Retro Weekend: Super Monkey Ball Adventure
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Retro Weekend: Super Monkey Ball Adventure

Il platform adventure scimmiesco è davvero così pessimo?

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  • Super Monkey Ball affonda le sue radici in sala giochi nel lontano giugno del 2001 per poi approdare successivamente su GameCube, restando esclusiva della console Nintendo (se non consideriamo la collection con i primi due uscita in seguito). Il titolo targato SEGA, creato da Toshihiro Nagoshi (padre di Ryuu ga Gotoku, meglio noto da noi come Yakuza), è da sempre un prodotto di nicchia, vantando comunque una folta schiera di ammiratori. Il primo capitolo ebbe una notevole accoglienza, stesso dicasi per il sequel. Si trattava di giochi peculiari, puramente hardcore e, come ovvio che sia, arcade oriented, nascondendo sotto l’aspetto innocuo un grado di difficoltà altissimo e un tasso di sfida pazzesco. Dopo svariate trasposizioni, il colosso nipponico decide di intraprendere un sentiero completamente inesplorato per il brand: trasformarlo da puzzle platform a puro platform adventure, un genere ancora abbastanza in voga in quegli anni (eh, bei tempi). Lo sviluppo viene però affidato ai britannici di Traveller’s Tales, autori del bellissimo Mickey Mania: The Timeless Adventures of Mickey Mouse (trattato in passato in un apposito appuntamento) e dei due Crash Bandicoot della generazione 128 Bit (Wrath of Cortex e Twinsanity, per nulla malvagi). Nasce così Super Monkey Ball Adventure.

    L’opera non venne accolta dalla critica in maniera entusiasta, tant’è che IGN USA assegnò un bassissimo 4.8 al gioco. Il voto, pur sempre opinabile, fa parte comunque del pensiero di un recensore e del suo giudizio, ma leggere frasi come “Vogliamo solo giocare ai dannati labirinti puzzle” è qualcosa di inammissibile; di un’ignoranza fuori parametro. Assurdo bollare un prodotto per un proprio capriccio personale. Se desideravi solo i labirinti puzzle e Adventure vuole offrire tutt’altro tipo di esperienza che a te non va bene, sei tu il problema. Vuoi solo i puzzle? Perfetto, torna a giocare ai Super Monkey Ball classici. Giusto criticare un prodotto se ciò che offre ha problemi, ma è assolutamente ignobile farlo perché si cercava tutt’altro. Non è corretto; non se si vuole fare della sana critica, almeno. Un po’ come se qualcuno mi chiedesse di dargli un giudizio su una sua pizza panna, prosciutto e mais e io mi lamentassi che avrei voluto la Margherita. Che poi io preferisca quest’ultima, è un altro discorso. Reclamo a parte sull’assurdo atteggiamento della testata giornalistica americana, Super Monkey Ball Adventure in realtà non è nemmeno così malvagio. Senza dubbio si tratta di una produzione che avrebbe potuto osare di più, ma il suo lo fa anche più che decentemente. Il risultato però rimane uno solo, ossia quello di un gioco sottostimato da pubblico e critica forse proprio per il modo sbagliato in cui è stato approcciato.

    Super Monkey Ball Adventure screenshot 2

    Rotolando in un’avventura platform 3D

    Prima di iniziare, ci tengo a far presente una cosa, magari anche scontata o banale: in Super Monkey Ball Adventure ci sono pure i tanto amati livelli puzzle classici, da affrontare per proseguire nelle varie aree del gioco. A cambiare, sostanzialmente, è la struttura ludica: abbiamo dei mondi esplorabili, banane che diventano dei veri collezionabili (oltre che valuta per acquisti, importanti e non ai fini del proseguimento) e svariati obiettivi che consistono in prove a tempo, ricerca, sequenze platforming e molto altro. Non convince appieno la mappa (o meglio radar) su schermo che indica i personaggi che cercano il nostro aiuto e a volte la telecamera fa un pochino cilecca, rendendoci la vita un tantino più complicata. Niente di grave o pessimo, però. AiAi e compagni si spostano come di consueto nelle loro sfere, proprio come nei classici livelli tipici della saga. Ed è proprio questo l’aspetto peculiare di Super Monkey Ball Adventure, in quanto è necessario esplorare il mondo e risolvere i vari incarichi tenendo in considerazione che ci spostiamo rotolando e quindi ogni azione è basata sulla fisica della palla.

    Le cose da fare sono tante e non mancherà anche una storiella semplice, ma efficace, che ricrea il giusto pretesto narrativo per vivere l’avventura e le sue simpatiche cutscene. Ci sarà inoltre da sudare le famigerate sette camicie per raccogliere tutte le banane sparse nelle varie aree e nei livelli classici; alcune sono ubicate in punti davvero difficili da raggiungere e pertanto dovremo mettere a dura prova le nostre abilità, ma anche e soprattutto l’ingegno, poiché anche da platform la natura puzzle comunque resta. Chiaro si potesse fare e pretendere di più da Super Monkey Ball Adventure, eppure la varietà non manca affatto, il suo fascino lo ha e non è esente da momenti ludici di un certo spessore (con altri purtroppo meno avvincenti). Ci si potrà sparare con i cannoni (ricordandoci un po’ il meraviglioso Super Mario 64), affrontare delle sezioni in volo, applicare della sostanza appiccicosa sulla propria sfera per farla aderire su rispettive superfici – muovendosi talvolta in segmenti che potrebbero persino ricordare Metroid Prime 2 e i passaggi in aracnosfera -, utilizzare un guantone di pugilato per abbattere determinati nemici, diventare persino invisibili e molto altro ancora. Ogni elemento ci permette in alcune circostanze di poter raggiungere luoghi altrimenti invalicabili. Il divertimento non manca affatto e saremo accompagnati da una colonna sonora davvero ottima, caratterizzata da brani che ben si sposano con ogni livello o sezione che il gioco ci propone. Il tutto è poi impreziosito da un comparto tecnico e stilistico di buon livello condito da un look genuino e adorabile.

    Tutti i livelli e alcuni dei minigiochi della modalità avventura sono comunque affrontabili singolarmente o con amici in multiplayer. Per i veterani della serie, Super Monkey Ball Adventure non si fa mancare nemmeno la Challenge Mode, nella quale affrontare i classici stage puzzle per stabilire tempi e prestazioni migliori per il massimo punteggio possibile. Non tutti i minigiochi sono però accessibili fin da subito, infatti bisogna acquistarli dai vari negozianti dei mondi in cambio di banane. Insomma, giudicare Super Monkey Ball Adventure come un gioco mediocre (o peggio) vuol dire non aver capito un bel niente dell’opera diretta da Paul Gardner e sviluppata da Traveller’s Tales. Sicuramente rimane un titolo imperfetto a causa di alcune scelte più sottotono rispetto alle vette produttive raggiunte dal titolo, ma non per questo da buttare. Da apprezzare invece il tentativo di SEGA di applicare la formula ludica della propria creatura in un platform adventure. Il risultato è decisamente valido, non mancante di una sua creatività. Destino crudele quello di Super Monkey Ball Adventure che non ha dato adito alla compagnia giapponese di puntare su un eventuale sequel che avrebbe potuto espandere e perfezionare quanto di buono fatto in questo episodio. Un gran peccato, ma non esitate a dargli una chance (su GameCube, possibilmente). Potreste riscoprire un titolo che di certo non ambisce ad essere un capolavoro del genere, ma potrebbe di sicuro regalare momenti memorabili. E dovrebbero capirlo soprattutto coloro che la pensano come il giornalista di IGN USA.

    Super Monkey Ball Adventure screenshot

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!