Metal Gear Solid, Crash Bandicoot, Spyro the Dragoon, Legacy of Kain: Soul Reaver, The Legend of Dragoon, i vari Final Fantasy e così via. Eppure sulla grigia ammiraglia Sony vi sono una marea di produzioni di tutto rispetto, spesso poco rinomate o addirittura sottostimate. Apocalypse di Neversoft (gli autori di Gun di cui parlai tempo addietro) è di sicuro tra queste: un titolo senza pretese, ignorante e caciarone come pochi, ma cavolo quanto è divertente. Ancora oggi capace di regalare un'esperienza sensazionale. Non è assolutamente scevro da difetti (anzi), però l'ignoranza e la follia più pura lo rendono adrenalinico come pochi, garantendo così uno spasso indefinibile. Il gioco prodotto da Activision è uscito nell'ottobre del 1998 negli Stati Uniti per poi arrivare da noi il mese successivo, pronti per infiammare le nostre PlayStation. Apocalypse

Un reverendo e un fuggitivo

Uno scienziato con ormai tutte le rotelle fuori posto, che preferisce farsi chiamare 'Il Reverendo', una mattina si è svegliato decidendo di far scoppiare l'apocalisse (giustamente; è un reverendo, no?). In fondo è questo ciò che fanno i cattivi; se non lo facessero a cosa giocheremo più? Per la riuscita del suo intento deve però fare due cose: risvegliare i quattro cavalieri dell'Apocalisse (che non sono quelli di Darksiders), Morte, Guerra, Peste e Bestia, e rinchiudere in un carcere di massima sicurezza l'unica persona in grado di mettergli i bastoni fra le ruote: il vecchio amico e collega Trey Kincaid, a cui dà volto e voce nientepopodimeno che Bruce Willis. Stiamo però parlando appunto di Bruce Willis, mica pizza e fichi?! Ed infatti quest'ultimo (che d'ora in poi non sarà più Trey Kincaid, ma Bruce) riesce ad evadere costruendo un'arma multifunzionale e ipertecnologica grazie alla sua esperienza con la nanotecnologia. E come in ogni gioco/film d'azione che davvero si rispetti, solo Bruce può salvare il mondo. Apocalypse è uno sparatutto in terza persona, o meglio un vero e proprio twin stick shooter, suddiviso in svariati stage via via sempre più difficili e complessi. Il gioco inizia proprio nel carcere di massima sicurezza, noto come Isola del Paradiso, ed è qui che muoveremo i primi passi con Bruce facendo incetta di creature mostruose; una vera e propria carneficina. Tra razzi, bombe, pioggia di proiettili, laser, lanciafiamme e quant'altro, sono davvero molteplici le armi a disposizione del nostro invincibile protagonista. E diciamocelo, chi negli anni '90 non ha sognato di essere Bruce? Apocalypse era quindi il sogno proibito che si avvera perché si è un po' più fighi a prescindere quando si è Bruce. Come fa esplodere lui tutto, nessuno può. Il titolo targato Neversoft è di un'immediatezza pazzesca, un elemento non all'ordine del giorno nella generazione 32/64 bit. Proprio perché trattavasi del primo approccio al 3D, svariate produzioni erano il legno, tali anche ai tempi (chiariamoci), pur risultando affascinanti e incredibili ugualmente, sfoggiando molteplici valori produttivi degni di nota. Apocalypse invece punta tutto su un'esperienza puramente arcade oriented e giocato con un Analog Controller o Dualshock assume proprio un altro sapore. Dovete sapere che si spara nella direzione dei quattro pulsanti; con triangolo su e con cerchio a destra, giusto per intenderci. Usando l'analogico destro, però, ci è consentito sparare a seconda di dove puntiamo la leva, per cui vengono superate abbondantemente le classiche otto direzioni. Oggi come allora il consiglio è quindi di giocarlo con la levetta analogica destra piuttosto che coi pulsanti (a saperlo all'epoca, cavolo). Apocalypse I nemici sono numerosi e sempre più cazzuti; col nostro Bruce dovremo crivellarli di piombo, facendo saltare in aria nel mentre carri armati e diavolerie di ogni tipo. Alla fine di ogni stage vi è ovviamente il boss di turno e alcune battaglie restano senza dubbio memorabili, così come diversi livelli veramente strepitosi da un punto di vista evocativo. Intendiamoci, Apocalypse non vanta chissà quale comparto tecnico esuberante o una direzione artistica di gran rilievo, eppure è dannatamente invitante nella sua estetica. È il fascino di Bruce! Il titolo spesso propone su schermo caterve di nemici senza mai perdere un solo frame, per cui c'è stata anche la volontà da parte di Neversoft di preferire fluidità e gameplay a discapito del livello di dettaglio; in un titolo come questo la scelta senz'altro ripaga. Ciò detto, presi dall'irrefrenabile sete di distruzione con la combo Bruce Willis, non ci si da peso nemmeno più di tanto al contorno. Conta solo una cosa: distruggere tutto, e in Apocalypse questo è più che garantito. L'opera non nasconde poi un platforming davvero niente male, peccato solo per qualche piccolo errore di programmazione sporadico o per la visuale dinamica che non sempre ci rende ben chiaro la distanza del salto che dobbiamo andare ad eseguire. Anche la difficoltà risulta a conti fatti ben calibrata (inoltre è selezionabile) e giusto in qualche passaggio forse gli sviluppatori si sono lasciati un po' troppo andare. Apocalypse è insomma un prodotto puro gameplay con una trama fuori di testa, personaggi folli ed estrema ignoranza, non puntando certo sulla profondità narrativa. E piace proprio per questo motivo. Non brilla per prestanza tecnica, ma sa essere spesso evocativo, specie in alcuni livelli in particolare. Lo shooting è semplicistico, anche tipico della sua epoca, ma molto più arcade oriented rispetto agli altri esponenti del genere. Ritroviamo poi una colonna sonora potentissima che incrementa ancor di più l'adrenalina nelle vene; insieme all'essere Bruce tutto questo non fa che enfatizzare ed esaltare il videogiocatore durante il gameplay. Ai tempi non venne accolto in maniera entusiastica dalla critica, ma mi sento di sostenere che non ci abbiano visto poi tanto giusto, specie se si accusa la mancanza di vere novità (manco si fosse costretti per forza a portare innovazioni). Sia chiaro, lungi da me parlare di un capolavoro o di qualcosa che si ponga tra i massimi esponente del suo genere. Semplicemente, però, come titolo caciarone, ignorante e spegnicervello dall'esperienza arcade oriented pura, Apocalypse fa sicuramente il suo dovere in maniera eccezionale. Non tutti i giochi sanno divertire in questo modo. Non sarà un titolo imperdibile, ma di sicuro è una di quelle esperienze da provare. Dopo ne sentirete la mancanza. Non si poteva essere Bruce meglio che in Apocalypse, il che è tutto dire. Peccato che il coinvolgimento di Willis si sia limitato a molto meno di quel che era previsto inizialmente, ma n fondo (forse) è meglio così. https://www.youtube.com/watch?v=uM191mkD3U0 " /> Retro Weekend: Apocalypse - Retrogames - gamesnote.it
Retro Weekend: Apocalypse
Retrogame

Retro Weekend: Apocalypse

Il gioco di Bruce Willis

  • Versioni: Retrogames
  • Quanto era figo Apocalypse per la prima PlayStation? Sicuramente tra i titoli meno noti e poco considerati dell’epoca. Mi capita spesso di girare per il web e sui social, ma difficilmente vien ricordato. Come giusto che sia, quando la nostalgia prende il sopravvento, il primo pensiero va ai soliti Metal Gear Solid, Crash Bandicoot, Spyro the Dragoon, Legacy of Kain: Soul Reaver, The Legend of Dragoon, i vari Final Fantasy e così via. Eppure sulla grigia ammiraglia Sony vi sono una marea di produzioni di tutto rispetto, spesso poco rinomate o addirittura sottostimate. Apocalypse di Neversoft (gli autori di Gun di cui parlai tempo addietro) è di sicuro tra queste: un titolo senza pretese, ignorante e caciarone come pochi, ma cavolo quanto è divertente. Ancora oggi capace di regalare un’esperienza sensazionale. Non è assolutamente scevro da difetti (anzi), però l’ignoranza e la follia più pura lo rendono adrenalinico come pochi, garantendo così uno spasso indefinibile. Il gioco prodotto da Activision è uscito nell’ottobre del 1998 negli Stati Uniti per poi arrivare da noi il mese successivo, pronti per infiammare le nostre PlayStation.

    Apocalypse

    Un reverendo e un fuggitivo

    Uno scienziato con ormai tutte le rotelle fuori posto, che preferisce farsi chiamare ‘Il Reverendo’, una mattina si è svegliato decidendo di far scoppiare l’apocalisse (giustamente; è un reverendo, no?). In fondo è questo ciò che fanno i cattivi; se non lo facessero a cosa giocheremo più? Per la riuscita del suo intento deve però fare due cose: risvegliare i quattro cavalieri dell’Apocalisse (che non sono quelli di Darksiders), Morte, Guerra, Peste e Bestia, e rinchiudere in un carcere di massima sicurezza l’unica persona in grado di mettergli i bastoni fra le ruote: il vecchio amico e collega Trey Kincaid, a cui dà volto e voce nientepopodimeno che Bruce Willis. Stiamo però parlando appunto di Bruce Willis, mica pizza e fichi?! Ed infatti quest’ultimo (che d’ora in poi non sarà più Trey Kincaid, ma Bruce) riesce ad evadere costruendo un’arma multifunzionale e ipertecnologica grazie alla sua esperienza con la nanotecnologia. E come in ogni gioco/film d’azione che davvero si rispetti, solo Bruce può salvare il mondo.

    Apocalypse è uno sparatutto in terza persona, o meglio un vero e proprio twin stick shooter, suddiviso in svariati stage via via sempre più difficili e complessi. Il gioco inizia proprio nel carcere di massima sicurezza, noto come Isola del Paradiso, ed è qui che muoveremo i primi passi con Bruce facendo incetta di creature mostruose; una vera e propria carneficina. Tra razzi, bombe, pioggia di proiettili, laser, lanciafiamme e quant’altro, sono davvero molteplici le armi a disposizione del nostro invincibile protagonista. E diciamocelo, chi negli anni ’90 non ha sognato di essere Bruce? Apocalypse era quindi il sogno proibito che si avvera perché si è un po’ più fighi a prescindere quando si è Bruce. Come fa esplodere lui tutto, nessuno può. Il titolo targato Neversoft è di un’immediatezza pazzesca, un elemento non all’ordine del giorno nella generazione 32/64 bit. Proprio perché trattavasi del primo approccio al 3D, svariate produzioni erano il legno, tali anche ai tempi (chiariamoci), pur risultando affascinanti e incredibili ugualmente, sfoggiando molteplici valori produttivi degni di nota. Apocalypse invece punta tutto su un’esperienza puramente arcade oriented e giocato con un Analog Controller o Dualshock assume proprio un altro sapore. Dovete sapere che si spara nella direzione dei quattro pulsanti; con triangolo su e con cerchio a destra, giusto per intenderci. Usando l’analogico destro, però, ci è consentito sparare a seconda di dove puntiamo la leva, per cui vengono superate abbondantemente le classiche otto direzioni. Oggi come allora il consiglio è quindi di giocarlo con la levetta analogica destra piuttosto che coi pulsanti (a saperlo all’epoca, cavolo).

    Apocalypse

    I nemici sono numerosi e sempre più cazzuti; col nostro Bruce dovremo crivellarli di piombo, facendo saltare in aria nel mentre carri armati e diavolerie di ogni tipo. Alla fine di ogni stage vi è ovviamente il boss di turno e alcune battaglie restano senza dubbio memorabili, così come diversi livelli veramente strepitosi da un punto di vista evocativo. Intendiamoci, Apocalypse non vanta chissà quale comparto tecnico esuberante o una direzione artistica di gran rilievo, eppure è dannatamente invitante nella sua estetica. È il fascino di Bruce! Il titolo spesso propone su schermo caterve di nemici senza mai perdere un solo frame, per cui c’è stata anche la volontà da parte di Neversoft di preferire fluidità e gameplay a discapito del livello di dettaglio; in un titolo come questo la scelta senz’altro ripaga. Ciò detto, presi dall’irrefrenabile sete di distruzione con la combo Bruce Willis, non ci si da peso nemmeno più di tanto al contorno. Conta solo una cosa: distruggere tutto, e in Apocalypse questo è più che garantito. L’opera non nasconde poi un platforming davvero niente male, peccato solo per qualche piccolo errore di programmazione sporadico o per la visuale dinamica che non sempre ci rende ben chiaro la distanza del salto che dobbiamo andare ad eseguire. Anche la difficoltà risulta a conti fatti ben calibrata (inoltre è selezionabile) e giusto in qualche passaggio forse gli sviluppatori si sono lasciati un po’ troppo andare.

    Apocalypse è insomma un prodotto puro gameplay con una trama fuori di testa, personaggi folli ed estrema ignoranza, non puntando certo sulla profondità narrativa. E piace proprio per questo motivo. Non brilla per prestanza tecnica, ma sa essere spesso evocativo, specie in alcuni livelli in particolare. Lo shooting è semplicistico, anche tipico della sua epoca, ma molto più arcade oriented rispetto agli altri esponenti del genere. Ritroviamo poi una colonna sonora potentissima che incrementa ancor di più l’adrenalina nelle vene; insieme all’essere Bruce tutto questo non fa che enfatizzare ed esaltare il videogiocatore durante il gameplay. Ai tempi non venne accolto in maniera entusiastica dalla critica, ma mi sento di sostenere che non ci abbiano visto poi tanto giusto, specie se si accusa la mancanza di vere novità (manco si fosse costretti per forza a portare innovazioni). Sia chiaro, lungi da me parlare di un capolavoro o di qualcosa che si ponga tra i massimi esponente del suo genere. Semplicemente, però, come titolo caciarone, ignorante e spegnicervello dall’esperienza arcade oriented pura, Apocalypse fa sicuramente il suo dovere in maniera eccezionale. Non tutti i giochi sanno divertire in questo modo. Non sarà un titolo imperdibile, ma di sicuro è una di quelle esperienze da provare. Dopo ne sentirete la mancanza. Non si poteva essere Bruce meglio che in Apocalypse, il che è tutto dire. Peccato che il coinvolgimento di Willis si sia limitato a molto meno di quel che era previsto inizialmente, ma n fondo (forse) è meglio così.

    Articoli Scritto da Ismaele

    Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età di 3 anni, scrive per il settore dal 2010 e da allora non si è più fermato. Nutre amore profondo per Nintendo ed i suoi brand, in particolare per quello di The Legend of Zelda. Col tempo, però, ha conosciuto e scoperto tante nuove produzioni, sia odierne che del passato, affinando i suoi gusti e la sua cultura videoludica. Nel tempo perso, ambisce a diventare un game designer ed un compositore-musicista, ma restano sogni chiusi nel cassetto... almeno per ora!