o lasciato al caso ed ogni cosa è curata in ciascun minimo dettaglio. Il feedback scaturito poi dal sistema di combattimento prende il videogiocatore e lo carica di adrenalina, facendogli sentire tutta la brutalità e la furia di Kratos. Un combat system meno tecnico, come dicevamo, ma non per questo poco articolato. Premettendo che God of War preferisce offrire un’esperienza più votata all’approccio tipico arcade, al contempo è anche più ignorante e caciarone, proprio perché gli sviluppatori si sono concentrati per far sentire il videogiocatore il più vicino possibile a Kratos. Inoltre, consentitemelo: che God of War si giochi tranquillamente premendo solo quadrato, soprattutto nelle modalità più difficili, è una sonora eresia. Certo, sulle prime battute le cose saranno piuttosto semplici e davvero ci basterà poco per superare i nemici. Ciononostante, la difficoltà incrementa sempre più e i mostri che affronteremo saranno via via più forti; di conseguenza dovremo avvalerci delle combo, delle magie donateci dagli dei, delle schivate e anche delle prese che Kratos può effettuare fin da subito con i nemici più deboli e solo dopo avergli arrecato corposi danni con quelli più potenti. D’altronde, il combat system e le possibilità offerte dal gioco aumenteranno col progredire dell’avventura e potenziando le Lame del Caos e la seconda arma che si otterrà più in avanti.

    God of War presenta anche dei quick time event, ma mai così invasivi ed anzi pure inferiori rispetto a quelli che vedremo poi nei capitoli successivi (che donano indubbiamente spettacolarità pura, ma qualche volta sono un po’ esagerati). Essi ci permettono di assestare solitamente i colpi di grazia ai boss e nemici o comunque di ferirli più del dovuto prima di quest’ultimo. I QTE sono gestiti benissimo nel primo God of War e donano quella forte carica di epicità mista a spettacolo. Quel guizzo in più per sottolineare la potenza di Kratos. Alcune finish sono veramente bellissime e ben coreografate. Dopotutto, il lavoro sulle animazioni è più che buono.

    A rendere però memorabile il capolavoro di Santa Monica Studio non è solo il gameplay, ma anche il comparto tecnico e la direzione artistica dell’opera (stesso dicasi per i successivi). La brutalità e la furia del fantasma di Sparta sono rese in maniera certosina, ma ciò che affascina ancor di più sono le suggestive ambientazioni. Il primo capitolo dà solo un assaggio di ciò che gli sviluppatori hanno potuto riservare con i successori, ma per quei tempi i risultati di God of War su un hardware come quello della PlayStation 2 furono davvero miracolosi: titani enormi su cui salire, statue esorbitanti in cui talvolta è necessario entrare, boss mastodontici e location da capogiro che sprizzano mitologia greca da tutti i pixel. La magniloquenza è un marchio di fabbrica della produzione.
    Non da meno l’epicissima colonna sonora, composta da brani meravigliosi e che mettono maggiormente in risalto tutti i punti forza di God of War. Ritroviamo poi non solo musiche dalle tinte epiche, ma anche sound più leggeri e da accompagnamento che danno risalto ai momenti profondi e toccanti dell’opera.

    Il lavoro svolto per il primo God of War è insomma epocale sotto ogni punto di vista. Quello realizzato da Santa Monica Studio nel 2005 è un vero e autentico capolavoro. Un capolavoro che ancora oggi può permettersi di gridare tutta la sua immensità senza sfigurare dinanzi alle produzioni odierne. All’epoca fu veramente un qualcosa di mai visto; l’origine di quella che sarebbe stata una serie amata inesorabilmente per motivi più che leciti. L’episodio diretto da David Jaffe, nonostante il taglio di molte idee (alcune riprese in seguito), è eccezionale in ogni suo aspetto, raggiungendo l’equilibrio inappuntabile di qualunque componente e meccanica ludica. Se per lo stesso Cory Barlog è il God of War preferito, nonostante abbia realizzato l’ultimo e pluripremiato capitolo per PlayStation 4, un motivo ci sarà. Dopotutto, il primo God of War è forse per davvero il miglior esponente della saga. Una vera rivelazione per quei tempi. Opera maestosa che ha fatto sognare durante la sua uscita e che sa farci sognare tuttora. Ed è solamente l’inizio dell’epica guerra contro gli Dei che troverà la sua fine solo in God of War III.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!